“Tonnellate di rifiuti smaltiti illegalmente“. Indagini dal 2010: 31 indagati. I reati contestati vanno dalla truffa ai danni della pubblica amministrazione, alla corruzione, alla gestione abusiva dei rifiuti e all’ associazione a delinquere
Firenze, 17 gennaio 2013 - Indagini della procura di Firenze sul passante della Tav che dovrebbe essere costruito in città. Fra le ipotesi di reato la truffa, la corruzione e l’ associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici. Fra gli altri reati anche la frode in pubbliche forniture, la corruzione e il traffico di rifiuti. Personalità importanti sarebbero coinvolte nell’inchiesta. C’è anche l’ex presidente della Regione Umbria Lorenzetti oltre a tecnici dei ministeri.
Due i filoni dell’inchiesta fiorentina sui lavori per la costruzione del passante: uno riguarda l’ipotesi di illecito smaltimento dei fanghi; l’altro la scarsa sicurezza dei materiali e dei macchinari, primo fra tutti la ‘talpa’ con cui si sarebbe dovuto costruire il tunnel. Ma gli investigatori contestano anche uno scarso monitoraggio dei lavori, che avrebbero provocato crepe in una scuola media, mettendo a rischio studenti e professori.
Riguardo lo smaltimento dei fanghi, la stazione appaltante Italferr e Rfi, scrivono gli investigatori, considerano ”le condizioni, i limiti e le procedure previste dalla legge un mero ostacolo da superare a ogni costo e non già un presidio di legalità e di tutela della salute pubblica e dei conti pubblici”.
Agli indagati viene contestato una gestione abusiva dei fanghi già prodotti – o che sarebbero stati prodotti una volta avviata l’opera di scavo della talpa – condotta con ”artata predisposizione di documenti tecnici e
amministrativi”.
L’ operazione avrebbe coinvolto funzionari dell’autorità di vigilanza sulle opere pubbliche, delle commissioni dei ministeri delle infrastrutture e dell’ambiente e la struttura di missione del ministero Infrastrutture e dei Trasporti. Nel mirino degli investigatori anche la fresa, cioè la talpa, ”montata con materiale in parte non originale, privo di affidabilità e sicurezza”.
Accertamenti anche su diverse centinaia di metri di galleria costruiti con rivestimenti difformi alle norme antincendio studiate per prevenire disastri come quello avvenuto nella galleria del Monte Bianco. Il monitoraggio preliminare dei lavori di scavo e consolidamento sarebbe stato poi ”insufficiente” e ”gravemente negligente” anche ”su un punto sensibile quale una scuola media”. Questo non ha ”determinato un concreto pericolo di crollo della struttura”, ma ci sono state crepe, distacchi di intonaco o
parti di vetrate pericolosi per ragazzi e insegnati.
Fonte:www.lanazione.it
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