Posts Taggato ‘giulio tremonti’

Puntata tesa a Ballarò ieiri sera. Ospiti in studio Gianfranco Fini e  Giulio Tremonti. L’atmosfera è calda e i due si beccano quasi subito. Tremonti attacca Fini: “Tu hai fatto di testa tua e sei andato a sbattere”. Pronta la replica di “Mister 1 per cento”: “Con te caro tremonti è l’Italia che è andata a sbattere”. I due si beccano in continuazione. E dopo la prima “scazzottata” arriva il secondo round. Fini vuole rivendicare un suo presunto “merito”: “Io ti ho fatto cadere come ministro, ricordatelo, ne sono fiero”. Tremonti lo ignora. E Fini continua: “I tuoi tagli trasversali non andavano bene e sai cosa c’è? A me non preoccupa che Ingroia si candidi, ma che si candidi uno come Cosentino”.



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Ultima modifica mercoledì, 16 gennaio 2013 02:15
“Ma quando le ricapita! Doveva cogliere l’attimo”. Anche l’ex pm Antonio Ingroia finisce nelle grinfie di Maurizio Crozza. Nella copertina di Ballarò il leader della Rivoluzione Civile è diventato protagonista della monologo del comico per via dell’incontro fortuito che aveva avuto la mattina con Berlusconi durante il quale il Cav lo aveva salutato incociando i polsi, chiaro riferimento alle manette. La puntata di Ballarò si è aperta con la domanda di Crozza a Floris: “Giovanni, spiegami perché non lo inviti. Stai con Veronica? L’ho visto dappertutto”. Quindi stilettate anche agli altri ospiti, Giulio Tremonti e Gianfranco Fini.



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Ultima modifica mercoledì, 16 gennaio 2013 11:11

Si è commosso molto Umberto Bossi durante il funerale di sua madre Ida Valentina Mauri. Le esequie sono state celebrate a Samarate (Varese). Il Senatur è stato sempre al fianco della moglie Manuela Marrone. Ai funerali hanno partecipato anche Giulio Tremonti, Roberto Maroni e Roberto Castelli.  



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Ultima modifica lunedì, 14 gennaio 2013 07:51

“Un altro giorno importante nel cammino del nostro progetto politico”, così Umberto Fusco a commento dell’incontro, di questo venerdì 11 gennaio, tra Movimento Federalista e Giulio Tremonti, leader di ‘Lista Lavoro e Libertà’. Giornata romana per il gruppo di lavoro di Movimento Federalista. L’ex ministro Tremonti ha voluto incontrarli per condividere insieme qualche momento. Un incontro per suggellare l’alleanza a livello nazionale e regionale, accordo che vede Umberto Fusco candidato capolista alla Camera per il collegio Lazio 2. Un’offerta politica con al centro il territorio, la riduzione della pressione fiscale, il sostegno alle fasce sociali che stanno soffrendo maggiormente la crisi e l’individuazione dei veri asset strategici per la crescita del Paese. “L’austerità estrema, portata avanti in questi mesi, ci sta uccidendo. Ha soffocato le imprese e le famiglie, ha spazzato via l’ossigeno dai territori. Siamo in piena recessione. Ora occorre reagire e rimettere il treno sui binari per ricominciare la marcia. La nostra proposta politica punta a dare risposte a questo, a fare il necessario per restituire alla gente la dignità che sta perdendo – questo il ragionamento di Fusco -. Essere a Roma con Tremonti alleato è sicuramente un grande onore. Si tratta di una persona di spessore e competenze tecniche vere. Una persona capace di comprendere il difficile momento economico che stiamo affrontando e individuare rotte possibili per restituire benessere e dignità alla gente. Movimento Federalista vuole rappresentare una politica di concretezza e respiro sul territorio. Gli accordi politici di livello raggiunti confermano lo spessore e l’intensità del progetto. Oggi festeggiamo l’accordo con ‘Lista Lavoro e Libertà di Tremonti’. Continuiamo a lavorare così, mi sembra che stiamo andando bene e che i viterbesi possono essere orgogliosi di noi e guardare con interesse quanto stiamo facendo”.
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Ultima modifica venerdì, 11 gennaio 2013 09:16
Gabriele Albertini pensa già al dopo elezioni in Lombardia. Preoccupato per un’eventuale sconfitta l’ex sindaco di Milano prova a cercare fortuna nel mondo dello spettacolo. Si prepara dunque ad una carriera da imitatore. Ospite a “L’aria che tira”, su La7, si cimenta nell’imitazione di Ignazio La Russa. E afferma: “Questo è il mio secondo lavoro. Non si sa come va il primo, quindi mi preparo un secondo lavoro”. Albertini dunque sta già programmando il suo futuro. Non è la prima volta che imita La Russa. Lo aveva già fatto alla radio durante il programma “Un giorno da Pecora“. Infine sempre su Radio2 aveva imitato anche Giulio Tremonti. Insomma Albertini ha un futuro assicurato da comico in giro per l’Italia. Dovrà chiedere a Crozza qualche consiglio per il personaggio di Formigoni. Intanto Albertini continua con i suoi attacchi al Pdl e non usa mezzi termini. Secondo lui il partito è allo sbando: “Il Pdl? Secondo me a breve ci sarà una procedura d’infrazione da parte del Ppe per la linea euroscettica che Berlusconi sta imprimendo. Quel partito a me ormai ricorda Salò ed è incompatibile con i valori dei popolari europei. Soprattutto se ci sarà il matrimonio contro natura con la Lega di Maroni che vuole uscire dall’euro”.


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Ultima modifica lunedì, 7 gennaio 2013 07:00

di Maurizio Belpietro

Di fronte al nuovo dato sulla disoccupazione diffuso dall’Inps  (quasi tre milioni i senza lavoro, 100mila in più nel solo mese di  ottobre), il ministro dell’Economia Vittorio Grilli non si è dimostrato molto stupito. «Se l’economia peggiora non si può pensare che l’occupazione migliori» è stato il suo laconico commento.  Ma l’uomo dei conti subentrato a Giulio Tremonti alla scrivania che fu di Quintino Sella, oltre a non manifestare alcuna sorpresa, ha vaticinato dati ancor più neri per il prossimo futuro, prevedendo percentuali di gente a spasso superiori all’11 per cento nel prossimo anno. Ora, sarà normale che gli economisti non tradiscano le emozioni di fronte ai numeri, soprattutto se quei  dati significano la vita di milioni di persone, ma l’idea che il ministro dell’Economia accolga con tutta tranquillità – e con le mani in mano – la notizia che centomila uomini e donne hanno perso il lavoro e altri ancora lo perderanno, ci ha lasciati un po’ sgomenti. Certo, il governo Monti può vantare la regolarità nei conti e il rispetto dei parametri di Maastricht e una contenuta flessione dello spread dei titoli di Stato:  ma cosa ce ne facciamo dei numeri a posto se poi un italiano su dieci non sa come campare e come mantenere la propria famiglia? Mi viene in mente a questo proposito una frase del professore Paolo Savona, già all’ufficio studi della Banca d’Italia e ministro dell’industria del governo Ciampi: «Al venti per cento di disoccupati io preferisco il venti per cento di inflazione, almeno quella non è da sfamare». 

Già, l’insensibilità con cui questo governo di tecnici sta affrontando l’argomento della perdita di  salario è allarmante. Per loro forse i disoccupati sono numeri sulla carta di una delle tante relazioni presentate, ma non sanno che se la gente non ha niente da mangiare il problema non è più solo una questione di numeri, ma diventa un problema sociale e di ordine pubblico: cosa che, in un Paese come il nostro, è assai pericolosa. Tuttavia, bisogna riconoscere che se i professori assistono in silenzio e senza fiatare all’aumento delle persone che restano senza lavoro, non è che politici, sindacati, magistrati e la stessa opinione pubblica facciano molto di più. Anzi. In qualche caso oltre a non muovere un dito per fermare il declino e promuovere l’occupazione, si danno da fare per farla scappare. Alludiamo a un paio di casi riferiti dalle cronache negli ultimi giorni. Il primo è notissimo e riguarda Taranto, dove ha sede l’Ilva, l’acciaieria di proprietà del gruppo Riva. Come è noto, una  parte della famiglia di imprenditori lombardi è agli arresti, mentre l’altra è in fuga, inseguita da un mandato di cattura. Le accuse contro di loro sono terribili: i  pm li ritengono responsabili della morte di molte persone, uccise secondo i magistrati dalle esalazioni della grande fabbrica. Peccato che sul numero di decessi e ancor più sulle cause che li hanno provocati non ci si metta d’accordo. I periti del tribunale la pensano in un modo, quelli dell’azienda, ma anche gli esperti del ministero, in un altro. Intendiamoci: nessuno sostiene che dagli altiforni esca un’aria profumata di violetta, tuttavia  alcuni professori ritengono che Taranto non sia più inquinata di tante altre città e che non tutte le persone decedute siano vittime dell’acciaio. Ora, di fronte a interpretazioni diverse, un Paese normale cosa fa? Si ferma e controlla meglio:  se poi  è  necessario impone la messa a norma dell’azienda, badando però a evitare di chiuderla, soprattutto se la fabbrica dà lavoro a migliaia di persone e contribuisce a tenere in piedi l’economia di mezza regione. Da noi invece cosa accade? Che indipendentemente dagli impegni di risanare l’Ilva, i giudici ne pretendono la chiusura in attesa del risanamento, impedendo all’azienda di produrre. In pratica significa condannare a morte un’impresa, la quale se si ferma un anno o due non si riprende più, perché non fabbricando nulla non vende e dunque perde i clienti. Per impedire il blocco dello stabilimento e il sequestro della produzione alla fine c’è voluto un decreto del governo, ma non è detto che basti a evitare il peggio.  Il nostro naturalmente non è un elogio dell’inquinamento, ma semplicemente un invito al buon senso e a evitare gli eccessi .

Altro caso in cui la ragione pare essersi un po’ appannata è quello dei rigassificatori. Tempo fa su queste colonne abbiamo dato notizia di quello che la British Gas avrebbe voluto fare in Puglia, ma che l’opposizione dell’opinione pubblica ha  impedito, rinunciando a 800 milioni di investimento e a 500 posti di lavoro. La storia ora si ripete alle porte di Trieste: la sola idea che fuori città gli  spagnoli  di Gas Natural   vogliano fare un rigassificatore ha indotto un certo numero di abitanti a sfilare in piazza, denunciando rischi terribili. Risultato, se non interverrà qualche fatto nuovo c’è il rischio che anche in questo caso si volatilizzino 500 milioni e un certo numero di posti di lavoro.  Ora, mandar via le multinazionali e far chiudere le fabbriche sospette di inquinare di certo non ci espone a rischi e ci fa dormire sonni tranquilli. Basta però evitare di lamentarsi se poi la bolletta del gas costa di più e se il lavoro non c’è: preparandosi a un sereno futuro di povertà.  E di disoccupazione.

@BelpietroTweet



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Ultima modifica sabato, 1 dicembre 2012 10:55

Giulio Tremonti è pronto a far partire la sua macchina elettorale. Scende in campo per le prossime elezioni regionali con il suo nuovo movimento. Sarà un test per la sua candidatura alle prossime politiche nazionali. L’appuntamento è per il 10 marzo per le elezioni nel Lazio, in Lombardia e Molise. Con un comunicato la stessa lista “Lavoro e libertà” ha annunciato di essere presente a tutte le prossime competizioni elettorali: “Il movimento politico di Giulio Tremonti, ha deciso che presenterà liste con il proprio simbolo alle elezioni regionali della Lombardia, del Lazio e del Molise in occasione delle prossime elezioni, così come parteciperà con proprie liste alle elezioni politiche per la Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica. In queste ore la macchina organizzativa è già in moto per selezionare candidati e per la raccolta delle firme necessarie per la presentazione delle liste medesime”. Ora bisognerà pensare alle alleanze. Tremonti dovrà capire dove orientare la sua nuova bussola politica.



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Ultima modifica giovedì, 22 novembre 2012 09:47

Primarie all’americana, primarie all’amatriciana. Candidati premier, amazzoni, Angelini, Berlusconi e dinosauri dal cilindro. Il Pdl si avvia alle sue prime consultazioni popolari tra baruffe interne, incertezze sulle regole, faide tra fazioni e una consapevolezza: solo ridando la parola ai suoi elettori il centrodestra può superare la propria crisi e tornare ad essere decisivo nella politica italiana, indicando il proprio uomo (o donna) per Palazzo Chigi. Finora in lizza ci sono Angelino Alfano, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, la pasionaria Daniela Santanchè, i governatori di Veneto e Campania Giancarlo Galan e Stefano Caldoro, il formattatore Alessandro Cattaneo, il duro Guido Crosetto. In attesa di sapere quel che faranno l’imprenditore Giampiero Samorì, Giorgia Meloni, Roberto Formigoni, Giulio Tremonti. Le prossime settimane diranno anche una parola definitiva sul ruolo che il fondatore e deus ex machina, Silvio Berlusconi, svolgerà nel partito: per il Popolo della Libertà le primarie saranno un nuovo inizio o l’epitaffio di un’avventura iniziata nel 2008, appena quattro anni e mezzo fa? Il Cavaliere diventerà davvero il padre nobile di una nuova generazione o ricomincerà da capo, sotto un altro simbolo e un’altra sigla? Nel dossier di Liberoquotidiano tutti i temi, gli scontri, i nomi dei protagonisti di un avvenimento comunque decisivo.



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Ultima modifica sabato, 10 novembre 2012 05:16