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Basta scuse. Ora gli appelli sono finiti: le banche possono e devono tagliare gli interessi sui mutui. C’è lo spazio per farlo, e come stanno calando in tutta europa, gli spread sui prestiti hanno lo spazio per scendere anche in Italia. Il percorso è lungo, ma chiaro. La prima mossa a favore delle banche – che però non hanno allentato la stretta del credito – è stato lo scudo anti-spread voluto da Mario Draghi lo scorso luglio. Poi, a novembre, i segnali di risveglio dei mercati, con il ritorno in Italia degli investitori istituzionali: una cirocstanza decisiva per il crollo dello spread Btp-Bund fino a 260 punti base. 

La novità – Infine il “colpo di scena” di inizio 2013, con la distensione sui vincoli patrimoniali imposti alle banche dal trattato di Basilea III (in sintesi, gli istituti avranno più tempo per rendere conforme al trattato il loro assetto patrimoniale). L’effetto complessivo di queste tre principali misure si tradue in una maggiore liquidità per gli istituti, e anche in un significativo recupero del valore in portafoglio dei titoli di Stato italiani, di cui le nostre banche sono ingorde: ne hanno in cassaforte una quota paria 370 miliardi di euro.

I paradossi – Ma nonostante tutte queste premesse, gli spread applicati sui mutui, nel Belpaese, restano immobili da circa un anno, in media al 4,05% secondo la rilevazione della Bce (peggio di noi, nella zona euro, soltanto il Portogallo). La soglia media dei prestiti a tasso variabile è del 3,5%, mentre per quelli a tasso fisso è al 4 per cento. Paradossale anche il fatto che i prestiti, in Italia, risultano più onerosi che in spagna, un Paese il cui debito pubblico costa sui mercati molto più caro rispetto al nostro (per intendersi, i Bonos iberici a 10 anni offrono interessi per il 5%, rispetto al 4,2% del corrispettivo italiano. Nel Belpaese le norme per la copertura dei rischi sul credito sono più stringenti rispetto al resto del Vecchio Continente, ma questo non basta a giustificare il fatto che i tassi dei mutui siano inchiodati, in particolare non basta a giustificare la volatilità nulla degli spread.

“I mutui caleranno” – La speranza, però, è che l’allentamento dei vincoli di Basilea – una novità recentissima di cui ancora non si sono potuti percepire gli effetti – generi l’auspicata ricaduta positiva anche sui costi dei mutui. Lo ha confermato al Sole 24 Ore l’amministratore delegato della società di brokeraggio Mutuisupermarket.it, Stefano Rossini: “Tra qualche settimana assisteremo a un probabile ribasso degli spread tra i 10 e i 20 punti base, con le migliori offerte che potrebbero attestarsi attorno al 2,7 per cento. I primi market mover – ha aggiunto -, come spesso accade a fine febbraio, si muoveranno con nuove offerte e campagne pubblicitarie. Dopodichè se questo innescherà un processo virtuoso di nuove offerte al ribasso non possiamo ancora dirlo perché ci sono molte incognite ancora da chiarire”.



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Ultima modifica sabato, 19 gennaio 2013 11:37

Dall’inciucio tra Mario Monti e Pier Luigi Bersani, tanto “chiacchierato” quanto smentito, dà conto in un luingo indiscreto il sito Dagospia. I due si sono incontrati all’alba, e secondo la ricostruzione avrebbe parlato soprattutto il leader del Pd, forte dei suoi voti, secondo i sondaggi molti di più di quelli appannaggio del professore. Dagospia dà conto di appunti che “noi abbiamo potuto scorrere” e “ve li riportiamo pressochè alla lettera”. Noi, invece, ve ne offriamo un’ampia sintesi.

“Io premier, tu scegli il ministro dell’Economia” – Prima di tutto, Bersani spiega che “il Pd non molla, se vinciamo io farò il premier anche se al Senato dovesse mancare qualcosa, colpa di questa assurda legge elettorale che si chiama porcellum”. Monti, invece ha “la prima scelta sul ministero dell’Economia o sul ministero degli Esteri per stare dentro la partita ai vertici dello Stato, in attesa che maturino le scadenze della presidenza della Commissione europea e di presidente del Consiglio d’Europa, presidenze che ti stanno particolarmente a cuore” (perché, al Professore, l’Europa interessa eccome ed è la sua vera ambizione; un’ambizione che con Draghi al vertice della Bce sarebbe difficile da appagare).

“Draghi al Colle” – Si parla poi del Colle, e Bersani spiega che “dobbiamo accordarci sul fatto che esprimiamo noi il presidente della Repubblica, che non potrà che essere Mario Draghi”. Il motivo? Ve lo abbiamo anticipato: se non libera il posto all’Eurotower, le porte dell’Europa non si spalancherebbero per il Professore. Il nome di Draghi, inoltre, sarebbe apprezzato dalla Merkel. 

“Casini presidente del Senato” – Il segretario democratico mette poi in guardia Monti sul suo futuro politico: “E’ molto difficile che tu possa avere la credibilità necessaria per dare una casa ai moderati”, e questo perché gli alleati – Fini, Casini, Cesa, etc – non avranno più la forza politica per attirare consenso. Secondo Bersani, Casini può “anche aspirare alla presidenza del Senato”, poiché “forte del suo rapporto personale con Massimo D’Alema”, anche se “baffino”, secondo il resoconto di Dagospia e secondo quanto avrebbe detto Bersani, “non esprime più una influenza decisiva”. Sempre sul Senato, Bersani avrebbe spiegato di contare “sul senso di responsabilità dei tuoi senatori”, quelli di Monti.

“Il nemico è Berlusconi” – Infine il leader democratico avrebbe profetizzato che Monti andrà “via rapidamente”, mentre “io rimarrò qui e mi assumerò la responsabilità pesante di una prospettiva lacrime e sangue”. Poi Bersani avrebbe ribadito che “la maggior parte dei parlamentari che sono espressione della tua lista, appena tu andrai via prenderanno strade diverse. Fini e Casini, se mai hanno avuto una forza, sono in declino”, mentre “Montezemolo ha preferito restare a occuparsi dei suoi affari”. Infine, dopo la rituale stretta di mano, Bersani si sarebbe congedato con Monti ribadendo che “mi raccomando, il nemico è Berlusconi. Questo ha sette vite. Diamogli addosso”.



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Ultima modifica venerdì, 18 gennaio 2013 08:36

Silvio Berlusconi, ai microfoni di Radio anch’io, ha risposto al capogruppo del Ppe Joseph Daul che ieri aveva annunciato di aver messo “sotto osservazione” il Cav e il Pdl per una condotta antieuropeista durante la campagna elettorale. Silvio non ci sta a soccombere sotto i colpi della congiura europea e afferma: “Quella del capogruppo del Partito   popolare europeo, Joseph Daul, è una dichiarazione improvvida, che   non rappresenta la posizione Ppe. Questo signore è uno dei 14 vicepresidenti del Ppe, che ha espresso una sua personale   valutazione”. Poi il Cav torna a parlare della corsa al Quirinale e frena sulla possibilità di vedere Monti al Colle: “Non c’è nessuna possibilità che Mario Monti vada al Quirinale. Era un Monti diverso, ci eravamo cascati. Ho una candidatura ‘in pectorè che penso possa essere apprezzata ma non voglio dire questo nome per non bruciarlo”, assicura l’ex premier. Non è comunque Mario Draghi: “No, non c’è mai stata una candidatura di Mario Draghi al Colle, non per mancanza di stima o dubbi sul suo valore, ma perchè sta facendo molto bene alla Bce ed è merito suo se si è calmata la speculazione finanziaria sui titoli del debito pubblico. Non c’è nessuna opportunità, nè per lui nè per noi, che lasci un incarico così importante”

Inciucio e Imu – E sul i toni della campagna elettorale il Cav sottolinea che i rapporti tesi sono con il Centro e non con il Pd: “Tra noi e il Pd no, ci sono toni agguerriti tra noi e le piccole formazioni del centro che sono delle stampelle per il Pd. Il tentativo di Casini e Monti è di sottrarre voti ai moderati, c’è un accordo tra i centristi e il Pd.Gli italiani votando il Pd si prendano anche loro, votando loro si prendono il Pd. Per la serie paghi uno e prendi due. Questo cosiddetto centrino è ruota di scorta, alleato del Pd”. E sulle piroette di Monti riguardo all’Imu Silvio non ha dubbi: ”O Monti pensa che gli italiani siano matti o c’è in giro un matto che crede di essere Monti…Nel primo Cdm elimeremo l’Imu. L’Imu ha portato ad una perdita di credibilità di Monti”.



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Ultima modifica mercoledì, 16 gennaio 2013 11:11

Ecco la nuova banconota da 5 euro: la presentazione del presidente della Bce, Mario Draghi.



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Ultima modifica venerdì, 11 gennaio 2013 07:30

Mario Draghi, presidente della Bce non è ottimista sul futuro. E per il 2013 le previsioni non sono buone: “La crescita economica continuerà ad essere debole nel 2013, nel corso dell’anno è attesa una graduale ripresa”. Una situazione grave che non risolverà il problema della disoccupazione giunta ormai al livello record dell’11 per cento. Draghi chiede ancora ai governi europei di continuare a alvorare sul fronte delle riforme: “I governi dell’area euro devono proseguire con le riforme del mercato del lavoro e dei servizi, in modo da aumentare la competitività e stimolare la crescita del Pil e dell’occupazione”. La ripresa per il numero uno della Bce passa dal lavoro: “L’elevata disoccupazione giovanile nell’Eurozona è legata a un mercato del lavoro duale dove i giovani hanno scarse tutele mentre i vecchi, gli altri, ne hanno molte, quindi la disoccupazione si concentra sulla parte giovane della popolazione. La grande flessibilizzazione del mercato del lavoro avviata agli inizi degli anni duemila è stata concentrata sulla parte giovane della popolazione, quindi quando è arrivata la crisi i giovani sono stati i primi a perdere il loro posto”.



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Ultima modifica giovedì, 10 gennaio 2013 07:26

Sara’ in circolazione a partire da maggio prossimo, ma verrà svelata domani dal presidente della Banca centrale europea Mario Draghi la nuova banconota da 5 euro. Verra’ illustrata in tutti i suoi elementi in occasione di una cerimonia che avra’ luogo presso il Museo Archeologico di Francoforte sul Meno. A maggio quindi le banche inizieranno a immettere in circolazione i nuovi biglietti ttraverso i canali consueti (sportelli o casse prelievo contanti). Si prevede che entro l’autunno 2013 le nuove banconote da 5 euro saranno piu’ diffuse di quelle della prima serie. Poi verranno diffuse le banconote degli altri tagli, in via ascendente (e cioe’ da 10, 50, 100, 200 e 500 euro).

Le nuove banconote fanno parte della nuova serie dedicata a Europa e saranno facilmente distinguibili dai biglietti della prima serie. Le tre nuove caratteristiche sono l’ologramma con ritratto (muovendo una banconota, la striscia argentata rivela il ritratto di europa, identico a quello della filigrana mentre sulla striscia e’ possibile scorgere una finestra e la cifra del valore); la filigrana con ritratto (guardando una banconota in controluce, appare un’immagine sfumata che mostra il ritratto di Europa, la cifra del valore e una finestra) e il numero verde smeraldo (muovendo una banconota, la cifra brillante produce l’effetto di una luce che si sposta in senso verticale. La cifra inoltre cambia colore passando dal verde smeraldo al blu scuro). Quello da 5 euro è un taglio diffusissimo: solo quelle prodotte nel 2012, se disposte in successione, arriverebbero quasi a coprire la distanza tra la Terra e la Luna, mentre quelle circolanti coprirebbero la circonferenza della terra per 4,6 volte. 



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Ultima modifica mercoledì, 9 gennaio 2013 07:19

 

di Sandro Iacometti

Rovinando un po’ la festa a Mario Monti, che in questi giorni ha celebrato la discesa dello spread (ieri ha chiuso a 275) sotto la soglia dei 287 punti, che lui aveva indicato come obiettivo di governo rispetto ai 574 di inizio mandato, la Bce ieri ha diffuso i dati periodici sugli acquisti di titoli di Stato da parte delle banche italiane. Ebbene, anche a novembre gli istituti di credito hanno fatto il pieno, rastrellando altri 2,1 miliardi di titoli e facendo salire il valore complessivo alla quota record di 370,1 miliardi.

L’ennesima conferma, semmai ce n’era bisogno, che le politiche di governo e la ritrovata credibilità e autorevolezza che il premier avrebbe conferito al nostro Paese nei confronti dell’Europa e dei mercati c’entrano fino a un certo punto con il differenziale tra Btp e bund.

La realtà è che a fare la differenza, per l’Italia come per altri Stati periferici del Vecchio continente, sono state più che altro le mosse di Mario Draghi, a partire dalle aste di liquidità con cui l’ex governatore a dicembre 2011 e febbraio 2012 ha inondate le banche europee di mille miliardi di euro (255 solo in Italia) al tasso dell’1% fino all’annuncio dello scorso settembre, quando il numero uno dell’Eurotower ha impugnato il bazooka promettendo acquisti di bond illimitati in difesa dei Paesi più deboli.

Dettagli che non sono sfuggiti al nient’affatto sprovveduto professor Monti, il quale non a caso si è ben guardato, tra i tanti temi toccati dall’azione di governo nel nome dell’equità e delle riforme, di affrontare la questione dell’accesso al credito e dei problemi di liquidità di famiglie e imprese. Curiosamente, del problema non si fa menzione, neanche di sfuggita, neppure nella tanto citata agenda Monti, così ricca di spunti e di suggerimenti per il lavoro del prossimo esecutivo.

Finché le banche continuano a fare indigestione di Bot e Btp, insomma, va tutto bene. E poco importa se mentre lo spread dei titoli di Stato scende, quello che gli istituti di credito applicano ai nuovi mutui sale in eguale e contraria misura, con tassi di interessi sui prestiti variabili applicati alla clientela che superano il 3% a fronte di un indice euribor trimestrale ormai precipitato sotto lo 0,2%. Per non parlare dell’irrigidimento dei vincoli e dei paletti imposti, sia alle famiglie sia alle imprese, soprattutto piccole, per accedere ai finanziamenti. Certo, si dirà, le sofferenze e i crediti inesigibili delle banche continuano a viaggiare da molti mesi sopra i livelli di guardia e il sistema del credito deve mettersi al riparo da cedimenti anche per garantire la stabilità del Paese. Resta il fatto, come spiega il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, che «le banche hanno comprato a mani basse denaro a tassi stracciati dell’1% dalla Bce e invece di impiegarlo sul mercato per la crescita economica lo hanno investito nei Btp con interessi anche oltre il 5% assicurandosi un guadagno secco e a portata di mano di circa quattro punti percentuali».

Non solo. Coi soldi della Bce gli istituti hanno pure continuato a finanziare la Pa. Tra gennaio e settembre i prestiti alla pubblica amministrazione sono cresciuti di 17,3 miliardi di euro mentre quelli alle aziende e ai cittadini sono diminuiti rispettivamente di 29,1 e 7,2 miliardi.  

Secondo Longobardi, in questo modo si fa solo affondare il Paese. E Monti, «che con il mondo bancario è stato assai generoso, avrebbe dovuto e potuto ottenere ampie garanzie per il rilancio dell’economia». Avrebbe almeno potuto, viene da dire, mettere in campo qualche misura di sostegno per chi è più in difficoltà. Persino, l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, pur con tutte le critiche che gli si possono rivolgere, di fronte alla violenta crisi del 2008 varò senza pensarci due volte un decreto per fissare il tetto dei mutui al 4%. Un meccanismo limitato a chi aveva sottoscritto prestiti a tassi inferiori e non privo di insidie sull’allungamento delle rate, ma che servì a molte famiglie, per usare un’espressione cara a Monti, ad uscire dal tunnel.

Anche il governo tecnico, a dire il vero, è intervenuto in un’occasione sul fronte dei mutui. All’interno della riforma Fornero del lavoro, varata a giugno ed entrata in vigore il 18 luglio, è infatti contenuta una norma che ha ridisegnato l’accesso al Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa che consente di sospendere per 18 mesi la rata del prestito per chi ha un reddito Isee sotto i 30mila euro. I parametri, inutile dirlo, sono diventati più stretti, essendo possibile chiedere il sostegno solo in caso di licenziamento o handicap grave non inferiore all’80%. Ma non è tutto. Andando sul sito della Consap, che gestisce il fondo, si può leggere che è «in via di emanazione il nuovo Regolamento che modifica il preesistente decreto n.132/2010» e che «fino all’emanazione del nuovo Regolamento non sarà pertanto possibile ricevere nuove istanze di sospensione». Risultato: il fondo è bloccato dallo scorso luglio. Dello «spread» che pesa sulle famiglie, evidentemente, il professore non si cura.

 



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Ultima modifica venerdì, 4 gennaio 2013 06:39

Mario Monti è in campagna elettorale e dice che tutto va bene. Anzi lodando il suo governo ha pure detto, nel messaggio di auguri natalizi per i ragazzi, “il 2013 sarà l’anno della crescita“. Se lo dice lui dobbiamo credergli? Ormai con un  Paese stremato dalla pressione fiscale e con le tasche vuote per pagare l’Imu, si spera che per una volta il Prof abbia ragione. Ma quasi sicuramente siamo davanti ad una proiezione fiduciosa sul futuro dettato dalla campagna elettorale del Prof. Ormai non fa altro che dire che tutto andrà bene il prossimo anno grazie al lavoro del suo governo. Ma a rovinargli la festa proprio oggi arriva l’altro Prof che siede a capo della Bce, il suo alterego, l’altro SuperMario Draghi. Il presidente della Bce ha dichiarato: “L’economia resterà debole nel 2013 e l’outlook a medio termine dell’attività economica resta complicato. Le riforme economiche   funzionano, sono il cammino giusto e i governi dovrebbero proseguire su questa via, anche se nel breve termine, il prezzo per i cittadini è elevato”. Tradotto: il 2013 sarà ancora un anno molto difficile e dovremo ancora continuare a pagare tasse su tasse. Il Prof in loden allora ha mentinto sapendo di mentire? Dove sta la verità. Sotto elezioni e con un pensierino ad una lista propria l’ultima spiaggia di Monti è una sola. Dire che il peggio è passato e che il futuro è radioso. Perchè se solo dicesse che gli italiani devono ancora sopportare il suo macigno fiscale le speranze di vincere alle poletiche sono praticamente nulle. Mario Draghi è come se dall’alto della Bce avesse tirato le orecchie al Prof ricordandogli che il peggio non è prorio passato.Voi a quale Mario credete? A quello che scende in politica o a quello che continua a predicare sacrifici? 



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Ultima modifica lunedì, 17 dicembre 2012 07:10

Il premier Mario Monti ha detto di aver scelto la tranquillità di un sabato pomeriggio per comunicare la decisione delle sue dimissioni dopo l’approvazione della legge di stabilità per non turbare i mercati, per dare la possibilità di  ”assorbire il colpo”.  Ovvio quindi che in questo lunedì mattina, 10 dicembre, tutti gli occhi fossero puntati sulla Bosa di Milano e sul differenziale tra Btp e Bund. Com’era prevedibile lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi equivalenti apre sopra quota 340, a 346 punti, sulla scia delle incertezze per il dopo Monti in Italia. Venerdì scorso, sette dicembre,  aveva chiuso a 323 punti. Il rendimento è al 4,73%.   Lo spread sui Bonos spagnoli avanza da 416 a 434 punti, per un tasso del 5,61%. 

Borse giù Aprono in calo le Borse europee: in particolare Milano e Madrid:  Piazza Affari l’indice Ftse Mib esordisce a -2,30%, a 15.331 punti, poi cala a -3,4 per cento e i titoli vengono sospesi per eccesso di ribasso. Londra perde lo 0,29%, Parigi lo 0,74%, Francoforte lo 0,55% e Madrid il 2,05%. Atene sale dello 0,69%, mentre è ancora aperta per un giorno l’operazione di buyback dei titoli di stato in mano ai privati. Banche a picco subito in apertura di contrattazioni alla Borsa di Milano. Gli istituti di credito perdono tutti intorno al 5%. La peggiore Mps a -5,95% ma il crollo non risparmia nessuno: Intesa -5,62%; Unicredit -5,1%; Banco Popolare -5,52%; Bpm -5,49%; Ubi -4,88%; Mediobanca -4,19%: Per quanto riguarda lo spread  bisogna sottolineare però che i segnali positivi arrivati negli ultimi mesi dal “fronte spread” non sono stati frutto della politica di Monti quanto piuttosto dell’intervento di Mario Draghi che nel mese di settermbre ha dato il via libera da parte della Banca centrale europea al piano anti-spread con acquisto illimitato di titoli di studio. Subito dopo l’annuncio del presidente della Bce, lo spred calò per la prima volta da aprile sotto i 400 punti base. 

 

 



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Ultima modifica lunedì, 10 dicembre 2012 12:02

In testa c’è ovviamente il presidente Usa, Barack Obama; e poco dopo, papa Benedetto XVI, Angela Merkel e Vladimir Putin. E’ la lista delle persone più potenti al mondo, secondo Forbes. Tra gli italiani, Mario Draghi che guida la Bce è all’ottavo posto; e il premier Mario Monti al 29esimo.

Per il secondo anno consecutivo, Obama è in testa ala lista: Forbes nota che il presidente Usa ha sfide difficili dinanzi, ma è sempre “il capo dell’esercito più potente al mondo e alla guida dell’unica superpotenza economica e culturale, di fatto il leader del mondo libero”. La medaglia d’argento, è andata alla Merkel, la cancelliera tedesca, che Forbes descrive come la spina dorsale dei 27 Ue e la persona su cui pesano i destini dell’euro. Al terzo posto, Vladimir Putin, che con il terzo mandato, dopo il passaggio di testimone con Dmitry Medvedev, “riguadagna ufficialmente un potere che in realtà non ha mai ceduto”. Il fondatore di Microsoft, Bill Gates, è al quarto posto, mentre papa Benedetto XVI, capo spirituale di 1,2 miliardi di cattolici (un sesto della popolazione mondiale), è al quinto. Il ceo di Facebook, Mark Zuckenberg, è piombato al 25esimo posto (dal nono dello scorso anno) perchè la tanto pubblicizzata quotazione in borsa del suo social network è stata “un disastro”. Ma nella lista ci sono anche nomi meno commendevoli: Joaquin Guzman Loera, alias ‘El Chapò, il capo del cartello di Sinaloa, responsabile della gran parte del narcotraffico in entrata in Usa, al 63esimo poso. Mentre il 29enne Kim Jong-Un, succeduto al padre Kim Jong-Il, è al 44esimo: Forbes ammette che, secondo molti osservatori, le redini del potere sono in realtà in mano allo zio; ma in ogni caso, l’enorme scritta lunga mezza km incisa lungo una collina e visibile dal satellite la dice lunga sul suo potere sul poverissimo e affamato regime



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Ultima modifica giovedì, 6 dicembre 2012 02:33