Archivio della Categoria ‘Eco Verde Bio’


salvia e lavandaAnche se non si può dire che questa sia un’innovazione in assoluto, la realtà è che il pubblico, abituato da tempo ad acquistare prodotti di marca in tanti diversi settori, non trova ancora un vero riferimento nel mercato florovivaistico per seguire un comportamento simile. Il team di Eutopia include anche professionisti della comunicazione e del marketing che cercheranno di far crescere in questi termini il nuovo brand.
Altra novità rappresentata da Eutopia è che il brand raccoglie insieme, in sinergia e con un’unica filosofia produttiva, un gruppo di esperti operatori e aziende del florovivaismo. Anche questa non è una scelta frequente nel settore.
In termini di offerta poi, le Aziende di Eutopia propongono un ampio assortimento di piante in vaso, aromatiche e fiorite, prodotte nel rispetto della natura, adottano i vasi in lolla di risonaturali e biodegradabili, e applicano processi produttivi a impatto ambientale basso o nullo. Alcune aziende del gruppo Eutopia effettuano inoltre produzioni di tipo biologico, accuratamente certificate secondo le normative in vigore.
Eutopia utilizza i vasi Vipot che si ottengono miscelando speciali amalgame vegetali alla lolla di riso, scarto della sbramatura del cereale. Si risparmia energiain quanto vengono formati unicamente con processi di pressione e calore, semplici, a basso impatto, e a minor consumo energetico rispetto ai vasi tradizionali.
Vengono così eliminati i rifiuti e i problemi di smaltimento poiché questi vasi sono biodegradabili in tempi programmati, possono essere interrati direttamente con la pianta (senza più estrarla dal vaso) oppure smaltiti come rifiuti organici,risultando ottimi anche per inserirsi nei processi di produzione di biogas.
La produzione delle piante Eutopia avviene senza “forzature” quali ripetute esposizioni a luci artificiali o riscaldamento elevato. Le piante crescono in un contenitore poroso, permeabile all’ossigeno e che rilascia elementi nutritivi, assorbiti dalle radici a contatto con le pareti interne del vaso. Diventano quindi più robuste, più profumate, hanno colori più intensi, e una fioritura migliore e più duratura, oltre a vivere mediamente molto più a lungo.

Possiamo definirle delle vere Piante Felici.

 

 

 

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Ultima modifica mercoledì, 23 gennaio 2013 10:01
Tommaso Barbetti

Pochi mesi fa un progetto eolico con una remunerazione inferiore ai 150 €/MWh era considerato un investimento privo di senso. Ora c’è è pronto a lavorare con poco meno di 100 €/MWh. Le aste, con le loro imperfezioni, hanno comunque sortito qualche effetto positivo, facendo risparmiare il sistema. L'analisi di eLeMeNS.

Sulle aste tutto è andato come previsto, verrebbe da dire. Il commento non è tanto da riferirsi agli esiti delle aste, che come ormai tutti sanno hanno visto la partecipazione di 442 MW a fronte di 500 MW di incentivi disponibili, risultato questo che, al di là delle fughe di notizie di inizio gennaio, desta per certi versi stupore sia in chi commenta sia chi ha partecipato (non si spiegherebbero altrimenti i livelli di riduzione sul prezzo base d’asta registrati, in media pari al 9,3% ma arrivati sino al 24,4%).

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Ultima modifica mercoledì, 23 gennaio 2013 09:32

I mudra (dal sanscrito sigillo o anche simbolo) sono dei gesti che possono essere fatti per riattivare e stimolare l‘energia del nostro corpo: secondo gli yogi (e non solo) alcuni mudra agiscono solo a livello del corpo fisico, altri portano dei cambiamenti anche allo stato mentale ed emotivo, altri ancora a delle evoluzioni sul piano spirituale. Se ne conoscono più di 200 che stimolano su 3 livelli: fisico, mentale, spirituale.

E’ come se dessimo un imput al nostro corpo semplicemente con una posizione delle dita delle mani dando delle direttive per riallinearsi su uno o più livelli. In India, tra molti medici allopatici, è una prassi integrare ad una prescrizione farmacologica per i pazienti la pratica di qualche mudra! In questo modo – fra l’altro – il paziente diventa parte attiva e responsabile del sul processo di guarigione.

Ecco 3 mudra che, seguendo le indicazioni, sono adatti a tutti sia per la semplicità che per le loro finalità: depurare il corpo, ritrovare energia e rilassarsi.

Per praticarli è consigliabile sedersi a gambe incrociate su un materassino sul pavimento assicurandosi di essere comodi, oppure seduti su una sedia con i piedi ben piantati a terra (senza scarpe). La schiena e il collo devono essere dritti e rilassati. Il respiro regolare, tranquillo, senza porre troppa attenzione su di esso in modo che sia naturale (tendenzialmente mano a mano che ci si rilassa le respirazione tende a divenire sempre più profonda senza forzarla). Chiudere gli occhi può aiutarci ad eliminare le distrazioni esterne e proiettarci verso l’interno, verso noi stessi e “ascoltarci” un pò di più. I mudra vanno fatti con entrambe le mani in contemporanea.

Mudra per la disintossicazione

detoxification

Un mudra eccellente per stimolare l’eliminazione delle tossine dal nostro corpo. Il primo risultato è una depurazione del fisico come conseguenza, secondo l’ayurveda, anche la mente e lo spirito lentamente seguiranno la purificazione. Deve essere fatto a stomaco vuoto, la mattina appena svegli, dopo aver bevuto un bicchiere di acqua.

Procedimento: poggiare entrambe le mani sulle gambe con il palmo rivolto verso l’alto e distendere tutte le dita della mano, poi piegare il pollice verso la base (3° linea) del 4° dito (anulare): non esercitare pressione, mantenere le altre dita ben distese. Chiudere gli occhi e focalizzarsi sulla posizione e mantenerla per 15 minuti.

Pranah Mudra

pranah

Secondo l‘ayurveda il buon funzionamento del corpo è regolato da 10 elementi fondamentali di cui uno è per l’appunto il “Pranah“, una sorta di energia vitale: questo mudra è indicato per rinforzare il corpo, dare enegia, rinforzare il sistema respiratorio. In ayurveda viene consigliato per le malattie croniche e in generale per gli stati di debolezza (al contrario sconsigliato se siete di già iperattivi!). Preferibilmente a stomaco vuoto, si può fare la mattina, a metà mattinata e pomeriggio: sconsigliato la sera perchè non agevola il sonno.

Procedimento: poggiare entrambe le mani sulle gambe con il palmo rivolto verso l’alto e distendere tutte le dita della mano, toccare con la punta del pollice la punta del 4° e del 5° dito: non esercitare pressione e mantenere le altre dita distese. Chiudere gli occhi e focalizzarsi sulla posizione e mantenerla per 8 minuti (si può arrivare fino a 15 minuti) fino a 3 volte al giorno.

Gyan Mudra

gyan

Questo mudra è utile per riprendere il nostro tempo, per tornare a noi stessi quando siamo travolti dal caos e stress quotidiano; è utile farlo la mattina per iniziare la giornata più rilassati, in una pausa a lavoro, quando siamo nervosi per qualche discussione sgradita, o la sera a casa, dopo una giornata stressante. Serve a calmare lo stato emotivo e mentale, di conseguenza è un mudra che rafforza il sistema nervoso, aumenta la concentrazione, allontana emozioni negative, favorisce un buon sonno, dona sollievo in caso di mal di testa.

Procedimento: poggiare le mani sulle gambe con il palmo rivolto verso l’alto, piegare il dito indice verso il pollice e toccare con la punta dell’indice pochissimo al di sotto della punta del pollice. Toccare delicatamente senza esercitare alcuna pressione. Mantenere dritte le altre dita. Cominciare con 8 minuti si può arrivare fino a 16 minuti per 3 volte al giorno.

Così possiamo veramente dire che la salute è nelle nostre mani!

Chiara Cardona

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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 08:38

La centrale a carbone di Brindisi è già stata accusata di essere responsabile dell’inquinamento dell’aria e dei terreno circostanti, che impedisce di effettuare coltivazioni agricole attorno ad essa. Le piogge dei giorni precedenti hanno provocato un accumulo di acqua sul nastro trasportatore della centrale. All’acqua si sono unite polveri di carbone, che ne hanno provocato la contaminazione, come sostenuto da parte dell’ARPA.

Gli scarichi prodotti da parte delle idrovore dell’ENEL, secondo quanto comunicato da parte di WWF Puglia, contengono polveri di carbone pericolose dal punto di vista ambientale che della salute, sia per quanto concerne la loro parte organica, sia per quanto riguarda la loro parte minerale. Le polveri di carbone sono rese molto inquinanti per via della presenza di metalli come arsenico e mercurio, oltre che di idrocarburi.

Nel caso pugliese i danni in merito sono stati limitati dall’intervento immediato di tecnici competenti. L’ARPA si è occupata di bloccare le idrovore che erano al lavoro per liberare il nastro trasportatore della centrale a carbone dall’accumulo di acqua piovana contaminata dalle polveri inquinanti.

E’ necessario tenere presente come gli agenti inquinanti possano diffondersi in mare con estrema facilità, entrando nella catena alimentare e causando danni diretti alle specie marine, per via delle loro caratteristiche cancerogene, mutagene e teratogene, senza contare come esse possano di conseguenza raggiungere le tavole di coloro che consumano prodotti ittici.

Il WWF comunica di essere già al momento impegnato in una vera e propria battaglia a livello nazionale contro le centrali a carbone, che non riguarda unicamente l’attuale situazione delicata del territorio pugliese. Simili avvenimenti possono coinvolgere altre centrali a carbone presenti in Italia, senza che all’interno di esse sia previsto un piano ambientale da attuare in caso di emergenza. Il WWF invita tutti a seguire la Campagna Stop Carbone e a firmare e diffondere la relativa petizione.

Marta Albè

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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 08:38

È la prima pubblicazione della Green Growth Action Alliance, formata da circa 60 banche, public finance agencies ed Ong, partita in occasione del G20 di Rio del 2012 per sbloccare i finanziamenti privati per gli investimenti verdi.

Secondo il Green Investment Report, per garantire la “crescita verde” occorre sbloccare circa 36 miliardi di dollari sotto forma di un ulteriore finanziamento pubblico necessario per stabilizzare le temperature globali ad un livello accettabile.

La relazione sottolinea che i governi hanno bisogno di indirizzare strategicamente la loro finanza pubblica per attirare capitali privati negli investimenti verdi attraverso misure quali garanzie, prodotti assicurativi e incentivi. Occorre dunque intervenire immediatamente nella lotta ai cambiamenti climatici a livello globale. Ma non sempre gli investimenti a favore delle rinnovabili sono visti di buon occhio. Per questo sono stati resi noti anche i 10 miti da sfatare sul cambiamento climatico e gli investimenti verdi.

1. La ridotta attività economica legata alla crisi finanziaria ha portato ad una riduzione globale dei gas a effetto serra

Falso. Sebbene alcuni paesi abbiano assistito alla riduzione delle emissioni, l’United Nations Environment Programme stima che le emissioni globali nel 2011 erano pari a 40 miliardi di tonnellate di CO2, il 20% in più rispetto ai livelli del 2000.

2. Il mercato delle energie rinnovabili è in globale declino

Falso anche questo. Gli investimenti globali nelle energie rinnovabili sono aumentati del 17% toccando un nuovo record, 257 miliardi di euro nel 2011. La rimozione dei sussidi statali però ha causato alcune difficoltà alle imprese, ma altre hanno mantenuto un margine lordo positivo.

3. I paesi industrializzati (OCSE) sono i principali investitori nell’energia pulita

Falso. Nel 2012, gli investimenti provenienti da Paesi non Ocse è stato superiore rispetto a quello dei paesi Ocse. In realtà, gli investimenti transfrontalieri e nazionali provenienti da paesi non-OCSE è cresciuto di 15 volte tra il 2004 e il 2011 ad un tasso del 47% all’anno. La maggior parte di questi finanziamenti non-Ocse è in uso sul mercato interno.

4. Il settore pubblico è la fonte primaria di fondi per investimenti a favore del clima

Falso. Mentre i negoziati internazionali sul clima si concentrano quasi esclusivamente sulla finanza pubblica, infatti, il Climate Policy Initiative ha documentato che nel 2011 solo un quarto degli investimenti transfrontalieri è stato rivolto alla mitigazione dei cambiamenti climatici, nel complesso 96 miliardi. Il 75% proveniva invece da investitori privati.

5. Gli investimenti transfrontalieri nell’energia pulita sono una fonte più grande di finanziamento rispetto agli investimenti interni

Anche in questo caso non è vero. Nel 2011, il Bloomberg New Energy Finance ha mostrato che il 70% degli investimenti globali di questo tipo proveniva dagli investimenti interni. È interessante notare che, anche in questo caso, oltre il 50% proveniva da paesi non appartenenti all’OCSE.

6. Non si può affrontare la sfida climatica per colpa delle politiche di austerità fiscale e dei bilanci pubblici limitati

Assolutamente falso: mentre l’International Energy Agency (IEA) stima che sono necessari 700 miliardi di dollari all’anno di investimenti per stabilizzare il clima a due gradi Celsius, il risparmio di carburante corrispondente renderebbe la transizione più facile. Tra il 2010 e il 2050, l’AIE prevede un risparmio netto di 5 trilioni di dollari.

7. L’energia rinnovabile è il settore che richiede i maggiori investimenti

Falso. La IEA stima che sono necessari nuovi investimenti fino al 2030 per affrontare la sfida del clima per l’efficienza energetica degli edifici e dei settori industriali, ma il 28% è destinato alla riduzione delle emissioni di carbonio dei trasporti e il 21% è destinato alla produzione di energia pulita.

8. Gli investitori non hanno gli strumenti giusti per gestire il rischio politico associato agli investimenti nelle energie pulite nei mercati emergenti

Nonostante gli investitori abbiano la percezione di correre forti rischi, ciò è falso. Esistono infatti delle soluzioni che riguardano garanzie sui prestiti e regolamentare copertura assicurativa contro i rischi. Questi strumenti stanno prendendo di mira i nuovi mercati emergenti.

9. È difficile mobilitare finanziamenti per la crescita verde in un contesto economico incerto

Falso. Nonostante il rallentamento economico globale, il totale dei nuovi investimenti globali nell’energia pulita è cresciuto di 257 miliardi nel 2011, un aumento sei volte maggiore rispetto al 2004 e il 93% in più rispetto al 2007, l’anno prima della crisi finanziaria globale.

10. Gli investitori istituzionali non hanno i mezzi per investire in infrastrutture green

Non è vero. La soluzione è data dai green bonds, ossia delle obbligazioni che hanno un notevole potenziale come mezzo per accedere al capitale.

Francesca Mancuso

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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 08:38

Al centro di ogni villaggio delle tribù dei Kassena è presente un altare dedicato alle divinità. La struttura sociale delle tribù non prevede la presenza di un capo tribale e le decisioni più importanti vengono affidate ad un consiglio formato da tutti gli anziani del villaggio. Ciò che ha reso noto nel mondo il popolo dei Kassena, fin dal quindicesimo secolo, è la loro abilità architettonica.

Essa si manifesta nella costruzione di abitazioni di fango sapientemente decorate seguendo lo stile tradizionale denominato Gourounsi. La decorazione delle pareti delle abitazioni costituisce un’importante manifestazione della cultura di questo popolo, ritenuto tra i più poveri dal punto di vista economico in Africa.

La decorazione delle abitazioni viene effettuata da parte di gruppi di donne presenti nel villaggio. La costruzione delle stesse viene effettuata attraverso l’utilizzo di materiali naturalmente presenti sul luogo, come terra, fango e paglia, mediante i quali è possibile procedere alla fabbricazione di mattoni da utilizzare per la costruzione delle pareti. Le pareti sono realizzate in modo tale che possano risultare il più possibile verticali e, a scopo di difesa dalle condizioni climatiche o da eventuali nemici, sono solitamente prive di finestre.

Possono essere presenti delle piccole aperture, al fine di lasciare filtrare della luce verso gli spazi interni. I tetti sono realizzati attraverso l’impiego di legno mentre le porte delle abitazioni sono piuttosto basse, per prevenire irruzioni da parte dei nemici e per evitare che gli ambienti interni vengano eccessivamente riscaldati dal sole.

La decorazione delle pareti viene eseguita utilizzando fango e gesso. Si ottengono in questo modo dei meravigliosi murales realizzati completamente a mano e ricchi di motivi simbolici. Le illustrazioni richiamano oggetti della vita quotidiana, oppure fanno riferimento a simboli religiosi e rappresentazioni legate alla fede. Le pareti decorate vengono protette mediante l’utilizzo di una tintura naturale ottenuta dalla bollitura dei baccelli provenienti dai frutti dell’albero del carrubo.

I murales realizzati da parte delle donne del villaggio presentano una funzione protettiva specifica nei confronti degli edifici. Essi vengono realizzati solitamente prima del sopraggiungere della stagione delle piogge, al fine di proteggere le pareti stesse dalle precipitazioni. La speciale finitura naturale a cui i murales vengono sottoposti permette che le piogge non li rovinino e che le decorazioni possano durare a lungo.

Marta Albè

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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 08:38

Devono aver pensato questo gli allevatori di due aziende zootecniche “lager” di Villa Literno e Ischitella, nel casertano, “La Vecchia Masseria” e “La Mariarosa”, poste sotto sequestro dalla Capitaneria di Porto di Napoli, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. È qui che i militari, insieme ai veterinari dell’Asl e ai tecnici dell’Arpac, hanno rinvenuto nelle stalle animali di età inferiore a quindici giorni morti o ancora agonizzanti in stalle senza alcun dispositivo di abbeveraggio o alimentazione, oltre a cumuli di carogne in putrefazione, di cui alcune presentavano ancora tracce di corde legate alle zampe.

Trovate anche due teste di animale adulto e vari resti di ossa di bovini. “C’è il forte sospetto che qualche capo deceduto fosse affetto da brucellosi, ha spiegato il procuratore aggiunto di Santa Maria Capua Vetere Raffaella Capasso. Per questo sono stati disposti accertamenti per verificare se il sotterramento di animali, eventualmente infetti, con la conseguente produzione di liquami organici, possa aver provocato danni alla vegetazione e agli animali che pascolano nei terreni adiacenti.

Gravissima la situazione anche sotto il profilo ambientale. Entrambe le aziende sversavano direttamente i liquami, senza alcun sistema di contenimento e impermeabilizzazione, nel lago Patria, e da qui in mare. Ora il rischio è che possano essere penetrati nel terreno, finendo nelle falde acquifere. Questa operazione, “con forti profili di illegalità nel campo dello smaltimento dei rifiuti liquidi zootecnici, della salute pubblica e del maltrattamento degli animali, conferma la stretta interconnessione tra questi tre tipi di illegalità e la competenza trasversale di ogni organo di polizia giudiziaria nell’intervento rispetto a questi settori di violazione di legge“, afferma Maurizio Santoloci, magistrato e direttore dell’Ufficio legale della LAV .

Va dunque rivolto pieno plauso alla Guardia Costiera per essere intervenuta in un settore giuridico nel quale ancora altri organi di polizia giudiziaria hanno resistenze a intervenire e operare – continua Santoloci – viene riconosciuto il carattere illegale della gestione non conforme a legge dei liquami zootecnici, che costituisce da sempre un gravissimo reato nel campo ambientale, con riflessi diretti sulla salute pubblica ed attiene ad un delicato e complesso regime giuridico entro il quale alcuni ritengono ancora che l’utilizzo illegale degli reflui zootecnici sia sostanzialmente depenalizzato o decriminalizzato“. Nella tragedia, quindi, una buona notizia. Soprattutto perché lo smaltimento illegale degli “scarti” della lavorazione industriale è purtroppo ancora molto diffuso. Siano essi cose o esseri viventi…

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Roberta Ragni

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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 08:38

La tintura con le erbe permette di ottenere tessuti e filati di colorazioni e sfumature differenti, a seconda di quanto utilizzato nel corso del procedimento. Essa rappresenta un’importante alternativa alla tintura che prevede l’impiego di coloranti sintetici, spesso causa di inquinamento.

Il procedimento di tintura naturale dei tessuti avviene solitamente mediante l’infusione delle erbe tintorie, che in questo modo possono rilasciare le sostanze coloranti in grado di modificare la tonalità dei propri filati o tessuti. A seconda del rapporto tra la quantità di tintura vegetale impiegata e quantità di tessuto o di filato, si potranno ottenere colorazioni di diversa intensità.

Tra le piante tintorie utilizzate per la colorazione naturale e vegetale dei tessuti vi sono in particolare il guado, per il colore indaco, la robbia, per le tonalità del rosso, la camomilla, per il giallo. Vi è inoltre l’ortica, dalle cui radici è possibile ottenere una colorazione giallo-dorata e dalle cui foglie si ottiene una tintura nelle tonalità del verde.

Negli esperimenti di tintura casalinga di solito si procede portando ad ebollizione le parti tintorie delle piante in acqua, per poi immergervi tessuti naturali, come teli di lino o cotone, oppure i tessuti stessi vengono inseriti in acqua con le piante tintorie stesse e portati ad ebollizione contemporaneamente ad esse. Per fissare il colore, può essere utile immergere le stoffe già tinte in una soluzione composta da una parte di aceto bianco e da quattro parti di acqua.

Corsi di tintura con le erbe

Alla riscoperta della tintura naturale con le erbe contribuisce l’organizzazione di alcuni corsi in merito, aperti a coloro che desiderano scoprire i segreti di tale procedimento antico, magari in un’ottica di autoproduzione che preveda la tintura dei tessuti per la realizzazione di tendaggi, abiti o accessori per la casa.

Vi segnaliamo dunque il laboratorio “I colori delle piante sui tessuti e sul piatto”, che si terrà sabato 2 e domenica 3 febbraio a Sinnai, località Solanas, in provincia di Cagliari. Si tratta di un laboratorio di tintura con le erbe della flora sarda condotto da Maria Luisa Ledda in collaborazione con Rita Astuaro.

Durante il laboratorio si impareranno a conoscere la flora mediterranea e le piante comunemente utilizzate per la tintura, scoprendo i segreti per la colorazione naturale di filati e tessuti. Dopo una parte teorica, si prepareranno le piante per il decotto e la tintura e si pranzerà insieme con piatti preparati utilizzando verdure di stagione, di cui verranno evidenziate le caratteristiche cromatiche. L’attività continuerà di domenica. Per maggiori informazioni e per reperire i contatti telefonici è possibile consultare la pagina web dedicata all’evento.

foto tintura naturale

Sempre in Sardegna è nato nel 2005 un laboratorio di tintura di filati e di tessuti mediante l’utilizzo di tecniche naturali, che si è in seguito evoluto nella realizzazione di manufatti per l’abbigliamento e per l’arredamento. Nel laboratorio, oltre alla produzione, hanno luogo dei corsi e degli incontri di divulgazione e di insegnamento delle tecniche di tintura naturale, rivolti alle scuole e a tutti coloro che hanno intenzione di intraprendere un cammino verso questo affascinante mondo. Il laboratorio “La Robbia” si trova ad Atzara, in provincia di Nuoro. Per maggiori informazioni è possibile consultare il relativo sito web.

tintura erbe

Infine, presso l’Isola del Giglio è stato da poco inaugurato il laboratorio “Un mare di colori”, nato in collaborazione con l’associazione Marevivo. Hanno così avuto inizio dei corsi aperti a tutti, volti a fornire gli strumenti necessari per ralizzare tinture naturali per i tessuti utilizzando alcune piante caratteristiche dell’Isola del Giglio, tra cui troviamo la robbia, la calendula ed il mirto.

tintura erbe marevivo

Marta Albè

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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 08:38

Ad intervenire sul posto con un rimorchiatore, due motovedette e un aereo è stata la Guardia Costiera di Termoli, sotto il coordinamento della Direzione Marittima di Pescara. Una volta individuato, lo sversamento è stato circoscritto con “panne di contenimento“, ci spiegano al telefono gli uomini della Guardia Costiera, aggiungendo che attualmente tutta la situazione è in fase di verifica. Nel frattempo, sarebbero entrati in azione anche due robot Rov, uno da Ancona e uno da Napoli, oltre a una squadra di sommozzatori della capitaneria di porto di S.Benedetto del Tronto.

I sub ispezioneranno dettagliatamente l’impianto di estrazione del greggio, lo scafo galleggiante della piattaforma e le tubature immerse della struttura, per verificare il motivo dello sversamento e individuare il punto di fuoriuscita del liquido inquinante. L’azienda, dal canto suo, ha bloccato temporaneamente la produzione dell’impianto, che dal 1982 a oggi ha estratto 92 milioni di barili di olio. A poche miglia dal parco marino di Punta Penne e dalle splendide isole Tremiti.

ROSPO MARE B

Il capitano di vascello, Luciano Pozzolano, direttore marittimo dell’Abruzzo e del Molise della Direzione Marittima Guardia Costiera, rassicura: “non sembrano esserci ad ora danni apparenti nello specchio di mare al largo delle coste fra l’Abruzzo e il Molise, verso le Tremiti“. Gli fa eco il comandante della Guardia Costiera di Termoli, Claudio Manganiello: “per quanto visto finora non esistono rischi per la salute o per l’ambiente marino. Al momento non abbiamo prove che si sia trattato di perdita di idrocarburi, ma stiamo controllando in profondità, in tutti i sensi“.

La gravità dell’incidente, insomma, è ancora da accertare. Fatto sta che l’episodio, il secondo in meno di 8 anni dopo quello dell’agosto del 2005, quando una falla tra i tubi di carico della Rospo Mare fece riversare centinaia di litri di greggio in mare, riaccende con prepotenza i riflettori su un tratto di mare braccato da un lato dl consumo indiscriminato di suolo, dall’invasiva avanzata del cemento e dal forte inquinamento delle foci dei fiumi, dall’altro dalle continue minacce di trivellazioni alla ricerca di petrolio e da un pericoloso progetto di ampliamento della piattaforma, con l’apertura di altri 4 pozzi, di cui uno orizzontale.

Un’ennesima dimostrazione, insomma, della fragilità dell’ecosistema delle Isole Tremiti e della necessità di bloccare le esplorazioni petrolifere nell’Adriatico. 

«Lo sversamento in mare anche di una minima quantità di idrocarburi può avere un impatto devastante a lungo termine su tutto l’ecosistema marino. Non oso pensare ai danni causati, in questo caso, da una fuoriuscita così ingente» dichiara il direttore scientifico dell’Enpa, Ilaria Ferri «Chiediamo al Ministero dell’Ambiente di mettere in opera ogni intervento urgente per ridurre gli effetti dello sversamento stesso».

«Questo “incidente” – aggiunge Ferri – dimostra, se ce ne fosse bisogno, quanto siano pericolose le attività estrattive al largo delle nostre coste. Bisogna tenerne conto e bloccare le attività di ricerca e di estrazione di idrocarburi nel Mediterraneo. Il mare non può più essere trattato come una pattumiera o considerato alla stregua di una discarica: siamo estremamente preoccupati perché gli sversamenti, causati anche dal traffico navale, sono sempre più numerosi, mentre non altrettanto può dirsi per l’attività di prevenzione.»

L’episodio di oggi conferma e aumenta le nostre preoccupazioni. – commenta il presidente del Parco Nazionale del Gargano Avv. Stefano Pecorella, che poi aggiunge – Nei mesi scorsi abbiamo già espresso nelle sedi competenti tutte le nostre preoccupazioni e la nostra contrarietà alle trivellazioni nel mare Adriatico, per i gravi danni ambientali ed economici che potrebbero causare.”

Anche l’Ente Parco resta costantemente in contatto con le autorità abruzzesi e molisane per monitorare lo sviluppo della situazione nelle prossimità delle Isole tremiti. Al momento non risultano esserci rischi reali nell’area marina protetta. Questa mattina gli elicotteri delle autorità preposte hanno sorvolato la zona che dalle Marche si estende fino a Vieste, escludendo qualsiasi rischio immediato.

Roberta Ragni

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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 08:38

Da mesi gli investigatori erano sulle piste del traffico di cani, che secondo gli accertamenti venivano venduti in alcuni negozi di Torino. Così al culmine dell’operazione, le Fiamme Gialle hanno sequestrato 24 cuccioli destinati ad essere venduti illegalmente.

È bastato un controllo più accurato alla documentazione presentata dai negozianti torinesi per capire che qualcosa non quadrava. I documenti infatti erano falsi, così come non erano veritieri i dati anagrafici dei cuccioli riportati sui passaporti di accompagnamento. I cagnolini avevano tutti un’età compresa, tra i 60 e i 75 giorni, ben al di sotto di quella riportata sui falsi documenti.

La Guardia di Finanza ha scoperto che i cuccioli avevano dunque un’età inferiore rispetto a quella dichiarata, per questo non erano ancora idonei alle vaccinazioni, elemento necessario per la loro regolare importazione sul territorio italiano.

Tra le razze di cuccioli sequestrati Bichon Frisé, Bulldog, Carlini, Cavalier King, Chihuahua, Maltesi e West Highland.

Finora sono stati denunciati due commercianti accusati di traffico illecito di animali da compagnia.

Francesca Mancuso

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