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Solo cinque giorni fa i sondaggi la davano addirittura con 20 punti di vantaggio. Invece, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha preso una bella culata nelle elezioni che si sono tenute ieri nel land della Bassa Sassonia (e alle quali partecipa un campione del 10%) dei tedeschi con diritto di voto. I partiti dell’opposizione (Spd e Verdi) hanno   vinto 69 seggi, mentre la Cdu della Merkel e i Liberal democratici sono rimasti fermi a 68 seggi.La Cdu ha preso il 36 per cento dei voti equivalenti a 54 seggi,  rimanendo così il principale partito anche nel land, ma con il 6% in meno dei voti di cinque anni fa. I Liberaldemocratici sono andati molto meglio delle previsioni a livello nazionale, con il  9,9 per cento dei voti, ovvero 14 seggi, sottratti secondo le prime   analisi dei flussi di voto, alla Cdu. La Spd ha conquistato il 32,6 per cento dei voti, equivalenti a 49 seggi, mentre i Verdi il 13,7 per cento (20 seggi). Bocciati alle urne la Sinistra degli ex comunisti della ddr, e i Pirati, sotto la  soglia del cinque per cento. In settembre, in Germania si terranno le elezioni federali (corrispondenti alle nostre politiche). Elezioni che vedono favorita la Merkel e il cui risultato, è inutile dirlo, avrà conseguenze decisive sugli equilibri politici e i destini economici dell’Europa intera. 



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Ultima modifica lunedì, 21 gennaio 2013 02:45

I tedeschi sono stati avvisati: il 2013 sarà un anno duro, bisognerà tirare la cinghia, la crisi economica imporrà nuovi e pesanti sacrifici. Glielo ha detto la stessa Angela Merkel durante il discorso di fine anno mettendoli al corrente di quella che è la situazione della Germania e dello stato delle finanze pubbliche. Quello che la Cancelliera non ha detto ai suoi concittadini, come riporta il Giornale, è che lei è pronta ad alzarsi lo stipendio. Anche con l’avallo del suo rivale, il socialdemocratico Peer Steinbreuck che non ha perso occasione in questi giorni di lamentare un assegno troppo leggero per tutte le responsabilità che ha un capo di governo. 

Eppure non sembra tanto basso se paragonato a quello che percepiscono altri colleghi europeri per fare lo stesso lavoro: il premier britannico, David Cameron, si ferma a 250mila euro, il primo ministro francese a 200mila e quello greco non arriva a 100mila. Angela Merkel? Il Cancelliere tedesco guadagna 290mila euro all’anno. Pochi, troppo pochi. La crisi c’è, ma non per tutti.



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Ultima modifica giovedì, 3 gennaio 2013 09:25

In Germania nel 2013 non ci sarà spazio per il verde speranza. La cancelliera Angela Merkel, nel suo discorso di fine anno, ha avvertito i tedeschi che i prossimi 12 mesi saranno “anche più difficili” economicamente rispetto al 2012, e ha deciso di farlo capire anche visivamente: via la giacca verde speranza, appunto, esibita in tanti vertici europei dove Berlino ha potuto fare la voce grossa davanti a partner traballanti o troppo condiscendenti. Certo, sul colore del nuovo capo d’abbigliamento sfoggiato in tv si può discutere: un argento vivace più adatto alla discoteca che alla scrivania con veduta sul Bundestag, con tanto di taglio sagomato, collo arrotondato e manica a tre quarti. Tant’è, forse in vista del rigore che verrà anche dalle sue parti Angela si è voluta regalare una botta di vita.

Le paure di Berlino – “So che molti sono naturalmente preoccupati dall’arrivo del nuovo anno e la situazione economica non sarà infatti più facile ma piuttosto più difficile nel nuovo anno”, ha detto la Merkel il cancelliere tedesco nel messaggio video registrato, che comunque ha   aggiunto che “questo non ci deve buttare giù, anzi al contrario”. Le parole di Angela appaiono in contrasto con le recenti assicurazioni fatte dal ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schaueble, riguardo al fatto che sarebbe stata superata la fase più   critica all’interno dell’Eurozona. “Il peggio è alle nostre spalle”, aveva detto. Ma ora, con la crisi che potrebbe colpire le esportazioni, anche il gigante teutonico inizia a temere di avere i piedi d’argilla: “La crisi non è assolutamente finita – ammonisce la cancelliera -, abbiamo bisogno ancora di molta pazienza, di disponibilità a lavorare sodo e assistenza previdenziale per tutti, e l’importanza di questo equilibrio si riflette nella crisi del debito in Europa”.



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Ultima modifica martedì, 1 gennaio 2013 06:08

Mario Monti ha parlato di un’agenda Monti. L’etichetta prima lo infastidisce, perchè “è una creatura dei giornalisti”, poi lui stesso la sposa e la cita pure: “L’agenda Monti è disponibile per chiunque voglia seguirla”. E fin qui nulla di nuovo. La domanda e il dubbio però restano. Qualcuno ha visto l’agenda Monti? Il premier annuncia che presto sarà online. Ma non dà nessun accenno concreto. non si capisce in realtà cosa sia l’agenda Monti. Il suo contenuto rimane un mistero. Un segreto che alla lunga può anche stancare. I punti fermi però ci sono: tasse, tasse, tasse, e un pizzico d’Europa. Monti su questo fronte la sua agenda l’ha già messa in campo in Italia e nei 13 mesi di governo. Al primo posto c’è la mano nelle tasche degli italiani. Di certo non bastava un Prof Bocconi per capire che la starda migliore per tappare le falle era quella di aumentare la pressione fiscale. Intanto mentre lui spremeva il limone l’Italia andava verso la recessione. Anzi continua ad andare verso la recessione. Perchè l’”agenda Monti” è un’aspirapolvere nelle tasche degli italiani. E quindi di sicuro in questa agenda che di fatto non c’è, ma è viva nell’economia morta del paese, l‘Imu diventa un punto fondamentale. Da non toccare. Nelle fantomatiche tavole della legge di Monti il secondo punto irrinunciabile è l’Europa. Ma non intesa come un rapporto alla pari con gli altri 26 stati. No il rapporto è semplicemente a senso unico. “La nostra agenda, l’agenda Monti, è molto simile a quella della Germania di Angela Merkel. Nel nostro piano c’è una cessione ulteriore di sovranità nell’ambito dell’Unione. Noi però abbiamo più attenzione per la crescita”. Non c’è male. Dunque l’agenda Monti in pratica è scritta in tedesco. Ecco perchè in tanti ancora non sono riusciti a decifrarla. E inoltre annuncia un’attenzione maggiore alla crescita rispetto a Berlino. Si sa di solito la crescita si stimola aumentando la pressione fiscale. E il nostro paese con l’agenda Montikel non è cresciuto nemmeno di un punto di Pil. La Germania sì. Ma il Prof non l’ha visto. Era distratto a scrivere sulla sua agendina. Monti.



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Ultima modifica domenica, 23 dicembre 2012 02:08

La Cancelliera Angela Merkel e la sua voglia di dominare l’Europa cominciano ad essere di peso anche per i tedeschi. Al punto che in Germania Frau Merkel è sempre più al centro di paragoni un pò scivolosi. L’ultimo la vede al fianco di Adolf Hitler. Insomma la Cancelliera “è come il Fuhrer“. Un paragone che ha innescato le polemiche di fuoco a Berlino. Protagonista dello spiacevole disguido è Andreas Koehler, numero uno dell’associazione federale delle Casse mediche tedesche. In un discorso per la festa di Natale, Koehler ha dichiarato: “Giulio Cesare, Carlo Magno, Napoleone, Adolf Hitler, Angela Merkel, la lista dei leader di Stato che hanno tentato di unire l’Europa è lunga”. Ad ascoltare il discorso non erano in pochi. Una platea di circa 300 persone. Koehler ha poi agginto: “Sempre gli sforzi sono falliti subito dopo. nessuno può immaginare di vivere insieme in una stessa casa europea”. La Cancelliera non l’ha presa bene e ha chiesto una rettifica. Koehler ha fatto marcia indietro, rammaricandosi del fatto che la sua “ironia non sia stata capita da tutti”. Ma non è bastato per evitare una serie di attacchi contro di lui. “Non so se avesse bevuto troppo vin brulè, prima di tenere questo discorso antistorico, antieuropeo”, ha detto l’esperto per la sanità della Linke Harald Weinberg. Per il collega dell’SPD Karl Lauterbach si è trattato di un momento di “mancanza di gusto e di un paragone idiota”. Insomma la politica si schiera con la Cancelliera e attacca il dirigente. Ma il mal di pancia a Berlino per l’egemonia tedesca della Merkel in Europa comincia a venire fuori. 



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Ultima modifica giovedì, 20 dicembre 2012 04:44

Angela Merkel è tornata oggi a ribadire la sua posizione contro la (ri)discesa in campo di Silvio Berlusconi. Per il secondo giorno consecutivo, la Cancelliera tedesca sottolinea che gli italiani “sceglieranno in modo tale da garantire che l’Italia resti sul cammino giusto”. Lo fa nel corso di una conferenza stampa a Berlino in cui afferma anche di «appoggiare le riforme lanciate dal governo Monti, che hanno consentito un ritorno della fiducia degli investitori nell’Italia». A rincarare la dose anche il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. Con il governo Monti “l’Italia ha fatto grandi progressi, che non abbiamo visto con il suo predecessore” ha detto al suo arrivo al Consiglio europeo per partecipare all’Ecofin. “L’Italia – ha osservato Schaeuble – è un grande paese ha avuto un governo che ha fatto bene ma ora ci saranno le elezioni. Come governo non commentiamo gli affari interni dei paesi, ma tutti sanno che con Monti l’Italia ha fatto grandi progressi”.



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Ultima modifica giovedì, 13 dicembre 2012 12:22

Ha parlato di Europa, dei suoi incontri con Angela Merkel, ha fatto ironia sulle “spine, certe volte difficili dure da inserire e non da togliere” (insomma, governare gli piace…). Il premier Mario Monti, intervenendo agli stati generali della Cida, ha confessato: “Nella lotta all’evasione fiscale in qualche caso siamo andati ai margini della violazione della privacy”. 

L’ammissione di colpa – Una frase con cui il premier ammette che, tra Serpico e redditometro, in nome della lotta al nero, i diritti degli italiani (già stratassati) sono stati calpestati. Ma siamo in guerra, spiega il Professore, e in un conflitto tutto è lecito. Sì, dice proprio “guerra”: “Siamo in stato di guerra e non è possibile avere una pace sociale tra cittadini e Stato se non con una riduzione del fenomeno” dell’evasione. Spie per il bene comune, insomma, con buona pace della privacy degli italiani e delle gatte che avranno da pelare quando saranno bollati come “evasori fiscali” (la tolleranza del redditometro è bassissima, gli errori e le indagini fioccheranno, e nel mirino ci finirà un esercito di contribuenti onesti).

No ai condoni – Sempre in tema di evasione, Monti ha rimarcato come il suo governo tecnico non ha fatto alcun condono: “Quello dell’evasione fiscale – ha spiegato il Professore – è un tema su cui ci siamo accinti con intensità, durezza e brutalità. Sapeste quante volte siamo stati tentati di fare dei condoni, e forse avremmo avuto più attenuanti morali e civili di altri governi. Ma non l’abbiamo fatto”. Infine una battuta sul negoziato con la Svizzera per la tassazione dei capitali detenuti dagli italiani nel paese: “Ci poniamo dei paletti – ha spiegato Monti – perché non vogliamo forme di condono”.



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Ultima modifica lunedì, 26 novembre 2012 04:16

 

Una sinistra fumata nera al vertice europeo di Bruxelles sul bilancio dell’Unione Europea: le divisioni tra falchi e colombe sono troppo forti. L’attesa riunione si chiude con un nulla di fatto. Insanabili, per ora, le diverenze tra i fautori della linea del rigore (guidati in questo caso dalla Gran Bretagna) e i Paesi mediterranei. Herman Van Rompuy, il presidente del Consiglio europeo, ha avanzato una nuova proposta, che di fatto non è stata nemmeno discussa: nel vertice ci si è limitati a verificare che possa essere costituita una base per un futuro negoziato.

L’incertezza - L’appuntamento è stato rinviato all’inizio del prossimo anno: gennaio o febbraio, è ancora da stabilire. Alcune fonti diplomatiche italiane hanno specificato che “il rinvio è meglio di una rottura”. La voce è stata fatta circolare pochi minuti prima dell’annuncio ufficiale del fallimento, effettuato dalla presidenza cipriota. Le stesse fonti del governo di Roma hanno fatto sapere che non sarebbe comunque un problema data l’assenza di scadenze immediate. Al contrario, un eventuale accordo a ventisei – Gran Bretagna esclusa – sarebbe “drammatico”. Da par suo, Londra sembra che non abbia voluto mollare un millimetro.

Londra intransigente - Secondo le indiscrezioni, il premier britannico Cameron si è dimostrato più intransigente di tutti sull’intricata questione del bilancio pluriennale: fonti diplomatiche hanno riferito che anche Angela Merkel, addirittura, avrebbe avuto una linea meno dura rispetto a quella di Gran Bretagna, Svezia e Olanda. Al termine degli incontri, il vertiche ha affidato a Van Rompuy il “mandato” di presentare una nuova bozza di compromesso, che sarà discusso in un successivo incontro di capi di Stato e di governo. 

I tagli - Nel dettaglio, al vertice, si discuteva del bilancio europeo per il periodo 2014-20: la COmmissione aveva proposto un budget da 1.047 miliardi di euro, che Van Rompuy ha ridotto a 973. I tagli proposti dal presidente del Consiglio Ue, in particolare, riguardavano la spesa per la Pac e per i fondi di coesione. Secondo Londra e i Paesi rigoristi, i tagli sono insufficienti: il “fronte dell’austerità” li ha reputati troppo esigui. Per Francia e Italia, al contrario, i tagli sono inaccettabile: obiettivo dei paesi “amici della coesione” è preservare gli aiuti allo sviluppo.

 



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Ultima modifica venerdì, 23 novembre 2012 06:59

C’è un limite a tutto e ora il governo Mario Monti, ormai in campagna elettorale, sembra averlo capito. L’Italia non può continuare a subìre le decisioni di Bruxelles e della cancelliera Angela Merkel che con le sue politiche di austerity ha messo in ginocchio il Paese. Per questo oggi il ministro per gli Affari Ue Enzo Moavero Milanesi ha annunciato di essere pronto a porre il veto sul quadro finanziario multiannuale dell’Unione europea per il 2014/2020 se il progetto “non sarà equo e sarà gravoso per il Paese e per i cittadini”. Quella sul quadro finanziario 2014/2020 è una decisione “che si prende all’unanimità”, ha aggiunto Moavero, e “ogni Paese ha una parola che pesa”. L’ultima parola, ha detto ancora, “spetta al presidente del Consiglio”, ma “se lo scenario ci porterà a un disequilibrio eccessivo per il nostro paese” l’Italia “non potrebbe mettere il voto nell’unanimità necessaria” e “potremmo votare contro un bilancio che risulta dannoso per l’Italia e per i contribuenti”.

Vertice straordinario – Se anche non si dovesse arrivare a un accordo sul quadro finanziario 2014/2020 entro questa settimana, “i tempi tecnici sarebbero ancora ampiamente rispettati se la decisione arrivasse all’inizio dell’anno prossimo”, ha poi spiegato Moavero al termine del Consiglio Affari Generali che prepara la discussione del vertice di giovedì e venerdì prossimo. “Anche noi auspichiamo risultati nei tempi più rapidi per dare un segnale della volontà di agire insieme – ha osservato – ma è anche molto importante che tale armonia corrisponda a risultati altrettanto positivi. Non arrivare a un risultato non è da considerare una non riuscita: il vertice potrebbe essere anche un’ottima occasione per chiarirsi”. In questo caso, “se ne dovrà occupare un altro vertice: non necessariamente quello di dicembre, ma un altro, magari straordinario, all’inizio del 2013″. 

Sconti – L’Italia “non esclude” poi di chiedere uno sconto sui contributi netti al bilancio dell’Unione europea come quelli di cui beneficiano già altri paesi (oltre al Regno Unito, anche Germania, Olanda, Svezia e Austria, le cui correzioni sono da rivedere a fine anno): “E’una questione aperta ma se altri Paesi dovessero domandare sconti e correzioni e noi fossimo in un’analoga situazione allora o il meccanismo vale per tutti o per nessuno”.  



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Ultima modifica martedì, 20 novembre 2012 06:29

Dopo Monti solo Monti. Montezemolo & C. fanno sul serio e domani con un convention a inviti centellinati il movimento dei moderati diventerà un partito vero e proprio. “Italia Civica” sarà in campo le prossime elezioni per sostenere la candidatura a premier del Prof con una lista organizzata attorno alle adesioni a quel Manifesto verso la Terza Repubblica proposto da un imprenditore come Montezemolo, da un sindacalista, come Bonanni e da due esponenti di spicco del mondo cattolico come il ministro Riccardi e il presidente delle Acli Olivero. Il leader della Cisl però non prenderà la parola sabato: sarà seduto in prima fila ma non interverrà per non coinvolgere il sindacato in questa avventura politica di cui, tuttavia, resta sostenitore

Non ci saranno, perché non sono stati invitati, e quindi non graditi, né Fini, né Casini. Che non l’ha presa benissimo: “Non è che Oliviero sale su tetto di una macchina con Montezemolo e fa un partito”, avrebbe detto il segretario dell’Udc. “Non servono personalismi, uomini della provvidenza o restayling, ma serietà”. 

E seri sono quelli di “Italia Civica”: seri e intenzionati a dare filo da torcere a tutti gli altri partiti. Secondo un sondaggio della Swg avrebbero già il 9,7 dei cattolici praticanti. Che non è poco. Anche perché la lista per Monti Premier gode della benedizione della Segreteria di Stato guidata da Bertone. 

Da parte sua il professor Mario Monti, che finora non ha sciolto la riserva su una sua candidatura a premier, sembra essersi convinto. Decisiva, pare, la telefonata del Barack Obama appena confermato alla Casa Bianca. Il presidente americano gli avrebbe espressamente chiesto di accettare la sfida: l’amministrazione statunitense considera atrategico per l’intero scacchiere europeo la sua presenza a Palazzo Chigi. Non solo. Anche Angela Merkel starebbe conducendo una moral suasion su Monti e lo stesso i palazzi Apostolici. Di fronte a questo pressing il professore della Bocconi starebbe per dare il via libera alla sua candidatura. Una candidatura “pulita” però dai partiti. Anche quelli che lo stanno difendendo a spada tratta. 



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Ultima modifica venerdì, 16 novembre 2012 11:48