Archivio della Categoria ‘Giardinaggio’


scalfaro peperoncino5001 Un mazzo di peperoncini per dire addio a Scalfaro

Un mazzo di lucidi peperoncini rossi. E’ l’unico ornamento della bara di Oscar Luigi Scalfaro. Il feretro, di legno chiaro, è poggiato a terra, su un tappeto, al centro della chiesetta di S.Egidio. Tutto intorno niente bandiere o fiori, ma solo le corone inviate dalle più alte istituzioni della Repubblica (il Quirinale, il ministero dell’Interno, la Corte costituzionale, tra le altre). Come mai questa scelta curiosa?

A lato della bara, a fianco di una panca sulla quale a tratti si siede a riposare, la figlia del presidente emerito, Marianna, riceve il saluto di vertici istituzionali e leader di partito ma anche di persone comuni, che dalle 10,30 di questa mattina sfilano silenziose davanti alla chiesetta nel cuore di Trastevere, a Roma. Fuori la chiesa della Beata Vergine del Carmelo, in piazza Sant’Egidio, continua ad assieparsi la folla di persone in attesa di rendere omaggio alla salma. “Un uomo di grande cultura”, dice il signor Agostino, “con un rispetto assoluto per le regole del testo costituzionale e del Vangelo”. Per il signor Agostino, a questa severità, che pretendeva anche in chi gli stava vicino, è dovuta la scelta del peperoncino, che “ha un carattere forte e deciso come il suo”.

La ragione di una scelta tanto singolare, in realtà, sembra essere diversa, secondo quello che spiega una giovane ragazza in lacrime “amica sua e di tutta la sua famiglia”. Scalfaro “amava tanto mangiare piccante e del peperoncino amava sia il sapore che l’aspetto, con quel colore deciso, verde e rosso, che in qualche modo rimandava alla bandiera italiana“.

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Ultima modifica martedì, 31 gennaio 2012 11:20

E’ molto diffusa per l’elegante conformazione a rosetta e per l’abbondante fioritura estiva. E’ facile da coltivare: in casa d’inverno, all’aperto in estate. L’echeveria glauca forma dense rosette di foglie…

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Ultima modifica martedì, 31 gennaio 2012 11:14

L’eleagno è un arbusto sempreverde o a foglie decidue, rustico, presente in numerose specie e varietà, molte delle quali fioriscono a fine estate e all’inizio dell’autunno. Tutte le specie sono caratterizzate dalla produzione di…

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Ultima modifica martedì, 31 gennaio 2012 11:14

elisabettaII alberi 6 milioni di alberi per festeggiare la Regina Elisabetta

Il Regno Unito si prepara a celebrare il Diamond Jubilee di Sua Maestà la Regina Elisabetta II per festeggiare i 60 anni di regno della sovrana sul trono britannico e a tale scopo si terranno numerosi eventi speciali durante l’arco dell’anno. Per l’occasione il Woodland Trust, una charity che da anni si occupa della conservazione delle aree boschive britanniche, ha in progetto di piantare 6 milioni di alberi, un tributo alla Regina significativo ma destinato a durare nel tempo. Chiunque nel Regno Unito possieda almeno 60 acri di terreno può, tramite l’aiuto del Woodland Trust, creare uno dei 60 Diamond Wood, ovvero un bosco per ogni anno di regno della Sovrana.

Il primo Diamond Wood è sorto nell’autunno del 2011 vicino a Stamford nel Lincolnshire ed il primo albero, un sorbo (Sorbus torminalis), è stato messo a dimora dalla Principessa Anna, sotto il cui patronato lavora il Woodland Trust.trans 6 milioni di alberi per festeggiare la Regina Elisabetta 

Anche i piccoli appezzamenti di terreno sono comunque benvenuti: basta una superficie di 3 acri per ospitare un bosco ibn onore della sovrana. Per le scuole e i gruppi giovanili che vogliono partecipare all’iniziativa sono state inoltre preparate delle speciali confezioni gratuite che comprendono 60 giovani alberi cresciuti da semi provenienti dalle residenze reali di Sandringham e Windsor. E’ possibile aderire a questa importante iniziativa anche livello individuale o famigliare e chiunque può creare il proprio mini-bosco celebrativo nel giardino di casa o perfino sul balcone.

Grazie infatti alla collaborazione di tre importanti vivai britannici, sono state selezionate alcune piante tra le specie endemiche del Regno Unito, scelte appositamente per soddisfare qualsiasi esigenza, dal vaso al piccolo spazio verde davanti a casa fino ad un giardino di grandi dimensioni. Si può scegliere tra alberi da frutto, arbusti da fiore fino ad imponenti esemplari di querce e li si può acquistare direttamente sul sito dell’associazione. Parte del ricavato dalla vendita di queste piante finanzierà il progetto dei Jubilee Woods.

Chiunque partecipi al progetto celebrativo del Woodland Trust verrà inoltre registrato nel The Royal Record of Tree Planting che sarà pubblicato online e stampato in versione cartacea in un unico esemplare che verrà consegnato alla Regina Elisabetta al termine dell’operazione e che sarà successivamente conservato alla British Library. Anche la Regina Elisabetta parteciperà simbolicamente all’iniziativa, piantando il suo albero personale durante una cerimonia che si terrà il 3 febbraio 2012 nella residenza reale di Sandringham.

Luisella Rosa

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Ultima modifica lunedì, 30 gennaio 2012 11:20

lavastoviglie phal Orchidee più belle? Con la lavastoviglie...!

Le orchidee amano molto l’umidità atmosferica: adorano rimanere esposte all’aria beandosi di un velo di umide di goccioline d’acqua microscopiche. Ma nei nostri appartamenti d’inverno l’aria è molto secca. Facile da risolvere, direte voi: possiamo nebulizzarle con la nostra arma segreta! Vero, ma potremmo anche usare invece la …lavastoviglie. Sono impazzita?!? Non proprio icon biggrin Orchidee più belle? Con la lavastoviglie...! Non temete, non vi sto suggerendo di mettere le vostre orchidee nel cestello dei piatti per un lavaggio rapido (nemmeno con il sapone bio)!! L’idea invece è quella che sfruttano molti amatori di orchidee casalinghi che non dispongono di serre o complicate attrezzature: sfruttare il vapore acqueo che produce la lavastoviglie quando termina il suo ciclo di lavaggio dei piatti.

Molti di noi evitano l’asciugatura automatica di piatti e bicchieri nella lavastoviglie: per risparmiare, infatti, è spesso preferibile, se non si ha fretta, aprire lo sportello della macchina e lasciare che il tutto si asciughi da solo all’aria. Questa operazione può risultare un vantaggio non solo per le nostre tasche, ma anche per la nostra orchidea. Possiamo infatti posizionare la nostra pianta dove sia ben esposta alla nuvola di vapore (non proprio dentro alla lavastoviglie, eh?) in modo da assicurarle una bella ventata di umidità praticamente gratuita. E potremo farle questo piacere molto spesso, dato che i piatti si lavano quasi tutti i giorni! Unica accortezza: meglio farlo con le orchidee senza fiori. L’acqua che le orchidee assorbono in questo modo si asciugherà in fretta, ma regalerà loro un vero e proprio trattamento di bellezza, donando loro grandi foglie turgide e sode.

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Ultima modifica sabato, 28 gennaio 2012 11:17

sequoia gigante500 Gli alberi più vecchi del mondo? Cloniamoli!

Clonare gli alberi più antichi e grandi del pianeta. Quelli che hanno vissuto e “visto” di più di tutti gli esseri viventi. E’ questa l’intrigante attività di cui si occupano gli Arcangeli (ebbene sì, si chiamano proprio così!) dei Vecchi Alberi, associazione senza fini di lucro che sta cercando di salvare il patrimonio genetico dei giganti vegetali dell’umanità. The Archangel Ancient Tree Archive crea così nuovi esemplari utilizzando parti dei grandi alberi che riescano ad attecchire per formare nuove piante identiche all’esemplare originario. Non stiamo infatti parlando solo di semi, ma proprio di “figli” identici fino all’ultimo gene ai propri enormi secolari “genitori”. Insomma, un po’ come si sogna di fare, in stile Jurassic Park, con i dinosauri sperando un giorno di riuscire a ridare vita ad alcuni di quei bestioni di cui la storia ci ha regalato solo le ossa. Perché dunque non farlo anche con gli alberi? trans Gli alberi più vecchi del mondo? Cloniamoli!

Come per esempio “Il Senatore”, il cipresso di 3500 anni andato in fumo recentissimamente in America. “Senator” è bruciato dall’interno purtroppo (l’hanno appurato le indagini che hanno escluso il dolo, per fortuna!) a causa di un fulmine, senza che nessuno se ne accorgesse, ma forse si può ancora salvare il Dna della pianta grazie all’azione degli Arcangeli: certo, il piccolo Senatore dovrà farne di strada, prima di assomigliare anche vagamente al millenario gigantesco papà, ma almeno nel suo codice genetico saranno presenti tutte le informazioni che hanno consentito al al suo “veterano” genitore di superare gli ostacoli vivendo così a lungo, una ”memoria” in un patrimonio di enorme valore che condensa le esperienze e la storia stessa della sua specie.

MA COME SI CLONA UN ALBERO ANTICO?
Come fanno questi Arcangeli a clonare una pianta? Armati di funi e cinghie, questi attivisti si arrampicano sugli alberi più grandi del mondo e prelevano tutto il materiale vegetale che può essere utile per clonare l’individuo: rametti, gemme, parti di radici, come dicono loro stessi, “pezzi del meglio del meglio”. Lavorano questo materiale in laboratorio in ambienti sterili conservando il codice genetico in una libreria vivente e dando poi vita a nuove piantine “figlie” dei vecchi alberi che possono essere prontamente messe a dimora. Una sorta di reverenza guida le persone che fanno parte dell’Archangel Ancient Tree Archive: gli antichi patriarchi sono come cattedrali, dicono nei video del loro sito, avere a che fare con loro è come avvicinarsi ad un monumento sacro e sentire il potere magico e quasi mistico della forza immensa della natura.

PERCHE’ GLI ALBERI SONO IMPORTANTI
Non si tratta di un’azione “romantica”, avvisano gli Arcangeli, che annoverano nelle loro file biologi, ricercatori, genetisti. La vita umana è intimamente legata alla vita degli alberi: gli alberi sono forza attiva. Ogni specie ha una sua qualità specifica, qualcosa in cui è specializzato, ma tutti puliscono l’aria che respiriamo, ripuliscono l’acqua, mantengono l’equilibrio della Terra, delle sostanze nel terreno e nell’atmosfera, la temperatura, l’anidride carbonica. Producono cibo e medicine. Sono i guaritori dell’umanità: le piante risanano il pianeta e gli Arcangeli, con il loro lavoro non fanno che tutelare questo processo, lavorando per il presente in vista però di un ambiente sano da lasciare alle generazioni future.

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Ultima modifica sabato, 28 gennaio 2012 11:17

giacinto dacqua250 La guerra dei giacinti dacquaIl fiore è blu-viola con macchie gialle, un vero gioiello. Galleggia placida mettendo in mostra le sue foglie lucide e carnose di un bel verde smeraldo dalla forma lobata: questa pianta, se la guardate da vicino, sembra creata da un designer. Tanto bella che tutti quelli che hanno un laghetto, uno stagno o anche solo un’acquario, prima o poi, hanno provato a coltivarla. Ma la sua bellezza tropicale nasconde un’anima tenace e agguerrita.

Ne sanno qualcosa in America dove, per debellarla, si sono investiti milioni di dollari. Inserita tra le 100 specie più invasive al mondo, il giacinto acquatico (Eichhornia crassiceps) sta creando fortissimi mal di pancia anche nel Belpaese, forse scappato proprio da acquari, laghetti e giardini. Avvistato in Toscana, da qualche tempo sta conquistando terreno in Sardegna, nella provincia di Oristano, dove è in corso una lotta all’ultima radice per debellare la corposa invasione vegetale.

giacinto dacqua2 250 La guerra dei giacinti dacquaIl terreno di conquista in ballo è il corso d’acqua vicino ai comuni di Riola Sardo, Zeddiani, Nurachi, Baratili San Pietro, Tramatza e Cabras. Uno straripante solido tappeto verde ricopre per chilometri la superficie dell’acqua: barche che si incagliano, pesci che muoiono. Quella che in pochi esemplari è una benedizione come attiva purificatrice dell’acqua, si trasforma in un baleno in una minaccia. Unico nemico? Il gelo. Ma in Sardegna quel freddo non esiste… Ed è guerra: barche appositamente attrezzate, forconi e stivaloni fino alla cinta per sradicare una marea verde che raddoppia la sua massa nel giro di tre settimane, che si riproduce creando giovani piantine ma anche centinaia di semi, che non prende malattie e ha pochissimi nemici naturali…

La guerra (o solo la battaglia?) sembra vinta, almeno per ora: il fiume è stato ripulito con grande energia. E naturalmente divieto assoluto di coltivarlo in acquari e laghetti. Ma non tutto il male vien per nuocere. Nei giorni scorsi l’assessore provinciale all’ambiente Emanuele Cera ha sottoscritto un accordo che prevede il riutilizzo del giacinto invasore come ammendante naturale in agricoltura. Risultato? 250 tonnellate di giacinti d’acqua diventeranno fertilizzante, perfetti grazie all’elevato contenuto di azoto, e saranno distribuite gratuitamente alle attività produttive della zona. Insomma, da danno, il caro giacinto si è trasformato in vantaggio… icon biggrin La guerra dei giacinti dacqua

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Ultima modifica giovedì, 26 gennaio 2012 11:16

eva1 Addio alla mela di Adamo ed Eva?Il paradiso del racconto bibblico ce lo immaginiamo come un giardino colmo di fiori e frutti. Ma forse invece dovremmo pensarlo come qualcosa di simile alle remote foreste sulle montagne del Kazakistan: è proprio infatti che cresce il Malus sierversii, il melo selvatico che nutrì Eva con il suo frutto proibito, sancendo la scacciata dal “giardino di Dio”. Nonostante questo fato avverso, per ironia della vita, è proprio questa la pianta che dobbiamo ringraziare per tutte le varietà di mela che troviamo oggi al super. Dal melo selvatico sono infatti derivate tutte le altre mele… Dovrebbe quindi essere una pianta custodita gelosamente… E invece a quanto denuncia l’Associazione Alma,  le foreste di meli selvatici del Kazakistan sono in  pericolo.

Il motivo è sempre lo stesso, l’azione dell’uomo, che ne ha distrutto il 70%. E aggiungerei, il totale disinteresse che circonda le specie vegetali nella nostra società. Ancor più quelle che non entrano nei circuiti della grande distribuzione. Il “Malus dell’Eden” in questione, diciamo così, è peraltro un melo selvatico tra i più preziosi: l’Associazione infatti ne mette in risalto le qualità per noi vitali: a fronte della grandezza del frutto, il Malus sierversii assicura mele non trattate, essendo resistente a moltissime malattie tipiche invece delle nuove varietà (secondo la notizia riportata sul Corriere della Sera, i meli vengono sottoposti a ben 35 pesticidi). Anche in caso di incrocio, quindi, “potenzierebbe” il corredo genetico dei meli moderni. Un gioiello della natura insomma, che va protetto e meriterebbe ben più alta considerazione.

Il sito: Associazione Alma

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Ultima modifica mercoledì, 25 gennaio 2012 11:15

olio1501 Arriva lextravergine buono per le ossaGrazie all’aggiunta di vitamina D, questo particolare olio extravergine d’oliva sarà consigliato a chi soffre di osteoporosi. Il numero potenziale di clienti per questo alimento? Quattro milioni e mezzo di italiani, e il trend rischia di essere in aumento visto l’allungamento dell’aspettativa di vita. Presentato a Napoli, l’olio extravergine di oliva arricchito con la vitamina D mira a prevenire la fragilità nelle ossa.

Il progetto, condotto dalla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università Federico II di Napoli in collaborazione con gli oleifici Mataluni di Montesarchio (Benevento) è stato presentato nel corso del III workshop della Rete degli endocrinologi della Campania. La carenza di vitamina D è infatti tra le principali cause dell’osteoporosi, una malattia scheletrica che porta all’aumento della fragilità ossea e a un maggiore rischio di fratture, argomenti di grande attualità in Italia: siamo infatti la nazione europea con la maggiore percentuale di ultrasessantacinquenni (18,3%).

”Per combattere l’osteoporosi - spiega la ricercatrice Annamaria Colao – bisogna assumere più vitamina D ma l’alimento più ricco di questa vitamina è l’olio di fegato di merluzzo, il cui sapore non piace ai più. L’altro alimento ricco di questa vitamina è il salmone che però non è proprio quotidianamente sulle nostre tavole. Per questo abbiamo pensato di sfruttare l’olio extravergine d’oliva Dop, aggiungendo la vitamina D, così contiamo di raggiungere le tavole di tutti gli italiani”.

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Ultima modifica mercoledì, 25 gennaio 2012 11:15
freedom tower Al posto delle Torri Gemelle, il grattacielo più eco del mondo

A sinistra la Freedom Tower di New York

E’ ancora in fase di realizzazione (bisognerà aspettare probabilmente ancora un anno per vederlo terminato), ma questo grattacielo fa già parlare di sè. Vuoi perchè la “Freedom Tower” (la torre della libertà) sorgerà proprio dove una volta si stagliavano le Torri Gemelle, vuoi perchè sarà il grattacielo più alto degli Stati Uniti, strappando così il primato alla Willis Tower di Chicago.

Ma anche perchè questo gigante progettato per raggiungere i 541 metri di altezza sarà il grattacielo più sostenibile del mondo, un vero e proprio gioiello della tecnologia ‘green’.

UN GIGANTE TUTTO “VERDE”
Attualmente siamo ancora a quota 350 metri, ma una volta completato il grattacielo raggiungerà l’altezza simbolica di 1.776 piedi, in onore dell’anno dell’Indipendenza americana, e sarà affiancato dal museo dedicato alla memoria dell’11 settembre, il National September 11 Memorial & Museum. L’edificio, progettato dall’architetto David Childs, ospiterà 71 piani di uffici per un totale di tre milioni di metri quadrati di spazi di classe A (il massimo dell’efficienza energetica): il 70% dell’energia necessaria all’edificio sarà autoprodotta grazie alle rinnovabili.

PAROLA D’ORDINE: EFFICIENZA ENERGETICA
Il calore di scarto prodotto dagli impianti del grattacielo verrà riciclato per riscaldare l’acqua sanitaria, la base e gli ingressi dell’edificio e, con l’aggiunta di un refrigeratore ad assorbimento, il sistema sarà in grado di utilizzare il calore di scarto per il raffreddamento, riducendo sensibilmente l’impiego dei condizionatori.

PIOGGIA E VENTO COME RISORSA
Anche il clima avrà il suo ruolo: le raffiche di vento che battono sulle facciate saranno convertite in energia e, grazie alla domotica, nelle giornate soleggiate le luci artificiali ridurranno automaticamente la loro funzionalità, mentre tutta la progettazione è stata pensata per massimizzare la luce naturale. Con una media di 1.200 mm di precipitazioni annui, New York è una delle città più piovose degli Stati Uniti: la Freedom Tower trasformerà questa caratteristica climatica in una risorsa, attraverso un sistema di raccolta delle acque piovane che saranno utilizzate per i sistemi di raffrescamento, come scorta antincendio, e per l’irrigazione.

NUOVO MA …RICICLATO
Un edificio innovativo, eppure ‘vecchio’. Almeno dal punto di vista dei materiali, reciclati al 75%, mentre il 50% del legno utilizzato è certificato Fsc, garantendo così una materia prima proveniente da foreste dove sono rispettati dei rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. E a proposito di legno, a lavori ultimati, la piazza antistante ospiterà 400 alberi. Grande attenzione è stata prestata ai trasporti da e per l’edificio, con collegamenti diretti al terminal per i traghetti e alle linee della metropolitana.

GRATTACIELO SUPER SICURO
Il progetto, inevitabilmente, mette al primo posto la sicurezza: dagli ascensori alle scale fino a un sistema di comunicazione interno pensato per i casi di emergenza. Sopra le fondamenta ci saranno ben venti piani vuoti, allo scopo di aumentare la stabilità, i percorsi per il trasporto dei disabili o per la gestione di situazioni di emergenza.

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Ultima modifica mercoledì, 25 gennaio 2012 11:15