Archivio della Categoria ‘Vino & Vino’


Ribera del Guadiana è una denominazione di origine situata nel sud ovest della Spagna al confine con il Portogallo, nella regione di Estremadura; su una superficie vitata di circa ventotto mila ettari, vi sono sei sottozone: Tierra de Barros, Montánchez, Ribera Alta, Ribera Baja, Matanegra e Cañamero. Il vitigno più coltivato è il Tempranillo, ma sono ammesse ben ventinove varietà differenti, comprese interessanti uve bianche locali, come Cayetana, Eva e Pardina.

Faro della denominazione è attualmente l’azienda Pago los Balancines, fondata nel 2006, ma capace di creare in poco tempo vini eccellenti e molto interessanti; la produzione comprende circa cento mila bottiglie, a cui si vanno a sommare le centocinquantamila della collezione Crash Wines, una linea particolare con etichette molto colorate e caratteristiche, ispirate alla Pop-Art.

Realizzato in quarantaduemila bottiglie, il Los Balancines Matanegra, è un intrigante blend di Tempranillo, Cabernet Sauvignon e Garnacha Tintorera, lasciato maturare in barrique di rovere francese per circa diciotto mesi; la vendemmia 2009 regala un vino di colore rosso rubino con riflessi granato, decisamente consistente nel calice, incanta l’olfatto con sentori delicati ma intensi di mora, cassis, marmellata di ciliegie, violetta appassita, cioccolato, china, rabarbaro, terra bagnata, con ventate balsamiche e spinte di anice stellato. In bocca accarezza il palato solleticandolo con tannini croccanti e maturi, il succo è gustoso e la struttura imponente, equilibrato con un richiamo alla frutta matura e alle spezie dolci; lunghissimo e molto persistente, rappresenta un’eccellente unione di potenza e finezza, nonchè di tradizione e personalità.


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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 09:00

L’azienda Tomada de Castro è nata nel 1998, nel cuore di Valle Salnés, una zona privilegiata per la produzione del vino Albariño; la famiglia Castro può vantare una lunga tradizione enologica di oltre un secolo, seppur ufficilamente all’interno della denominazione di origine Rías Baixas a partire appunto dal 1998.

Il Tomada de Castro è un vino bianco a base Albariño in purezza ed è il fiore all’occhiello della cantina; da sole uve selezionate, l’annata 2011 si presenta di un bel colore giallo paglierino
luminoso, freschissimo al naso, propone aromi fruttati di mela verde, banana, mentuccia, gelsomino e fiori di tiglio. L’assaggio è saporito, buona è la freschezza e la sapidità minerale, chiude con un finale vibrante coerentemente minerale, di buona persistenza e finezza; elegante e solare, da provare con un gustoso e delicato branzino.


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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 09:00

Giustizia

Datemi il tempo di riordinare le idee e le tantissime emozioni, contrastanti, che ho provato e mi hanno fatto venire letteralmente i brividi, questa mattina rimettendo nuovamente piede, dopo 45 anni, al Palazzo di Giustizia nella mia adorata Milano. Datemi il tempo di far decantare tutto, di ritrovare la giusta serenità per scrivere e per raccontare di come è andata la mia udienza in Tribunale di cui vi avevo parlato ieri qui.
Quello che mi sento per ora di dirvi è che le cose sono andate molto meglio di quanto paventassi. Non mi è andata completamente liscia, come è giusto che sia, perché avendo sbagliato a pubblicare senza autorizzazione quella fotografia, devo pagare, perché stupidamente non ho rispettato la disciplina del diritto d’autore, ma non dovrò sborsare la cifra, diciamo un po’ sovrastimata, che chi mi ha citato in giudizio aveva richiesto.
Siamo quasi a livello di quello che un cavaliere che verrà presto disarcionato riconosce mensilmente ad ogni sua singola “olgettina”, o di quello che una signora presa dalla sindrome dello shopping compulsivo e anti-depressivo spende per una veloce visita a qualche boutique. a è la cifra, tutto compreso, chiavi in mano, che ha deciso, dopo lunghe trattative, tira mola e meseda, sembrava de vess ai temp del Carlo Cudega e del Toni Tegula, un Giudice, non la cifra che mi era stata proposta di pagare in maggio dal fotografo, quando mi aveva contattato prima di farmi scrivere dal suo avvocato…
Pagherò, non con gioia, ma con profondo rispetto della Giustizia, i 2100 euro (comprensivi delle spese per il legale del querelante) che l’accordo finale prevede, ma voglio dire un grazie dal profondo del cuore a due persone – non al fotografo e al suo avvocato ovviamente… – che mi hanno fatto sentire orgoglioso di essere un cittadino italiano.
Parlo del Giudice Claudio Marangoni, della sezione specializzata in materia di imprese del Tribunale di Milano, che ha dimostrato buon senso, saggezza, realismo e si è adoperato con grande umanità e con la giusta fermezza perché si arrivasse ad un accordo, e del mio avvocato, Diego Sburlino, bresciano, grande appassionato di vino, sommelier di formazione A.I.S. (ci sono tante persone perbene in quella benemerita Associazione…), che mi ha assistito in maniera stupenda. Dimostrandomi, grazie ancora Diego, di essere un amico (e un fedele lettore di questo blog) prima che un bravissimo uomo di legge.
A loro due, a tutti voi che sul blog, tramite e-mail, sms, telefonate, mi avete fatto sentire la vostra vicinanza ed il vostro sostegno, un grazie dal più profondo del cuore.
E adesso avanti (con molta più attenzione nell’utilizzo delle foto, ça va sans dire) con ancora maggiore impegno ed entusiasmo, con la consapevolezza che questo “blogghino” come magari qualcuno lo potrà definire riduttivamente continuerà con coraggio, libertà ed indipendenza a difendere la causa del vino. Contro prepotenze e pressioni di ogni tipo.
Tiremm innanz e viva la Giustizia!

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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 05:00

Il Magallanes Selección del celebre enologo spagnolo César Muñoz è uno dei vini emergenti più interessanti all’interno della denominazione di origine Ribera del Duero; si tratta di un Tempranillo in purezza, ottenuto da vitigni centenari, situati ad una considerevole altitudine compresa fra i 900 e i 1000 metri di altezza, su di un terreno ideale per la coltivazione della vite. Secondo i dettami e l’esperienza dell’enologo il vino effettua la malolattica in barrique, per affinare poi in botti di rovere francese, nuove all’ottanta per cento, per circa due anni.

Il prodotto dell’annata 2009 si presenta di un colore rosso rubino con riflessi granato, consistente nel calice, giunge all’olfatto inizialmente con intensi profumi di ciliegia e visciola, a cui seguono sentori balsamici, cannella e cacao; in bocca è potente, caldo, delineato da una trama tannica fitta, gustoso, attraversato da una vena acida incessante e da una complessità quasi aristocratica; energico sino alla fine, sfuma in lunghezza con un richiamo alle note balsamiche e speziate.

Un vino rosso di gran classe a cui non mancano struttura e personalità.

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Ultima modifica lunedì, 21 gennaio 2013 08:53

Una delle Denominación de Origen della Castilla y León, la Rueda, comprende cinquantasette comuni della provincia di Valladolid, diciassette di quella di Segovia e due della provincia
di Ávila; è la D.O. più antica nel territorio della Castilla y León, riconosciuta nel 1980 inizialmente per i soli vini bianchi, mentre l’allargamento ai vini rosati e rossi si ebbe nel 1994. Nel 2006 però questa concessione venne revocata e la D.O. Rueda venne di nuovo riservata ai soli vini bianchi.

Il vitigno più importante della Rueda è il Verdejo, una delle migliori uve bianche di Spagna e qui considerato autoctono, ma si coltivano anche Sauvignon Blanc, Palomino fino e Viura; all’interno della denominazione di origine si producono cinque tipologie di vino: Rueda Comune, Rueda Superior, Rueda Spumante e due vini dolci fortificati, Pálido Rueda e Dorada Rueda.

Fra i vini bianchi più importanti e interessanti dell’intera denominazione è il Loess Collection dell’azienda Loess di Arroyo de la Encomienda, nelle vicinanze di Valladolid; si tratta di un Verdejo in purezza, proveniente dalle vigne piantate nel 1936 e nel 1988, lasciato ad affinare per circa cinque mesi in barrique di rovere francese. Dalla vendemmia 2011 proviene un vino color giallo paglierino quasi brillante, molto elegante ed estremamente consistente nel calice; al naso abbondano i sentori di fiori bianchi freschissimi, frutta gialla matura, albicocca e pesca, con una nota di frutta tropicale, lieve mineralità ed una componente speziata con un accenno alle erbe aromatiche.  La buona acidità stimola piacevolmente il palato, bilanciata da buona morbidezza, sapidità minerale, gusto fruttato e un’ottima struttura; il finale avvolgente conduce con buon calore ad apprezzare ancora sapori fruttati e speziati, lungo e persistente,

Uno dei migliori vini bianchi spagnoli.

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Ultima modifica lunedì, 21 gennaio 2013 08:53

Nel distretto vitivinicolo tedesco del Rheinessen, precisamente nella cittadina di Bechtheim, si trova l’azienda Runkel, una cantina a conduzione familiare, che dal 2011 produce vini
biologici, ma dalla grande tradizione risalente al 1559; qui sui circa dieci ettari vitati si producono oltre al classico Riesling, anche Chardonnay, Weisserburgunder, Grauerburgunder, Rivaner, Ortega e Gewürztraminer a bacca bianca, Spätburgunder, St. Lauren , Dornfelder e Merlot a bacca bianca, per una linea complessiva che spazia dai vini bianchi, a quelli rossi, passando per i rosati e gli spumanti.

Uno dei vini bianchi più interessanti della vendemmia 2011 è il Bechtheimer Heilig – Kreuz Riesling Trocken: di colore giallo paglierino splendente e di buona consistenza nel calice, investe l’olfatto con profumi intensi molto freschi di gelsomino, pompelmo, biancospino, pera ed una nota di mineralità ampiamente diffusa; in bocca disegna una ragnatela di freschezza su cui si dispone una struttura piuttosto succosa, segnata da una mineralità molto caratteristica insieme ad un gusto fruttato vigoroso e pulsante.

Energico, elegante, convincente, un ottimo Riesling non banale e assai piacevole.

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Ultima modifica lunedì, 21 gennaio 2013 08:53
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Andrea Terraneo

Dopo sette anni Francesco Bonfio, titolare dell’Enoteca Palazzo Piccolomini di Siena, ha lasciato la presidenza di Vinarius, l’associazione di enoteche italiane che riunisce circa 100 fra bottiglierie e punti vendita di vino a mescita in tutto il territorio italiano e all’estero. In un’ottica di rinnovamento generazionale, anche se il lavoro fatto dal team guidato con sicurezza dall’amico Bonfio è stato eccellente, sono stati eletti un nuovo presidente e un nuovo Cda dove la maggior parte dei consiglieri ha media dai 30 ai 35 anni.
A Bonfio succede dunque Andrea Terraneo dell’Enoteca La Barrique di Cantù (Como), e al fianco di Terraneo due vicepresidenti: Mauro Lorenzon dell’Enoteca Mascareta di Venezia (confermato) per la sezione Enoiteche e una donna Alessandra De Candia (nuova) dell’Enoteca De Candia di Bari per la sezione Enoteche. Il nuovo Consiglio di amministrazione ha poi eletto Fabrizio Fucile dell’Enoteca Vino Vino di Terni, nuovo consigliere con incarico di Tesoriere e Luca Sarais dell’Enoiteca Cantine Isola di Milano, membro del Direttivo.
Gli altri consiglieri sono Toni Lercher (confermato) dell’Enoteca dell’Orologiaio di San Candido BZ per la sezione enoiteche e poi tutti per la sezione enoteche Filippo Gastaldi (nuovo) Un Mondo di Vino di Orzinuovi BS, Luigina Toso (nuova) dell’Enoteca Toso di Rivignano UD, Pierluigi Pipoli (nuovo) dell’Enoteca Il Tralcio di Monopoli BA, Andrea Gaviglio (confermato) dell’Enoteca Vino Vino di Milano e Alfredo Pinto (nuovo) dell’Enoteca 13 Gradi di Roma.
In attesa di farlo con il neo presidente, ho il piacere di pubblicare la bella intervista che Ignazio Cambula ha fatto al presidente uscente, intervista pubblicata sulla pagina Facebook dell’Associazione (confesso il conflitto d’interessi) del cui Collegio dei probiviri ho l’onore di far parte, insieme ai colleghi Cesare Pillon e Alessandro Masnaghetti. Buona lettura, un grazie a Francesco e gli auguri di buon lavoro ad Andrea!

Dopo tanti anni la Vinarius consegna ora la massima carica ad un nuovo associato. Inizia un nuovo periodo e il suo nome ora è nell’elenco dei presidenti, in buona compagnia. Che sensazione prova?

La sensazione di un ciclo che si chiude.

Avrebbe voluto proseguire? 

Un po’ dispiace perché ti vengono in mente mille cose che avresti voluto fare e non hai fatto per mancanza di tempo o per congiunture sfavorevoli. Ma sono convinto che sia stato giusto favorire l’avvicendamento, l’associazione non può impigrirsi e deve sempre pensare al futuro.

Che significa nel quotidiano dirigere l’associazione?

Essere sempre disponibili con associati, interlocutori, istituzioni.

Come si concilia con l’attività di enotecario?

Non si concilia, si fa conciliare. Il vantaggio è che l’elemento in comune è l’amore per il vino che ti fa superare mille asperità.

Quale crede sia stata l’impronta data dalla sua presidenza?

Aver impostato un diverso rapporto fra presidente e consiglieri e fra gli stessi consiglieri dei quali credo che non ci sia uno che si sia mai sentito emarginato dalle decisioni.

Ha qualche rimpianto?

Sì, mi sarebbe piaciuto portare avanti una conversione dell’assetto associativo in senso più federalista. Spero che il nuovo Consiglio possa lavorare in questo senso.

Tante manifestazioni, incontri pubblici con ospiti celebri dell’enogastronomia, numerosi interventi con nette prese di posizione in vari canali. Qual’è stato secondo lei il momento più alto dell’associazione in questi anni?

Dal punto di vista mediatico certamente il faccia a faccia sul Brunello di Montalcino ad ottobre 2008 con Franco Ziliani, il giornalista che ha divulgato la notizia delle indagini in corso a Montalcino per quello che poi è passato alla storia come “lo scandalo del Brunello” ed Ezio Rivella che per ruolo, immagine, prestigio e attività è il personaggio che, nell’immaginario collettivo, più ha impersonato un certo modo di intendere la vitivinicoltura come attività meramente economica, spogliandola dell’etica e della poesia.

Dal punto di vista associativo invece direi che il momento più importante dei sette anni è aver fatto la modifica dello statuto della Vinarius nella parte che riguarda gli associati. La Vinarius, dalla fondazione nel 1981 al 2008 è stata un’associazione esclusivamente aperta alle enoteche da asporto mentre dal 2009 possono aderire anche le mescite, quelle che con termine di moda oggi sono gli wine bar e con termine raffinato sono le enoiteche. Ecco, sono molto orgoglioso di questa svolta, che permette di racchiudere sotto l’ombrello Vinarius le due più importanti versioni di enotecari, quelli che vendono la bottiglia e quelli che servono il bicchiere. Le sinergie e gli interscambi sono certamente fondamentali per il progresso dell’associazione

Si sente più libero di esprimere opinioni personali ora che ha ceduto la carica? 

Quando sei presidente di un consesso di persone devi necessariamente mediare le varie posizioni. Un presidente può avere idee personali ma quando parla per l’associazione deve esprimere quelle che sono le opinioni della maggioranza. Da ciò consegue il fatto che d’ora in poi potrò esprimere liberamente le mie opinioni perché sono solo mie.

Allora ne approfittiamo, tocchiamo qualche argomento interessante. A proposito di economia e tendenze, e vendite in evidente crisi, si parla spesso negativamente di mode nel consumo del vino eppure queste sono state e sono di grande aiuto, data la presa su un gran numero di persone. Che opinione ha in merito?

La crisi di vendite ha molte cause, sia più generali, che più specifiche del settore. Una di queste, paradossalmente, è proprio la dipendenza dalle mode. La moda decade e si trascina una caduta di vendite che si erano alzate in modo innaturale. Quindi la mia opinione è che la moda nel vino sia solo negativa. Occorre invece un lento, costante, approfondito lavoro di comunicazione del vino e del suo mondo nei confronti dei consumatori e dei potenziali consumatori ai quali dare delle basi di conoscenza solide che permettano loro di sviluppare un palato, una conoscenza e un gusto che sia impermeabile alle mode.

Quella del momento sembra tendere verso il cosiddetto vino vero

E’ una forzatura. E crea confusione nel consumatore che si sente sballottato. Si leggono gli articoli farciti delle più totali assurdità, si sentono dichiarazioni che non hanno una logica se non quella di sfruttare il momento e quindi, come detto prima, di creare i presupposti per un progressivo ed ulteriore allontanamento dal vino dopo i primi momenti di euforia commerciale. Sarebbe tanto semplice intervenire con una legge ma gli interessi in gioco sono tali e, debbo dire, chi è chiamato a decidere in Europa o è succube delle lobby o è completamente ignorante della materia, che non riusciranno mai a farla.

E’ molto attuale la discussione sull’eventualità di tassare diversamente gli alcolici e dunque anche il vino, ripetutamente elencato pure in contesti come quelli dell’abuso notturno alla stregua di altri prodotti. Talvolta anche di altre sostanze. Crede sia possibile considerare tutto ciò in modo diverso? E come? 

E’ fondamentale che si riconosca al vino una patente di nobiltà culturale che nessun altro prodotto detiene. Una volta fatto ciò si deve intervenire con tassazioni differenziate che puniscano in modo progressivo i consumi con un sistema direttamente proporzionale al danno prodotto.

Che cos’è la cultura del vino che la Vinarius si propone di divulgare? Crede davvero che le enoteche possano attivamente fare cultura? In che modo?

Ogni volta che si comunica qualcosa si trasmette un insieme di nozioni, di impressioni, di idee provenienti da una conoscenza personale affinata negli anni. Con questa attività si fa sempre cultura. A maggior ragione quando si parla di vino che è un prodotto che molto più di altra merce, ricomprende valori come la tradizione, la territorialità, la sete di conoscenza dell’uomo.
L’enoteca è quindi un posto dove si contribuisce ad arricchire la conoscenza delle persone grazie al prodotto vino. Lo si fa parlando di vino, illustrandolo, spiegandolo, raccontandolo e alla fine bevendolo non senza essere passati però attraverso la fase di stimolo della curiosità.

Quali sono gli alleati dell’associazione in questo senso? Chi o cosa invece è di ostacolo?

Gli alleati sono i produttori seri, in linea con questa interpretazione del vino, i giornalisti seri, scrupolosi e competenti. Specularmente non possiamo contare, anzi, remano contro quei produttori per i quali il vino è solo business e i giornalisti prezzolati.

Che ruolo la aspetta ora all’interno della Vinarius?

Nessuno. Sono a disposizione dell’associazione. Se vorranno, se crederanno opportuno se vorranno coinvolgermi per trarre vantaggio dall’esperienza maturata io sarò lieto di dare una mano. Altrimenti il mio ruolo è di godermi l’associazione e in ogni evento potrò fare il socio senza i condizionamenti, d’altro canto necessari, del ruolo ricoperto .

Andrea Terraneo è stato in questi anni a stretto contatto con lei in quanto consigliere tesoriere dell’associazione, lo conosce bene. E’ contento della scelta del Consiglio?

Ritengo la scelta del Consiglio azzeccata perché Andrea Terraneo non solo è bravo, competente e serio ma anche perché ha già vissuto, per la sua precedente posizione, una posizione di vertice cosa che consente di muoversi già con una certa qual esperienza.

Presto intervisteremo il nuovo presidente. Ci aiuti, suggerisca una domanda “cattiva” da porgli.

Come pensa di allenare una squadra con così tanti fuoriclasse?

E un suggerimento per lui?

Ascoltare tutti e decidere da solo.

a cura di Ignazio Cambula

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Ultima modifica lunedì, 21 gennaio 2013 05:00

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La vicenda, nella sua semplicità, l’ho già raccontata, la scorsa estate, qui.
Sono stato querelato e trascinato in giudizio da un fotografo professionista, perché nel giugno del 2009 ho commesso l’imprudenza (ma quale imprudenza, diciamolo chiaramente!, il reato) consistente nell’aver pubblicato su questo blog una splendida immagine scattata da un bravo fotografo (alla cui bravura in quel post avevo peraltro reso omaggio) senza chiedergli preventivamente il permesso. E senza accordarmi per il compenso che, conformemente alla disciplina dei diritti d’autore, dovevo riconoscergli.
Ho sbagliato, ho compiuto un’ingenuità, una bischerata, ma in buona fede e non avendo tratto nessun vantaggio economico dalla pubblicazione della foto, ho chiesto scusa e mi sono dichiarato pronto ad eliminare la foto, cosa che ho fatto, e a pubblicare un post di scuse, ma questo non è bastato.
E, come ho già scritto, ho ricevuto una citazione in giudizio dove il fotografo (tramite il suo avvocato) mi ha chiesto a titolo di risarcimento per l’uso improprio e non autorizzato della sua opera fotografica la bellezza, tenetevi forte, di 3500 euro più Iva. Più il calcolo degli interessi (circa 400 altri euro) maturati in tre anni di pubblicazione della sua foto sul mio blog.
E ora rischio, se verrò dichiarato colpevole, di dover pagare anche le spese processuali, calcolabili in un paio di migliaia di euro. Più le spese legali.
Colpevole

Perché torno su questa vicenda? Semplicemente perché martedì 22 gennaio alle ore 10.30 il giudice ha convocato le due parti, il querelante ed il querelato ed i loro avvocati (il mio, bresciano, è un grande appassionato di vini ed un lettore di questo blog) in Tribunale, al Palazzo di Giustizia a Milano, per vedere di trovare un accordo. Ed evitare, la Giustizia in Italia ha già un corso abbastanza faticoso, che la causa si trascini facendo perdere altro tempo e danaro.
Che dire? Dichiararmi colpevole? Affidarmi alla clemenza della Corte confidando che trionfi il buon senso? Fare come Fabrizio Corona e scappare? Chiedere asilo politico e appellarmi alla Convenzione di Ginevra?

Siamo seri! Io spero solo, per usare un’espressione proverbiale tedesca, che “ci sia un giudice a Berlino” che valuti utilizzando non solo il codice ma quella sana cosa che è il buon senso. Oppure ispirandomi ad un libro del maestro Marcello D’Orta, diventato poi un film diretto da Lina Wertmüller, potrei dire “Io speriamo che me la cavo” e che, ancora parlando nella lingua di Goethe, “Alles ist gut, wenn das Ende gut ist”, tutto è bene quel che finisce bene.
Per il momento, ringraziando l’amico Cosimo Piovasco di Rondò di Trentino wine blog per questo post di solidarietà, non posso che condividere la sua scelta grafica di uscire questa sera e nella giornata di martedì, con una grafica che esprime il mio stato d’animo “di fronte ad una reazione sproporzionata e inverosimile”.
Stato d’animo che rimanda anche ad “una riflessione più generale, che va oltre il “caso della foto proibita“, e che riguarda la condizione di solitudine che avvolge i comunicatori del web, anche quando sono giornalisti. Il web li espone a reazioni spesso incongrue, tali da limitare  a priori, come una censura preventiva, la loro libertà di scrivere e il loro diritto di esprimere opinioni”.
Ed è non solo questo blog battagliero, ma tutto il mondo dell’informazione indipendente ad essere un po’, con la mia convocazione in Tribunale martedì 22, in lutto…

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Ultima modifica lunedì, 21 gennaio 2013 05:00

Casaviva-Mondadori

Ultimamente tutte le notizie che arrivano dal mondo dell’editoria non sono solo tristi, ma mi mettono una gran malinconia.
Ho appena appreso, dalla lettura di questo post dell’ottimo quotidiano indipendente on line Lettera 43, che Mondadori periodici nell’ambito di “un radicale progetto di riorganizzazione che Ernesto Mauri, direttore generale periodici Mondadori oltre che numero uno di Mondadori France, ha in mente per i periodici Italia della casa editrice di Segrate” ha decretato la fine delle pubblicazioni per i mensili Panorama Travel, Casa Viva, Ville & Giardini e Men’s Health, e che per “i 28 giornalisti delle testate chiuse (esclusi direttori e vice) si profila l’ipotesi cassa integrazione”. Inoltre “l’obiettivo finale del management è infatti quello di ridimensionare le redazioni di un centinaio di unità entro il 2013 anche prevedendo nuovi prepensionamenti”.

Nella sua secchezza è l’ennesimo episodio di ordinaria crisi, che investe pesantemente anche il mondo dell’editoria, ma per quanto mi riguarda questa notizia è molto di più. Sapere che Casa Viva, fondata nel lontano 1973, chiude, è una coltellata al cuore, perché di questa gloriosa rivista mondadoriana ho avuto il privilegio di essere collaboratore per ben otto anni.

Ziliani che si occupava di arredamento? Niente affatto, su quella rivista ho scritto esclusivamente di vino, con una rubrica di una pagina, Vino e dintorni, che mi venne affidata a fine anni Ottanta da quel direttore galantuomo di Sandro Liberali, toscano, alto, schietto, cultore del sigaro e della buona cucina (io ho sempre pensato anche di altro…) cui venni presentato e anche un po’ “raccomandato”, professionalmente parlando, da Edoardo Raspelli. Una persona molto diversa dal personaggio televisivo che siamo abituati a vedere sulle reti Mediaset, allora al colmo della sua fama di terribile “Savonarola della buona tavola”.

Una persona, sarei uno stronzo a non riconoscerlo, che ha fatto disinteressatamente molto per me nei primi anni della mia attività di giornalista enogastronomico. Tanto che oltre a Casaviva, mi portò a collaborare a Gente Viaggi e anche, udite udite, al Gambero rosso, quando era supplemento (ebbene sì) del Manifesto.

E così in quegli anni mi capitò di scrivere contemporaneamente sul Giornale di Montanelli, sul Manifesto e sul Secolo d’Italia, organo del Movimento Sociale Italiano, dove scrivevo di musica classica e di cultura. Ad esempio andando ad intervistare a casa sua a Montichiari Aldo Busi. Per gli otto anni della mia collaborazione a Casaviva (dove mio riferimento era la poco simpatica ma super professionale redattrice Paola Grassi) ebbi in Liberali un direttore straordinario e di assoluto rigore.

Cui dovetti mentire – e lo confesso ora qui – una sola volta. Quando gli dissi, in quegli anni Mondadori e Rizzoli erano in “guerra”, che dovendo scegliere tra l’una e l’altra testata rinunciavo a collaborare alla rizzoliana A tavola, dove avevo avuto l’opportunità di scrivere chiamato da quello che sarebbe diventato non solo un maestro ma un amico, quanto mai rimpianto, Germano Pellizzoni. A Liberali dissi così, ma corsi a scrivere, di vino, su A tavola, firmandomi con lo pseudonimo di Fulvio Zorzi (che usavo anche sul Secolo…).

Per otto anni, su una rivista che viaggiava intorno a 500 mila copie di tiratura, ebbi il mio spazio mensile, ampio, articolato, totalmente libero da qualsivoglia condizionamento (potevo scrivere di chi diavolo volevo e come volevo) dedicato al vino, con quattro, cinque pezzi dove consigliare un vino o un produttore, fornire indicazioni sull’abbinamento a tavola, su come servire, conservare scegliere i vini.

Indimenticabili ricordi e un’autentica scuola di giornalismo (un qualcosa che molti blogger del vino rampanti emersi o emergenti non conoscono) e di vita. Sapere che Casaviva chiude mi mette una tremenda malinconia, per un tempo, meraviglioso, che è passato e non tornerà più…
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Non bastasse la notizia della chiusura di Casa Viva, un’altra ferale news mi ha colpito al cuore in questi giorni, ovvero sapere che il supplemento mensile eno-gastronomico del Corriere della Sera, La cucina del Corriere della Sera ha chiuso con il numero di dicembre. Ho saputo, per citare le esatte motivazioni, che “L’opera “La Cucina del Corriere della Sera” si è conclusa con il numero di dicembre e che la collana si è conclusa come accade a tutti i collaterali”.

Sono stato un collaboratore, da 3 – 4 articoli all’anno, di questo stupendo mensile eno-gastronomico, da cui chiunque ne avesse sfogliato anche solo un numero ha ricavato l’impressione di un lavoro curato, ben fatto, professionale da ogni punto di vista. Anche se, incredibilmente, pubblicava uno spazio fisso sui vini, breve e inoffensivo, affidato a tale “collega” L.M., uno con il quale non prenderei mai nemmeno un caffè. Alla larga…

Sul sito Internet del Corriere della Sera nella sezione cucina, sono disponibili, nello store on line, tutti i numeri di questa rivista. Se fossi una biblioteca civica (sempre in un’altra vita sono stato bibliotecario per 18 anni, fino al 1997, quando mi dimisi per affrontare il mare procelloso del giornalismo free lance) acquisterei l’intera collezione. Non credevo che Rizzoli RCS considerasse La cucina del Corriere della Sera una collana e mi spiace che quella che io pensavo invece una rivista, con ricette, articoli sui vini, approfondimenti di argomento gastronomico e culinario, abbia chiuso i battenti.

La crisi economica ha colpito anche qui. Resistono poche testate eno-gastronomiche che hanno fatto la storia dell’informazione sul cibo e sul vino in Italia. A tutte loro, anche a quelle che ho in totale disistima (e non sono poche) un augurio “borrelliano”: resistere, resistere, resistere…

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Ultima modifica sabato, 19 gennaio 2013 04:59

L’azienda Weingut Eymann è una cantina a conduzione familiare che può vantare l’esperienza di ormai ben tre generazioni; situata nel Pfalz, il distretto vinicolo tedesco chiamato in italiano Palatinato, precisamente nella cittadina di Gönnheim, qui produce interessanti vini ecologici nel pieno rispetto della natura: Riesling, Weissburgunder, Grauburgunder, Silvaner, Muskateller, Gewürztraminer e Pinot Noir, prodotto anche in versione Rosè spumante, o Sekt come viene chiamato in Germania. I migliori vini dell’azienda vengono chiamati “Toreye”, dall’antico feudo, già citato nel 1350, da cui deriverebbe il nome della famiglia Eymann; il Gönnheimer Sonnenberg Pinot Noir Toreye si presenta dalla vendemmia 2009 di colore rosso rubino con qualche riflesso granato, di colore scarico e semitrasparente, tipico del vitigno; abbastanza consistente nel calice, al naso propone sentori fruttati e floreali, lamponi, violetta essiccata, ginepro, ribes, pepe nero e chiodi di garofano. Fresco e sapido, equilibrato e gustoso, denota buona eleganza e finezza, con tannini lineari e discreti; chiude con coerenza e buona persistenza, ottimo in abbinamento con la faraona al forno con patate.


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Ultima modifica venerdì, 18 gennaio 2013 08:37