Secondo voi Monti è comunista?



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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 09:00

Voi guardereste il video hard di Belen e Corona?



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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 09:00

Il video hard di Belen e Corona sarebbe già scaricabile sul web

 

Lei era in Argentina per Natale. E le avevano svaligiato la casa. Da quel momento si vocifera della possibilità che tra la refurtiva sottratta dall’abitazione di Belen Rodriguez ci fosse anche il suo video hard con Fabrizio Corona. E oggi su internet la voce si moltiplica: il web è in fermento, il video – che esiste, lo hanno confermato i due protagonisti – sarebbe già stato pubblicato e messo online. Si nasconderebbe tra gli spazi del “peer-to-peer”, il metodo di scambio file tra computer, la principale via per il download anche di file illegali come film e discografie. E c’è un precedente illustre, quello del filmato di Belen e Tobias Blanco: la voce sulla sua diffusione cominciò a diffondersi, incontrollata, finché la clip hard effettivamente fece capolino. I “sintomi”, insomma, ci sono tutti. Belen, da par suo, continua a smentire: “Non hanno portato via niente, sono tutte cavolate, nessun computer e nessun materiale di informatica è stato rubato. Hanno rubato solo un orologio e due anelli, che sono le cose che ho lasciato. Tutto il resto non ce l’ho in casa”.  

 



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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 09:00

Dell’Utri risponde a Silvio: "Hai sbagliato dovevi candidarmi, perderai voti"

E dopo Nicola Cosentino, tocca a Marcello Dell’Utri parlare di se stesso e degli altri esclusi dalle liste del Pdl. Intervistato da LaZanzara di Radio24 il senatore bacchetta il Cavaliere: “Io non mi sento impresentabile, però Berlusconi mi ha detto che mettendomi in lista perde un milione e mezzo di elettori. Io in realtà pensavo di prenderli i voti, volete che non ci siano un milione e mezzo di delinquenti che mi votano?”. Dopo aver scherzato parla di Cosentino e su Nick, Dell’Utri, è garantista: “Forse con Cosentino il Pdl perde elettori perché ha un rapporto con il territorio. Io Cosentino l’avrei tenuto perché le accuse non stanno in piedi e poi non candidarlo significa mandarlo direttamente a Poggioreale, una cosa assurda”. E sulle esclusioni ha le idde chiare. L’ordine è partito da Silvio non da Alfano: “No, decide tutto Berlusconi -spiega- se lui mi voleva io ero in lista, che poteva fare Alfano? Silvio mi ha chiesto un passo indietro così può dire di no anche agli altri”. Infine a sorpresa il senatore palermitano tesse le lodi di Pier Luigi Bersani: “Se ci fosse un bel governo di sinistra mi piacerebbe. Una bella sinistra seria come quella di una volta, Bersani-Vendola. Meglio di un governo con Monti. Bersani l’ho conosciuto è una persona che apprezzo, una persona stimabile, un avversario perbene”.



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Janin Reinhardt, la donna del giorno "Über Alles"

La donna del giorno è Janin Reinhardt, attrice e presentatrice tv tedesca, nata il 14 novembre 1981.



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Pappa per gatti e mutandine con soldi pubblici Indagati 4 consiglieri in Liguria

 

Gatti golosi. Appartengono a quattro consiglieri regionali dell’Italia dei Valori in Liguria. Tra i fondi spesi per “attività istituzionali”, ci sono somme di denaro usate per pagare il cibo per i felini. Ma non solo. Maruska Piredda, Nicolò Scialfa, Marylin Fusco, passati a Diritti e libertà, e Stefano Quaini di Sel avrebbero usato i soldi per l’attività del gruppo consiliare per comprare anche cravatte, regali di Natale, cene e viaggi. Questi particolari vengono fuori dall’indagine del procuratore aggiunto Nicola Piacente che ha fatto perquisire gli uffici dell’Idv. L’accusa per i quattro è di peculato. Tra gli indagati c’è anche il tesoriere Giorgio De Lucchi. Dopo gli scandali in regione Lombardia e nel Lazio, ora anche in Liguria c’è un terremoto politico anche per via di altre inchieste. La giunta di Claudio Burlando trema. Il vice presidente Niccolò Scialfa era entrato in carica per sostituire proprio Marylin Fusco che  era stata indagata per abuso d’ufficio in una inchiesta sul nuovo porto di Ospedaletti.

 

 

 

 



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La Capacchione scivola sul mitra: "Se ho mai pronunciato la frase? Non ricordo ma non lo escludo"

 

Una storia complessa, quella che riguarda Rosaria Capacchione, capolista in Campania per il Partito Democratico. Ma imputata. Alla faccia delle liste pulite. L’etichetta di “eroina anti-camorra” l’ha salvata dalla ghigliottina democrat: correrà, nonostante l’imputazione per calunnia. La vicenda per cui è a processo risale al marzo del 2004, e ha come epicentro il fratello della Capacchione, Salvatore, imprenditore. Si tratta di un lungo intreccio di scatole cinesi, di bancarotte e di soldi transitati su diversi conti correnti (tra i quali, tra il 1995 e il 2011, quello della Capacchione stessa).

“Andare a prenderlo con il mitra” – E che c’entra, Rosaria? Un giorno riferì al maggiore Capriello, comandante delle Fiamme Gialle, che il suo sottoposto era stato corrotto da imprenditori rivali del fratello, la famiglia Coppolia, con lo scopo di incastrare Salvatore. Peccato che alle affermazioni della Capacchione non fu mai trovato alcun riscontro: e per questo è finita a processo con l’accusa di calunnia. Tra gli atti che riguardano Salvatore, ci sarebbero alcune intercettazioni in cui Rosaria si lascia andare a pesanti esternazioni contro il maresciallo che accusava: “Vorrei andarlo a prenderlo con il mitra”, avrebbe detto. Una frase sconveniente, per l’eroina anti-camorra.

E Rosaria si tradisce… – Ma quella frase l’ha mai detta? Un indizio, pesante, è arrivato nel corso della trasmissione radiofonica 24 Mattino. Intervistata da Alessandro Milan – “Mi dica se questa intercettazione è vera oppure no” – la Capacchione esita. “Guardi, non esistono intercettazioni. Sono state dichiarate inammissibili perché fatte senza autorizzazione. Io non so se l’ho detto”. “Quindi lei non si ricorda cos’ha detto?”, viene incalzata la candidata democratica. Ed è qui che la Capacchione sembra tradirsi: “Non escludo nulla. Io non ricordo di aver utilizzato queste parole, mai, ma non lo escludo”.

 

 

 



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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 09:00

Elementary, la strana eresia di Sherlock Holmes e della dottoressa Watson

Che Sherlock Holmes sia un sociopatico tatuato come Antonello Piroso, e che non indossi la mantellina ma t-shirt fighette sotto  sciarpe scozzesi, ci sta. Ci sta.
Ci sta anche che Holmes non viva più nella Londra vittoriana, ma che si trasferisca a New York, ai giorni nostri, come consulente della squadra omicidi. Ci sta, perfino, che sia un ex alcolista-cocainomane appena uscito da un istituto di riabilitazione, una roba tra Morgan e Keith Richards. Ma che il dottor John Watson, ex ufficiale medico nella guerra anglo-boera venga trasformato in un’assistente sociale,  “Joan Watson”; e che questa sia interpretata da Lucy Liu, la cinese delle Charlie’s Angels, be’, onestamente, pare un tantino forzato. Eppure Elementary, la serie della Cbs ideata da Rob Doherty basata sulle avventure di Sherlock Holmes -Raidue, domenica ore 21- nella sua rivisitazione un po’ dadaista pare che in America sia un oggettino di culto. Ora, chi scrive, pur essendo un cultore del cosiddetto “canone holmesiano” di Conan Doyle (fino all’adolescenza ero convinto che esistesse davvero un detective invincibile al 221/b di Baker Street) è apertissimo alla scelta narrativa dell’apocrifo. Anzi, l’apocrifo in Holmes è quasi una cifra estetica. Per esempio era deliziosa Sherlock, la mini serie BBC qui trasmessa su Italiauno, ambientata nell’Inghilterra odierna dove l’eroe usava Twitter e l’IPhone e Watson era un reduce dell’Afghanistan. Però lo Sherlock di Elementary è un eroe stridente col modello originale. Non che le sue storie siano mal scritte. L’altra sera questo Holmes (Johnny Lee Miller) indagava sul caso di due sorelle ereditiere, di cui una feroce assassina coperta da un dottore che, facendola entrare e uscire da un coma farmacologico, le forniva un alibi perfetto. E il detective con la barba incolta, in grado di scorgere tracce di sincerità e betanfetamine nello sguardo di chiunque, riusciva a risolvere il caso.
Ma, sfiancato dalla presenza petulante di una Watson con problemi col suo ex arrivava a dedurre: «É molto che non ci vai a letto? Uno studio dimostra che gli orgasmi di una donna si vedono dall’andatura..». E Watson caracollava. Come caracolla Elementary. Che, in pratica è una specie di  The Mentalist con sprazzi di Desperate Houswife. Carino, ma che c’azzecca col mito di Sherlock Holmes?



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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 09:00

Viaggio-lampo nel Paese dei Miraggi

Egregio Dottor Mainiero, giornalmente ci capita di sentire e leggere di Borse che si muovono in su, e tutti commentiamo: meno male, o in giù e uno dice: mamma mia, che succederà? Ora, acclarata la sua capacità di sinte-semplificazione, vuole spiegare a quei pochi ignoranti italiani come me come diavolo funziona questa bene-maledetta Borsa?

Antonino Marino

Messina

In un modo semplice: se i titoli quotati vengono acquistati (perché si pensa che la società farà utili o perché i dati economici sono buoni o per altri motivi), il loro valore sale. Se vengono venduti, il valore scende. Un meccanismo quasi elementare. Però, visto che la mia capacità di “sinte-semplificazione” oggi funziona male (come un titolo di scarso valore), preferisco farle rispondere da un esperto: “Il meccanismo della Borsa? Per ritrovarne l’immagine perfetta, bisogna scendere sino ai giochi dei bambini. Ricordate il gioco detto “Omettino è sempre vivo”? I giocatori formano un circolo e si passano da una mano all’altra un fiammifero acceso; quello fra le cui mani si spegne, ha perduto. E’ un gioco molto innocente, ed è tutta la Borsa. Un titolo alza, alza sino al momento in cui il corso, non essendo più sorretto dallo sconto, precipita bruscamente; chi, in quello spiacevole momento, ha titoli in mano, ha perso. Questa perfetta similitudine fra il meccanismo del mercato azionario e la regole del più innocente dei giochi getta un po’ di luce sul mondo della Borsa. Comprendiamo anche che il principale, l’unico pensiero della gente di Borsa sia di reclutare nuovi giocatori perché appena uno di loro si è bruciato la punta delle dita fa sentire un gemito lamentoso e fugge verso un altro gruppo”. Ancora: “Tutta la scienza militare consiste nel resistere un quarto d’ora in più; tutta l’arte del finanziere sta in un quarto d’ora in meno”. E per finire: “Il Paese di Finanza è per eccellenza il Paese dei miraggi, dove si è condannati a camminare sempre verso un miraggio perché non si sa mai, prima di averla raggiunta, se questa illusione non sarà una realtà o se quella realtà sia un’illusione. Bisogna andare fino in fondo, fino a quando si sono visti svaporati tutti gli incanti. E nel momento in cui la bella visione crolla, si cerca intorno a sé la guida che ci ha condotto fino in quel deserto: anch’essa è sparita”. (Laffitte – La finanza senza meningite – Longanesi). Mi fermo qui. Farle da guida non mi sembra una buona idea. Soprattutto per lei.

mattias.mainiero@liberoquotidiano.it



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La "cacciata" di Cosentino vale 2 punti nei sondaggi

 

Di sicuro è amareggiato. Silvio Berlusconi non lo nasconde e spiega: “La cacciata di Cosentino? Mi è stata imposta dalle toghe politicizzate“. Tutto vero. Ma il Cavaliere aveva un piano, e lo ha portato a compimento alla perfezione. Il balletto sul nome di Nick – che, ombre giudiziarie a parte, è un vero serbatoio di voti in Campania – è durato fino all’ultimo secondo. Una mossa astuta, che non ha permesso all’ex sottosegretario di non organizzarsi per tempo per potersi presentare con un’eventuale lista autonoma. Cosentino, da par suo, oggi ha giurato fedeltà al Cavaliere, ha compreso le ragioni di opportunità che ne hanno imposto l’esclusione dalle liste, ma si è tolto i suoi sassolini dalla scarpa. La bordata contro Alfano – “un perdente di successo” – ha fatto molto rumore.

I sondaggi – Ma tant’è. Anche Berlusconi, come predicava Renzi e come ha fatto Pier Luigi Bersani in Sicilia (ma solo dopo aver capito che l’Isola è persa), si è instradato sulla via del rinnovamento. L’ordine è rottamare. Il motivo? I voti. La “cacciata” di Cosentino è piaciuta molto all’elettorato del Pdl. E i sondaggi premiano l’approccio del Cavaliere. Uno, in particolare, fa sorridere gli azzurri. E’ quello della fidatissima sondaggista Alessandra Ghisleri, secondo il quale l’esclusione di Nick dalle liste del Pdl vale tra l’1% e il 2 per cento. In soldoni, la mossa avvicinerebbe ulteriormente la coalizione di centrodestra a quella di centrosinistra: il distacco fluttua tra gli 8 e i 5 punti percentuali.

 



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