
Un mazzo di lucidi peperoncini rossi. E’ l’unico ornamento della bara di Oscar Luigi Scalfaro. Il feretro, di legno chiaro, è poggiato a terra, su un tappeto, al centro della chiesetta di S.Egidio. Tutto intorno niente bandiere o fiori, ma solo le corone inviate dalle più alte istituzioni della Repubblica (il Quirinale, il ministero dell’Interno, la Corte costituzionale, tra le altre). Come mai questa scelta curiosa?
A lato della bara, a fianco di una panca sulla quale a tratti si siede a riposare, la figlia del presidente emerito, Marianna, riceve il saluto di vertici istituzionali e leader di partito ma anche di persone comuni, che dalle 10,30 di questa mattina sfilano silenziose davanti alla chiesetta nel cuore di Trastevere, a Roma. Fuori la chiesa della Beata Vergine del Carmelo, in piazza Sant’Egidio, continua ad assieparsi la folla di persone in attesa di rendere omaggio alla salma. “Un uomo di grande cultura”, dice il signor Agostino, “con un rispetto assoluto per le regole del testo costituzionale e del Vangelo”. Per il signor Agostino, a questa severità, che pretendeva anche in chi gli stava vicino, è dovuta la scelta del peperoncino, che “ha un carattere forte e deciso come il suo”.
La ragione di una scelta tanto singolare, in realtà, sembra essere diversa, secondo quello che spiega una giovane ragazza in lacrime “amica sua e di tutta la sua famiglia”. Scalfaro “amava tanto mangiare piccante e del peperoncino amava sia il sapore che l’aspetto, con quel colore deciso, verde e rosso, che in qualche modo rimandava alla bandiera italiana“.
Dal blog “Fiori e Foglie” curato da
Daniela Di Matteo – Visita il blog



Il fiore è blu-viola con macchie gialle, un vero gioiello. Galleggia placida mettendo in mostra le sue foglie lucide e carnose di un bel verde smeraldo dalla forma lobata: questa pianta, se la guardate da vicino, sembra creata da un designer. Tanto bella che tutti quelli che hanno un laghetto, uno stagno o anche solo un’acquario, prima o poi, hanno provato a coltivarla. Ma la sua bellezza tropicale nasconde un’anima tenace e agguerrita.
Il terreno di conquista in ballo è il corso d’acqua vicino ai comuni di Riola Sardo, Zeddiani, Nurachi, Baratili San Pietro, Tramatza e Cabras. Uno straripante solido tappeto verde ricopre per chilometri la superficie dell’acqua: barche che si incagliano, pesci che muoiono. Quella che in pochi esemplari è una benedizione come attiva purificatrice dell’acqua, si trasforma in un baleno in una minaccia. Unico nemico? Il gelo. Ma in Sardegna quel freddo non esiste… Ed è guerra: barche appositamente attrezzate, forconi e stivaloni fino alla cinta per sradicare una marea verde che raddoppia la sua massa nel giro di tre settimane, che si riproduce creando giovani piantine ma anche centinaia di semi, che non prende malattie e ha pochissimi nemici naturali…
Il paradiso del racconto bibblico ce lo immaginiamo come un giardino colmo di fiori e frutti. Ma forse invece dovremmo pensarlo come qualcosa di simile alle remote foreste sulle montagne del Kazakistan: è proprio infatti che cresce il Malus sierversii, il melo selvatico che nutrì Eva con il suo frutto proibito, sancendo la scacciata dal “giardino di Dio”. Nonostante questo fato avverso, per ironia della vita, è proprio questa la pianta che dobbiamo ringraziare per tutte le varietà di mela che troviamo oggi al super. Dal melo selvatico sono infatti derivate tutte le altre mele… Dovrebbe quindi essere una pianta custodita gelosamente… E invece a quanto denuncia l’Associazione Alma, le foreste di meli selvatici del Kazakistan sono in pericolo.
Grazie all’aggiunta di vitamina D, questo particolare olio extravergine d’oliva sarà consigliato a chi soffre di osteoporosi. Il numero potenziale di clienti per questo alimento? Quattro milioni e mezzo di italiani, e il trend rischia di essere in aumento visto l’allungamento dell’aspettativa di vita. Presentato a Napoli, l’olio extravergine di oliva arricchito con la vitamina D mira a prevenire la fragilità nelle ossa.