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Friulano è il nome odierno del grande vino che in Friuli Venezia Giulia veniva chiamato Tocai, grande nel tradizionale abbinamento con il prosciutto crudo di San Daniele ed espressione di qualità di una delle regioni vinicole più importanti d’Italia. Nel solco della tradizione vi sono storiche realtà come l’Azienda Agricola Mario Schiopetto, che nella splendida zona del Collio produce Friulano dal lontano 1968. L’azienda di Capriva del Friuli ha prodotto dalla vendemmia 2009 un Friulano davvero esemplare, dal colore giallo paglierino smagliante e quasi brillante nel bicchiere. Al naso porge generosamente aromi tipici di frutta gialla, glicine, genziana, erba di campo con una netta nota minerale su sottofondo fumè; in bocca è grintoso, di bella freschezza e sapidità, strutturato e soprattutto di apprezzabile equilibrio. Con un secondo sorso emerge l’eleganza e la finezza di questo vino, dal finale lungo e convincente, tipicamente svolto su sentori piacevolmente amarognoli di frutta secca.Certamente un vino della tradizione interpretato al meglio, da provare in abbinamento anche con piatti a base di pesce e carni bianche. Friulano magistrale da cercare e da confrontare con l’annata 2010.

 



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Ultima modifica mercoledì, 1 febbraio 2012 02:18
Il comune di Due Carrare, in provincia di Padova, ha scelto come ambasciatore e portabandiera del proprio comune il vino Fior d’Arancio, riconosciuto di recente Docg; la decisione è stata presa la settimana scorsa e, dato che la zona di produzione del vino comprende anche una parte del comune patavino, è stato scelto come suo simbolo durante tutti gli appuntamenti istituzionali.
Il Fior d’Arancio Docg, grande tipicità della zona dei Colli Euganei, comprende secondo il disciplinare di produzione anche i comuni di Abano Terme, Arquà Petrarca, Baone, Cervarese Santa Croce, Cinto Euganeo, Este, Galzignano, Lozzo Atestino, Monselice, Montegrotto, Rovolon, Selvazzano Dentro, Teolo, Torreglia e Vò.
Il vino viene prodotto dalle uve Moscato Giallo ed il nome deriva probabilmente dagli aromi che tale vino sprigiona.



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Ultima modifica martedì, 31 gennaio 2012 02:03

Dall’Italia

Langhe Report by Alfonso Cevola
Da non perdere per tutti gli appassionati della terra promessa del Nebbiolo, le Langhe, il doppio reportage di una serie di visite tra produttori di Barbaresco e Barolo che sta facendo in questi giorni nell’albese l’ottimo wine blogger americano Alfonso Cevola, testimoniato da una serie di post pubblicati sul suo wine blog cult On the wine trail in Italy.
Molto interessante quello che scrive di un’azienda di riferimento come Elvio Cogno a Novello, apprezzata per i suoi Barolo, ma anche per il suo bianco “a wine made famous in the blogosphere, Anas-Cetta, the Nascetta white. Now a Langhe DOC, we sampled the 2010. Valter was also animated. Maybe the cold weather was making these guys move a little faster, I don’t know.
The 2010 was well balanced and had that steely minerally quality when young. Later that night we tasted the 2008 at dinner and could see the evolution as the wine mellowed and crept into a more comfortable skin, slightly resembling Riesling without the high concentration of fruit a German wine can typically exhibit. I have never seen the wines of Elvio Cogno as delicate and elegant as I have on the trip. Complimenti, Valter”. Leggete qui e poi ancora qui

Fatalone, il miglior bianco pugliese?
Impegnativo il giudizio espresso dall’amico Jeremy Parzen, top wine blogger statunitense, based in Austin (Texas) sul suo wine blog Do Bianchi.  Jeremy racconta del suo primo impatto con i vini di Pasquale Petrera alias Fatalone “at the Radici Wines festival in Puglia, June 2011, I was immediately impressed by his belief in Natural winemaking (chemical-free farming and native yeast) and by what a simpatico and easygoing guy he was. I knew the wines and I was thrilled to taste with him: as the leading historical estate (some say it was an atavic of his who first bottled 100% Primitivo) in the only hilly appellation of the otherwise flat Apulian peninsula, there are many who would argue that his Fatalone Primitivo is one of the best if not the best from the region”.
E poi parlando di un suo vino bianco base Greco afferma: “I recently opened a bottle of his Greco Spinomarino, named after the Spinomarino “village road” where (I’m assuming) it’s grown. The wine was bright and fresh, although gently oxidative in style, a balance of intense salty minerality and white and stone fruit flavor with a kiss of citrus. We loved it… probably the best white wine I’ve ever tasted from Puglia…”. Leggete qui

Dolcetto da amare
Nella sezione food del celebre sito Internet The Huffington Post il wine writer Ray Isle dedica un affettuoso articolo al Dolcetto, definito come un vino che vive un momento difficile perché é prodotto in Piemonte e soffre la concorrenza del Nebbiolo “the grape in Barolo, which means Dolcetto is competing against a beverage that’s been known since as the mid-1800s as “the wine of kings and the king of wines”, ovvero del re dei vini, ma anche della Barbera, roba che lo rende “ a kind of the Avis to Nebbiolo’s Hertz. It’s number two. It tries harder”.
Ma Isle vuole dare una spinta al Dolcetto, definendolo “a nifty grape. It makes juicy, lively, affordable and delicious reds, with a flavor that suggests black cherries and a faint, intriguing touch of bitterness. Dolcetto isn’t meant for deep thought but simply for happy drinking. You can chill it lightly. You can serve it with burgers”.
E così invita a comprare una bottiglia a stapparla in compagnia di amici, a berla su una pizza, a goderla in sé senza tanti problemi. E come dice “how can you not love a grape whose name translates as “little sweet one?” Leggete qui

Tutto ok per il vino trentino?
Vigoroso post di Cosimo Piovasco di Rondò sul battagliero blog Trentino wine blog. Nel post racconta della risposta data dall’assessore, che lui definisce “il plenipotenziario (?) al Turismo e all’Agricoltura” all’interrogazione di un consigliere circa lo status (traballante) in cui versa il mondo del vino trentino. Il consigliere aveva interrogato “la Giunta provinciale per sapere: le dimensioni e le forme del piano promozionale e di marketing per il vino trentino nei prossimi mesi; i dati sulla produzione locale annua ed il confronto degli stessi almeno con le ultime cinque annate agrarie; le proiezioni di vendita per l’anno 2012 del vino trentino nel suo complesso”. Quello che emerge, dalla risposta dell’Assessore Mellarini è che “l’investimento, diretto e indiretto, nel piano di promozione e marketing a favore del vino, nel 2011 sarebbe costato un milione di euro. Un milione di euro, uno.
Messa così, la cifra sembra modesta. Ma anche insignificante. Non si dice dove e come siano stati spesi questi soldi. Ma, soprattutto, non si capisce se questa sia una cifra esaustiva e comprensiva di tutto. Comprensiva anche delle scampagnate a Madrid, Londra, Roma, Orvieto, Vinitaly. E tutto il resto: consulenze, consulenti, compensi per direttorinondirettori esperti in comunicazioni varie.
Comunque, partiamo da qui: dal milione di euro. E aspettiamo ulteriori delucidazioni. Che naturalmente non arriveranno. Ma BabboMella, pur ripetendo la lezione imparaticcia che va impartendo da quel dì, questa volta, supera se stesso: ci ricorda che da un certo numero di  anni la produzione si è spostata verso il frutto a bacca bianca (nessuno se ne era accorto), che i bianchi del Trentino sono considerati “eccezionali” (da chi non si sa) e infine ci mette sopra anche il suo bel cappello, complemento d’arredo che non guasta mai:  il comparto sarebbe riuscito a tenere botta alla crisi perché, in passato come oggi, ha puntato sulla “caratterizzazione territoriale”. Ossantoiddio, la caratterizzazione territoriale? Ma quale? Quella del Pinot Grigio?”. E bravo Cosimo! Leggete qui

Anteprima Amarone: primi commenti
Sul suo blog Polish Wine Guide il wine writer polacco Wojciech Bonkowski pubblica alcune prime riflessioni sulla degustazione della nuova annata di Amarone della Valpolicella, il 2008, cui ha partecipato in questi giorni a Verona. Come scrive “The tasting – which I chose to do strictly blind – was actually better than expected. There were some excessive wines, but not so many, and the majority were good. On the other hand, there were very few truly outstanding wines, as befits a less-than-perfect vintage and a tasting where most renowned producers chose not to participate”. Leggete qui

Ancora sulla Moscato mania negli States Il giornalista americano Bonny Wolf sul sito Internet Npr.org ritorna sul tema Moscato mania cui si sta assistendo negli Stati Uniti e descrive la parabola compiuta da questi vini da una relativa oscurità ad un momento di moda.
Come scrive “In the U.S., wine drinking has held its own during these hard economic times, and even grown in some unlikely corners. Moscato, for example, the Italian dessert wine, has gone from relative obscurity to the toast of the town. Now the words used about the rise of moscato are “breathtaking,” “phenomenal,” “insane.” Industry watchers say they’ve never seen anything like it.
Danny Brager, vice president of the alcoholic beverages division at Nielsen, says moscato madness is not just on the coasts, and it’s not only in cities — it’s everywhere”.
Le vendite di Moscato sono cresciute del 73 per cento negli ultimi dodici mesi, e inoltre “That’s on top of the 100 percent growth from 2010. It is the fastest growing varietal wine in the country”. Uno dei segreti del successo é il fatto di non essere costoso “it’s inexpensive — generally $8 to $20 a bottle. That’s a good price point in a recession” e di avere un basso contenuto alcolico e di essere un vino dolce, categoria di vini che si vendono bene tra i consumatori sotto i 40 anni: “It’s low in alcohol and has a lightly sweet, fresh flavor with hints of peaches, apricots, pears, orange blossoms and rose petals. And sweet wines are selling big, especially to the under-40 crowd, who grew up imbibing sugary drinks. Moscato is being called a gateway beverage for new wine drinkers”. Leggete qui

Dall’estero

La Quarterly Review of Wines cessa le pubblicazioni Una notizia triste quella pubblicata sul sito Internet del quotidiano statunitense Boston Herald: dopo 35 anni chiude i battenti la rivista Quarterly Review of Wine. “The Winchester-based Quarterly Review of Wines is putting a cork in its 145,000-circulation magazine after more than three decades. “No one really wanted to go, but we all knew it was time,” said publisher/owner Richard Elia, who’s winding down the publication this month.A 100-page glossy written by and for fans of the grape, the QRW has been checking out vintages and profiling winery owners since 1977”. Un’altra vittima della crisi economica… Leggete qui


Anche con la crisi economica crescono le aziende vinicole negli States
Controcorrente, rispetto all’idea diffusa di un mondo del vino americano ancora vittima della crisi economica, l’articolo pubblicato sulla rivista specializzata statunitense Wines and Vines.
A dispetto della crisi il numero delle aziende vinicole nel nord America è aumentato nel 2011: In spite of a weak economy, the number of wineries in North America continued to grow in 2011. The latest tally by WinesVinesDATA, the research arm of Wines & Vines magazine, identified 7,345 wineries now operating in the United States, up by 450 wineries or 6% from a year ago.
Canadian wineries now number 465, up 17%”, ovvero 450 aziende in più rispetto al 2010, con un incremento del sei per cento. Inoltre “California continues to count the most wineries in North America, rising to a new high of 3,519 this month, as a net gain of 196 wineries materialized. However, less than half of the wineries are in California, and fully 16 states and two Canadian provinces (British Columbia and Ontario) have more than 100 wineries. The six biggest states for wineries, in order, are: California, Washington, Oregon, New York, Virginia and Texas. With 230 wineries, British Columbia has more than Virginia.
Each of the states has at least two wineries, and even Nova Scotia and Prince Edward Island have some. Mexico is home to 24 wineries, for a North American total of 7,834”. Leggete qui e poi ancora qui

Prezzi in ascesa negli States?
Ancora Stati Uniti con una previsione del wine blogger americano W. Blake Gray espressa sul suo blog The Gray Report. A causa dell’andamento delle vendemmie 2011 in California, Italia, Australia e Spagna, vendemmie decisamente scarse in quantità, sono da prevedere prezzi dei vini in aumento: “So forget about vintage ratings: the way to characterize 2011 wines from most of the world is going to be “expensive.” How important is California’s small harvest to the rest of the world? Quite important: the state now represents 9% of global wine production, about half as much as the entire nation of France and more than twice as much as Chile or Australia.
So while Languedoc production was up 10% and Bordeaux has spare wine (Fredricks: “There is plenty of wine in Bordeaux if they could ever figure out how to make wine to meet the world market.”), that won’t hold down prices overall as much as you’d expect. Even the high end will be affected by the small harvest, again because of the end of discounting. Wineries that have built up multiple ways to sell their wine won’t be as eager to cut prices. So prepare to spend more on wine in 2012, no matter how the vintage is characterized and rated”. Leggete qui


La Spagna del vino “costretta” all’export

La giornalista Lauren Frayer sul sito Internet americano Npr.org racconta come la Spagna del vino si trovi costretta a puntare più che mai sull’export data la crisi economica interna e la contrazione nei consumi di vino in patria. Come scrive “Judging from the crowds in Spain’s tapas bars, you might wonder where the economic crisis is. But there’s been a subtle change. Many are drinking less wine or switching to beer “It’s more expensive to have a good wine.
You can get two beers for the same price as you can get one wine,” says Marta Juan Seva, who sips a cerveza at a sidewalk cafe in Madrid. Spanish wines have never been more popular in the U.S. But Europe’s debt crisis means many Spaniards can no longer afford their beloved Rioja, so Spanish winemakers are looking abroad. So we’ve seen no growth in domestic consumption”. Leggete qui

Bianchi dal gusto più dolce? Basta usare un fungicida!
Ancora W. Blake Gray ed il suo The Gray Report ci raccontano i sorprendenti risultati di uno studio pubblicato sul blog scientifico The Academic Wino. Per avere vini bianchi con un gusto più dolce basterebbe, alla faccia della filosofia dei vini naturali, usare un livello più alto di funghicidi.
Come racconta, “White wines with higher levels of fungicide residue may taste sweeter and have more tropical fruit, apricot and floral aromas. While the study has major flaws, notably that it has not been replicated, it’s still a study I wish I’d never seen, but I can’t unsee it now. I’ll wonder from now on, when I smell tropical fruit aromas in Chardonnay, if I’m really smelling fungicide. And thanks, Spanish scientists, for spoiling floral aromas in white wine for me forever”. Leggete qui

I wine buyers asiatici affinano i gusti
Interessante lancio di agenzia della Reuters, a firma di Andy Ho e Cathy Yang, sull’evoluzione dei gusti dei compratori di vino di Hong Kong del mercato asiatico. Anche se continuano a tirare le richieste per i grandi crus di Bordeaux, per i vini bordolesi più prestigiosi e costosi, si assiste ad una progressiva diversificazione del mercato, con i collezionisti asiatici che puntano anche su cru di Bordeaux meno prestigiosi e costosi, e affinano gusti più sofisticati.
Questo sia per motivi economici, perché i prezzi dei top wines bordolesi avevano raggiunto livelli incredibili, sia perché “People are trying to get everything they can, and second growth, which has been undervalued for the last three years — they’re moving up as well. So I think it’s the signs of a more sophisticated market and ultimately a healthier market.
Second growth Bordeaux — some of which are known unofficially as “Super Seconds” for their quality — have been drawing the attention of pan-Asian buyers from those in established markets such as Hong Kong and the mainland, all the way to newer collectors in Taiwan, Singapore and Indonesia”.
In definitiva “The new collectors have cut their teeth on the Bordeaux, the big names, the well-known names, and now they’re ready to spread their wings a little bit and diversify,”. Leggete qui

Arrivederci alla prossima settimana e buona lettura!
Franco Ziliani

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Ultima modifica lunedì, 30 gennaio 2012 01:39

L’azienda Domaine Ciringa nasce quando Tement, nota azienda austriaca del sud della Stiria, decide  di piantare in  territorio sloveno, vicino al loro vigneto Zieregg, vitigni di Sauvignon Blanc; qui il microclima, caratterizzato da notti fresche e giornate calde, quindi con decise escursioni termiche, e combinato ad un terreno ricco di calcare, offre le condizioni ideali per la coltivazione di questo vitigno. La prima vendemmia è avvenuta nel 2009 ma ottimi risultati sono già apprezzabili nel Sauvignon Blanc FosilniBreg 2010. Bellissima l’etichetta che raffigura un fossile realmente ritrovato fra i vigneti! Alla vista si presenta giallo paglierino intenso, quasi brillante. Al naso si apprezzano subito chiare note varietali, decisamente minerale e fumè, con aromi di sambuco, kiwi, sedano e ortica, molto fini ed eleganti. In bocca è abbastanza caldo, fresco e sapido, sempre contraddistinto da buona mineralità e leggeri sentori affumicati; il gusto è pieno e convincente  ed il finale è di buona lunghezza.

Un vino che interpreta con eleganza un territorio ricco e da scoprire, da portare in tavola con piatti di pesce, come gli scampi alla griglia.



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Ultima modifica domenica, 29 gennaio 2012 01:53
La Slovenia del vino è suddivisa sostanzialmente in tre zone, Podravje a nord – est, Posavje nel centro e Primorje da nord-est a sud-ovest.
 
Podravje è la più estesa e comprende sei distretti vinicoli : Haloze, Ljutomer-Ormoz, Maribor, Prekmurske Gorice, Radgona-Kapela e Srednje Slovenske Gorice; qui i territori sono  di origine vulcanica, e le colline possiedono un clima piuttosto mite e soleggiato. La regione eccelle per i suoi vini da vendemmia tardiva e per gli ottimi bianchi, spesso strutturati e longevi; fra i vitigni più coltivati ci sono il Traminec, il Rumeni Muskat, Laski Riesling, Radgonska Ranina, Rizvane, Renski Rizling, Sauvignon, Sipon, Sivi Pinot e Beli Pinot.
 
Posavje la regione centrale è divisa in quattro distretti vinicoli: Bela Krajna, Bizeljsko-Sremic, Dolenjska e Smarje-Virstajn; molto piovosa, la regione possiede moltissime tipologie di terreni differenti da cui deriva una gran varietà di prodotti. Famosi per gli assemblaggi bordolesi, si producono anche Riesling molto tipici ed interessanti; altri vini pregevoli provengono da Kerner, Malvazija,  Pinela, Rebula  e Zeleni Silvanec.
 
Brda, Koper, Kras e Vipava sono i quatro distretti di Primorjie, regione dal clima mediterraneo, molto differente dalle altre della Slovenia; le calde estati consegnano alla vendemmia uve sempre ben mature, ricche di zuccheri con caratteristiche molto diverse dagli altri vini sloveni: per metà sono vini rossi secchi, da uve Barbera, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e, per l’altra metà??, Kraski Teran, Merlot, Refosk, Sentlovrenka, Teranton, Modra Portugalka, Modra Frankinja, Modri Pinot, Zametkova



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Ultima modifica domenica, 29 gennaio 2012 01:53

Una semplicissima domanda ai responsabili del Consorzio del Brunello di Montalcino.
Benvenuto Brunello, la manifestazione che organizzate da svariati anni, é ancora la grande e unica vetrina delle nuove annate del Rosso di Montalcino e del Brunello di Montalcino rivolta alla stampa italiana e internazionale che invitate nel vostro bel borgo?
E se è davvero così e le nuove annate vengono presentate, trattandosi di anteprima, come viene definita, in quella sede, com’è possibile che alcune testate possano degustare i vini e scriverne in… anteprima?
Leggendo che alcune testate, ad esempio l’americana Wine Enthusiast, hanno già avuto modo di degustare e di descrivere i Brunello dell’annata 2007 che verrà presentata a Montalcino e di raccontarci in video i dietro le quinte, visto che affermano “Wine Enthusiast gets a first chance to score the newest Tuscan wine releases” e “Wine Enthusiast Magazine was among the first to blind taste through the new vintage and found it to be indeed one of the most exciting vintages since the start of the millennium”?
Assicurando inoltre che “here is a selection of the top-rated 2007 Brunellos, with abbreviated reviews. All reviews are available in the Buying Guide, and will be published in the May 012 issue of Wine Enthusiast Magazine, allora vuol dire che l’appuntamento del Benvenuto Brunello si é trasformata in una vetrina pro forma, dato che Wine Enthusiast ha potuto fare “an intense tasting of some 250 wines at the local vintners’ association headquarters in Montalcino” molto tempo prima di quanto sia stato consentito agli altri invitati alla manifestazione?
Come dobbiamo leggere queste anteprime delle anteprime pubblicate, lo scorso anno se ricordo bene si trattò di Wine Spectator, che quest’anno sembra essere stata sorpassata dalla rivista avversaria, dobbiamo interpretarle come il fatto che per il Consorzio del Brunello ci sono riviste e giornalisti di serie A, che vanno privilegiate e che possono degustare in tutta calma e scrivere in anteprima delle nuove annate di Brunello, e riviste e giornalisti di serie B o C che devono aspettare il circo barnum del Benvenuto Brunello per degustare di corsa, degustazioni in batteria, roba da allevamento di polli, Rosso, Brunello, Brunello riserva e varie ed eventuali in soli due giorni?
Io, per mia fortuna, non mi trovo nella condizione di dover raccontare vino per vino, dando magari i punteggi, tutti i campioni degusatati, e mi limiterò ad andare a Montalcino per farmi un’idea generale del livello dell’annata 2007, ma se fossi un collega che si trovasse a dover fare quello, sarei veramente inca…volato per il trattamento di favore concesso ad alcuni a discapito di altri…
Ai responsabili del Consorzio del Brunello una cortese risposta…

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Ultima modifica sabato, 28 gennaio 2012 01:37
L’azienda agricola Le Tende di Colà Lazise, in provincia di Verona, è nata negli anni Novanta dall’incontro delle famiglie Fortuna e Lucillini, amanti del vino, che con grande passione e abilità sono riuscite nell’arco di non lungo tempo ad arrivare alla produzione di ottimi vini di qualità; i vigneti, situati  su di un terreno ricco di argilla, sono quelli della tradizione autoctona veronese, soprattutto Corvina, Rondinella e Molinara per i rossi, Garganega e Trebbiano per i bianchi.
 
Il Bianco di Custoza Doc nasce invece da cinque vitigni differenti, ovvero Garganega al 30%, Trebbiano al 30%, Friulano al 20%, Cortese al 10% e Chardonnay per il rimanente 10%, in un prodotto frutto di una vera e propria arte che con successo unisce le migliori caratteristiche dei suddetti vitigni in un ben calibrato uvaggio.
 
L’annata 2010 si presenta di colore giallo paglierino con molti riflessi dorati, quasi brillante nel calice; gli aromi olfattivi sono soprattutto quelli della frutta gialla, pesca, ananas e melone, con una nota di fiori bianchi freschi e un bel sottofondo balsamico. Il sorso è fresco e morbido, ottimamente equilibrato, dal gusto pieno e leggermente minerale con un bel finale fruttato disposto su sapidità calibrata.
 
Un vino davvero elegante e di grande piacevolezza, invita sempre ad un secondo assaggio, ideale da bere subito con piatti a base di pesce, magari dinanzi alla splendida cornice del Lago di Garda.



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Ultima modifica sabato, 28 gennaio 2012 01:46
Domenica 29 gennaio, presso l’enoteca regionale dell’Emilia Romagna, nel Wine Bar situato nei sotterranei della Rocca Sforzesca di Dozza, in provincia di Bologna, si potrà degustare una particolarità della regione Emilia Romagna, ossia il Sauvignon Rosso; dalle 14:30 alle 18:30 sarà possibile assaggiare questo particolare vino autoctono romagnolo, riconosciuto di recente come varietà autonoma e noto anche con il nome di Centesimino, dal soprannome dell’agricoltore che avrebbe avuto il merito di scoprirlo.
Attualmente è un vitigno che viene coltivato in una ristretta zona della collina faentina, detta Oriolo dei Fichi, da un piccolo gruppo di soli otto produttori; i vini che ne derivano possiedono una particolare caratteristica acida che si fonde perfettamente con aromi tipicamente speziati e fruttati con buona morbidezza.
 
Nel biglietto di 5 euro saranno compresi due calici e un assaggio gastronomico; per chi volesse ci sarà la possibilità di assaggiare anche vini di tipologia diversa, tutti acquistabili al calice.
 



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Ultima modifica sabato, 28 gennaio 2012 01:46
Ad Ortona, in provincia di Chieti, si trova una delle aziende che ha segnato e che, di vendemmia in vendemmia, continua a segnare la viticoltura della regione Abruzzo. Infatti se per molti produttori di questa regione si può parlare di ottimi progetti futuri, per l’azienda Farnese il futuro è già il presente: con una produzione di circa 11.000.000 di bottiglie, con una tipologia e versatilità di prodotti invidiabili, rappresenta in maniera autorevole un punto di riferimento per la viticoltura del centro – sud Italia.
 
Dal vitigno a bacca rossa Montepulciano, vero portabandiera abruzzese, Farnese realizza il Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Docg Riserva Opi, il vertice qualitativo della grande produzione aziendale. La bottiglia è elegante e imponente allo stesso tempo, autoritaria in tavola per la sua forma che diventa più panciuta verso il collo. L’azienda ha deciso di ridurre al minimo gli interventi tecnici in cantina per preservare al meglio le caratteristiche del vino e non è stato filtrato.Dalla vendemmia 2007 giunge nel calice in un colore rosso rubino fitto ed impenetrabile con qualche riflesso granato, di grande e pregevole consistenza.  L’impianto olfattivo è di primissimo livello, con aromi intensi e ricercati di lampone, ribes, macchia mediterranea, prugna stra-matura, china, liquirizia e ancora cannella, cuoio, cioccolato, caffè e una leggera nota eterea.
In bocca è caldo e il tannino è stato reso elegante, fine, quasi stupefacente per questa tipologia di vino; le sensazioni gustative sono coerenti e avvolgenti, disposte su un corpo pieno e succoso in ottimo equilibrio. Il finale  è di grande persistenza e piacevolezza con una chiusura molto particolare su note quasi balsamiche.
 
Un campione di grande complessità, ma al tempo stesso dall’ottima bevibilità, in grado di accompagnare in tavola piatti strutturati come formaggi stagionati e carni arrostite.



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Ultima modifica sabato, 28 gennaio 2012 01:46

I vini di Radici del Sud secondo Franco Ziliani

Sono stati tra i protagonisti principali dell’edizione dello scorso giugno di Radici del Sud i vini a base di quell’uva suprema e difficile che è l’Aglianico, sia quelli espressione dei terroir del Vulture, in Basilicata, sia quelli provenienti da diverse aree della Campania.
Oggi, sottolineando come sia stato premiato, e giustamente, dalla giuria degli esperti internazionali, voglio richiamare l’attenzione su un Aglianico campano, su un vino prodotto nella zona simbolo e principe dell’Aglianico prodotto in terra campana, l’area del Taurasi in Irpinia ovvero l’intero territorio amministrativo dei comuni di Taurasi, Bonito, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montefalcione, Montemarano, Montemiletto, Paternopoli, Pietradefusi, Sant’Angelo all’Esca, San Mango sul Calore, Torre le Nocelle e Venticano, tutti in provincia di Avellino.
Il vino, che riassaggiato in questi giorni ho trovato in forma spettacolare, è l’annata 2007 del Taurasi prodotto dalla piccola azienda agricola Contrade di Taurasi creata dalla famiglia Lonardo nel 1998, che ha la fortuna di poter contare su quattro ettari di vigna collocati, ovviamente su terreno vulcanico, nel cuore della zona di produzione, splendidamente esposti a sud e impostati per ottenere senza forzatura una produzione contenuta in 50 quintali ad ettaro.
Attivi da molti anni in campo agricolo lanciando nel 1998 il marchio Contrade di Taurasi i Lonardo si sono imposti delle regole precise di lavoro che comportano l’utilizzo esclusivo di uve provenienti dai vigneti aziendali, di lieviti autoctoni per esaltare le caratteristiche organolettiche tipiche del vino, l’ottimizzazione dei processi produttivi e la sperimentazione di nuove tecniche agronomiche ed enologiche nel rispetto della tradizione. Per fare questo, e per avviare un attento studio sui vigneti aziendali teso all’individuazione di singoli cru, hanno deciso di dotarsi di uno staff tecnico importante e di ricorrere alla collaborazione di un gruppo di validi ricercatori e professori universitari delle Università di Napoli e di Palermo, enologi, chimici enologici, microbiologi, ampelografi, studiosi di Scienza degli alimenti, nonché del Centro Interdipartimentale per la Risonanza Magnetica Nucleare, oltre che un agronomo.
Forze che collaborano  – leggete qui – anche al lavoro di recupero e di rivalutazione, che ha visto l’azienda protagonisa, del Grecomusc’, vitigno autoctono su piede franco, che sopravvive in ceppi sparsi nelle vigne più antiche dell’agro.
La vinificazione sperimentale, condotta in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli e di Palermo, ha portato a risultati davvero molto interessanti.
Venendo al vino, una produzione intorno alle 5000 bottiglie che in enoteca si possono trovare ad un prezzo tra i 25 e i 30 euro, prezzo importante ma pienamente giustificato dalla qualità del vino e dalle sue ampie possibilità di evoluzione in bottiglia, trattandosi di un Taurasi stile passista e non sprinter, un vino slow che ha bisogno di tempo per esprimersi e che emerge, dandogli il tempo necessario, alla distanza, si tratta di un Taurasi espressione di Aglianico proveniente da vecchi vigneti posti sulle ceneri vulcaniche delle migliori parcelle del comune di Taurasi, tali da renderlo un “Taurasi di Taurasi”.
Vigneti da venti a 50 anni d’età posti a 350-400 metri di altezza con impianto a cordone speronato., o meglio “a starseto” per usare l’espressione locale. Uve vendemmiate a fine ottobre inizio novembre e sottoposte ad un processo di vinificazione che prevede in fase fermentativa una lunga macerazione in acciaio (quasi un mese), affinamento di 18 mesi in tonneau, seguito da ulteriori sei mesi in acciaio e un anno in bottiglia, e imbottigliamento senza trattamento stabilizzante e senza filtrazione.
Dimenticatevi, nell’accingervi a degustare questo Taurasi, talune espressioni moderne di questa nobilissima Docg campana, che nelle sue migliori prove riguarda rossi tra i più importanti prodotti in tutto il Sud Italia, giocate sul frutto ed esuberanti, subito aperte e godibili, ma prive di quella profondità e pluridimensionalità che rendono davvero la misura di un grande Taurasi.
Qui vi troverete di fronte invece ad un Taurasi austero ed in nulla piacione o ammiccante, ad un vino, colore rosso rubino violaceo di bella intensità e grassezza nel bicchiere, che al primo impatto olfattivo potrà anche spiazzarvi, contratto e chiuso com’è, misterioso, resti ad aprirsi e concedersi e un po’ guardingo, giocato su sfumature minerali, petrose, di cenere, poco appariscenti.
Una volta lasciato respirare nel bicchiere, ovviamente un ballon abbastanza ampio, il vino pur restando su toni selvatici e terrosi, con liquirizia, cuoio, erbe aromatiche, pepe nero, accenni salmastri e animali, lascia trasparire una quieta, succosa componente fruttata, che richiama la prugna secca più che altri frutti rossi. Il tutto a comporre un insieme ben teso, di grande espressività.
La bocca è asciutta e austera al primo impatto, di grande ampiezza e peso, con una componente tannica centrale petrosa, ricca di sale, mineralità nerbo, una materia ricca e potente, dinamismo, ricchezza di sapore e persistenza lunghissima.
Un Taurasi di grande energia e vitalità, che non accarezza ma “graffia” e scuote, giocato più sulla componente terrosa e minerale che sulla dolcezza, un “vino del vulcano” che ha verticalità e una vena lunghissima di grande soddisfazione.
Non un vino per tutti, un Taurasi per certi versi “baroleggiante”, pensando a certi Barolo di Serralunga d’Alba più che di La Morra, una manifestazione nitida della grandezza che l’Aglianico, da vecchie vigne ed in posizioni ottimali, può raggiungere in questo terroir d’eccellenza che è Taurasi. Chapeau!

Azienda agricola Contrade di Taurasi di Enza Lonardo
Via Municipio, 39 Taurasi (AV)
tel e fax: +39.0827.74483 +39.081.544.2457
e-mail info@cantinelonardo.it - distribuzione@cantinelonardo.it
sito Internet http://www.contradeditaurasi.it e http://www.cantinelonardo.it/

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Notizie tratte da VinoalVino.org di Franco Ziliani – Visita il sito dell’Autore

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Ultima modifica venerdì, 27 gennaio 2012 01:37