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Non ci vuole un matematico per capire che davvero non manca molto alla fine dell’era degli incentivi per la produzione di energia elettrica grazie al sole. Salvo nuovi sistemi, attualmente neanche presi in considerazione, il conto alla rovescia verso la fine dei bonus è ormai partito. Mancano infatti poco meno di 138 milioni.

Dal 27 agosto, data del suo avvio, il Quinto conto energia ha coinvolto 29.553 impianti per una potenza complessiva di 1.103.930 di kW e un costo annuo di 130.260.837 milioni di euro.

Secondo quanto riportato su Dailyenmoveme.com, potremo mettere una pietra sopra agli incentivi già da febbraio/marzo. Stando ad una stima ipotetica effettuata dal sito tramite un algoritmo, la quota del raggiungimento della soglia 6,7 miliardi è fissata tra febbraio e marzo: “È impossibile quantificare con esattezza il giorno esatto, in quanto ogni giorno varia il contatore e poi ora è impossibile stimare come possa influire il Salva Alcoa 2, ma possiamo affermare con certezza che non andremo oltre marzo“.

A metà dicembre, mancavano circa 200 milioni alla fine degli incentivi. In un mese, calcoli alla mano, sono stati erogati 70 milioni di euro. Ciò significa che, con questo ritmo, i bonus non supereranno al mese di marzo.

Che ne sarà allora degli incentivi? Dopo aver detto addio a quelli pubblici, l’unica “speranza” potrebbe essere fornita dal settore privato. Upsolar, il gigante cinese del fotovoltaico ha avviato infatti un progetto pilota che prevede bonus pari a 11mila euro da destinare ai privati che decidono di scegliere gli impianti fotovoltaici del marchio. Non a tutti, ma ai vincitori del Concorso Solare: chi acquisterà ad uso residenziale tra il 15 Settembre 2012 ed il 31 Marzo 2013 un impianto fotovoltaico realizzato con moduli Upsolar potrà infatti registrarsi e avere la possibilità di vincere un premio pari all’intero costo dell’impianto.

Francesca Mancuso

LEGGI anche:

- Quinto conto energia: per il Gse raggiunti i 6,5 miliardi. 200 milioni alla fine

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Ultima modifica martedì, 15 gennaio 2013 08:02
Giulio Meneghello

L'Agenzia delle Entrate ha chiarito che per impianti sotto i 20 kWp a servizio di un'abitazione i ricavi dalla tariffa omnicomprensiva del quinto conto energia costituiscono reddito che va tassato. Per un impianto fotovoltaico residenziale medio si tratta di un prelievo da 100-200 euro l'anno. Allora meglio autoconsumare il più possibile.

A fine dicembre l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la risposta all’interpello del GSE, circa il trattamento fiscale sia della tariffa omnicomprensiva che di quella per l’autoconsumo del quinto conto energia (vedi qui).

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Ultima modifica lunedì, 7 gennaio 2013 01:43
Proroghe del IV conto energia alla PA? Per il Comitato IFI provvedimento destabilizzante ma “nella formazione delle graduatorie dei bandi pubblici prevedere subito un valore premio a favore dell’utilizzo di componentistica realizzata all’interno del nostro Paese”

L’allarme è scattato dopo la conferma dell’approvazione degli emendamenti al D.L. Stabilità 2013 (D.L.

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Ultima modifica venerdì, 21 dicembre 2012 10:46
L’Agenzia delle Entrate ha fornito indicazioni, su richiesta del GSE, sul trattamento fiscale delle somme corrisposte con il "Quinto Conto Energia". Le novità riguardano soprattutto il pagamento della differenza tra Tariffa Onnicomprensiva e Prezzo Zonale, prevista solo per gli impianti di potenza superiore a 1 MW.

​L’Agenzia delle Entrate ha fornito indicazioni, su richiesta del GSE, sul trattamento fiscale delle somme corrisposte con il “Quinto Conto Energia” (vedi risposta all’interpello – pdf).

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Ultima modifica giovedì, 20 dicembre 2012 04:43
Redazione Qualenergia.it

Dopo l'emendamento che proroga al 31/3/2013 gli incentivi del IV conto energia per impianti FV realizzati su edifici pubblici e su aree delle PA, gli stessi relatori lo hanno ulteriormente modificato: ora il termine è al 30 giugno 2013 per gli impianti che hanno ottenuto l'autorizzazione entro il 31 marzo 2013. Quali interessi dietro al provvedimento?

Non contenti dell’incauto emendamento che proroga al 31 marzo 2013 gli incentivi del IV conto energia per gli impianti fotovoltaici realizzati sugli edifici pubblici e su aree delle Amministrazioni Pubbliche, gli stessi relatori (Paolo Tancredi, Pdl, e Giovanni Legnini, Pd) lo hanno ulteriormente modificato con un subemendamento (2.0.4000/91) che sposta il termine al 30 giugno 2013 per gl

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Ultima modifica mercoledì, 19 dicembre 2012 02:33
Redazione Qualenergia.it

La fine del quinto conto energia fotovoltaico si avvicina: superata quota 6,5 miliardi, è ormai in vista il tetto di spesa di 6,7 miliardi di euro, superato il quale, dopo 30 giorni, non verranno più erogati incentivi.

La fine del quinto conto energia fotovoltaico si avvicina: il tetto di spesa di 6,7 miliardi di euro, superato il quale, dopo 30 giorni, non verranno più erogati incentivi è ormai in vista.  Il Gestore dei Servizi Energetici, infatti, ha reso noto che il totale del costo cumulato annuo, aggiornato al 16 dicembre 2012 con le ultime richieste di incentivazione pervenute, ha superato i 6,5 miliardi di euro.

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Ultima modifica lunedì, 17 dicembre 2012 02:05
Pubblichiamo una lettera di un operatore nazionale del solare termico che esprime forti dubbi sul nuovo conto energia termico. La critica? Il metodo di calcolo rende l'incentivo un conto capitale, con impatti negativi sul mercato. Nessuna garanzia sulla effettiva producibilità degli impianti e sulla contabilizzazione della produzione a livello nazionale.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo i dubbi di un importante operatore nazionale del solare termico sul nuovo conto energia termico attualmente in discussione presso la Conferenza Stato-Regioni (chiusura il 6 dicembre).

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Ultima modifica martedì, 4 dicembre 2012 06:20
Partita la campagna di informazione a livello nazionale di Immergas che rimanda alla guida dedicata alle detrazioni fiscali per rinnovare le caldaie domestiche, scegliendo magari quelle a condensazione, per cui si può richiedere il 55% fio al 30 giugno 2013.

In Italia sono attive quasi 20 milioni di caldaie per il riscaldamento e la produzione di acqua calda ma gli impianti domestici alimentati a gas sono in condizioni drammatiche: circa il 91% non è “a norma” e addirittura il 4,5% è in condizioni critiche (potenzialmente pericoloso). Esistono inoltre circa 7 milioni di apparecchi a gas “ante marcatura CE” e tanti milioni di componenti e dispositivi “non adeguati”. Serve un intervento straordinario per migliorare la sicurezza e ridurre i consumi.

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Ultima modifica giovedì, 22 novembre 2012 06:49

Roma, 21 nov. – (Adnkronos) – A 20 anni dalla sua messa al bando, l’amianto continua a causare oltre 2 mila vittime l’anno, mentre 34.148 sono i siti ancora da bonificare per oltre 32 milioni di tonnellate di amianto sparso in tutto il Paese. Alla vigilia della II Conferenza governativa sull’amianto (la prima risale al 1999), Legambiente fa il punto della situazione in Italia nell’incontro “Liberi dall’amianto” al Senato, con le associazioni che chiedono a viva voce risanamento ambientale, chiusura delle cave di amianto, sorveglianza sanitaria ed epidemiologica e risarcimento delle vittime. (VIDEO)

Ogni anno in Italia sono oltre 900 le morti dovute a mesotelioma pleurico e l’emergenza sanitaria continua a crescere, visto il lungo periodo di latenza della malattia (fino a 40 anni), tanto che gli epidemiologi prevedono alcune decine di migliaia di casi nei prossimi anni. In più, dopo 20 anni dalla sua messa al bando e dall’istituzione dei Piani regionali amianto (legge 257 del 1992), ancora non si sa quanto amianto ci sia ancora nel Paese: le stime ufficiali del Cnr parlano di 32 milioni di tonnellate, relative ai 2,5 miliardi di mq di coperture di eternit, e di diverse tonnellate di amianto friabile. Il ministero dell’Ambiente, tramite i dati delle Regioni, arriva a individuare 34.148 siti con presenza di amianto.

In più, sono ancora attive in Italia attività estrattive di rocce contenenti amianto, come le pietre verdi o le ofioliti. Vietate dalla legge 257/92 le attività estrattive, di fatto, sono state riaperte con un decreto ministeriale del 1996 che consente di estrarre materiali con concentrazioni di amianto superiori allo 0,1% in peso, concentrazione massima consentita per le sostanze cancerogene, come l’amianto.

La bonifica intanto procede lentamente. Ai ritmi attuali, dovremmo convivere con l’amianto almeno fino al 2100. E mentre il IV conto energia prevedeva l’extra incentivo per sostituire l’eternit con impianti fotovoltaici (grazie al quale solo nel 2012 sono stati bonificati oltre 25 milioni di mq di eternit), il V conto energia ha cancellato l’incentivo fermando di fatto gli interventi di bonifica. Rimane poi il problema dello smaltimento: il 75% dei rifiuti prodotti, 286mila tonnellate, secondo i dati Ispra, vengono spedite in Germania perché in Italia mancano discariche dedicate, con alti costi di trasporto e per gli interventi di bonifica.

E veniamo alle richieste che le associazioni porteranno alla Conferenza veneziana. Si parte naturalmente dalla prevenzione con il censimento, in tutte le regioni, dei siti e degli immobili che contengono amianto; sorveglianza sanitaria epidemioogica; funzionamento del fondo vittime dell’amianto.

Mentre la bonifica dei siti contaminati da amianto in Italia procede a rilento (12 i Sin – siti di interesse nazionale interessati), nel mondo ancora oggi si producono 2 milioni e mezzo di tonnellate di amianto l’anno ed erano 5 milioni fino a 10 anni fa. E se è vero che quest’anno 50 Paesi lo hanno messo al bando, l’amianto continua ad essere prodotto in Canada, Russia e Cina. A tracciare il quadro a livello globale è Morando Soffritti, direttore scientifico dell’Istituto Ramazzini di Bologna, intervenuto all’incontro “Liberi dell’amianto”.

L’amianto, poi, viene utilizzato “soprattutto nei Paesi in via di sviluppo – specifica Soffritti – quelli che sono più fortemente soggetti a emigrazione, ed è così che, per esempio, in un Paese come la Svezia, dove l’incidenza di mesotelioma era andata scemando, oggi si assiste ad un nuovo aumento dei casi”.

Lana di roccia, lana di vetro, fibre di ceramica sono i ’sostituti dell’amianto’, quei materiali che hanno preso il posto della pericolosa fibra dopo la sua messa al bando. Ma per questi materiali, l’Istituto Ramazzini di Bologna lancia l’allarme: “non esistono studi di sicurezza che li riguardano e, secondo i nostri studi, la loro capacità di indurre il mesotelioma è di poco più bassa dell’amianto”, dichiara Soffritti.

“Abbiamo studiato tutti i tipi di amianto, compreso il cosiddetto ‘amianto buono’, il crisotilo, e abbiamo rilevato che non c’è poi tanta differenza. Iniettando fibre di amianto e dei sostituti di amianto nelle cavie, il risultato è che nel primo caso l’incidenza di mesotelioma è dell’80%, nel caso dei sostituti del 45%. Il rischio – aggiunge – è che tra qualche potremo ritrovarci a contare, oltre alle vittime dell’amianto, anche le vittime dei sostituti dell’amianto”.



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Ultima modifica mercoledì, 21 novembre 2012 06:39
Le misure contenute nella bozza del documento inviato alla Conferenza Stato Regioni non sono adeguate per raggiungere gli obiettivi enunciati nella Strategia Energetica Nazionale della quale il Conto Termico dovrebbe essere una delle misure portanti per uno sviluppo "sano" delle rinnovabili, commenta Sandro Bonomi, Presidente ANIMA/Confindustria

ANIMA, Federazione delle Associazioni Nazionali dell’Industria Meccanica Varia ed Affine, l’organizzazione industriale di categoria che, in seno a Confindustria, rappresenta le aziende della meccanica varia e affine aveva manifestato “soddisfazione, salvo sorprese“  in occasione dell’annuncio del Conto Energia Termico pochi giorni fa, una volta presa visione dei suoi contenuti esprime invece una parziale soddisfazione su alcune scelte e una forte delusione su altre.

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Ultima modifica mercoledì, 21 novembre 2012 04:42