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Più che un monologo, Michele Santoro ha tirato un bel pistolotto a chi, dalle colonne di Repubblica e Unità e dalla segreteria del Partito democratico l’ha accusato di aver tirato la volata al grande nemico, Silvio Berlusconi. Si è anche sparsa la voce che Zio Michele, invitando il Cavaliere a Servizio Pubblico la scorsa settimana, abbia semplicemente speculato economicamente, puntando ad ascolti record perché il suo stipendio a La7 è legato allo share. Balle, ha controbattuto Santoro nell’ultima puntata del suo talk show. “Innanzitutto mi hanno attaccato perché ho perso il confronto con Berlusconi – ha esordito il teletribuno – ma ho vinto!”. E poi ha spiegato perché: “Io sono stato l’unico ad avergli fatto ammettere di aver confuso, sulla questione della congiura internazionale, Bundesbank con Deutsche Bank”.

Lezione a sinistra – I giornali, certi giornali, dovevano titolare su questo, suggerisce Santoro, e invece hanno preferito fare altre scelte. Forse perché, pressati dalle ansie di Bersani e Pd, hanno cercato il capro espiatorio con cui spiegare la rimonta di Berlusconi. Accusando di fatto Santoro di aver avuto il match point, la testa del Cav su un piatto d’argento, e di aver fallito il colpo di grazia. “Mi hanno addirittura attaccato sullo stipendio di La7 – ha proseguito – quando invece, superato il 12% di share, non percepisco un euro in più”. Attacchi bassi, vili. Anche perché, conclude Zio Michele, in campagna elettorale combattono nel fango i peones, mentre i big (da Monti a Bersani) se ne stanno belli belli comodi, fuori dalla rissa. Aspettando che qualcuno combatta al posto loro, e se sbaglia s’arrabbiano pure.



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Ultima modifica giovedì, 17 gennaio 2013 11:24

 

In queste stanze il Fuhrer e la sua amante passarono le sue ultime ore. Stanze messe sottosopra, con un prezioso quadro del ‘500 rubato da un museo di Milano abbandonato sopra una tanica di benzina e con il divano dozzinale a fiori dove Adolf Hitler e Eva Braun si uccisero con una vistosa macchia di sangue. Il bunker di Berlino del nazista capo del Terzo Reich venne immortalato nel 1945 William Vandivert, primo fotografo occidentale al quale fu concesso di fare scatti di quel luogo. ”Abbiamo fotografato al buio, con una candela come sola illuminazione”, scrisse Vandivert nelle note dattiloscritte di accompagnamento delle foto alla sede della rivista a New York che ne pubblicò sono alcune nel luglio 1945: ”Il nostro gruppetto di quattro è stato il primo. Gli altri sono arrivati quaranta minuti dopo”. Da oggi tutte le fotografie di Vandivert sono on line sul sito Life.Time.com che spiega: ”Prese nel loro complesso gettano luce sul surreale universo che Vandivert incontrò nel bunker e nelle strade della città abbandonata”.

 



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Ultima modifica giovedì, 17 gennaio 2013 02:22

Che l’intervista di Michele Santoro a Silvio Berlusconi abbia dato la scossa a una campagna elettorale che fino a quel momento non era ancora decollata, che quell’intervista abbia rivelato un Cavaliere tutt’altro che in dismissione, è ormai innegabile. Il passo avanti è che adesso Santoro, e con lui l’ex pm Antonio Ingroia (da cui dipendono le sorti i Bersani al Senato) fanno le vittime, si sentono messi sotto processo dal partito. Basta leggere la prima pagina del “travagliano” Fatto Quotidiano in edicola oggi giovedì 17 gennaio: “Il Pd detta la linea: ora i cattivi sono Santoro e Ingroia” in cui si fa riferimento al “mattinale” di Bersani, quella nota che dai dirigenti del partito ogni mattina allo staff del partito, all’ufficio stampa, a qualche deputato e ai giornalisti amici. Ecco, il Fatto, sottolinea che nella nota di martedì c’è un messaggio chiarissimo: “Il Pd non chiede desistenze, ma riflessioni di responsabilità: Ingroia e Di Pietro rischiano di imitare Santoro e di fare un regalo alla destra”. Ecco che si arriva a Santoro e Ingroia. Che adesso si sentono messi sotto accusa dai bersaniani. 

 

Canzone d’amore non di battaglia Ma come sottolinea il Fatto, che si schiera ovviamente in difesa degli amici Santoro e Ingroia “Bersani la sua campagna elettorale l’ha impostata dall’inizio: toni bassi, poche apparizioni tv. veleno limitato e niente colpi ad effetto. E, in questo momento appare schiacciato tra il Berlusconi rischiatutto, nel ruolo di simpatico combattente e il gelido Monti nel ruolo di cattivissimo superbo. Ma continua a stare fermo. Ieri ha scelto la colonna sonora “Inno” di Gianna Nannini, canzone d’amore (e di nostalgia). Non certo di battaglia”. 



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Ultima modifica giovedì, 17 gennaio 2013 11:21


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Ultima modifica mercoledì, 16 gennaio 2013 02:15

 

Servirebbe un certificato di paternità per i provvedimenti fiscali. Forse sì, ma anche un certo grado di pudore nel disconoscere – a meno di 40 giorni dalle elezioni – provvedimenti che hanno stravolto la vita degli italiani. L’Imposta municipale unica (l’Imu) non ha un padre, però ha partorito oltre 24 miliardi di euro. Il Redditometro, che dalla prossima primavera andrà a frugare nei bilanci degli ultimi 4 anni degli italiani, non ha padre, eppure ci son voluti anni (e milioni di euro di investimento), per approntare la piattaforma tecnologica e  mettere in rete oltre 129 banche dati diverse. L’anagrafe tributaria idem. Quello che è certo è che son tutti pronti a disconoscerne nascita e paternità. Salvo incassarne benvolentieri il gettito. A cominciare dal presidente del Consiglio Mario Monti. 

Leggi l’articolo completo di Antonio Castro e Tobia De Stefano 
su Libero in edicola il 16 gennaio 2013

 

 

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Ultima modifica mercoledì, 16 gennaio 2013 02:15

Una bomba in lista, per Mario Monti. Il protagonista è sempre lui, l’eccentrico omosessuale Alessio De Giorgi. Sul candidato del Professore, oltre al passato e al presente “libertino”, si è appreso che è indagato per reati ambientali e falso in atto pubblico. De Giorgi, inoltre, ha dei problemi per le licenze dei suoi locali da ballo. Ma non solo. Nel corso di martedì 15 gennaio sono filtrate nuove rivelazioni, clamorose, sul suo conto: la sua società gay.it è proprietaria di altri quattro siti. Nel dettaglio si tratta di gaysex.it, gaytube.it, nowescort.com e me2.it. La notizia è stata rilanciata in diretta nella trasmissione di Radio 24 La Zanzara e, pressochè in contemporanea all’annuncio, l’accesso ai quattro siti di proprietà di De Giorgi è stato bloccato: ad ora, risultano irraggiungibili. Viene da chiedersi se il Professor Monti sia conscio del fatto che nella sua squadra della cosiddetta “società civile” figura anche il proprietario di un piccolo impero pornografico sul web, un signore che tra siti di sua proprietà annovera anche diverse piattaforme per incontri erotici, dove è possibile vendere il proprio corpo. Vien da dire, di certo, che il “grande sforbiciatore” Enrico Bondi abbia clamorosamente toppato nel lavoro di censura dei nomi errati in lista.



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Ultima modifica martedì, 15 gennaio 2013 08:02

La top model ceca Karolina Kurkova ha lanciato il suo nuovo profumo “Bohemian Glamour” a Praga. (foto Lapresse)



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Ultima modifica martedì, 15 gennaio 2013 10:59

A novembre 2012 rispetto al mese precedente la produzione industriale nell’Unione europea è diminuita dello 0,3%, stesso calo registrato nell’Eurozona. I dati, diffusi da Eurostat, confermano il trend negativo registrato a ottobre. Rispetto a novembre 2011, la produzione industriale è scesa del 3,7% nella zona euro e del 3,3% nella Ue a 27.



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Ultima modifica martedì, 15 gennaio 2013 10:58

“Incidente” sul palco per Lady Gaga. La popstar, è conosciuta per i suoi numerosi cambi d’abito durante i concerti. Ma durante l’ultima performance a Vancouver, le si sono rotti i pantaloni in latex proprio sul sedere, rivelando il lato b e il perizoma. Lady Gaga ha subito ammesso di aver messo su qualche chilo di recente, soprattutto dopo le feste di Natale. Sarà per quello che hanno ceduto i leggings? 



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Ultima modifica lunedì, 14 gennaio 2013 01:49

Una settimana drammatica per quel che resta di Futuro e Libertà. Prima il caso dei “Tullianos”, messi in lista da Gianfranco Fini, e che hanno scatenato l’ira del partito in Puglia (poi, dopo le smentite di rito, la repentina retromarcia). Quindi l’azzeramento dei futuristi in Lombardia, con le dimissioni in massa. E ancora, gli sfottò della Mancuso a Gianfranco “Fini-to”. Ma per il presidente della Camera non è mai abbastanza. Ci sono altri scandali, altre bombe che gli esplodono in faccia.

Fvg, dimissioni di massa – L’ultima in Friuli Venezia Giulia. Il copione è sempre lo stesso, e narra della dissoluzione di Fli. Dopo il coordinatore provinciale di Gorizia, Alessandro Marega, anche i coordinatori provinciali di Udine e Pordenone, Andrea Pertoldeo e Germando Sorce, hanno rimesso il loro mandato e tutti i loro incarichi nelle mani di Fini e del coordinatore nazionale Roberto Menia. Il motivo? Si può leggere in una nota: “Le dimissioni vanno ricondotte alla presenza nella lista per la Camera di Paolo Ciani, coordinatore regionale del Fli, indagato per l’iptesi di reato di truffa e peculato”.

Il silenzio di Fini – I coordinatori provinciali dimissionari, inoltre, sottolineano come “nessuna risposta è arrivata da Gianfranco Fini ad alcune lettere nelle quali si chiedeva di ripensare alle candidature sia di Paolo Ciani che di Alessandro Zanusso, consigliere provinciale a Pordenone, ex Lega Nord, pure lui indagato”. Zanusso ha già annunciato, con una nota alla stampa, di essere pronto a rinunciare alla candidatura proposta alla Camera per evitare coinvolgimenti del partito. Infine, una breve considerazione: ma cosa penserà Mario Monti, paladino delle liste pulite, di questi nomi che Fini è pronto a imbucare in Parlamento?



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Ultima modifica sabato, 12 gennaio 2013 07:42