Archivio della Categoria ‘Vino & Vino’


Forster Pechstein Riesling Trocken Grosses Gewächs 2010, Reichsrat von Buhl
 A conduzione familiare per oltre 150 anni, Reichsrat von Buhl si è sempre affermata di anno in anno come una delle aziende vinicole più prestigiose della Germania; fondata nel 1849, dal 2005 è proprietà dell’imprenditore Achim Niederberger. Estesa per circa cinquanta ettari, tutti nel Palatinato e precisamente a Deidesheim, Forst e Ruppertsberg, dal 2008 ha iniziato ufficialmente la conversione alla coltivazione biologica.
Il Palatinato, Pfalz in tedesco, è terra di grandi Riesling, di cui i Grosses Gewächs indicano i vini prodotti con uve provenienti dai vitigni migliori, insomma il corrispettivo dei Grand Crus francesi. Il Forster Pechstein Riesling Trocken Grosses Gewächs, proveniente da uve che crescono su di un particolare suolo vulcanico, in cui si può trovare anche arenaria rossa variegata, argilla e sabbia, si presenta per l’annata 2010 in un bel colore giallo paglierino cristallino tipico della sua gioventù.
Al naso si esprime con intensi profumi di frutta gialla, ananas, caprifoglio, con una netta nota minerale derivante dal tipico terreno; in bocca scivola sinuoso e avvolgente, con buona sensazione pseudocalorica, nonostante la bassa presenza di alcol, a cui fa seguito una spiccata acidità molto piacevole.
Giovane, ma capace di invecchiare a lungo, freschissimo e molto elegante, si dimostra anche di buona persistenza.
 
In tavola esalterà piatti a base di crostacei, interessante anche con formaggi a pasta semidura, da provare con il risotto pere e taleggio.

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Ultima modifica mercoledì, 22 febbraio 2012 09:02

Si svolgerà lunedì 11 giugno 2012, presso i Magazzini del Cotone del Porto Antico di Genova, l’ottava edizione di TerroirVino, l’annuale evento – incontro fra operatori del settore, produttori e appassionati di vino; l’intento sarà come al solito anche quello di presentare prodotti di grande qualità consolidata e provata nel tempo, non solo vino quindi, ma anche olio. La selezione sui prodotti verrà effettuata dalla commissione degustatrice di TigullioVino, wine magazine italiano online organizzatore dell’evento, ovviamente, come ricorda la parola Terroir, scegliendo quei campioni che risultino essere valida e significativa espressione di uno specifico territorio.

Ecco gli interessanti eventi collegati alla manifestazione:

VUU – Vinix Unplugged Unconference + Cena
La non-conferenza su vino, cibo e interazione online
Domenica 10 Giugno 2012
Unconference (su prenotazione): Magazzini del Cotone, 11.00 – 18.00
Cena Unplugged (su prenotazione): Villa Spinola, dalle ore 20,00

DDB – Degustazioni dal basso
Vini e territori raccontati facilmente da appassionati autoctoni
Lunedì 11 Giugno 2012
Magazzini del Cotone, Modulo 8, secondo piano, sale Zefiro ed Eliseo
Durante TerroirVino (su prenotazione), dalle 11.00 alle 18.30

GWC – Garage Wines Contest
Confronto tra vignaioli dilettanti
Domenica 10 Giugno 2012
Magazzini del Cotone, Modulo 8, secondo piano, sala Zefiro
Durante Vinix Unplugged Unconference, dalle 16.00 alle 18.30

BWD – Baratto Wine Day Nazionale
Libero scambio di vini e cibi
Lunedì 11 Giugno 2012
Magazzini del Cotone
Durante TerroirVino, dalle 10.00 alle 20,00

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Ultima modifica mercoledì, 22 febbraio 2012 09:02

La Maremma toscana è una delle zone vinicole che più di altre, negli ultimi anni, ha innalzato il livello qualitativo dei propri prodotti, attraverso interpretazioni molto interessanti da vitigni internazionali e con la valorizzazione di quelli locali; il vino più rappresentativo è il Morellino di Scansano, riconosciuto Docg nel 2006, da uve in prevalenza Sangiovese, localmente chiamato “morellino”, nome ripreso probabilmente dalla razza dei cavalli utilizzati per tirare le carozze.

Il Morellino di Scansano Riserva dell’azienda Moris  di Massa Marittima, in provincia di Grosseto, è riuscito, vendemmia dopo vendemmia, ad interpretare al meglio questo splendido territorio ricco di potenzialità. L’annata 2008 si presenta vestita di un rosso rubino fitto, intenso e consistente nel calice; i profumi si liberano ordinati, ricordando la viola essiccata, amarena, ribes e mora, arrivando a note più evolute di cannella, cioccolato, liquirizia, una leggera vaniglia e aromi sfumati di menta.

Il sorso rivela una struttura importante, in equilibrio fra decisa freschezza, nota pseudocalorica intensa e trama tannica fine e lavorata; il gusto fruttato e speziato richiama le sensazioni percepite al naso e con coerenza chiude in lunghezza con persistenza e senza alcun cedimento.

Corpo ed eleganza rendono questo Morellino di Scansano Riserva una versione “elevata” di una tipologia di vino che racconta un’importante spicchio di Toscana, un Sangiovese dotato di carattere e di una propria personalità, meravigliosamente diverso da quello prodotto nelle altre zone della regione.

Ottimo in abbinamento con la carne, da provare con il coniglio ripieno.

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Ultima modifica mercoledì, 22 febbraio 2012 09:02

Cari lettori di Vino al vino voglio segnalarvi la nascita di Lemillebolleblog news. Da qualche giorno l’home page del mio blog dedicato alle bollicine, Lemillebolleblog, ha avuto una piccola modifica. In alto a destra è apparso un piccolo box che invita i visitatori del blog a rimanere informati e sempre collegati con Lemillebolleblog, ricevendo le news letter periodiche di Lemillebolleblog news che presentano un breve estratto ed i link ai più recenti articoli apparsi nel corso della settimana.
Per farlo basta lasciare il vostro nome ed il vostro indirizzo di posta elettronica e riceverete automaticamente ad ogni invio la news letter di Lemillebolleblog, redatta in un’elegante forma grafica. Allora, che cosa aspettate per abbonarvi a Lemillebolleblog news?

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Ultima modifica mercoledì, 22 febbraio 2012 07:49

Avrei potuto benissimo attribuire all’impegno per il lancio della nuova versione del blog, (che stando ai primi commenti pare stia piacendo) e alla necessità di essere presente, costantemente on line, per controllare e correggere, insieme agli amici di New Target Web, le piccole sbavature ed i problemini tecnici che ogni esordio on line comporta, la mia decisione di rimanermene a Bergamo e non scendere in Toscana per la settimana delle Anteprime (Chianti, Vernaccia di San Gimignano, Chianti Classico, Vino Nobile di Montepulciano e Brunello di Montalcino).
So bene che sarebbe stata una scusa valida e plausibile, perché effettivamente in questi giorni sono stato impegnato a verificare che il passaggio da una piattaforma all’altra ed il trasferimento di sei anni di post e commenti di Vino al vino avvenisse in maniera ottimale.
Però… però non sarei sincero fino in fondo con quei lettori ai quali voglio continuare a rivolgermi anche con questo Vino al vino dalla rinnovata veste grafica, molto più razionale di quanto riesca spesso ad essere il sottoscritto.
E allora devo dirlo, la scelta di non essere a Firenze, Montepulciano, Montalcino e di rinunciare alle anteprime non è casuale ma nasce da una precisa condizione di disagio in cui mi trovo, che mi spinge da un paio di mesi ad interrogarmi – nonostante abbia deciso di rilanciare con questo restyling – sul senso profondo del mio lavoro di decennale cronista del vino, sull’opportunità di partecipare a queste maxi alle degustazioni seriali, sul trovarmi insieme a tanti altri giornalisti, degustatori, blogger (ormai alle anteprime si incontra di tutto e di più) a compiere un rito che mi sembra ormai logoro, stanco e ripetitivo. Mentre forse stanco e un po’ logoro e soprattutto sfiduciato è solo il sottoscritto.
E così, per quest’anno, ho deciso di passare la mano, di concedermi una pausa di riflessione per interrogarmi ancora più a profondo dentro, per capire, per trovare nuove e più forti motivazioni per rimanere in quel mondo del vino che ormai, dopo tanto, non mi affascina ed emoziona più come una volta. Un mondo dove, sempre più spesso, mi sento a disagio, e per restare nel quale avverto con sgomento che è indispensabile accettare qualche compromesso, una dose di conformismo e di opportunismo.
E dal quale dicendo sempre, come è mia cattiva abitudine, quel che si pensa, si rischia di essere espulsi e messi ai margini additati come cassandre, provocatori, nemici della patria. O fastidiosi rompiscatole…Questo nonostante tanti anni di esperienza e, si spera, di onorato servizio.
La molla che mi ha convinto definitivamente che non era il caso di andare in Toscana, e di mostrarmi con i miei malumori, il mio gucciniano “ripensamento sugli anni e sull’età”, nonché sul “dono usato della perplessità”, è venuta poi da quanto accaduto nell’ultimo mese in quel borgo vinoso di cui ho scritto tanto e di cui con ogni probabilità scriverò ancora, Montalcino.
Dapprima la scelta disinvolta del Consorzio, criticata dal collega polacco Wojciech Bońkowski e da numerosi wine writer, di consentire ad alcuni happy few di poter degustare in tutta tranquillità e non nel caos in cui si degusta a Montalcino, stabilendo di fatto una differenza tra la massa degli invitati al Benvenuto Brunello e alcune riviste e giornalisti considerati (e sicuramente lo saranno anche) più importanti.

E poi, infine, la goccia che ha fatto traboccare il vaso e mi ha fatto perdere quel poco di voglia che mi restava di scendere in Toscana, è stato il comportamento, che continuo a preferire di non commentare, del presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, che in un dibattito a Barolo, pur senza fare il mio nome, ma riferendosi sicuramente al sottoscritto, mi ha insultato.
Lo so bene che quel “signore” non è il Brunello (anche se lui pensa di esserlo) e che la stragrande maggioranza dei produttori di Montalcino, anche quelli cui non sto particolarmente simpatico, si sarebbero guardati bene dall’utilizzare espressioni del tipo di quelle usate dal cavalier Rivella.
E so bene che rinunciando a scendere a Montalcino per il Benvenuto Brunello a perderci sarò solamente io, che non potrò avere l’opportunità di degustare, seppure non certo in condizioni ottimali, le nuove annate di Brunello e Rosso di Montalcino.
Ma provate a mettervi nei miei panni, come far finta di niente e scendere, come se nulla fosse accaduto, a Montalcino, ospite di un Consorzio il cui presidente ti insulta, rischiando di doverlo incontrare e magari doverlo anche salutare?
Una forma elementare e residua di orgoglio, cui non mi sento di rinunciare, mi ha pertanto indotto a restarmene a casa, ad evitare incontri sgraditi che avrebbero magari potuto essere, mi conosco e so anche di essere piuttosto “fumino”, ancora più sgradevoli.
Tutto qui dunque, ma ci tenevo molto, per un obbligo di trasparenza e correttezza nei confronti degli amici di questo blog, che nonostante tutto continua ad essere letto (come sempre più letto è il blog gemello Lemillebolleblog), a spiegarlo.
Lo so bene, me l’hanno detto diversi amici produttori di Montalcino apprendendo la mia decisione, che così facendo sbaglio, che in fondo finisco per dare soddisfazione a certe persone, ma cosa volete farci, sono fatto (male) così e così, ingenuo, irascibile, disilluso, e un po’ don Chisciotte (e pirla, come diciamo a Milano) dovete accettarmi..

Notizie tratte da VinoalVino.org di Franco Ziliani – Visita il sito dell’Autore

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Ultima modifica mercoledì, 22 febbraio 2012 07:49

Apprendo, dal blog del collega napoletano Luciano Pignataro,  una tristissima notizia.
Come scrive
, questa sera “è scomparso Gennaro Martusciello, a lungo presidente dell’Assoenologi Campania, pioniere assoluto della riscoperta dei grandi vitigni autoctoni che hanno riscritto la storia regionale degli ultimi vent’anni: falanghina, piedirosso, asprinio, aglianico.
E di grandissimi vini del passato da lui resuscitati come il Gragnano e il Lettere. Grazie alla sua opera interi territori, i Campi Flegri, il Vesuvio e lo stesso Sannio, hanno ripreso a sorridere e a costituire una speranza di lavoro e di occupazione per le giovani generazioni.
Insieme al fratello Salvatore e alla cognata Elena, attuale presidente nazionale delle Donne del Vino, ha lanciato l’azienda Grotta del Sole, uno dei capisaldi della rinascita campana”.
Ho avuto il piacere di conoscere Gennaro Martusciello, cui devo la mia introduzione, negli anni Novanta, ai vini dei Campi Flegrei, Falanghina e Piedirosso, di cui sono diventato un convinto sostenitore.
E gli devo la conoscenza di un piccolo grande vino come il Gragnano e l’avermi convinto, tanti anni fa, di fare un wine tour estivo in Campania, spostandomi di cantina in cantina un po’ in tutta la regione.
Di lui, di Gennaro, conservo il ricordo di una persona splendida, di un enologo all’antica, appassionato umanista, grande conoscitore innamorato della propria terra e dei suoi innumerevoli tesori. Una persona che è stato davvero bello conoscere e da cui ho imparato molto.
Inviando un ideale fortissimo abbraccio a tutti gli amici della famiglia Martusciello esprimo, anche a nome dei lettori di questo blog, le più sentite condoglianze per questa grande perdita.

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Ultima modifica mercoledì, 22 febbraio 2012 07:49

Domenica 26 febbraio, dalle 12.00 alle 19.00, a Cremona,  presso l’auditorium della Camera di Commercio, si svolgerà l’incontro/evento fra la Strada del Gusto Cremonese e l’unione dei più importanti produttori di Langa; i vini Albesi verranno presentati da 28 cantine presenti, che offriranno in degustazione oltre cento prodotti diversi che potranno essere degustati dai visitatori con un contributo d’ingresso di 10,00 €, bicchiere incluso.
Dolcetto, Barolo, Barbaresco e Roero saranno i protagonisti anche dalle 20:30 in poi  nei locali aderenti alla Strada del Gusto Cremonese, dove sarà possibile cenare degustando menù preparati ad hoc per valorizzare ed esaltare i sapori e le tradizioni dei due territori.



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Ultima modifica martedì, 21 febbraio 2012 08:54
Il Rosso dell’Abazia di Serafini e Vidotto si conferma, anche per l’annata 2005, un vino rosso d’eccezione. Fra i migliori bordolesi d’Italia, il campione dell’azienda di Nervesa della Battaglia, in provincia di Treviso, è composto dal 55% di Cabernet Sauvignon, dal 30% di Cabernet Franc e dal rimanente 15% di Merlot, con un affinamento in barrique nuove di rovere francese di circa due anni.
A sette anni dalla vendemmia si presenta di colore rosso rubino fitto, di buona consistenza nel calice; al naso sprigiona inizialmente profumi di sottobosco, ribes, lampone, mora matura, violetta e una nota erbacea, seguiti da richiami alle spezie, al pepe e al cacao amaro, ed il finale evoca ricordi di vaniglia, tabacco, cuoio, sensazioni minerali e balsamiche.
In bocca il tannino svolto ad arte si fonde con una splendida morbidezza avvolgente, è caldo e ben bilanciato da una certa freschezza e sapidità; il gusto ricco e pieno si estende in un finale lungo, persistente ed armonico.
 
Vanto dell’enologia del Montello e dei Colli Asolani, si conferma un fuoriclasse assoluto anche in tavola, dove sposa in abbinamento pietanze dai sapori strutturati e generosi, da provare con un filetto di manzo al pepe verde.



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Ultima modifica martedì, 21 febbraio 2012 08:54
Il Veneto è coperto da quasi 70.000 ettari di vigne, prevalentemente situati in pianura, con una produzione di vino ogni hanno molto elevata che lo posiziona come una delle prime regioni italiane in questo settore produttivo. La zona dove vengono coltivate ancora varietà  soprattutto autoctone, già diffuse prima della decimazione dovuta alla fillossera, è quella posta a ovest, in provincia di Verona e in parte nel vicentino, mentre le altre hanno adottato prevalentemente vitigni internazionali, tanto che il Merlot risulta il più coltivato di tutta la regione; la Garganega però si trova al secondo posto seguita dalla Glera. Le province di Verona e di Treviso risultano i due poli  principali, con quasi i due terzi dell’intera produzione regionale.
Nel panorama delle regioni vinicole italiane il Veneto può vantare ben 14 Docg, che lo posizionano al secondo posto dietro solo al Piemonte che ne ha 16.
 



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Ultima modifica martedì, 21 febbraio 2012 08:54

I vini di Radici del Sud secondo Franco Ziliani

Nell’affollato panorama del vino salentino, ogni anno popolato di nuove figure che cercano di ritagliarsi uno spazio e farsi notare, ci sono aziende che grazie alla loro storia, alla continuità qualitativa costituiscono un punto di riferimento.
Tra queste va sicuramente inserita la Casa Vinicola Apollonio di Monteroni di Lecce.
Un’azienda più che secolare fondata nel 1870 da Noé Apollonio, che cominciò a produrre e commercializzare vini e proseguita dal figlio Marcello, poi, negli anni del boom economico, da Salvatore che prese in mano le sorti dell’azienda del padre cui diede un’impronta manageriale puntando sulla produzione di vini di qualità ancora superiore imbottigliati col proprio marchio già nel 1975.
Oggi, in perfetta continuità familiare, sono i figli Marcello e Massimiliano, impegnati in azienda dal 1995, a proseguire i lavori. Svariati, basta visitare il sito Internet aziendale i vini prodotti, inseriti in linee diverse presentati con denominazioni classiche come Copertino, Salice Salentino, Squinzano, oppure come Igt Salento, in larghissima parte giocati sui vitigni autoctoni del territorio come Negroamaro e Primitivo, utilizzati in purezza o combinati tra loro, qualche volta, parlo del Negroamaro, anche con la partecipazione del Montepulciano.
Amante come sono di quel grande vitigno identitario che è il Negroamaro, ho scritto recentemente su Vinix di un vino che tradizionalmente riceve consensi nella grande rassegna dedicata ai vitigni autoctoni meridionali che è Radici del Sud, il Salento Rosso Igt (che ormai bisognerebbe abituarsi a chiamare IGP) Negroamaro Terragnolo prodotto con uve Negroamaro in purezza.
Per questa rubrica ho però pensato di scegliere un altro Salento Rosso Igp, il Valle Cupa, un mix dei due vitigni identitari salentini per antonomasia, il Negroamaro ed il Primitivo presenti in pari misura a caratterizzare la cuvée. Uve provenienti da terreni calcarei argillosi, oggetto di una fermentazione tradizionale con macerazione piuttosto lunga superiore ai 30 giorni, per un affinamento protratto per 12 mesi in botti di rovere francesi e americane, seguito da un periodo di 12 mesi in bottiglia.
Il risultato è un vino che mi ha sorpreso per il suo equilibrio e la piacevolezza, per una personalità spiccata dove ognuno dei due vitigni componenti si esprime compiutamente pur fondendosi e armonizzandosi, quasi completandosi con l’altro.
Un vino ricco, abbastanza materico, ma senza gli eccessi di altri uvaggi pugliesi dove spesso l’aspetto concentrazione prevale e prende la mano. Colore rubino violaceo di buona intensità e concentrazione, si propone con un naso molto aperto, maturo, solare decisamente mediterraneo, con tutto il calore, la fruttuosità succosa del Primitivo, tutta ciliegia e prugna matura, mentre in secondo piano emergono progressivamente le note terrose, selvatiche, leggermente minerali e di terra bruciata del Negroamaro.
Il tutto completato da note di tabacco dolce, e cuoio erbe aromatiche e poi cioccolato amaro più che cacao, con una bella vena fresca e viva e quasi balsamico-mentolata e una bella apertura e spinta, una notevole energia, una certa naturale dolcezza ed espansione.
La bocca è ampia e carnosa, con una bella espansione e ricchezza della materia e un notevole sostegno tannico ricco e vigoroso che spinge e si fa sentire, un frutto integro, alcol bilanciato, un gusto ricco e terroso con una bella vena asciutta e un insospettabile rigore lontano da ogni carattere marmellatoso, con una compostezza e un carattere davvero notevoli. Grande equilibrio per un bel mix tra le due uve identitarie salentine e pugliesi, un vino decisamente ben fatto e tecnicamente ineccepibile, con un legno calibrato, usato molto bene e solo una leggerissima nota tostata che richiama il caffé. Sorprendente la freschezza e la fluidità in bocca il nerbo tannico che spinge e si fa sentire.

Apollonio Casa Vinicola
Via San Pietro in Lama, 7
73047 Monteroni di Lecce (LE)
Tel. + 39 0832 327182
Fax +39 0832 420051
e-mail: info@apolloniovini.it
Sito Internet http://www.apolloniovini.it/


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Ultima modifica martedì, 21 febbraio 2012 07:46