Posts Taggato ‘francois hollande’

Dopo le parole, i fatti. Lo avevano annunciato, gli Shabaab. E poi i miliziani islamici somali lo hanno fatto: sul loro profilo twitter, oggi, lunedì 14 gennaio, hanno pubblicato la fotografia del cadavere di quello che sostengono essere il “capo” del commando francese del fallito blitz in Somalia. 

Il bltiz – Lo scorso sabato, l’esercito francese ha provato a liberare Denis Allex, soldato rapito a Mogadisco il 14 luglio del 2009, ma l’incursione ha avuto un esito drammatico: l’ostaggio è morto, insieme a lui un soldato, forse due (l’altro viene ancora dato per disperso). Il blitz si è reso necessario dopo l’accelerata decisa da Francois Hollande con l’azione militare in Mali: come rappresaglia, gli islamisti della Somalia, avrebbero quasi sicuramente ucciso l’ostaggio transalpino.

La foto – Nella fotografia pubblicata dagli Shabaab, uno scatto che potrebbe urtare la vostra sensibilità, si vede un giovane uomo con i capelli corti, gli occhi sbarrati. Ha del sangue rappreso sul viso, e indossa una camicia scura dalla quale esce una catenina con una croce. Secondo quanto sostengono i miliziani islamici, sarebbe uno dei militari francesi che hanno partecipato al blitz nella notte tra venerdì e sabato. Per ora non è arrivata ancora alcuna conferma ufficiale.



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Ultima modifica lunedì, 14 gennaio 2013 04:50

Controffensiva in Mali dei jihadisti legati ad al-Qaeda: dopo tre giorni di pesanti bombardamenti dei caccia francesi sulle roccaforti islamiste nel desertico nord del Paese, gli estremisti rispondono minacciando attentati “al cuore” della Francia e promettono di impegnare Parigi in una lunga e brutale guerra sul terreno: nelle ultime ore hanno conquistato Diabaly, una città a 400km da Bamako e all’interno della zona controllata dal governo maliano.   Deciso a mettere fine alla dominazione islamista nel nord del Paese, il governo del presidente, Francois Hollande -appoggiato, secondo un sondaggio, da sei francesi su 10 (più di quelli che sostennero all’epoca l’intervento in Afghanistan )- va avanti. Le incursioni aeree iniziate nel week-end sono proseguite lunedì e saranno a breve affiancate dalle operazioni dei primi uomini della forza di intervento dell’Africa occidentale, in arrivo a Bamako. 

L’intervento dell’Onu La Francia ha anche chiesto un intervento del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che si riunisce oggi: la Cina ha già condannato l’offensiva militare dei ‘gruppi rivoluzionari” e anche la Russia ha detto che l’offensiva militare francese è legittima, pur augurandosi che sia temporanea.   I ribelli salafiti hanno preso il controllo di Diabaly, una piccola località che si trova in una regione boscosa al confine con la Mauritania e con l’Azawad, come viene chiamata la zona sotto l’influenza salafita. Il governo francese insiste comunque che la situazione “si sta evolvendo in modo positivo” e che, come ha detto il ministro degli Esteri, Laurent Fabius, l’intera operazione sarà questione “di settimane”. Secondo Parigi, l’offensiva militare ha provocato una ritirata del gruppi salafiti nella parte orientale e meridionale del Paese, anche se all’ovest la situazione “resta difficile”, per la presenza di ribelli armati fino ai denti.   L’Ecowas, l’organismo che riunisce 15 nazioni dell’Africa occidentale, ha convocato per venerdì un vertice straordinario, ad Abidjan. A ottobre una risoluzione dell’Onu gli diede l’incarico di allestire una missione militare composta da circa 3.300 uomini. Dopo l’intervento francese, Niger, Senegal e Burkina Faso si sono impegnati a inviare 500 soldati ciascuno, altri 300 saranno messi a disposizione dal Togo; la Nigeria, l’azionista di peso dell’Ecowas, garantirà un battaglione composto da 600 militari. La Nato inevce ha fatto sapere che sostiene gli sforzi francesi ma che l’Alleanza non ha ricevuto richiesta alcuna di assistenza. Nel pomeriggio è prevista anche una riunione della ‘piattaforma di crisì sul Paese africano in seno all’Ue



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Ultima modifica lunedì, 14 gennaio 2013 04:50

 

Francois Hollande deve rinunciare ad uno dei suoi punti fermi di governo: la tassa al 75 per cento sulle aliquote dei redditi superiori a 1 milione di euro. Il Consiglio Costituzionale francese ha invalidato la tassa. Il provvedimento era una delle misure previste dalla finanziaria 2103 varata dal governo socialista. Una vittoria per Gerard Dépardieu. L’attore francese aveva restituito il passaporto annunciando di aver comprato casa in Belgio, in segno di protesta contro il provvedimento. L’attore aveva scritto una lettera  al primo ministro, Jean-Marc Ayrault, in cui diceva “io non ho chiesto di essere approvato, ma chiedo di essere rispettato!”. Il premier aveva aveva definito “squallida” la sua decisione di Depardieu di trasferirsi a Nechin, cittadina famosa per ospitare i ricchi espatriati fiscali francesi. Al fianco dell’attore si era schierata anche Catherine Deneuve. Hollande però non rinuncia alla sua tassa e ha già fatto sapere di voler proporre una nuova norma per sostituire il testo di legge bocciato dalla Corte. Depardieu ha vinto. Solo per ora.

 

 

 


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Ultima modifica sabato, 29 dicembre 2012 02:43

L’Unione Europea muove la “crociata fiscale” ai grandi marchi dell’e-commerce, e anche l’Italia si arruola. L’ultima a entrare nel mirino dei paesi dell’Ue è Google, il colosso americano del web che ha chiuso il 2011 con 12,5 miliardi di ricavi e 8 milioni di tasse pagate nel vecchio continente. Si muove la Francia, che vuole imporre un nuovo regime di imposta sul meccanismo di ripartizione pubblicitaria del provider, si inquieta il governo inglese, comincia a svagliarsi anche il Parlamento italiano: Google nel Belpaese ha un giro d’affari da 500 milioni di euro, ma non paga né Ires, né Irap, né Iva, senza violare alcuna legge. Perché nell’Unione Europea un’azienda ha il diritto di stabilire la propria sede nel  paese col regime fiscale che preferisce, e Google ha posto le proprie basi in Irlanda dove paga solo il 12,5 per cento di tasse sui proventi fatturati dalle pubblicità. Per questo il governo francese del socialista Francois Hollande spinge per una risposta comunitaria alla questione.

Italia - “Alcune imprese si sottraggono al pagamento delle imposte – riporta una denuncia della Guardia di Finanza – in misura adeguata alla loro capacità contributiva”, e su queste basi il deputato Pd Stefano Graziano ha mosso una interrogazione al ministro Grilli. Tra le aziende c’è Google, ma ci sono anche Amazon e Apple. I primi provvedimenti approvati sono quelli definiti anti-Ryanair: la compagnia aerea low cost sfruttava lo stesso meccanismo per assumere i dipendenti italiani con il regime contributivo irlandese, più vantaggioso. Nel decreto Sviluppo in discussione al Senato c’è la “redifinizione” di base aerea, norma che dovrebbe costringere Ryanair a pagare i dipendenti secondo le leggi italiane.



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Ultima modifica venerdì, 23 novembre 2012 03:58
“E’ una piantagrane”. Secondo l’editore francese Arnauld Lagardère la première dame, Valèrie Trierweiler, moglie di Francois Hollande è una che da giornalista crea solo problemi. Nella sua biografia l’editore racconta il suo rapporto con la Trierwiler. “Finora non ha provocato altro che guai”, afferma Lagardère. Una frase che sminuisce il ruolo professionale della Trierwiler che da giornalista affermata di Paris Match è diventata una professionista da evitare e criticata dal suo stesso editore. Lagardère è un fiume in piena e demolisce la figura della donna di Hollande. Precedenti e storie finora poco conosciute che gettano un’ombra sulla première dame. L’editore racconta del periodo elettorale prima del voto che ha portato all’Eliseo Hollande. La Trierwiler era tesa ed ebbe da ridire per una copertina del suo stesso settimanale che criticava l’attuale coppia presidenziale. A quel punto, racconta, Lagardère, Hollande lo va a trovare e precisa che la Trierwiler non è esattamente la première dame. Dunque anche la figura di compagna e di donna viene sminuita dallo stesso Hollande e anche dall’editore. Lagardère racconta pure di avere avuto la tentazione di mettere alla porta la Trierweiler. Salvo poi averci ripensato per non subire vendette e boicottaggi dalla coppia presidenziale. Per Lagardère la première dame non conta nemmeno nei palazzi del potere: “E’ una bomba disinnescata”. C’è da giurare che la biografia di Lagardère andrà a ruba in libereria. Ma non entrerà di sicuro all’Eliseo. 


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Ultima modifica mercoledì, 7 novembre 2012 11:00