Posts Taggato ‘brunello di montalcino’


Avevo pensato di scrivere qualcosa di scherzoso sull’annunciata fine del mondo, secondo la profezia dei Maya, e dando per buona l’ipotesi che domani, (a che ora prego?) finirà il mondo, mi ripromettevo di chiedervi scherzosamente, pensando a quelle cantine che dopodomani andranno in pezzi come nostra madre Terra, e alle bottiglie in esse contenute, con quale vino aveste in animo di prendere congedo, enoicamente parlando (e non solo).
Mi sarebbe piaciuto scherzare, prenderla sul ridere, anche per esorcizzare l’angoscia (?) che sembra prendere alcune persone (ma suvvia!), e chiedervi se direte addio alla vita stappando una bottiglia di Barolo piuttosto che di Brunello di Montalcino, di Champagne, invece che un Franciacorta, un Gevrey-Chambertin o un Pomerol. O perché no, todo es possible, un Primitivo di Manduria giudicato, coram populo, il migliore rosso d’Italia. In attesa che lo diventi, se non lo é già, del mondo…
Questa era la mia intenzione, come pure quella di dirvi che la mia ultima bottiglia goduta sarebbe stata, ça va sans dire, un Barolo, di una grande annata, di un produttore tradizionalista. La bottiglia di un produttore con una storia alle spalle, una costanza produttiva, una credibilità conquistata a dura fatica sul campo.
Questa la mia intenzione iniziale, ma contrordine! ho cambiato idea, non ho più alcuna voglia di perdermi in queste enoiche nugae.
Oggi mi sono successe cose tali che non solo mi hanno indignato e nauseato, fatto vergognare di essere cittadino italiano, ma che mi hanno fatto amaramente concludere che se davvero la fine del mondo arrivasse (e che gli antichi dei non vogliano arrivi veramente…) in fondo non sarebbe poi tanto male.
Perché quel mondo che ci hanno abituato ad amare, a scuola, con le letture, la cultura, la buona educazione, le norme di corretto comportamento e del vivere civile, fatte di rispetto, tolleranza, dialogo, di contrapposizioni a viso aperto e non a colpi di agguati dietro l’angolo, di eleganza, bellezza, armonia, oggi non esiste più, se n’è andato. E non tornerà mai più.
Ora dirò una cosa che capiranno solo pochissime persone, e scusatemi se ai più sembrerà misterioso o astruso. A costoro dico: il messaggio in codice, pesantissimo, intimidatorio (a voi trovare l’aggettivo giusto per definirlo, io l’ho in mente ma me lo tengo per me…) è arrivato, forte e chiaro. Ho capito, ne prendo atto,
Quel messaggio non mi ha spaventato, anzi mi indurrebbe a lottare ancora con più forza per le mie idee, a continuare a scrivere quello che penso, e a farlo con più vigore e chiarezza. Ma, scusatemi.. mi sono rotto i corbelli, ho capito che tanto sarebbe inutile, che chi fa dell’intimidazione e dell’intolleranza, anche verso la sacrosanta libertà di pensiero e di espressione, il proprio sistema di pensiero e di vita, alla fine l’avrà sempre vinta, e che continuare le mie battaglie, come uno stupido Don Chisciotte, sarebbe non solo inutile ma ridicolo.

E allora che arrivi pure la fine del mondo e spazzi via questo mondo squallido e orribile nel quale tocca vivere a noi e ai nostri figli. Spazzerà via gli onesti, i coraggiosi, gli ingenui, i fessi, gli idealisti, i puri (o abbastanza puri, perché di puri al 100% non ne conosco), come me.
Ma spazzerà via anche i farabutti, i violenti, i cialtroni, i vigliacchi, quelli che ti tirano una coltellata a tradimento mentre ti sorridono, quelli falsi e molesti, quelli che pur di curare i propri interessi di bottega venderebbero anche la madre e la sorella.
E l’idea che questi vermi, lo ripeto, vermi, possano sparire, volatilizzarsi, andare all’inferno (se esiste, ma a volte l’inferno è quello che viviamo…) mi fa apparire l’ipotesi di una fine del mondo, domani, come una benedizione, una manna dal cielo, una salvezza…
Bye bye…

P.S.
Voglio aggiungere solo poche righe alla mia esternazione:
“Ma s’ io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso, mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare: ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!”.
Il resto lo dice bene Guccini in questa canzone

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Ultima modifica venerdì, 21 dicembre 2012 04:43


Premessa indispensabile cui siete liberi o meno di credere. Avrei scritto lo stesso identico post, con le identiche riflessioni, se al primo posto di questa singolare classifica “ad incrocio” si fosse installato un vino che amo profondamente, con una lunga storia alle sue spalle, una costanza qualitativa nel tempo da inalberare come garanzia, e non un vino che dimostrando un’indubbia capacità nel fare marketing e nel tessere le pubbliche relazioni dei suoi responsabili ha bruciato le tappe e si propone ora, secondo il giudizio delle guide, come imperdibile. Come un fiore all’occhiello non solo della regione di origine, regione che conosco, frequento e amo, ma dell’Italia enoica tutta.
Non conta pertanto un fico secco che sul gradino più alto di questo immaginario enoico podio, incoronato come miglior vino rosso d’Italia 2012, secondo la Top 100 di “Gentleman”, mensile di Milano Finanza (gruppo Class), che ha incrociato i punteggi delle guide ai vini di Gambero Rosso, Espresso, Veronelli, Maroni e Bibenda, sia il Primitivo di Manduria Es 2010 di Gianfranco e Simona Fino, piuttosto che il Brunello di Montalcino riserva di Biondi Santi, il Barolo Monfortino di Giacomo Conterno, il Bolgheri rosso Sassicaia di Tenuta San Guido o il Barbaresco Asili o il Barolo Rocche dei Falletto di Bruno Giacosa. Ma chi se ne frega!
Certo a scorrere ad esempio le prime 15 posizioni di questa classifica, che dovrebbe fotografare il meglio del vino italiano secondo il parere unanime e concorde di quelle cose discutibili (e ampiamente discusse ad ogni loro uscita) che sono le guide, di eno-stranezze se ne vedono parecchie.
Non si trovano in classifica fior fior di vini che hanno fatto e fanno la storia del vino di qualità italiano, dai Barolo di Bartolo (e oggi Maria Teresa) Mascarello o di Beppe Rinaldi o ancora il Monprivato e la selezione Ca’ d’Morissio di Giuseppe Mascarello ai Langhe Nebbiolo di Monsù Gaja.
E poi il Brunello di Montalcino di Case Basse, e una marea di altri vini, pescati ancora nelle Langhe, a Montalcino, al Sud, dal Taurasi Radici riserva di Mastroberardino al Salento IGT Graticciaia di Agricole Vallone, per citare solo alcuni dei primi grandi vini, dotati di storia, che mi vengono in mente.

Ma troviamo invece, solo per citare qualche nome delle più “stravaganti” presenze, il Dedicato a Walter 2009 Poggio al Tesoro (Allegrini), il Do Ut Des 2010 Carpineta Fontalpino. E poi, ancora, lo sconosciuto, almeno per me, Poggio de’ Colli 2012 Piaggia-Mauro Vannucci, ed il Montepulciano d’Abruzzo Mazzamurello 2009 Torre dei Beati. Vini la cui centralità e indispensabilità nel panorama enoico italiano è tutta da dimostrare…
Ma poi bella gente, permettetemi una sommessa domanda: ma a chi interessano e giovano, ”vincitori” a parte, simili classifiche? E’ lecito pensare che all’alba del 2013 ci siano ancora eno-appassionati che in enoteca o al ristorante, o ristoratori che nella scelta dei vini da acquistare si affidino al responso di questi altri eno-vaticini?
Vogliamo pensare che nell’epoca dell’informazione diffusa il consumatore sia ancora tanto “ingenuo” da farsi condizionare dal responso incrociato sul “migliore vino rosso”, dai risultati, sempre molto ragionati, dei Top 100 di Wine Spectator, Wine Enthusiast, dai 98 centesimi di Parker o di Giacomino Suckling e dallo sterminato elenco di vini premiati, spesso senza un minimo di ordine logico, dalle varie guide?
Siamo persuasi che il consumatore fortunatamente “sgamato” di oggi, voglia ancora farsi condurre per mano e che non abbia strumenti critici tali da consentirgli di scegliere, in base al proprio palato, non al responso di una o più guide congiunte, o di qualche guru, quali siano i vini che si confanno al suo gusto, quali i vini che vale veramente la pena di non perdere? Io, pur prendendo doverosamente atto che in questa singolare Top 100 di Gentleman, mensile di Milano Finanza, appaiono vini veramente classici e dotati di una rispettabile e consolidata storia alle spalle, tipo il San Leonardo della Tenuta San Leonardo, il Barolo Cannubi Boschis di Sandrone, l’Amarone della Valpolicella Classico di Bertani, il Torgiano Rosso Vigna Monticchio Riserva di Lungarotti, il Brunello di Montalcino Riserva di Franco Biondi Santi, resto molto scettico sulla validità e sull’utilità di queste classifiche.
E anche a coloro che, talvolta in maniera sbracata, come si fa allo stadio con tanto di bras d’honneur liberatorio quando la squadra del cuore vince all’ultimo minuto magari su autorete, dopo che per un’intera partita la squadra avversaria aveva dominato e l’arbitro fischiato spudoratamente contro, stanno esultando in maniera esagitata per la “vittoria” del vino del cuore (vino che in una recente degustazione era però arrivato al cinquantesimo posto, non primo) vorrei rivolgere una domanda finale.

Nel caso malaugurato e spero improbabile si rivelasse fondata, anzi certa, la strana profezia secondo la quale il mondo finirebbe il 21 dicembre 2012, e foste sicuri che il 22 non saremmo più qui a eno-cazzeggiare, e aveste pertanto la facoltà di scegliere cosa fare il 21 e quale ultima bottiglia, la bottiglia dell’addio, stappare, su quale vino cadrebbe mai la vostra scelta? Restando in Italia ed escludendo Champagne, Bourgogne, Bordeaux, Sauternes, Porto, Riesling vari, e puntando ad esempio ad un grande memorabile rosso, un vino da congedo definitivo o da isola deserta, puntereste davvero sul vino proclamato “migliore vino rosso d’Italia 2012”, o magari su un altro che si è piazzato al quarto posto (de gustibus…) o scegliereste piuttosto, a voi la facoltà di scelta, altri vini?
Io non ho dubbi su cosa sceglierei (e non l’ha nemmeno un dichiarato super fan di questo vino, che non lo sceglie come vino da stappare, nel malaugurato caso, il 21 dicembre) e voglio pensare che molti di voi, pur con tutto il doveroso rispetto per i verdetti delle classifiche incrociate delle italiche guide dei vini e per “l’Orgoglio Primitivo”, farebbero altrettanto…

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Ultima modifica martedì, 18 dicembre 2012 04:41

Seicento ettolitri di prezioso Brunello di Montalcino finiti nelle fogne. Roba da far accapponare la pelle agli amanti del buon vino. Roba da milioni di euro (6 o 7 secondo le stime) di danni per Gianfranco Soldera, il titolare dell’azienda agricola “Case Basse” vittima dell’atto di sabotaggio. Oggi, a quindici giorni da quello sfregio, i carabinieri hanno arrestato un ex dipendente di Soldera, Andrea Gisi di 39 anni. Tra i due ci sarebbero stati diversi diverbi, uno in particolare all’inizio del settembre scorso, dopo il quale l’uomo non avrebbe piu’ lavorato nell’azienda. Prima di allora, a giugno, era stato redarguito perche’ non aveva lubrificato adeguatamente un mezzo aziendale che si era rotto. A questo si sarebbe aggiunta l’invidia nei confronti degli altri dipendenti che avevano ottenuto da Soldera un mini alloggio.

Per questo, nella notte tra il 2 e il 3 dicembre, Gisi si sarebbe introdotto nelle cantine della “Case Basse” e avrebbe aperto i rubinetti delle grandi botti. I reati che gli sono contestati sono violazione di domicilio aggravata e sabotaggio aziendale. L’uomo si trova ora nel carcere senese di Santo Spirito e domani sarà interrogato. Ad incastrarlo, oltre alle testimonianze degli altri dipendenti dell’azienda, anche un’intercettazione di una telefonata fatta al nipote: l’uomo era in auto e al telefono avrebbe raccontato di aver lavato i pantaloni che indossava la sera dell’atto vandalico sostenendo che, in fondo, si trattava di vino e che il lavaggio ne avrebbe tolto le tracce piu’ facilmente di quanto accade per il sangue. Adesso i Ris di Roma stanno compiendo accertamenti irripetibili sui jeans dell’uomo per estrapolare tracce di vino rosso individuandone il profilo polifenolico. I pantaloni erano stati trovati insieme ai calzini nella lavatrice all’interno dell’abitazione a Torrenieri, frazione di Montalcino, il mercoledì dopo il sabotaggio. L’uomo si era disfatto degli indumenti subito dopo aver aperto i rubinetti e poi si era spostato in auto a Roma. A suo carico numerosi precedenti penali tra cui furto, tentato furto, ricettazione e danneggiamenti.



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Ultima modifica martedì, 18 dicembre 2012 04:19


E così, stando a quello che riferisce in un articolo pubblicato sulla sua versione on line il settimanale mondadoriano Panorama, http://news.panorama.it/cronaca/Case-Basse-l-attentato-Una-vendetta, sarebbe molto vicina la soluzione del caso sul raid vandalico ai danni del produttore di Brunello di Montalcino Gianfranco Soldera.
L’autore dell’articolo, Gianmaria Padovani, che parla di “un’incursione dalle modalità inquietanti”, sostiene, dopo contatti avuti con la Procura di Siena, che ha preso sempre più forza, nel quadro delle indagini sui responsabili del gesto criminale, una “ultima pista, quella di una vendetta di un ex dipendente di Case Basse”. La Procura, sostiene, “avrebbe in mano riscontri decisivi e avrebbe individuato proprio nell’area montalcinese l’indiziato numero uno”.
Se così fosse, e non abbiamo motivo di dubitarne, si andrebbe alla soluzione non solo più ovvia, ma quella più auspicata, ed in grado di allontanare preoccupanti fantasmi e sospetti, quella che attribuisce alla vendetta di un ex dipendente, non certo ben disposto verso Soldera, il gesto.
Una soluzione possibile cui si era riferito, in un commento inviato a questo blog domenica 9 dicembre alle 17.09, l’avvocato Bernardo Losappio, profondamente radicato a Montalcino, il quale scriveva testualmente “salvo clamorose smentite, sono certo che l’autore del reato vada ricercato tra quelle persone che con Case Basse hanno avuto rapporti privati e non in altri luoghi estranei”.
Di fronte a questa evidenza, anche se va ricordato che “al momento non risulta sia stato emesso nessun nessun fermo”, è indispensabile “automaticamente escludere lo scenario più tetro inizialmente ventilato, quello di una pista mafiosa”, e rallegrarsi con gli inquirenti per una così rapida soluzione delle indagini.
Il responsabile di questo blog prende doverosamente atto della possibile, imminente soluzione del caso, ma non deve in alcun modo, anche se é certo che non mancherà chi lo inviterà a farlo, in modo più o meno urbano, fare marcia indietro, né tanto meno chiedere scusa per quello che ha scritto nei suoi commenti a caldo dopo l’accaduto.

Quando ho parlato di “atto mafioso” non ho fatto altro che riprendere le parole della vittima stessa del “sabotaggio”, ovvero Gianfranco Soldera, che, fede fanno gli articoli ed i virgolettati delle sue dichiarazioni riportati da diversi organi di stampa, ha parlato chiaramente di “un vero atto mafioso”. Compiuto, come ho più volte detto e ripetuto e chiarito in tutte le possibili sfumature, non da un aderente di qualsivoglia organizzazione della criminalità organizzata, di cui a Montalcino non sembra essere traccia, ma da una persona animata da una mentalità oggettivamente “mafiosa”, ovvero violenta, intollerante, prevaricatrice dei diritti altrui. Uno o più personaggi, anche nel caso il colpevole fosse davvero un ex dipendente di Case Basse, che hanno creduto di potersi fare giustizia da soli, in puro spirito mafioso.
Del resto ad accreditare l’ipotesi di “filosofia” e “ispirazione”, ovviamente distorta, di quel gesto, è ancora l’articolo di Panorama, che scrive testualmente che “all’inizio le indagini hanno seguito tre piste: oltre al già citato avvertimento mafioso, hanno vagliato una vendetta per il cosiddetto scandalo di Brunellopoli.
Soldera infatti è stato tra i vignaioli più attivi nella difesa del Disciplinare di produzione del Rosso e del Brunello di Montalcino e nel borgo una vox populi calunniosa lo vuole primo mandante dello scandalo che tra il 2007 e il 2008 ha coinvolto e colpito duramente molte etichette montalcinesi, costrette poi a declassare il proprio brunello in semplice vino Igt, indicazione geografica tipica, con un conseguente contraccolpo economico”. Si parla chiaramente di “indagini” e non dei commenti scaturiti dopo il folle attentato.
Ad aver dato una lettura simile alla mia sono stati altri commentatori, ad esempio il sommelier romano Massimo Billetto, che su Bibenda 7 ha pubblicato questo commento di cui vale la pena riportare ampio estratto: “La mafia, prima di essere un’organizzazione finalizzata al controllo coercitivo di una realtà territoriale, economica, politica o finanziaria, è un modo di essere, uno stile di vita, una filosofia. Trae linfa vitale dall’ignoranza, dall’ottusità cerebrale, concepisce il sopruso, la violenza vigliacca e il ricatto quali fondamenti del diritto, un diritto che regola codici comportamentali barbari e volgari.
Si può dunque essere mafiosi nell’animo e negli atteggiamenti senza aver prestato giuramento d’onore alla ‘famiglia’, ma, a qualunque latitudine, quando la sete di vendetta autogiustifica una sproporzione abnorme tra l’azione di rivalsa e l’eventuale torto subito, quando l’invidia acceca la ragione, quando si guarda ai migliori non come modello ma con l’obiettivo di isolarli e distruggerli, non avendo la capacità di emularli e reggerli a modello. Non so, nè forse saprò mai per quale motivo mani violente possano aver aperto i rubinetti delle botti a Case Basse, in quel di Montalcino”.
E ancora: “Non posso pensare che siano mani appartenenti al mondo del vino, perché nemmeno l’odio più feroce e il più miserrimo desiderio di vendetta possono generare, in chi ama il Grande vino, la forza di consegnare alle fogne uno dei più straordinari nettari che la storia dell’enologia possa aver creato. Per questo, chiunque sia stato ad aprire i rubinetti delle botti contenenti il Brunello di Montalcino di Gianfranco Soldera, sappia che è un mafioso.
Un vigliacco mafioso che ha distrutto una serie di opere d’arte che il mondo di appassionati del vino vero stavano attendendo di assaggiare e ammirare con la trepidazione di sempre”.

Voglio poi citare Massimiliano Montes che sul blog Gusto di vino, in questo post annotava: “Vale la pena ritornare su quanto accaduto anche in virtù dello strascico di polemiche che questa definizione ha suscitato. Sui social media e su internet commentatori autorevoli, e meno autorevoli, hanno stigmatizzato l’aggettivo “mafioso” usato per descrivere l’aggressione, in alcuni casi dando l’impressione di temere un accostamento tra il contesto sociale di Montalcino e la criminalità organizzata.
Simili timori suscitano in me inevitabili ricordi di recenti levate di scudi fatte da miopi e populiste personalità politiche in merito alle indagini sull’espansione della ndrangheta e della camorra al nord Italia.
In realtà il problema è un altro: dire che un gesto è mafioso non significa affermare che è stato commesso dalla mafia. Un gesto mafioso è un atto compiuto con la stessa mentalità della mafia. Questo era il senso delle parole di Gianfranco Soldera, che noi ci sentiamo di condividere pienamente”.
Rallegriamoci dunque, se le cose andranno davvero come ipotizzato da Panorama, che l’assurdo attentato sia stato solo il gesto di una persona che aveva personali motivi di rancore verso Soldera, ma non nascondiamoci dietro ad un dito e non ficchiamo la testa nella sabbia come gli struzzi.
Prendiamo tutti atto, e con soddisfazione, che l’atto di vuotare nelle fogne il vino atto a divenire Brunello di Montalcino di Case Basse, non è stato una vendetta consumata a freddo verso un uomo che, oggettivamente, ha avuto un ruolo centrale in quella vicenda che è universalmente balzata alla ribalta come Brunellopoli.
E non perché, come in tanti all’epoca hanno ipotizzato, lanciando una sorta di fatwa contro Soldera, e additandolo come un “nemico” (come è stato scritto anche qui), Soldera fosse andato a fare “la spia” e a raccontare alla Procura di Siena quello che tutti sapevano, ovvero che a Montalcino ci fossero produttori che “taroccavano” il loro Brunello.
Ma perché nel quadro delle indagini la Procura ha ascoltato Soldera, come persona informata dei fatti, raccogliendo da parte sua molte utili indicazioni e probabilmente una ricca documentazione.

Non si può ragionevolmente negare che nei confronti di Soldera, durante Brunellopoli ed in seguito, sia stata scatenata una rancorosa campagna quasi di odio. E pertanto l’ipotesi che, anni dopo, a freddo, consumando la più malvagia e “perfetta” delle vendette, ci potessero essere persone che avessero pensato di “fargliela pagare”, era, l’ha del resto presa in considerazione anche la Procura di Siena, tutt’altro che peregrina.
Sempre l’avvocato Losappio, nel suo commento di domenica già citato, ha ricordato un precedente significativo, ovvero che “diversi anni fa il Podere Ferro, di proprietà del Signor Burroni, fu vittima di un atto parimenti criminale di quello subito da Soldera, gli furono tagliate un enorme numero di viti a Brunello.
Il Signor Burroni era il Vigile Urbano di Montalcino, persona che, peraltro, non si rendeva particolarmente simpatica a causa di atteggiamenti a dir poco singolari. Allora nessuno parlò di atto mafioso, certamente, a ben vedere, visto il ruolo del povero Burroni, si trattò di un gesto intimidatorio”.

Rallegriamoci dunque, sempre che ci si possa rallegrare di fronte ad un gesto folle e criminale che ha danneggiato e colpito pesantemente un produttore esemplare ed un simbolo del Brunello, un simbolo considerato molto scomodo nel pieno di Brunellopoli, visto come il suo Brunello purissimo, Sangiovese 100%, faceva apparire come ancora più paradossali e incredibili e improbabili determinati “Brunello” scuri, come la pece, che circolavano tranquillamente prima dello scandalo, e privato il mondo degli appassionati di diverse annate un autentico tesoro (di cui forse, come rivela Panorama, esisteranno solo poche bottiglie), ma non facciamo, per favore, le verginelle candide e scandalizzate.
Quel clima intollerante e di caccia alle streghe contro Soldera non ha di fatto, le indagini degli inquirenti lo stanno appurando, armato e fornito una sorta di “giustificazione” e di movente all’autore del “sabotaggio”.
Ma, guardiamoci negli occhi e non prendiamoci in giro, avrebbe potuto farlo, tanto che quella di “una vendetta per il cosiddetto scandalo di Brunellopoli” è stata un’ipotesi presa in considerazione persino dagli inquirenti.

Non è andata così per fortuna, scampato pericolo e dunque tiriamo tutti un grosso respiro di sollievo e cerchiamo di voltare pagina e guardare avanti con fiducia e spirito costruttivo, e stappiamo per festeggiare una bottiglia di Brunello di Montalcino. Di quello buono. Di quello che regala emozioni e riscalda, come pochi altri vini al mondo, i cuori.

P.S.
Visto che improvvisamente mi sono magicamente trasformato da personaggio “pericoloso” in possibile “risorsa” per il Brunello, questo pomeriggio mi permetterò di lanciare una modesta proposta. Nulla di trascendentale, solo un’ideuzza che spero possa essere presa in considerazione.
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Ultima modifica mercoledì, 12 dicembre 2012 04:39

Voglio tornare sull’orribile notizia dell’atto vandalico, ma che dico, del gesto intimidatorio, terroristico e mafioso, consumato due notti fa ai danni di Gianfranco Soldera, le cui botti di Brunello in affinamento nella sua cantina di Case Basse sono state violate, portando di fatto alla perdita di più annate del suo meraviglioso e identitario vino.
Torno a formulare voti che le indagini riescano ad individuare i responsabili e che i criminali, magari grazie a qualche imprudenza compiuta mentre realizzavano la loro “spedizione punitiva”, vengano puniti come meritano. Anche se a mio avviso per farabutti del genere bisognerebbe ripristinare la messa alla berlina e la fustigazione sulla piazza principale del borgo toscano…
Inutile nascondersi dietro ad un dito e inutile tacere quello che in molti pensano, ovvero che questo gesto ha tutto l’aspetto di una vendetta consumata a freddo, con lucido e canagliesco spirito calcolatore, nei confronti di quello che non la realtà, ma una vulgata diffusa, artatamente e cialtronescamente diffusa, una insana vox populi, ha additato, a Montalcino, come il responsabile dello scoppio dello scandalo di Brunellopoli.
Sappiamo benissimo tutti che a Montalcino a molti, con la coscienza a posto o con pesanti scheletri nell’armadio, ha fatto comodo presentare Soldera come la persona che rivolgendosi alla Procura di Siena producendo un corposo dossier ha di fatto “costretto” la Magistratura, i Nuclei Antisofisticazione, la Guardia di Finanza, ecc. ad indagare su uno scandalo, il taroccamento diffuso di vini presentati e commercializzati come Brunello di Montalcino, che era sotto gli occhi di tutti. E che in troppi hanno fatto finta di non vedere.
A parte il fatto che è tutto da dimostrare che Soldera davvero abbia fatto quello che gli viene “imputato”. E se anche corrispondesse al vero, in un Paese normale e perbene e non in questo verminaio che è diventata ormai la nostra povera Italia, i galantuomini e le persone a posto avrebbero dovuto ringraziare Soldera per il suo gesto. E non additarlo, con un tipico atteggiamento mafioso di chi condanna chi ha avuto il coraggio di sfidare l’omertà generale, come una spia.
Noi non sapremo mai, finché le indagini non avranno stabilito una verità e appurato l’esatto andamento delle cose, responsabili del gesto vandalico e soprattutto i mandanti, se davvero, come appare evidente a tutti, l’atto vigliacco di vuotare per terra il Brunello di Soldera rappresenti una vendetta a freddo quattro anni dopo lo scoppio di Brunellopoli.

Ma una cosa è certa, ovvero che tutti coloro che hanno additato Soldera come “il corvo”, “o’ spione”, come la persona che ha spezzato la cortina di omertà e ha sfidato un certo establishment, devono oggi recitare un, ahimé tardivo, mea culpa, perché sono oggettivamente responsabili di aver spinto i farneticanti vandali che hanno violato la cantina di Case Basse a punirne il proprietario.
Sono stati loro, additando Soldera come un mostro, mentre invece, se davvero avesse presentato il famoso esposto alla Procura di Siena, dovevano celebrarlo come un “eroe borghese”, un cittadino modello, una persona e un produttore dotato di spina dorsale e rispetto di se stesso e della denominazione entro la quale opera, a fornire le “giustificazioni” a quei farabutti che hanno sputato sul lavoro di anni di un’azienda e di una famiglia.
Sono stati loro, con le menzogne e le diffamazioni spudoratamente diffuse, a fornire l’arma ed il “brodo di coltura” a quei criminali.
Un’evidenza, in questo momento di rabbia e di indignazione, che va pronunciata a voce alta e ricordata a distratti, miopi e conformisti di ogni genere cui farebbe comodo, come hanno tentato di fare con Brunellopoli, far calare una cortina di silenzio sull’accaduto e consegnarlo, mafiosamente, all’oblio…
p.s.
ovviamente solo chi non conosce bene il milieu di Montalcino può scrivere, come ha fatto Repubblica – che si teme che questo gesto criminale possa essere ripetuto anche a danno di altre cantine. Era Soldera e solo Soldera l’obiettivo di questa autentica porcata..

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Ultima modifica martedì, 4 dicembre 2012 04:18

La notizia, che si apprende dalla Prima del sito Internet Wine News e che potete leggere qui è tra le più orribili, tristi e disgustose che si siano lette da tanti anni a questa parte.
Nel civilissimo (?) borgo vinoso di Montalcino nella notte è stato consumato un terroristico e vigliacco atto vandalico ai danni di uno dei produttori simbolo di quel vino mito che è il Brunello di Montalcino. Sconosciuti sono entrati nella notte nella cantina Case Basse di Gianfranco Soldera, produttore forse del vino più paradigmatico della denominazione e di uno dei vini italiani in assoluto migliori, e hanno vigliaccamente aperto le botti dell’intera produzione in affinamento, dal 2007 al 2012 distruggendola di fatto. E impedendo a questo simbolo del made in Italy, orgoglio di Montalcino e del vino italiano tutto, di essere presente sui vari mercati.
Alle indagini investigative il compito di appurare l’esatto andamento delle cose, con l’augurio che si arrivi rapidamente ad individuare i mascalzoni responsabili di questo gesto incivile e assicurarli alle patrie galere.
Oltre ad esprimere l’umana solidarietà a Gianfranco Soldera per questo atto di vandalismo consumato ai suoi anni, con tutta l’indignazione che un simile accadimento provoca in tutti gli amici del vino e nelle persone per bene, non si può non chiedersi quali possano essere, semmai possano esistere, le motivazioni, per una simile vigliaccata.

Molteplici i pensieri e le possibili interpretazioni, che portano tutte a ritroso nel tempo, a quattro anni orsono, quando Montalcino e l’intero comparto produttivo del Brunello si trovarono, non certo per colpa di produttori esemplari come Soldera, nell’occhio del ciclone, rischiando di perdere credibilità e prestigio a causa dell’ingordigia di pochi.
Il gesto inqualificabile consumato stanotte ai danni di Soldera ha tutto l’aspetto non solo di un avvertimento, ma di una vendetta in perfetto stile mafioso.
E questo soprattutto che fa disperare, il pensiero che nel borgo dove si produce il vino italiano più famoso e celebrato nel mondo, ci siano loschi figuri che ritengano si possano applicare e riprodurre qui sistemi applicati nella Chicago anni Trenta o nella Sicilia di Totò Riina.
Dalla Toscana del vino dovrebbero arrivare ben altri segnali, non queste notizie di ordinaria inciviltà che fanno male al cuore.
p.s.
ovviamente i farabutti che hanno compiuto questo gesto non capiscono che così facendo non hanno solo danneggiato Soldera, ma proprio come era accaduto quattro anni orsono, oggettivamente finiscono con il danneggiare l’intera denominazione Brunello di Montalcino, la credibilità e l’immagine di Montalcino tutta. Ma pretendere che simili minus habens e microcefali possano capire un’evidenza del genere é pura illusione…
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Ultima modifica martedì, 4 dicembre 2012 04:18

Seicentottantasei ettolitri di ottimo Brunello di Montalcino sono finiti nelle fogne senesi. Una delle aziende più prestigiose produttrici del Brunello, l’azienda Case Basse si è vista distruggere così l’intera produzione dal 2007 al 2012 che aveva in cantina. Ignoti si sono introdotti nella cantina aprendo i rubinetti di botti e barriques e lasciando che tutto il prezioso Brunello contenutovi defluisse nel sistema fognario. A renderlo noto è il proprietario della tenuta, Gianfranco Soldera, secondo quanto riporta il sito specializzato winenews.it. Il fatto che si sia trattato di un atto vandalico sarebbe confermato dal fatto che non c’è stato alcun furto di bottiglie, di vino, o di altro materiale. Per entrare i vandali hanno rotto una porta dotata di vetro antisfondamento; l’ambiente violato risultava privo di allarme. 



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Ultima modifica martedì, 4 dicembre 2012 02:16


Voglio segnalare che venerdì 30 novembre alle 21 presso l’Accademia dei Sapori a Lavagna, presso Villa Spinola Grimaldi (Parco Tigullio) avrò il grande piacere di condurre una degustazione di 7 Brunello di Montalcino, sei di annata 2007 e una riserva 2004.
Sarà il primo evento Onav nel Tigullio, organizzato dalla sezione di Genova dell’Onav.
I vini che ho scelto per la degustazione saranno i seguenti:

Brunello di Montalcino 2007 – Ciacci Piccolomini
Brunello di Montalcino 2007 – Fattoria dei Barbi
Brunello di Montalcino 2007 – Gianni Brunelli
Brunello di Montalcino 2007 – Gorelli Le Potazzine
Brunello di Montalcino 2007 – Lisini
Brunello di Montalcino 2007 – San Lorenzo
Brunello di Montalcino riserva  Poggio al Vento 2004 -  Col d’Orcia

Dopo la degustazione tecnica dei vini, previsti piccoli assaggi di specialità toscane. Il contributo di partecipazione e fissato in € 15 per i soci, € 20 per i non soci.
Per informazioni e prenotazioni contattare ONAV – Sezione di Genova Pier Ugo Tammaro Tel. 010.6043262 – 393.0633559 e-mail genova@onav.it


Devo ringraziare gli amici dell’Onav per avermi chiamato a parlare, come ho fatto tante volte, in giro per l’Italia, di Brunello. Dopo la proclamazione, un anno fa, dell’editto bulgaro spezzino che mi ha improvvisamente tramutato, da collaboratore leale, a “nemico” da mettere all’indice, non ho più avuto molte occasioni di condurre serate come questa, dopo averne condotto tante in giro per l’Italia, dalla Lombardia alla Sicilia, dal Veneto all’Emilia Romagna alla Toscana, alla Puglia alla Campania e alla Liguria per una nota Associazione della sommellerie italiana.
E poi qualcuno ha ancora il coraggio di parlare dell’autonomia decisionale dei Presidenti regionali e dei delegati provinciali di quella benemerita, nonostante i suoi vertici, Associazione…

Notizie tratte da VinoalVino.org di Franco Ziliani – Visita il sito dell’Autore

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Ultima modifica mercoledì, 21 novembre 2012 04:06