
Avrei potuto benissimo attribuire all’impegno per il lancio della nuova versione del blog, (che stando ai primi commenti pare stia piacendo) e alla necessità di essere presente, costantemente on line, per controllare e correggere, insieme agli amici di New Target Web, le piccole sbavature ed i problemini tecnici che ogni esordio on line comporta, la mia decisione di rimanermene a Bergamo e non scendere in Toscana per la settimana delle Anteprime (Chianti, Vernaccia di San Gimignano, Chianti Classico, Vino Nobile di Montepulciano e Brunello di Montalcino).
So bene che sarebbe stata una scusa valida e plausibile, perché effettivamente in questi giorni sono stato impegnato a verificare che il passaggio da una piattaforma all’altra ed il trasferimento di sei anni di post e commenti di Vino al vino avvenisse in maniera ottimale.
Però… però non sarei sincero fino in fondo con quei lettori ai quali voglio continuare a rivolgermi anche con questo Vino al vino dalla rinnovata veste grafica, molto più razionale di quanto riesca spesso ad essere il sottoscritto.
E allora devo dirlo, la scelta di non essere a Firenze, Montepulciano, Montalcino e di rinunciare alle anteprime non è casuale ma nasce da una precisa condizione di disagio in cui mi trovo, che mi spinge da un paio di mesi ad interrogarmi – nonostante abbia deciso di rilanciare con questo restyling – sul senso profondo del mio lavoro di decennale cronista del vino, sull’opportunità di partecipare a queste maxi alle degustazioni seriali, sul trovarmi insieme a tanti altri giornalisti, degustatori, blogger (ormai alle anteprime si incontra di tutto e di più) a compiere un rito che mi sembra ormai logoro, stanco e ripetitivo. Mentre forse stanco e un po’ logoro e soprattutto sfiduciato è solo il sottoscritto.
E così, per quest’anno, ho deciso di passare la mano, di concedermi una pausa di riflessione per interrogarmi ancora più a profondo dentro, per capire, per trovare nuove e più forti motivazioni per rimanere in quel mondo del vino che ormai, dopo tanto, non mi affascina ed emoziona più come una volta. Un mondo dove, sempre più spesso, mi sento a disagio, e per restare nel quale avverto con sgomento che è indispensabile accettare qualche compromesso, una dose di conformismo e di opportunismo.
E dal quale dicendo sempre, come è mia cattiva abitudine, quel che si pensa, si rischia di essere espulsi e messi ai margini additati come cassandre, provocatori, nemici della patria. O fastidiosi rompiscatole…Questo nonostante tanti anni di esperienza e, si spera, di onorato servizio.
La molla che mi ha convinto definitivamente che non era il caso di andare in Toscana, e di mostrarmi con i miei malumori, il mio gucciniano “ripensamento sugli anni e sull’età”, nonché sul “dono usato della perplessità”, è venuta poi da quanto accaduto nell’ultimo mese in quel borgo vinoso di cui ho scritto tanto e di cui con ogni probabilità scriverò ancora, Montalcino.
Dapprima la scelta disinvolta del Consorzio, criticata dal collega polacco Wojciech Bońkowski e da numerosi wine writer, di consentire ad alcuni happy few di poter degustare in tutta tranquillità e non nel caos in cui si degusta a Montalcino, stabilendo di fatto una differenza tra la massa degli invitati al Benvenuto Brunello e alcune riviste e giornalisti considerati (e sicuramente lo saranno anche) più importanti.

E poi, infine, la goccia che ha fatto traboccare il vaso e mi ha fatto perdere quel poco di voglia che mi restava di scendere in Toscana, è stato il comportamento, che continuo a preferire di non commentare, del presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, che in un dibattito a Barolo, pur senza fare il mio nome, ma riferendosi sicuramente al sottoscritto, mi ha insultato.
Lo so bene che quel “signore” non è il Brunello (anche se lui pensa di esserlo) e che la stragrande maggioranza dei produttori di Montalcino, anche quelli cui non sto particolarmente simpatico, si sarebbero guardati bene dall’utilizzare espressioni del tipo di quelle usate dal cavalier Rivella.
E so bene che rinunciando a scendere a Montalcino per il Benvenuto Brunello a perderci sarò solamente io, che non potrò avere l’opportunità di degustare, seppure non certo in condizioni ottimali, le nuove annate di Brunello e Rosso di Montalcino.
Ma provate a mettervi nei miei panni, come far finta di niente e scendere, come se nulla fosse accaduto, a Montalcino, ospite di un Consorzio il cui presidente ti insulta, rischiando di doverlo incontrare e magari doverlo anche salutare?
Una forma elementare e residua di orgoglio, cui non mi sento di rinunciare, mi ha pertanto indotto a restarmene a casa, ad evitare incontri sgraditi che avrebbero magari potuto essere, mi conosco e so anche di essere piuttosto “fumino”, ancora più sgradevoli.
Tutto qui dunque, ma ci tenevo molto, per un obbligo di trasparenza e correttezza nei confronti degli amici di questo blog, che nonostante tutto continua ad essere letto (come sempre più letto è il blog gemello Lemillebolleblog), a spiegarlo.
Lo so bene, me l’hanno detto diversi amici produttori di Montalcino apprendendo la mia decisione, che così facendo sbaglio, che in fondo finisco per dare soddisfazione a certe persone, ma cosa volete farci, sono fatto (male) così e così, ingenuo, irascibile, disilluso, e un po’ don Chisciotte (e pirla, come diciamo a Milano) dovete accettarmi..
Notizie tratte da VinoalVino.org di Franco Ziliani – Visita il sito dell’Autore
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