La kermesse del montismo ha il suo epicentro nella roccaforte leghista di Bergamo. Nella tensostruttura del polo tecnico dell’industriale Alberto Bombassei, il Professore è arrivato dopo le 15, accolto dagli applausi, insieme alla moglie. In platea il ministro Andrea Riccardi. Il primo a parlare – in attesa della presentazione del piano-lavoro messo a punto dall’ex Pd Pietro Ichino – è stato il “redivivo” Luca Cordero di Montezemolo. E via con gli elogi a Monti e a chi ha deciso di “smettere di stare in tribuna e candidarsi con lui”, elogi alla squadra definita “vincente”. Per Montezemolo “assistiamo a un’iniziativa di straordinario coraggio, innanzitutto quello di Monti che ha scelto un impegno reale per il bene del Paese. Non potevamo restare in tribuna”, ha aggiunto il presidente Ferrari. Ci ha visto lungo… – Peccato però che in tribuna ci resti proprio Montezemolo. “Ho scelto di non candidarmi – ha ribadito – ma se riterrete che possa essere utile la mia presenza io sarò con voi”. Il presidente Ferrari ci ha visto lungo, ed è conscio che nella migliore ipotesi, alle urne, i “centrini” potranno essere “incoronati” con il ruolo di stampella di un governo di sinistra. Meglio una sorta di appoggio “disimpegnato”, un appoggio esterno. Certo, gli elogi a Monti non si possono negare. Il Professore – ha proseguito Montezemolo – ha assunto un impegno anche se poteva seguire strade istituzionali forse più facili, certamente meno motivanti, meno appassionanti e meno appassionanti per il futuro del Paese. Non credo all’one man show da molto tempo, credo che i risultati lo abbiano ampiamente dimostrato in politica e non solo. Credo nella squadra”, ha assiucrato Montezemolo. In quella squadra di cui, però, fa parte ma solo fino a un certo punto. |
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A forza di tessere la sua tela, Pierferdinando Casini ha incastrato il premier: Mario Monti si farà il centrino. Sabato o domenica il professore scenderà ufficialmente in campo e farà endorsement ai moderati. Senza il Pdl, però. 


