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La kermesse del montismo ha il suo epicentro nella roccaforte leghista di Bergamo. Nella tensostruttura del polo tecnico dell’industriale Alberto Bombassei, il Professore è arrivato dopo le 15, accolto dagli applausi, insieme alla moglie. In platea il ministro Andrea Riccardi. Il primo a parlare – in attesa della presentazione del piano-lavoro messo a punto dall’ex Pd Pietro Ichino – è stato il “redivivo” Luca Cordero di Montezemolo. E via con gli elogi a Monti e a chi ha deciso di “smettere di stare in tribuna e candidarsi con lui”, elogi alla squadra definita “vincente”. Per Montezemolo “assistiamo a un’iniziativa di straordinario coraggio, innanzitutto quello di Monti che ha scelto un impegno reale per il bene del Paese. Non potevamo restare in tribuna”, ha aggiunto il presidente Ferrari.

Ci ha visto lungo… – Peccato però che in tribuna ci resti proprio Montezemolo. “Ho scelto di non candidarmi – ha ribadito – ma se riterrete che possa essere utile la mia presenza io sarò con voi”. Il presidente Ferrari ci ha visto lungo, ed è conscio che nella migliore ipotesi, alle urne, i “centrini” potranno essere “incoronati” con il ruolo di stampella di un governo di sinistra. Meglio una sorta di appoggio “disimpegnato”, un appoggio esterno. Certo, gli elogi a Monti non si possono negare. Il Professore – ha proseguito Montezemolo – ha assunto un impegno anche se poteva seguire strade istituzionali forse più facili, certamente meno motivanti, meno appassionanti e meno appassionanti per il futuro del Paese. Non credo all’one man show da molto tempo, credo che i risultati lo abbiano ampiamente dimostrato in politica e non solo. Credo nella squadra”, ha assiucrato Montezemolo. In quella squadra di cui, però, fa parte ma solo fino a un certo punto.



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Ultima modifica domenica, 20 gennaio 2013 05:42

Povero Luchino, la sua Italia Futura – un po’ come il Futuro e Libertà del Gianfranco Fini altrettanto “centrino” – si scioglie come neve al sole. L’eclissi potrebbe essere totale e concretizzarsi, senza appello, tra l’imminente presentazione delle liste e la successiva raccolta di firme. Questione di ore, giorni al massimo, secondo quanto riportato da Dagospia.

Ineleggibili – Ma che succede, in casa Montezemolo? Accade che in diverse regioni – in prima fila, per mutuare il gergo ferrarista, Friuli, Piemonte, Toscana, Calabria, Veneto e Abruzzo – i consigli direttivi italofuturisti si stanno disintegrando. Dimissioni a raffica, o un disimpegno di fatto. Il motivo? I candidati sono rimasti impigliati nella rete del severissimo padre-pardone Mario Monti: semplicemente, i candidati non potrebbero mai e poi mai essere eletti.

Candidati casuali – I nomi, per la stragrande maggioranza, sono stati imposti da Andrea Riccardi, il (teorico) ministro della Famiglia del governo tecnico, e dalle Acli: un grande “riciclaggio” di anziani e di protagonisti degli anni ‘80. Poi è iniziato il fenomeno di evaoprazione. Lo si nota, in particolare, consultando le liste: dal numero due in poi, infatti, sono piene di parenti o di persone raccattate all’ultimo momento poiché nessuno voleva rischiare la (certa) figuraccia.

Non ci sono i numeri – Questo baillamme preoccupa anche il signor Monti e i suoi, soprattutto da quando il grande sforbiciatore Enrico Bondi si è recato nella sede nazionale di Italia Futura, a Roma, per rendersi conto di come stavano le cose. I candidati di Montezemolo non hanno né i voti né alcun radicamento sul territorio per raccogliere le firme e i voti necessari per un buon risultato alle politiche. E, così, le strutture di Italia Futura sul territorio hanno già iniziato a chiudere.



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Ultima modifica giovedì, 10 gennaio 2013 07:26

 

Il Porcellum incastra Mario Monti. La “salita in politica” del Professore non sarà senza ostacoli né imboscate, perché circondato com’è dagli entusiasmi di tanti (di troppi?), compreso il Vaticano, il premier dovrà stare attento a chi imbarca. L’ex Pd Pietro Ichino, fresco aggregato alla squadra di Montezemolo e Casini, assicura che sul carro non saliranno i protagonisti di Prima e Seconda Repubblica: “Le liste poi saranno passate al vaglio di Monti per evitare che sotto l’agenda Monti si possa riciclare la vecchia politica”, ha detto il giuslavorista a Tgcom24. Il guaio è che, per aggirare i rischi del sistema elettorale, servirà un listone unico: “Al Senato – spiega ancora Ichino – sarà una lista unica per l’agenda Monti perché la legge elettorale per il Senato costringe a questa scelta, ma io so che si sta lavorando per arrivare allo stesso risultato per la Camera. Il nome di Monti sulla lista? Ci sarà l’indicazione per l’agenda Monti”.

Nomi sì, nomi no – Insomma, il prof ci metterà il proprio nome anche se fisicamente non sarà candidato. Ma occhio, perché Luca Cordero di Montezemolo, Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini premono per liste “federate” per mantenere in vita i propri nuclei e, naturalmente, candidati. Se così sarà, in ogni caso Monti si affiderà totalmente alla macchina organizzativa di Italia Futura, imbottendo il movimento-lista di Montezemolo di fedelissimi suoi e di mister Ferrari: da Andrea Riccardi a Corrado Passera, da Andrea Olivero a Lorenzo Dellai, più i fuggitivi di destra e sinistra, Ichino, Frattini e Cazzola in testa. Sarà questione di numeri, sondaggi ed equilibri da fare con il bilancino. Secondo gli ultimi rilevamenti, un eventuale listone darebbe a Monti il 20%, ma se il Porcellum obbligherà alla lista unica a Camera e Senato dovrà prendersi la responsabilità di dire a Casini e Fini di lasciare a casa Buttiglione, Cesa, Bocchino e compagnia. Ne avrà la forza?

 



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Ultima modifica venerdì, 28 dicembre 2012 11:32

 

Il Porcellum incastra Mario Monti. La “salita in politica” del Professore non sarà senza ostacoli né imboscate, perché circondato com’è dagli entusiasmi di tanti (di troppi?), compreso il Vaticano, il premier dovrà stare attento a chi imbarca. L’ex Pd Pietro Ichino, fresco aggregato alla squadra di Montezemolo e Casini, assicura che sul carro non saliranno i protagonisti di Prima e Seconda Repubblica: “Le liste poi saranno passate al vaglio di Monti per evitare che sotto l’agenda Monti si possa riciclare la vecchia politica”, ha detto il giuslavorista a Tgcom24. Il guaio è che, per aggirare i rischi del sistema elettorale, servirà un listone unico: “Al Senato – spiega ancora Ichino – sarà una lista unica per l’agenda Monti perché la legge elettorale per il Senato costringe a questa scelta, ma io so che si sta lavorando per arrivare allo stesso risultato per la Camera. Il nome di Monti sulla lista? Ci sarà l’indicazione per l’agenda Monti”.

Nomi sì, nomi no – Insomma, il prof ci metterà il proprio nome anche se fisicamente non sarà candidato. Ma occhio, perché Luca Cordero di Montezemolo, Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini premono per liste “federate” per mantenere in vita i propri nuclei e, naturalmente, candidati. Se così sarà, in ogni caso Monti si affiderà totalmente alla macchina organizzativa di Italia Futura, imbottendo il movimento-lista di Montezemolo di fedelissimi suoi e di mister Ferrari: da Andrea Riccardi a Corrado Passera, da Andrea Olivero a Lorenzo Dellai, più i fuggitivi di destra e sinistra, Ichino, Frattini e Cazzola in testa. Sarà questione di numeri, sondaggi ed equilibri da fare con il bilancino, perché se il Porcellum obbligherà alla lista unica a Camera e Senato chi dirà a Casini e Fini di lasciare a casa Buttiglione, Cesa, Bocchino e compagnia?

 



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Ultima modifica venerdì, 28 dicembre 2012 11:32

Mario Monti “non è indeciso, in cuor suo ha preso una decisione ma rispetta le regole e aspetta lo scioglimento delle Camere”. Ad assicurarlo è il leader Udc Pierferdinando Casini, fresco di faccia a faccia avuto con il premier, Luca Cordero di Montezemolo e il ministro Andrea Riccardi a Palazzo Chigi. Insomma, Monti e il manipolo dei centristi sono pronti a scendere in campo. L’annuncio ufficiale arriverà sabato o domenica, in ogni caso subito dopo che il Ddl Stabilità, fermo al Senato tra le proteste del Pd, verrà approvato.

“L’Udc non diserterà” – “Stamattina abbiamo parlato di cose meno misteriose di quello che sembra, ma non della discesa in campo di Monti. Deciderà lui quando sarà opportuno. Non dobbiamo tirare Monti per la giacca”, prova a frenare gli entusiasmi Casini, ma ormai il giochino è scoperto. Anche perché è lo stesso Pierferdy a ribadire: ”Noi non disertiamo. Nel momento più difficile per il Paese siamo in campo per non disperdere i sacrifici fatti dagli italiani e continuare sulla strada della salvezza nazionale”.

“Berlusconi? No a incognite o buffonate” – Il bivio, secondo Casini, è semplice: ”Monti è l’unica scelta seria mentre dall’altra parte ci sono buffonate o incognite”. L’allusione, poco elegante, è per Bersani e Berlusconi. E considerando che Bersani al governo da premier non c’è stato, a chi quel “buffonate” sia rivolto è immaginabile. Anche perché il suo giudizio sul Cav è ancora una volta tranchant: ”Berlusconi usa toni simili a quelli di Grillo”. E sulla performance di Silvio a Porta a Porta, martedì sera: ”Ho visto in tv un Ufo che spiegava come risolvere i problemi del Paese. E’ stato uno spettacolo esilarante. E’ reduce da quattro anni con una maggioranza di 100 parlamentari, ma la ricetta l’ha trovata adesso. ha parlato come se fosse arrivato adesso”. 



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Ultima modifica mercoledì, 19 dicembre 2012 04:29
A forza di tessere la sua tela, Pierferdinando Casini ha incastrato il premier: Mario Monti si farà il centrino. Sabato o domenica il professore scenderà ufficialmente in campo e farà endorsement ai moderati. Senza il Pdl, però. Silvio Berlusconi martedì sera a Porta a Porta l’ha anticipato: “E’ stato Casini a far saltare l’accordo con Monti”, definendo poi il leader Udc “persona orrendissima” (come Fini), e chiarendo che se nel gruppo dei moderati ci sarà Pierferdy, allora Silvio andrà da un’altra parte. E finirà così, infatti.

Quattro liste per Monti – “Non starò fermo, è una questione morale”, avrebbe confidato ai suoi Mario rispondendo a distanza alle pressioni in senso contrario di Massimo D’Alema e replicando pure alle proposte di impegno post-voto di Berlusconi. Sono quattro le liste pronte a scendere in campo a sostegno del premier. L’Udc, naturalmente. Poi Futuro e Libertà, visto che Fini al di là del grande impegno dimostrato nel ribaltare il governo del Cavaliere e favorire l’avvento dei tecnici non ha praticamente alternative se non vuole sparire dal Parlamento. E poi? C’è Verso la Terza Repubblica, la creazione che Luca Cordero Montezemolo presenterà ufficialmente mercoledì le liste di Italia Futura. E poi? Il resto della truppa Monti lo raccoglierà dai transfughi del Pdl, i “montiani” che si trovano in disaccordo con alcuni punti del programma di Berlusconi. L’agenda sarà la solita: tasse e rigore, magari con un po’ più di crescita perché altrimenti si muore.

Prospettive grame – Ma quale bottino spera di raccogliere Mario? Con i suoi collaboratori più stretti (che ritroveremmo in’eventuale squadra di governo), tra cui i ministri Enzo Moavero e Andrea Riccardi, qualche numero è volato: obiettivamente, senza farsi troppe illusioni, il 15% è limite difficilmente superabile. E come si fa a governare così? Semplice, toccherà stringere alleanze e facendo due più due è scontato pensare a un’intesa a sinistra con il Pd di Pierluigi Bersani. Qui però nasce il paradosso: Monti, avversario del segretario democratico e candidato premier, dovrà sperare che il Pd esca dalle urne con almeno il 30%, col risultato di poter andare (forse) al governo ma in posizione subordinata. Che il Prof abbia sbagliato i conti?



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Ultima modifica mercoledì, 19 dicembre 2012 10:27

 

La “Lista Monti” non esiste ancora ufficialmente ma molto presto potrebbe essere annunciata. La data potrebbe essere il 22 dicembre quando la lista “Verso la Terza Repubblica” si potrebbe trasformare in quella Monti. Ci sono ancora molti punti da chiarire: prima di tutto se ci sarà la partecipazione diretta del premier. Tra i candidati Luca Cordero di Montezemolo e Andrea Riccardi.  L’Udc di Casini potrebbe apparentarsi con questa in questo modo correrà con il suo simbolo e i propri candidati. In questo modo si rinuncerebbe quindi all’idea di una lsita unica in quanto i rappresentanti della società civile non avevano interesse ad annacquare la propria identità con la presenza di forsze politica. E Casini non voleva nesuna intenzione di rinunciare ad alcuni esponenti del suo gruppo dirigente. Poi ci sono i centristi del Pd, una trentina sarebbero già pronti a mollare Bersani per confluire nella lista Monti.

La posizioen di Casini  Il quadro è ancora poco definito. In un’intervista al Corriere Pier Ferdinando Casini  dice: “Il nostro progetto è limpido e va oltre le scelte personali di Monti. Offireremo agli italiani un programma che parla del lavoro portato avanti dal suo governo. E’ stato come un medico al capezzale di un malato grave. E per salvarlo ha somministrato la medicina pesante dei sacrifici. Sarebbe assurdo che dopo le elezioni questo malato, che è l’Italia, riprendesse la vita dissoluta di prima. Rispetto alla possibilità di una lista che rappresenti i pidiellini montiani, Casini glissa: “Quando queste scelte si materializzereanno esprimeremo un giudizio. Tutto è in movimento in questi giorni”. Invece a proposito dei rapporti con Verso la terza Repubblica di Montezemolo,, Riccardi e la società civile, dice: : “I rapporti sono ottimi e abbondanti. Noi ambiamo mai ritenuto che la costruzione di un niovo centro fosse un’avventura solitaria. Sarebbe un errore. Più l’alleanza è larga e condivisa meglio”. L’Udc lavora alla convention del 20 dicembre e continua a nutrire ottimismo stando ai passi che vede di giorno in giorno compiere a Monti. Ma è  concreto il timore che il professore, alla fine, opti per un ruolo “super partes” o possa scegliere un endorsement  soft (predisponendo magari un documento, una sorta di bussola europeista e riformista far sottoscrivere ai moderati) che ne farebbe meno un uomo di parte e più un caparbio esecutore del completamento delle riforme del suo governo tecnico. E ieri Monti, di fronte alle molte pressioni europee per riunire in un listone unico i moderati italiani, con fermezza ha lasciato intendere di non accettare oggi il sostegno di chi lo ha sfiduciato in Parlamento l’altro ieri, Angelino Alfano in primis. Il punto da chiarire è proprio questo: il Cavaliere. Il grande centro che si sta compattando intorno a Monti come si pone di fronte a un “Montoni”?”. Gli scenari sono ancora aperti. 

 



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Ultima modifica sabato, 15 dicembre 2012 12:50