Archivio della Categoria ‘Vino & Vino’


Nella regione Marche prevale la coltivazione dei vigneti a bacca bianca, come Trebbiano, Verdicchio, Albana, Biancone, Trebbianello, Malvasia e Moscatello; per quanto riguarda quelli a bacca rossa invece i più diffusi sono Sangiovese, Vernaccia, Lacrima, Canaiolo ed Aleatico, con larga diffusione anche degli internazionali Cabernet Sauvignon e Franc, Pinot Nero e Malbech.
Il territorio marchigiano è caratterizzato da un quasi 70% di colline, ideali per la produzione di vino, essendo generalmente costituite da terreni profondi dotati di buona permeabilità. A settentrione incontriamo la zona vitivinicola dei colli Pesaresi e del Metauro dove abbondano i terreni marnoso – calcarei e la produzione è incentrata soprattutto sul Sangiovese. La zona dei Castelli di Jesi al contrario è celebre per i vini dal vitigno Verdicchio, strutturati e molto longevi, mentre fra Ancona e Loreto, lungo la costa  adriatica, la zona Rosso Conero produce grandi vini rossi da Montepulciano e Sangiovese.
L’Alta Valle Camerina comprende il comune di Matelica ed è l’altro grande bacino di ottimi vini da Verdicchio; a Serrapetrona invece, cittadina montana in provincia di Macerata, prevale un suolo roccioso, ricco di calcare, marne e argilla; altre zone vitivinicole marchigiane sono il Falerio dei Colli Ascolani, i Colli di Tronto e l’area del Piceno con l’interessante Doc Offida.
 



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Ultima modifica venerdì, 3 febbraio 2012 02:34

Nel lontano 23 maggio del 1524 Sebastiano del Caccia vendette con regolare contratto a Niccola di Andrea Capponi “quattro poderi con casa da signore, nella località detta la Calcinaia” e proprio qui a Greve in Chianti, in provincia di Firenze, di generazione in generazione, la famiglia Capponi cominciò a crescere la vigna e a produrre vino, che vendemmia dopo vendemmia ha raggiunto gli ottimi livelli qualitativi dei prodotti odierni.

Il Chianti Classico Docg è un’espressione della tipicità di questo territorio, frutto degli storici vitigni Sangiovese al 90% e Canaiolo al 10%; viene fatto maturare in parte in botti di rovere di Slavonia da 30 hl, in carati da 225 litri e da 500 litri ed in vasche di cemento sotterranee di varie dimensioni. L’annata 2008 si presenta rosso rubino impreziosita da riflessi color granata che presagiscono gli aromi complessi apprezzabili al naso: mora e ciliegia matura, viola essiccata, pepe, salvia, cannella e cacao.

L’ingresso in bocca è caldo e abbastanza morbido, il corpo molto succoso è sorretto da una tradizionale trama tannica fitta; il gusto fruttato e leggermente piccante richiama con grande coerenza le componenti olfattive, accompagnando il lungo finale su note di pura piacevolezza.

Chianti Classico di emblematica tipicità, da bere ora in accompagnamento con la classica fiorentina  e da provare con il lampredotto.



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Ultima modifica venerdì, 3 febbraio 2012 02:34

Lo confesso, in qualche modo mi sentivo in debito, dopo non aver avuto un responso positivo, leggete qui, da un bianco 2007 degustato dopo alcuni anni, proposto in una bottiglia chiusa con il tappo a vite, di poter riuscire a proporre all’attenzione dei lettori di questo blog un bianco che si trovasse in splendide condizioni anche ad alcuni anni dalla vendemmia.
Per farlo sono andato doppiamente a colpo sicuro. Ho scartato accuratamente bianchi che avessero fatto fermentazione o affinamento in legno piccolo e sceso in cantina sono andato su una tipologia di bianchi che non mi ha mai deluso anche dopo aver stappato le bottiglie dopo 3-4-5 anni. Scelta della tipologia di vino e dell’azienda, pardon della Bodega, ancora più mirata, perché mi era dispiaciuto, anche se il vino era tutt’altro che cattivo, aver giudicato qualche tempo fa non con i consueti toni entusiastici un vino prodotto da una delle aziende simbolo e leader della più mediatica tra le denominazione spagnole riservate ai vini bianchi, la galiziana Rias Baixas. Questa volta sono persuaso che Juan Gil de Araujo Gonzalez de Careaga, proprietario delle celeberrime Bodegas del Palacio de Feniñanes di Cambados Pontevedra proprietario di questa azienda simbolo della denominazione fondata nel 1904 il cui primo Albariño risale al 1928, sarà ben contento di quello che scriverò.
Avendo scelto non uno dei vini più ambiziosi della selezione aziendale tipo la la selezione III Año prolungato affinamento sur lie (dell’Albariño de Fefinanes 1583, Blanco fermentado en barrica avevo già scritto), bensì il classico Blanco joven prodotto ogni anno in 100-120 mila esemplari.
Prima di parlarvi del vino e della “scommessa” ampiamente vinta e delle emozioni che mi ha dato un bianco, affinato esclusivamente in acciaio, di cinque anni, voglio spendere qualche parola sulla D.O. Rias Baixas, sul cui ricco e aggiornato sito Internet del Consejo Regulador vengono ricordate le eccellenti performances ed il fatto che “los vinos de Rías Baixas son los blancos españoles que más se venden es el mercado estadounidense, con un incremento del 24%”, siano cioè i vini che si vendono di più sul difficile mercato degli Stati Uniti, dove nel 2011 hanno avuto un incremento del 24 per cento.
Dirò di più, questi bianchi sapidi, minerali, piacevolissimi, prodotti in una regione che conto prima o poi di visitare, confermano la loro vocazione all’export, con un incremento delle importazioni pari al 33,64% durante la campagna 2010-2011 (che va dal settembre 2010 al 31 agosto 2011), e un incremento del 16% rispetto al 2010.
Io adoro questo Rias Baixas Albariño de Fefiñanes delle Bodegas del Palacio de Fefiñanes proposto in una classica, elegante bottiglia renana lunga-alsaziana.

E mi piace come Juan Gil de Araujo Gonzalez de Careaga presenta, con parole semplici ed incisive, la vocazione dei vini della bodega, affermando che “nuestros vinos hablan con nitidez de su paisaje, de su tierra, tienen la plenitud de una variedad singular, la uva albariña”, ovvero che i nostri vini parlano nitidamente del loro paesaggio e della loro terra, e conservano le pienezza della varietà Albariño.
In questa versione senza interferenze dovute all’uso e alla presenza del legno a “cantare” sono esclusivamente quest’uva semi aromatica, ricca di acidità, piena di freschezza, e la terra, ed il ricordo del vicino Oceano che conferisce a questi bianchi una strepitosa salinità ed una vibrazione tutta particolare. Spettacolare il colore del vino, un oro squillante luminoso pieno di riflessi, e subito al primo contatto olfattivo, nonostante i cinque anni di riposo trascorsi in bottiglia, il vino si propone e si racconta complesso, fragrante, pieno di allegria e di vitalità, con i classici profumi di fiori bianchi della varietà, gelsomino e poi fiori d’arancia, di pesca noce, mandorla, un accenno di fiori bianchi e fieno secco, una leggerissima nota di miele e di anice, e poi è un trionfo di pietra e sale, di sfumature salmastre e minerali che danno al vino slancio, freschezza, un carattere spiccato del tutto personale.
Altrettanta freschezza, assoluta integrità anche al primo attacco in bocca dove il vino (4 grammi zucchero) si propone ben secco e diritto, verticale, profondo, ma con una buona ampiezza e consistenza sul palato, in grado di ripartire e riproporsi, con inalterata energia e nerbo, ad ogni sorso, con la sua classica nota di mandorla salata sul finale, ben teso, vibrante, equilibrato e piacevolissimo.
Quanti altri vini bianchi italiani di cinque anni, affinati in acciaio, mi avrebbero regalato le stesse emozioni, il puro piacere di continuare a berlo (ero a casa mia a cena e non dovevo guidare) senza stancarmi?
Querido Albariño!
Bodegas del Palacio de Fefiñanes http://www.fefinanes.com/

 

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Ultima modifica giovedì, 2 febbraio 2012 01:41
Dal 17 al 20 maggio è il periodo fissato per l’evento Divino Tuscany, ideato e condotto da James Suckling, uno dei più autorevoli critici e scrittori di vino al mondo; presenzieranno i grandi nomi e i grandi vini della splendida Toscana enologica con 200 vini “divini” amati dagli appassionati dei cinque continenti.
Ecco il programma:
 
 Giovedì 17 maggio:
 
House Party Vini, sigari e celebrità – Grand Hotel Villa Cora19:30
Festosa cena di benvenuto.
Nuovi vini d’annata.
Musica dal vivo suonata dal pianista più caldo dell’Avana, Ernan Lopez Nussa, che si esibirà con il suo trio.
La proiezione in anteprima italiana del film di James Suckling e di James Orr Heart and Soul of Cuba.
Degustazione di grappe con sigari cubani.
 
Venerdì 18 maggio:
 
Degustazioni guidate annate più recenti - Grand Hotel Villa Cora – ogni ora per gruppi fino a 30 persone, su prenotazione 15:00- 17:30
Cena di gala a Palazzo Corsini.

 Sabato 19 maggio:

Degustazioni guidate annate più recenti - Grand Hotel Villa Cora – ogni ora per gruppi fino a 30 persone, su prenotazione 15:00 – 17:30

 Domenica 20 maggio:

Tradizionale pranzo toscano ospitato presso Il Palagio di
Sting e Trudie Styler.

 



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Ultima modifica giovedì, 2 febbraio 2012 02:28
La Carpenè Malvolti, fondata nel 1868, è una delle aziende italiane che da sempre coniuga in maniera dinamica storia e tradizione con innovazione. Il fondatore Antonio Carpenè infatti introdusse in Italia il metodo classico e fu probabilmente il primo nel campo della spumantistica a valorizzare i vitigni autoctoni riportandoli in etichetta.
Situata a Conegliano nelle terre del Prosecco, l’azienda si dimostra rivolta a perfezionare sempre di più i vini della tradizione, come il Valdobbiadene Superiore di Cartizze e l’intera gamma ottenuta dal vitigno Glera, senza mancare però di proporre spumanti innovativi ottenuti da nuovi vitigni; è il caso del Brut Gewürztraminer L’Arte Spumantistica, ottenuto dalle vigne situate a Termeno nella culla italiana di questo delicato vitigno. Di colore giallo paglierino brillante con belle bollicine fini e numerose di buona persistenza, sfodera aspetti aromatici intensi di frutta gialla, ananas e pesca in primis, canditi, fiori freschi e spezie, sorprendentemente intensi ma ben calibrati e non eccessivi.
In bocca scivola piacevole su note fresche e sapide, coerente e di grande gusto, di assoluta finezza; un esempio di grande abilità e competenza, da un vitigno davvero difficile reso spumante ad arte. Ottimo come aperitivo oppure con primi o fritture di pesce.
 



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Ultima modifica giovedì, 2 febbraio 2012 02:28

Il Gewürztraminer o Traminer Aromatico è un vitigno aromatico ricco di profumi tipici ed intensi di rosa, pompelmo e litchi, che nel vino ricordano il gusto dell’uva stessa, per questo chiamati primari; viene coltivato con successo soprattutto in Alsazia, Germania, Europa Orientale, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e anche in Italia, prevalentemente in Trentino Alto Adige ed in Friuli Venezia Giulia. Il Gewürztraminer è particolarmente esigente per quanto riguarda suolo e clima: è vigoroso, anche indisciplinato, rifiuta i terreni calcarei ed è molto suscettibile alle malattie. Inoltre germoglia presto, quindi è molto sensibile al gelo, ha bisogno di estati secche e calde  e matura in modo irregolare e spesso tardivamente.  In Alsazia, probabilmente la regione insieme al Trentino Alto Adige in cui i vini da Gewürztraminer raggiungono i più alti livelli qualitativi, cresce nel sud della regione e se ne ottengono anche delle versioni dolci in “vendage tardive” o “Sélection de Grain Nobles” in cui viene esaltato lo zucchero naturale immagazzinato dal vitigno.



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Ultima modifica giovedì, 2 febbraio 2012 02:28

La cantina si sceglie su internet. Il Web è la scommessa per fare crescere l’ enoturismo. Chi abbina vacanze e viaggi ad una buona bottiglia confronta offerte, prezzi e qualita’ in tempo reale su tablet e smartphone. E’ quanto emerge dalla prima giornata dei lavori della quarta conferenza internazionale sul turismo del vino che si svolge per la prima volta in Italia, a Perugia, con 400 operatori, esperti e giornalisti di 40 paesi.

”Il Web ed il passaparola – ha detto Chiara Lungarotti, presidente del Movimento turismo del vino – sono strumenti di promozione che funzionano meglio dei canali e dei media tradizionali”. Lo ha dimostrato l’indagine tra le circa mille cantine che aderiscono a questa associazione.

Per il 63 per cento dei produttori interpellati, due clienti su tre scelgono l’itinerario e la visita in cantina da soli consultando internet. Gli ultimi dati dell’ Osservatorio nazionale del turismo indicano che solo il 10,6 per cento dei turisti tradizionali utilizza il Web per informarsi sulle vacanze. Percentuale che e’ invece 6 volte superiore per gli enoturisti. ”Un trend – ha detto Lungarotti – che continuera’ a crescere perche’ il Web, secondo l’ ultima indagine Isnart sui comportamenti turistici degli italiani, è considerato il canale informativo piu’ pratico ed autorevole per la scelta della destinazione turistica, preceduto solo da precedenti esperienze dirette (44,7 per cento) e dal passaparola di amici e conoscenti (29,1)”.

Dal “Avvinando” di Stefano Tamiglio – Visita il blog

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Ultima modifica giovedì, 2 febbraio 2012 12:41


Voglio segnalarvi uno splendido articolo, pubblicato in quell’autentico serbatoio di idee che è il sito Internet Knowledge Wharton dell’Università della Pennsylvania, scritto da quel grande giornalista, che si occupa anche di vino, che è George M. Taber, come si legge nel suo fantastico curriculum, autore del volume “A Toast to Bargain Wines: How Innovators, iconoclasts, and winemaking revolutionaries are changing the way the world drinks (Scribner, November 2011)” per quarant’anni editor e giornalista di primario valore, National Economic Correspondent and Business Editor for Time magazine e dal 2005 interamente concentratosi sul wine writing.
Nel suo articolo, intitolatoRaise a Glass to the Free Market in Wine”, Taber, partendo dalla citazione colta di due economisti classici come Adam Smith e David Ricardo, sostiene che il business globale del vino oggi è diventato un eccellente caso di studio, e una manifestazione dell’andamento del libero mercato.
Dopo aver analizzato i meccanismi relativi alla produzione di merci e beni di consumo e al loro scambio, Taber dopo aver ricordato che oggi si produce e si vende vino un po’ ovunque tanto che ci si trova di fronte a quella che definisce una “large global overproduction”, un’ampia sovrapproduzione, osserva che “The cost of wine in recent years has reflected this generally free global market in two ways, one bad and one good”.
E concentra l’attenzione sul fatto che le nazioni Bric (Brasile, Russia, India e Cina) sono rapidamente diventate consumatrici di vino e hanno spinto vigorosamente in alto i prezzi di molti premium price wines, soprattutto quelli di Bordeaux.
Tutto questo è stato generato dalla classica legge della domanda e dell’offerta, e se aumentano fortemente le richieste di “Château Lafite, the favorite label of the newly wealthy Chinese”, il vino preferito dai nuovi ricchi cinesi, i prezzi di questo vino salgono alle stelle.
Larga parte, come scrive, dei nuovi “BRIC wine drinkers are buying primarily just a few wines — the First Growths of Bordeaux’s left bank, the most famous wines from the right bank such as Château Pétrus, leading Burgundies like Domaine de la Romanée-Conti, and the most costly Champagnes, including Louis Roederer Cristal and Dom Perignon.
The higher the price for those wines, the better they seem to sell. Few wealthy consumers, though, are venturing much beyond prestige wines to buy the thousands of French products selling for $25 or less. So while a very small group of producers are prospering, the French wine business as a whole is in trouble”.
E così mentre l’attenzione di nuovi ricchi si concentra su un numero ristretto di vini, che più sono cari e più sono avvertiti come status symbol e più sono richiesti, moltissimi vini di qualità e dal prezzo molto più contenuto restano in un cono d’ombra.
Accade così che, come racconta il “CEO of Moët Hennessy USA, the big French Champagne producer”, nonostante il ristagno dell’economia Usa il boom delle vendite in Russia e nei Paesi asiatici abbia spinto in alto i prezzi, cosa mai verificatasi prima.
L’avvento dei nuovi consumatori cinesi sta avendo lo stesso impatto che produssero sul mercato del vino l’arrivo dei nuovi consumatori americani tra gli anni Cinquanta e Sessanta o quello dei giapponesi tra gli anni Settanta e Ottanta. In questa fase ci si concentra su vini considerati di prestigio, dotati di una reputazione elevata, di un’immagine elevata che fa passare in secondo piano il fatto che siano costosi e tendano a diventarlo ancora di più.
Ci vogliono nervi saldi in questa fase e non cedere alla tentazione, come racconta un produttore francese a Taber, di vendere l’intera produzione in Cina visto che si potrebbe farlo ad un prezzo molto superiore a quello praticato sui mercati tradizionali. Ma fare questo vorrebbe dire chiudersi le porte su quei mercati.
C’è però un aspetto positivo, un contrappeso, secondo il giornalista americano, in questo attuale trend, ovvero che mentre i prezzi dei prestige wines salgono alle stelle, “the good side of the free market in wine is that there are now more and better products available at attractive prices than ever before”, sono sempre più disponibili e sono sempre migliori vini a prezzi bassi, molto più bassi che in passato.
La qualità dei questi vini, sostiene, è incredibilmente migliorata, grazie all’uso della tecnologia. E questa, dice, resta una storia tutta da scrivere ancora, perché la stampa americana tende a concentrarsi sul fenomeno dei premium wines e dei loro prezzi stellari: “The greatest story never told in the wine business is the improvement of those bargain products. The American wine media focus mainly on premium wines that few people can now afford, and offer scant coverage of less expensive products.
As a result, publications have generally missed the improved quality of less expensive bottles”.
Il finale dell’articolo chiama ancora in causa Adam Smith e David Ricardo, che, scrive Taber, sarebbero stati felici di vedere che “the price and quality of the wines that most people drink on a regular basis have never been better. The market is working. For many of us, it is the golden age of wine”, che il prezzo e la qualità dei vini che la gente beve regolarmente non sia mai stato migliore.
Il mercato è all’opera e per molti di noi, scrive, questa è l’età dell’oro del vino. E voi, cosa ne pensate?

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Ultima modifica mercoledì, 1 febbraio 2012 01:41

La storia dello Schlosskellerei von Schubert, dove si trova la tenuta Maximin Grünhaus, si perde nel lontano medioevo; situata ai piedi di un ripido versante lungo la riva sinistra del fiume Ruwer, due chilometri circa prima che confluisca nella Mosella, appartiene alla famiglia Von Schubert ed è suddivisa in tre vigneti separati ma contigui, l’Abtsberg, l’Herrenberg e il Bruderberg.

Ognuno di questi vigneti ha un proprio distinto microclima, pendenza e composizione del terreno, con differenze di terroir che spiegano il carattere molto diverso fra loro dei vini prodotti a Grünhaus.

I vini prodotti dal vigneto di Abtsberg erano originariamente destinati alla mensa del Abate dell’Abbazia di St. Maximin. Il sito copre 14 ettari, parte dei quali sono stati coltivati ​​a vite per più di mille anni. Il sottosuolo è blu ardesia devoniano e il pendio esposto verso sud-est raggiunge una pendenza vicina al 70%.

Il Riesling Abtsberg Spätlese si presenta in una raffinatissima bottiglia ornata di etichette molto eleganti e caratteristiche, da cui ancor prima dell’assaggio si può evincere una caratteristica tipica dei vini della Mosella: 7.5% di alcol in volume. Per l’annata 2009 il vino presenta un colore giallo paglierino molto luminoso, sprigiona aromi intensi di frutta gialla matura, ginestra, canditi e una elegante mineralità.

In bocca è fine, morbido e acido allo stesso tempo, ben bilanciato ed equilibrato, impreziosito da struttura e gusto pieno, vivace ma nel contempo delicato; il finale è lungo, persistente ed emozionante.

Un grande Riesling dal futuro luminoso, da assaggiare e riassaggiare negli anni.



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Ultima modifica mercoledì, 1 febbraio 2012 02:19

I Riesling prodotti nel distretto tedesco che, in Italia siamo soliti chiamare Mosella, possiedono caratterisitiche organolettiche uniche al mondo; da Treviri a Zell i prestigiosi vigneti si spingono quasi verso il limite oltre il quale la vigna non può crescere, su terreni unici ricchi di ardesia grigia e ardesia rossa, responsabili del calore immagazzinato di giorno e ceduto alle uve di notte. Le radici soffrono, devono andare a fondo per riuscire a sopravvivere e scovare il nutrimento che permetterà verso ottobre di raggiungere una maturazione accettabile degli acini; ma il Riesling non si piega alle difficoltà, qui nella Mosella ha un carattere unico, resiste al freddo e nonostante i vini che ne derivano siano deboli, aciduli e dotati di un grado alcolico molto basso, sono spesso unici ed indimenticabili.

I Riesling della Mosella si presentano puri a chi li assaggia, senza l’utilizzo di affinamenti in botte, tipici come forse nessun altro vino al mondo, inizialmente ricchi di aromi floreali e fruttati, ricchi di mineralità, capaci di invecchiare meglio di molti esseri umani e di evolvere nei noti sentori di idrocarburi.



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Ultima modifica mercoledì, 1 febbraio 2012 02:18