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Ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, Lapo Elkann, nipote di Gianni Agnelli e fondatore di Italia Independent, società specializzata in abbigliamento ed accessori, ha presentato il suo libro “Le regole del mio stile”, scritto in collaborazione con Michela Gattermayer, in cui sono raccolte idee, riflessioni, spunti e consigli a proposito di eleganza, originalità, stile e creatività. 

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Non senza qualche frase celebre – del tipo “gli italiani hanno un asset nella manica” – e qualche strafalcione, Lapo ha parlato del progetto lanciato insieme a Luca Cordero di Montezemolo, Ferrari Tailor Made, programma grazie al quale sarà possibile creare una Ferrari su misura, personalizzata sulle specifiche richieste del cliente. Con questo sistema, assicura Elkann, “possiamo mettere il gessato alla Ferrari”.



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Ultima modifica lunedì, 14 gennaio 2013 04:50

 

Gianfranco Fini si salverà ancora, manterrà la sua poltrona nonostante i numeri non stiano dalla sua parte. Questa volta si aggrapperà alla scialuppa di salvataggio creata con l’emendamento Moroni alla legge elettorale Porcellum. Chiara Moroni la deputata ex socialista ed ora in Futuro e Libertà ha  fatto inserire una clausola che permette il ripescaggio del partito più forte della coalizione che non abbia raggiunto il 2% se il raggruppamento supera la quota dell’8%. 

Scialuppa di salvataggio E’ il caso che si sposa perfettamente con la situazione in cui adesso si trova Fini con Fli. Secondo i sondaggi Futuro e Libertà si ferma attorno all’1,5% non arriva certamente al due per cento che, prima dell’emendamento Maroni, il partito che si presentava come parte di una coalizione doveva raggiungere per poter aspirare ai seggi a Montecitorio. Alla Camera Futuro e Libertà presenterà una lista federata con le altre e candidature autonome. Ma appunto grazie a quest’emendamento Fini non dovrà dire addio al suo posto in Parlamento. La coalizione Monti, secondo un sondaggio di Piepoli è data al 17% mentre secondo un sondaggio del Sole24 ore si attesta al 23%, ben oltre quell’otto per cento di cui parla l’emendamento Moroni. La salvezza per Gianfranco è praticamente certa. L’Udc di Casini supera facilmente lo sbarramento al due per cento, mentre a dare una mano a Fini sarà l’emenamento salva-Moroni. Il ministro Andrea Riccardi e Luca Cordero di Montezemolo confluireanno in una lista poerterà il nome di Monti e che, nonostante non ci siano ancora dati certi sulla percentuale di voti che potrebbe incassare, è certo che supererà il due per cento. Oltre all’emendamento salva-Moroni, la scelta di Italia Futura di non correre da sola ha salvato Gianfranco: molti sondaggi danno il movimento di Montezemolo avanti a Futuro e Libertà. E in questo caso, sarebbe stato ripescato Mister Ferrari. Il problema non si pone per Gianfranco che, ancora una volta, riuscirà a non staccarsi dalla sua poltrona. 

 

 

 



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Ultima modifica mercoledì, 2 gennaio 2013 06:21

 

Caro professore, non so se ho una qualche possibilità di influire sulle decisioni di Silvio Berlusconi. Lo conosco da un certo numero di anni, tuttavia anche chi è più intimo di quanto io non sia credo che abbia poca o nessuna capacità di condizionarlo. Come ho già scritto, il Cavaliere sa sbagliare benissimo da solo e non c’è bisogno che qualcuno lo aiuti, soprattutto se il soccorso viene da gente del mio calibro, che nella vita ha maneggiato  la penna ma mai la cassa: neppure quella di un condominio, figurarsi quella di un Paese.

Sgombrato dunque il campo dalla  possibilità per me o altri di incidere sulla decisione della candidatura di Berlusconi alle prossime elezioni, voglio però rivelarle un piccolo segreto. Che a guidare il Pdl alla conquista di Palazzo Chigi sia il Cavaliere o qualcun altro per me è assolutamente ininfluente. Nel senso che non tifo per l’uno o per gli altri. A me importa zero che sia l’ex presidente del Consiglio a tentare di fermare la sinistra o che il suo posto sia preso da Mario Monti. Per quanto mi riguarda potrebbero esserci Antonio Martino come suggerisce lei  (se l’ex ministro della Difesa ci volesse stare io sposerei subito la sua proposta) oppure Luca Cordero di Montezemolo. O chiunque altro: fossero capaci di riunificare l’area dei moderati digerirei perfino due bocconi indigesti come Pier Ferdinando Casini o, peggio, Gianfranco Fini.

Come avrà capito, caro professore, il mio problema non è chi guida il centrodestra: io non conservo pregiudizi a favore di Berlusconi né covo risentimenti contro gli altri, anche se li reputo responsabili del mal funzionamento dei governi berlusconiani del passato. La questione, infatti, non è chi guida la coalizione, ma dove la guida. Non parlo ovviamente della vittoria, ma di ciò che viene dopo, quando si tratta di mettere in pratica quanto si è promesso agli elettori. Ho ascoltato con attenzione il programma del presidente del Consiglio uscente. A parte le polemiche contro il Cavaliere, il suo piano ha molti punti condivisibili. 

Il problema è che fino ad oggi Mario Monti ha fatto il contrario di quel che ha detto. Aveva promesso di tagliare la spesa pubblica e non solo non ha usato il machete ma neppure le forbici da estetista. Aveva giurato che non avrebbe fatto un passo indietro sulla riforma del lavoro e invece di fronte alla Cgil se l’è data a gambe levate, arrendendosi alla sinistra più conservatrice. L’ex rettore aveva anche assicurato che avrebbe liberalizzato i servizi, ma dall’acqua all’energia dopo un anno non c’è niente di libero. In compenso è riuscito a mettere l’Imu (che tagliando la spesa pubblica  si sarebbe potuta, e ancora si potrebbe, evitare), alzare l’Iva di un punto, far diminuire il contante, far fuggire i capitali all’estero e al contempo aumentare l’evasione, far salire la disoccupazione, far diminuire i consumi e provocare tutti gli altri guasti di cui scriviamo ogni giorno. Un tipo del genere può guidare un governo liberale e moderato? Per quel che mi riguarda sì, ma a patto che rinneghi le scelte dell’ultimo anno, impegnandosi, in caso di vittoria, a smontare le sue riforme e abolire le sue tasse.

Naturalmente so bene che non lo farà mai, perché che ci sia Berlusconi o un altro alla guida del Pdl, a Monti non importa un fico secco. Lui vuole l’alleanza con la sinistra, non con la destra. Il suo programma strizza l’occhio a Bersani e al Pd, per questo nel suo discorso ha difeso la patrimoniale sugli immobili e nella legge di stabilità ha introdotto una tassazione sui depositi, arrivando a pretendere 34 euro da chi ha una giacenza di 5 mila.

Caro prof., le sembra un programma liberale, da moderati, quello di chi mette le mani in tasca (uso questa formula anche se non piace all’ex rettore: lui gradisce le frasi un po’ tartufesche e le tasse le chiama contributo di solidarietà oppure prestito volontario dei cittadini onesti, anche se il prelievo non richiede il consenso dei medesimi) agli italiani e si appropria del denaro che questi hanno versato nel corso degli anni a prezzo di sacrifici? Lei sostiene che, Imu a parte, sul programma ci si può mettere d’accordo. Io non credo. 

Monti ha un piano che punta a cercare l’accordo con la sinistra, governando insieme a Bersani e Vendola con la benedizione delle cancellerie europee, in particolare di quella tedesca. Io penso che l’ammucchiata, seppur guidata da un tipo sobrio come l’ex commissario Ue, sarebbe una sciagura. Così come lo sarebbe se nell’area di centrodestra non ci fosse nessuno in campo ma si lasciasse libero il terreno di gioco al solo Monti. Con l’eloquenza che addormenta i serpenti e anche gli utenti della tv, il professore ci rimbambirebbe di parole, consegnandoci poi alla sinistra e alla Merkel, cioè al peggio,  per lo meno per noi italiani.

Visti i risultati della nostra economia nel 2012, controbatto al suo invito a Berlusconi tramite la mia persona con un’altra proposta. Perché non convince lei il capo del governo a farsi da parte,  rinunciando alle velleità politiche? Senza Monti non dico che staremmo meglio, però forse una qualche possibilità di vittoria del centrodestra ci sarebbe. Ma se lui resta in campo, Bersani può anche evitare di fare campagna elettorale. La divisione del centrodestra infatti è una storia che ha un solo epilogo: e cioè Bersani a Palazzo Chigi. In tal caso, auguri. Ma se succede saprete chi ringraziare.

di Maurizio Belpietro

 



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Ultima modifica giovedì, 27 dicembre 2012 11:25
Acli, ex Margherita, sindacalisti Cisl: oggi, mercoledì 19 dicembre, Luca Cordero di Montezemolo presenterà i nomi dei candidati della sua lista Italia Futura, emanazione del movimento Verso la Terza Repubblica. Una terza repubblica, per la verità, che assomiglierà tanto alla prima, lato Demorazia Cristiana. E con in più la beffa: lui, Montezemolo, l’uomo nuovo tanto atteso (e pure corteggiato a suo tempo da Silvio Berlusconi) per rinnovare la politica resterà fuori dal Parlamento. Quasi sicuramente, infatti, mister Ferrari non si candiderà, aspettando magari un eventuale incarico più prestigioso, da ministro, nel futuro governo.

Montezemolo sarà una delle 3 o 4 liste che appoggeranno Mario Monti candidato premier. Il professore scenderà ufficialmente in pista sabato o domenica, nel frattempo Luca Cordero, Pierferdinando Casini Gianfranco Fini si stanno preparando. La parola d’ordine, naturalmente, è “centro”: tra gli uomini di Montezemolo, scrive Fabio Martini su La Stampa, ci saranno il presidente delle Acli Andrea Olivero, il fondatore della Margherita (e presidente della Provincia autonoma di Trento) Lorenzo Dellai, non il segretario Cisl Raffaele Bonanni ma tanti suoi colleghi ed esponenti della cosiddetta società civile. Tra questi, quota obbligata per ogni partito al giorno d’oggi, potrebbero esserci il magistrato Stefano Dambruoso, l’economista Irene Tinagli, il rettore dell’Università di Perugia Stefania Giannini, il generale Francesco Camporini e l’ideologo e guru di Italia Futura Andrea Romano. 



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Ultima modifica mercoledì, 19 dicembre 2012 10:28

 

di Marco Gorra 

Il Popolo della libertà è ad un passo dall’esplosione. Già stasera il primo pezzo si staccherà, con l’uscita pilotata della componente larussiana e gasparriana degli ex An.Ma l’ipotesi, sempre più concreta, che Mario Monti scenda in campo fa sì che i movimenti più interessanti siano quelli al centro. Che la presa di posizione pressoché unanime della delegazione italiana del Pdl all’Europarlamento in favore di Monti sia da leggersi come segnale nemmeno tanto in codice diretto al Professore è opinione diffusa (anche perché il capodelegazione pidiellino a Strasburgo è Mario Mauro, ovvero uno degli esponenti politici di maggiore rilievo vicini a Comunione e liberazione, movimento non proprio sprovvisto di peso elettorale). E che ci sia tanta convergenza moderata verso il Professore è un dato di fatto. Se i supporter di lunga data di Monti – Pier Ferdinando Casini e Luca Cordero di Montezemolo in testa – fiutano l’aria fattasi favorevole e spingono sul pedale del gas (il leader dell’Udc annuncia l’arrivo della lista Monti entro la Befana), anche nel Pdl si cerca di accelerare i tempi.

La prima tappa di questa accelerazione potrebbe arrivare già domenica, col battesimo di una nuova area che ha in Angelino Alfano il proprio punto di riferimento. Qui si troveranno politici pidiellini dalle più diverse provenienze: ci saranno ex An come Gianni Alemanno ed Andrea Augello, cattolici come il citato Mario Mauro, il gruppo di Magna Carta (Maurizio Sacconi, Gaetano Quagliariello, Eugenia Roccella), europeisti senza se e senza ma come Franco Frattini (che non a caso ieri ha messo in chiaro di «non potere consentire una campagna elettorale contro l’Europa: piuttosto mi ritirerei»). Un mix di cattolicesimo, europeismo e montismo. Il segretario del Pdl, su cui i cattolico-liberali hanno intenzione di puntare fino all’ultimo, è visto come la figura più indicata – se non l’unica – per incarnare una sintesi del gruppo. Anche perché – è la convinzione diffusa – se Monti dovesse alla fine candidarsi, Berlusconi smobiliterebbe l’operazione candidatura lasciando campo libero all’ex Guardasigilli. «Montiani noi? Semmai alfaniani…», chiosa a sera un promotore del progetto.

Stesso giorno, scena diversa. Sempre domenica infatti inizierà a scaldare i motori l’inedito ticket Giorgia Meloni – Guido Crosetto. I due, che pure quanto a retroterra avrebbero da spartire meno di niente, si trovano oggi su posizioni sostanzialmente analoghe. Entrambi in sofferenza rispetto alla linea sia del Pdl sia delle famiglie politiche di appartenenza, stanno cercando una via in grado di coniugare antimontismo incompromissorio ed affrancamento dalle posizioni più marcatamente berlusconiane. Il pressing per coinvolgere nella partita anche il sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo, leader del movimento dei Formattatori del Pdl, è ancora in corso. La Meloni, intanto, torna sulla polemica innescata da Alfano contro Marcello Dell’Utri schierandosi a fianco del segretario: «In un Pdl nel quale vorrei rimanere ci sono persone a cui sarebbe bene chiedere passo indietro. Dell’Utri è una di queste».

Quanto alla galassia degli ex An, l’unica certezza è che lo spacchettamento soft a scopo alleanza con Berlusconi di una parte dei reduci di via della Scrofa si farà. L’operazione (nome di lavorazione “Centrodestra italiano”), ispirata e benedetta dal Cavaliere, vedrà coinvolta l’area di Destra protagonista, facente capo ad Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri. Questa sera il coordinatore ed il capogruppo al Senato riuniranno i propri fedelissimi a cena per mettere nero su bianco i contorni dell’operazione e capire su quante adesioni potrà contare il progetto. L’idea di tentare di coinvolgere pure la Meloni, ancorché impervia, resta sul tavolo.

La lista degli ex An non sarà la sola ad allearsi col Cav. È infatti in dirittura di arrivo una lista centrista cui stanno lavorando Mario Baccini, Carlo Giovanardi, Gianfranco Rotondi, Saverio Romano ed il redivivo Clemente Mastella. Lo scopo di questa operazione è contenere l’emorragia di consensi verso il centro e tagliare quanti più rifornimenti possibile ai serbatoi della lista Monti.Lista a proposito della quale va registrato l’aumento del pressing dei centristi sul premier. L’evento fondativo del partito dei Forza Monti resta in calendario per il 20 dicembre. Nome (“Rimontiamo l’Italia”) e simbolo sono già pronti, e c’è chi giura che quel giorno, a un bel momento, arriverà una telefonata in diretta da Palazzo Chigi.

 

 



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Ultima modifica mercoledì, 12 dicembre 2012 09:16

 

Effetto primarie: il Partito Democratico, secondo le anticipazioni del sondaggio del lunedì del TgLa7, stacca tutti quanti. I democratici di Pierluigi Bersani, che godono dell’effetto “benefico” delle consultazioni interne, sarebbe al 34,6%: il dato è stato diffuso da Enrico Mentana su Twitter. Un balzo enorme rispetto alla settimana precedente, quando veniva accreditato del 30,3 per cento. Al secondo posto c’è sempre il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo con il 16,3%, poi il Pdl con il 15,2% e Sinistra e Libertà di Nichi Vendola con il 6 per cento. Continua in parallelo il crollo verticale dell’Italia dei Valori guidata da Antonio Di Pietro, scesa all’1,5 per cento. Scende anche Pier Ferdinando Casini, che con il suo Udc raggranella il 3,8 per cento. Quindi Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo viene data al 2,1% e la Lega Nord al 6,3 per cento.

Monti appeso a un filo – Il dato che impressiona più di tutti resta la percentuale di cui viene accreditato il Pd. Un numero che tinge di rosso l’Italia ma che, soprattutto, accorcia la vita politica di Mario Monti. Interesse principe di Bersani, oggi, è quello di andare al voto il più presto possibile. Tenendosi il Porcellum, che nonostante il premio di maggioranza al 40-42% rischia di regalare una grossa maggioranza a Bersani e compagni (il Pd, con Vendola e i socialisti, potrebbe essere in grado di sfondare la soglia). E se al quadro si aggiunge anche il fatto che lo stesso Silvio Berlusconi vuole andare al voto il prima possibile, si capisce perché l’esecutivo tecnico è appeso a un filo. Il Cav vuole le urne, subito, perché così l’ipotesi primarie, da lui detestata e combattuta, andrebbe subito in ghiacciaia. Inoltre, con una campagna elettorale aggressiva e vincente, l’obiettivo minimo di far scendere la coalizione di sinistra sotto la soglia necessaria per ottenere il voto di maggioranza è molto più che alla portata.

 



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Ultima modifica lunedì, 3 dicembre 2012 05:12

 

Anche i prof-ministri ci stanno prendendo gusto: per loro il futuro è tecnico. Sentite cosa dice il ministro Andrea Riccardi, ospite di Luca Cordero di Montezemolo alla convention Verso la Terza Repubblica: “Dovevamo essere una parentesi come governo, siamo stati un inizio. La ricostruzione è già cominciata”. Secondo Riccardi, responsabile del dicastero della Cooperazione Internazionale, il premier Mario Monti è “l’uomo della rinascita”.

Entusiasmo tecnico – Nello stesso giorno in cui Montezemolo e Pierferdinando Casini affermano in pubblico che si spenderanno per la formazione di un Monti-bis, un ministro del governo dei Prof dà l’impressione che i tecnici siano già pronti a raccogliere l’incarico. “Non illustro l’operato del governo – fa il modesto Riccardi -. Non vi dico che abbiamo fatto tutto bene, si poteva fare meglio”. Però i prof, a suo dire, hanno dettato la strada: “Un anno del governo Monti è andato al di là di quanto abbiamo fatto – aggiunge Riccardi -, ha mostrato che è possibile governare l’Italia per uscire dall’emergenza e avviarsi alla ricostruzione”.

L’eredità della politica – “Nelle mani dei ministri tecnici, a novembre 2011, è arrivato un cerino a metà bruciato – racconta Riccardi -. I margini per agire erano davvero ristretti, come governo ci siamo presi responsabilità di quelli che ci hanno preceduto”. Ma chi ha messo i tecnici al governo? Riccardi non ci gira intorno: l’esecutivo Monti è nato “grazie all’intelligenza politica del presidente Giorgio Napolitano” e al “senso di responsabilità dei partiti” (che si sono fatti da parte). Per quanto gli riguarda, il ministro afferma che l’impegno politico non deve essere considerato un suo successo personale, ma un dono agli italiani: “Non pensavo di fare il ministro – dice – ma ho sentito che non ci si poteva rifiutare per restare nel particolare della mia vita, anche se si trattava di un rischio, non di una via di affermazione personale”.

Futuro tecnico – Che cosa aspetta l’Italia nel prossimo futuro? Ancora tecnici.”La seconda repubblica si è consumata – afferma Riccardi – e lascia tanti delusi. Ma la terza repubblica non è gia cominciata?”. Nella domanda retorica del ministro, la sua valutazione: la terza Repubblica non nasce con le prossime politiche, ma già ha visto la luce nel novembre 2011. “Vorremmo che questa repubblica – ribadisce il concetto – fosse capace di coniugare la crescita economica con la solidarietà, perchè la prima non esiste con la seconda. Per la terza repubblica c’è bisogno di un grande disegno”. Tecnico. 

 



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Ultima modifica sabato, 17 novembre 2012 08:55

L’italicofuturo Luca Cordero di Montezemolo scende in campo, e lo fa aprendo la convention di Roma, “Verso la terza Repubblica”. L’ex presidente Ferrari snocciola il suo programma, predica l’alleggerimento di tasse e Stato, invoca la difesa della cultura, spinge per un Monti bis. Ma a un certo punto, proprio sul più bello, calò il silenzio. E Luchino: “Voi pensavate che io parlassi a braccio”. Silenzio nel palazzetto. Silenzio di Montezemolo. Che riprende la parola: “Mi date per favore un testo scritto?”. Un Montezemolo dalla memoria corta, insomma, che ricorda più che altro l’imitazione di Crozza…



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Ultima modifica sabato, 17 novembre 2012 05:53

L’italicofuturo Luca Cordero di Montezemolo scende in campo, e lo fa aprendo la convention di Roma, “Verso la terza Repubblica”. L’ex presidente Ferrari snocciola il suo programma, predica l’alleggerimento di tasse e Stato, invoca la difesa della cultura, spinge per un Monti bis. Ma a un certo punto, proprio sul più bello, calò il silenzio. E Luchino: “Voi pensavate che io parlassi a braccio”. Silenzio nel palazzetto. Silenzio di Montezemolo. Che riprende la parola: “Mi date per favore un testo scritto?”. Un Montezemolo dalla memoria corta, insomma, che ricorda più che altro l’imitazione di Crozza…


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Ultima modifica sabato, 17 novembre 2012 05:53

Ancor prima di un eventuale ingresso in Parlamento, ecco i guai giudiziari per un pezzo da novanta dell’Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo. Nel mirino ci è finito Federico Vecchioni, imprenditore, e da un anno coordinatore a livello nazionale del movimento guidato dal presidente Ferrari. Vecchioni è stato rinviato a giudizio con l’accusa di truffa in relazione a un’indagine della Procura di Grosseto conclusa negli scorsi giorni sulla realizzazione di un parco eolico a Sticciano, nei pressi di Grosseto.

Il parco fotovoltaico – Nel mirino delle toghe ci sono finiti gli affari relativi al più grande parco fotovoltaico della Toscana. Si tratta di cinque ettari di pannelli montati sui cosiddetti “inseguitori solari” (apparecchi che simulano il comportamento dei girasoli, e si orientano automaticamente in base alla migliore esposizione solare). Gli inseguitori sono in grado di produrre oltre un megawatt di energia elettrica, che corrisponde, circa, al consumo annuo di 500 famiglie.

L’accusa – Secondo l’accusa, Vecchioni avrebbe ottenuto un finanziamento europeo per il parco eolico, ma la realizzazione dell’impianto è stata affidata ad un’altra società, “Il Ceppo”, di cui il medesimo imprenditore è socio ma che fa capo alla moglie, Elisabetta Pasinato. Pure la Pasinato è finita nei fascicoli dei pm, indagata insieme a un altro amministratore della società, Giovanni Bonin. Secondo i magistrati, “Il Ceppo” non avrebbe potuto utilizzare i contributi europei che erano stati accordati a Vecchioni.

La truffa – Secondo i pm di Grosseto è stata compiuta una vera e propria truffa ai danni del Gse (Gestore Servizi Elettrici), gruppo che ha acqustato da “Il Ceppo” energia elettrica per un valore commerciale di alcuni milioni di euro. A Sticciano, per la realizzazione del parco eolico, sono stati investiti poco più di sette milioni di euro, quattro dei quali sono stati erogati dal fondo europeo.   



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Ultima modifica mercoledì, 7 novembre 2012 02:01