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Il minieolico promette investimenti redditizi e il potenziale ancora non sfruttato nel nostro paese è moltissimo. Qualenergia.it uscirà a breve con uno Speciale tecnico dedicato. Per capire che aria tira nel settore, abbiamo intervistato Carlo Zanella, business development manager di Ropatec, azienda italiana tra le più importanti del settore.

Un settore promettente, che sta per decollare. Meno conosciuto rispetto al fotovoltaico e all’eolico di grande taglia, il minieolico è una tecnologia che permette investimenti redditizi e che ha nel nostro paese un grande potenziale non ancora sfruttato. La prossima settimana Qualenergia.it pubblicherà uno Speciale tecnico dedicato che indaga il settore e guida nella scelta e nell’installazione delle turbine eoliche dagli 1 ai 200 kWp.

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Ultima modifica giovedì, 23 febbraio 2012 02:02

Questa settimana c’è la moda a Milano, con tanti eventi in città, news per tutte le fashion victim, tendenze e party esclusivi. Qualche appuntamento, tra i tanti. Al bar del Principe diSavoia, per La Vie En Rose, con Dj Margot il 21, 22, 28 e 29 febbraio. Venerdì 24 febbraio a partire dalle 20,30, cocktail esclusivo negli spazi della Sala Reale della Stazione Centrale con ospiti internazionali, industriali della moda, stilisti e giornalisti. Martedì 28 febbraio nella suggestiva cornice del Castello Sforzesco, invece, i designer emergenti dell’iniziativa New Upcoming Designer presenteranno le loro collezioni ai rappresentanti di stampa e buyer con una sfilata.

di Francesca Lovatelli Caetani

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Ultima modifica giovedì, 23 febbraio 2012 12:51

Albert Einstein e la sua teoria della relatività possono riposare tranquillo. I neutrini non sono più veloci della luce come annunciato a settembre dal team dell’esperimento Opera dell’acceleratore di particelle Lhc del Cern di ginevra. Secondo quanto riferisce FoxNews la sorprendente misurazione sarebbe dovute ad un’anomalia nel funzionamento degli apparati utilizzati per misurare la velocità dei neutrini. In particolare il dato sorprendente che fece il giro del mondo è dovuto ad un errore di connessione nel cavo di fibra ottica tra un rilevatore Gps ed un computer usato per calcolare il tempo in cui i neutrici furono sparati dall’Lhc a Ginevra al laboratorio dell’Infn sotto il Gran Sasso, distante oltre 700 km. All’epoca i neutrini risultarono 60 nanosecondo più veloci della luce. Una delusione, dunque, per chi credeva nella rivoluzione dei principi della fisica. E doppia delusione per Mariastella Gelmini. L’ex ministro dell’Istruzione incappò in una celebre gaffe (a proposito di un fantomatico tunnel “Ginevra-Gran Sasso”): il suo imbarazzo non è stato nemmeno sacrificato sull’altare della storia…


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Ultima modifica giovedì, 23 febbraio 2012 12:51

E’ di almeno 49 morti e 600 feriti il bilancio del drammatico incidente ferroviario avvenuto oggi alla stazione ferroviaria di Once, una delle principali di Buenos Aires. Improvvisamente un convoglio passeggeri in entrata nella stazione alla velocità di 26 chilometri orari si è trovato con i freni non funzionanti ed è andato a sbattere contro il marciapiede. I primi tre vagoni hanno riportato gravi danni nell’impatto, e vari passeggeri sono rimasti intrappolati all’interno.

 


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Ultima modifica mercoledì, 22 febbraio 2012 09:51

Da novembre su Fabrizio Filippi è calato il silenzio. Così il Pelliccia, il ragazzo che il 15 ottobre scorso con l’estintore in mano e il voto coperto da una sciarpa è diventato il simbolo della rivolta violenta dei giovani in piazza San Giovanni a Roma contro stato e polizia è tornato ad essere quello che è, un anonimo 23enne studente un po’ annoiato, romano e di famiglia medio-borghese. La sua foto ha fatto il giro d’Italia, l’aveva inviata un lettore de Il Giornale e in breve finì in mano agli inquirenti che lo identificarono e lo arrestarono. Accusa di resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale. Rischia da 3 a 15 anni di carcere. Due ragazzi oggi sono stati condannati rispettivamente a 5 e 4 anni per gli stessi gesti, negli stessi luoghi, quello stesso pomeriggio. E lui, il Pelliccia, che fine ha fatto?

Scarcerato – Filippi è a casa, a Bassano Romano, ed è ancora iscritto all’università (anche se un po’ in là con gli anni…). Lo scorso novembre il gip ha deciso di scarcerarlo: “Libero con obbligo di firma tre volte alla settimana”. Libero perché avrebbe raggiunto “un adeguato livello di consapevolezza”. Appena fuori dal carcere, fu intervistato da Repubblica e spiegò di essersi pentito, di “aver perso la testa” una volta coinvolto per caso nella protesta di piazza. “Non mi sono reso conto per tempo di quello che stavo facendo e delle conseguenze”, disse, prendendo le distanze dei black bloc. “Non ne faccio parte. Non condivido le loro azioni e la loro violenza. E non hanno il coraggio di manifestare a volto scoperto”. In realtà, anche lui aveva il volto coperto. “Non portavo cappucci, solo una sciarpa ed ero riconoscibile facilmente. Infatti mi hanno arrestato”.


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Ultima modifica mercoledì, 22 febbraio 2012 09:51

Condanna a 5 e 4 anni per due dei ragazzi protagonisti dei violentissimi scontri avvenuti lo scorso 15 ottobre a Roma, il cui simbolo fu il giovane che lanciava l’estintore, il Pelliccia. Il Gup ha inflitto 5 anni di reclusione a Giuseppe Ciurleo, 21 anni, e 4 anni a Lorenzo Giuliani, 20 anni. Le fasi del fermo dei due furono riprese in un video in cui si sentiva la voce di una donna dire “Lasciateli non c’entrano nulla”. I due ragazzi, che si trovano agli arresti domiciliari, sono stati condannati per resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Secondo il capo di imputazione i due avrebbero lanciato “pietre ed altri oggetti contundenti ed esplodenti” contro le forze dell’ordine. Ciurleo e Giuliani, stando sempre all’accusa, avrebbero utlizzato “manici di piccone” come “strumenti atti ad offendere”. Nell’informativa della polizia giudiziaria, allegata al capo di imputazione, si scrive inoltre che la contestazione ai due imputati “è suffragata da gravi indizi di colpevolezza”. I due erano stati fermati subito dopo “avere attivamente partecipato ad una manovra aggressiva nei confronti delle forze dell’ordine”.


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Ultima modifica mercoledì, 22 febbraio 2012 09:51

Condanna a 5 e 4 anni per due dei ragazzi protagonisti dei violentissimi scontri avvenuti lo scorso 15 ottobre in piazza San Giovanni a Roma, il cui simbolo fu il giovane che lanciava l’estintore, il Pelliccia. Il Gup ha inflitto 5 anni di reclusione a Giuseppe Ciurleo, 21 anni, e 4 anni a Lorenzo Giuliani, 20 anni. Le fasi del fermo dei due furono riprese in un video in cui si sentiva la voce di una donna dire “Lasciateli non c’entrano nulla”. I due ragazzi, che si trovano agli arresti domiciliari, sono stati condannati per resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Secondo il capo di imputazione i due avrebbero lanciato “pietre ed altri oggetti contundenti ed esplodenti” contro le forze dell’ordine. Ciurleo e Giuliani, stando sempre all’accusa, avrebbero utlizzato “manici di piccone” come “strumenti atti ad offendere”. Nell’informativa della polizia giudiziaria, allegata al capo di imputazione, si scrive inoltre che la contestazione ai due imputati “è suffragata da gravi indizi di colpevolezza”. I due erano stati fermati subito dopo “avere attivamente partecipato ad una manovra aggressiva nei confronti delle forze dell’ordine”.


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Condanna a 5 e 4 anni per due dei ragazzi protagonisti dei violentissimi scontri avvenuti lo scorso 15 ottobre in piazza San Giovanni a Roma, il cui simbolo fu il giovane che lanciava l’estintore, il Pelliccia. Il Gup ha inflitto 5 anni di reclusione a Giuseppe Ciurleo, 21 anni, e 4 anni a Lorenzo Giuliani, 20 anni. Le fasi del fermo dei due furono riprese in un video in cui si sentiva la voce di una donna dire “Lasciateli non c’entrano nulla”. I due ragazzi, che si trovano agli arresti domiciliari, sono stati condannati per resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Secondo il capo di imputazione i due avrebbero lanciato “pietre ed altri oggetti contundenti ed esplodenti” contro le forze dell’ordine. Ciurleo e Giuliani, stando sempre all’accusa, avrebbero utlizzato “manici di piccone” come “strumenti atti ad offendere”. Nell’informativa della polizia giudiziaria, allegata al capo di imputazione, si scrive inoltre che la contestazione ai due imputati “è suffragata da gravi indizi di colpevolezza”. I due erano stati fermati subito dopo “avere attivamente partecipato ad una manovra aggressiva nei confronti delle forze dell’ordine”.

 


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Ultima modifica mercoledì, 22 febbraio 2012 09:51

La terra promessa dei comunisti cinesi? Gli Stati Uniti, di preferenza, ma va bene anche l’Occidente in generale. Un sondaggio di tre mesi fa tra i 960 mila cinesi più facoltosi, quelli con un patrimonio oltre 10 milioni di yuan (1,6 milioni di dollari Usa) ha indicato che il 60% sta già preparandosi attivamente a traslocare, o sta seriamente pensando di farlo. E’ il destino del comunismo di rendere sempre sommamente ingrati tutti i suoi sudditi. Se sono poveri e schiavizzati, come lo erano sotto Stalin e Mao ( o come sono ora in Corea del Nord o a Cuba) se lo scordano di potersene andare legalmente: odiano i comunisti e se riescono a lasciare il “paradiso socialista” è perché scappano. Ma anche nella versione dei comunisti cinesi “liberalizzati” dalle riforme di Deng Xiao Ping, il successore di Mao che ha avviato la Cina a dove è oggi, un rampante “comunismo capitalista”,  il rigetto del sistema permane. Solo prende altre forme, di elite, per chi se le può permettere. E infatti la moda pro Ovest non risparmia i circoli del potere più alto. Quando, in novembre 2012, la leadership suprema del partito passerà da Hu Jintao a Xi Jinping, il vicepresidente già designato, per assistere alla sua incoronazione la figlia dovrà prendere una vacanza da Harvard, dove sta studiando, e la sorella rientrare dal Canada. La sua ex moglie difficilmente ci sarà, ma anche perché da tempo è emigrata in Gran Bretagna.

Le richieste di visti di ingresso per residenti permanenti hanno avuto di recente una impennata dalla Cina sia verso gli Usa sia verso il Canada. Nel 2011, i cinesi che hanno fatto domanda per il visto EB5 sono stati 2969, contro i 787 di due anni prima. Per ottenere la carta verde con questo programma bisogna investire un milione di dollari negli Usa per creare una azienda che dia almeno 10 posti di lavoro americani, o 500mila dollari per impiantare una impresa in zone rurali. In Canada, per un simile visto di immigrazione non temporanea, i richiedenti sono balzati dai 383 del 2009 ai 2567 dell’anno passato. Alla base dell’esodo dei privilegiati che possono scegliere l’Occidente c’è la scoperta, per un numero crescente di cinesi ricchi, che gli yuan non possono comprare tutto in patria. Nei paesi capitalisti e democratici, oltre alla piena libertà, c’è aria più pulita, più cultura, migliore qualità della vita, ottimi ospedali e incomparabili università che attirano tutti i giovani, anche i rampolli dei membri del comitato centrale. E ci sono anche le Ferrari e le Mercedes che i paperoni rossi già possiedono a Pechino, se ne avessero la nostalgia quando si trasferiscono a Boston o New York.

Questa non è propaganda anticinese. Basta leggere l’articolo del Wall Street Journal dedicato all’esodo in cui è citata questa dichiarazione illuminante, e onesta, di una economista del Centro Ufficiale di informazione statale, Zhang Monan, apparsa sul giornale governativo China Daily: “Senza dubbio, il costo della vita che va alle stelle, l’ambiente in peggioramento, il welfare sociale  misero e i crescenti fardelli fiscali sono parzialmente responsabili per queste perdite. E’ naturale per la gente scegliere un posto dove vivere in cui pensano che miglioreranno la qualità della loro vita. Solo rendendo il paese più attraente per i suoi talenti la Cina può trattenere loro e la loro ricchezza e non farli andare via”. Giù il cappello per l’analisi, e ci pare sia anche una bella lezione per l’Italia….

di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi
 


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Ultima modifica mercoledì, 22 febbraio 2012 09:51

Elsa Fornero alza la posta. Sulla riforma del lavoro e dell’articolo 18 il governo andrà avanti anche senza il consenso dei partiti. E siccome l’unico apertamente contrario alla modifica è il Partito Democratico, il messaggio è chiaro. Dopo la Cgil, dunque, il ministro del Welfare avverte anche la sinistra in parlamento: le forze a sostegno dell’esecutivo sono sufficienti e coese (dal Pdl al Terzo Polo) per forzare la mano e raggiungere l’obiettivo grosso, dopodichè “sarà il Parlamento a prendersi la responsabilità di dire sì o no”. “Discuteremo di articolo 18 e lo faremo con apertura e con il desiderio di non mettere nessuno in difficoltà, guardando ai problemi e cercando di risolverli”, ha spiegato oggi il ministro in un convegno a Montecitorio. “C’è la consapevolezza che si tratta di lavorare per il Paese, soprattutto quello rappresentato dai giovani – ha proseguito Fornero -. Proprio ai giovani vogliamo dare prospettive. Questa è la base, la motivazione principale del lavoro che stiamo facendo”. E visto che il sindacato guidato da Susanna Camusso prima che dei lavoratori è dei pensionati e di chi è già fuori dal mercato, non si può sottostare ai suoi diktat. Per riflesso, visto che il segretario democratico si è detto solidale con la Cgil, quello della Fornero è uno schiaffo bello e buono a Pier Luigi Bersani nonostante il ministro abbia sottolineato con moderato ottimismo che al tavolo delle trattative “si sta lavorando bene”.

Pdl soddisfatto – Il Pdl, per bocca del portavoce Daniele Capezzone, esulta: “Le intenzioni manifestate dal ministro Fornero sono un fatto positivo, il Pd non ha potere di veto e su una incisiva riforma del lavoro l’Italia ha atteso anche troppo tempo”. In realtà, la strada è lunga, perché toccando l’articolo 18 si tirano in ballo necessariamente anche gli ammortizzatori sociali. “Un passaggio difficile”, lo ha definito Fornero, consapevole che al riguardo tornerà comunque utile la mediazione del principale referente politico della Cgil, il Pd. Nessuno, ha poi aggiunto il ministro, “ha detto che la riforma andrà in vigore nel 2012 o nel 2013. Ci vorrà gradualità per modificare quello che c’è da modificare e per costruire quello che non c’è e che deve avere un carattere di universalità”. Per molti la riforma del lavoro proposta dal governo Monti rappresenta “una riduzione delle tutele” “Noi, invece, – conclude Fornero – pensiamo ad un’estensione delle tutele per i giovani”.


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