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Ricordate il Consiglio regionale del Lazio? Distribuiva i soldi dei contribuenti ai gruppi con grande generosità. E i vari Batman se ne approfittavano, usando quel denaro per comprarsi Suv e vacanze di lusso con fidanzata al seguito, pranzi e cene a base di ostriche e regali costosi per gli amici. Comportamenti deplorevoli, lo ribadiamo. Ma nulla sarebbe stato possibile se non ci fosse stata alla base la decisione dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale. E chi era l presidente del Consiglio regionale, nonché membro dell’ufficio di presidenza? Bruno Astorre. Fa piacere notare che sarà candidato al Senato. Il rinnovamento della politica evidentemente comincia così, premiando chi s’è comportato bene…

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Ultima modifica martedì, 15 gennaio 2013 04:57

E’ diventato consigliere regionale del Lazio l’8 gennaio, in sostituzione di un collega dimissionario. Ciò significa che non andrà mai in aula, non parteciperà a una commissione, non produrrà un’interrogazione, non darà alcun contributo alla collettività. Il 25 febbraio, appena saranno proclamati i nuovi eletti alla Regione, il suo mandato sarà finito senza avergli mai dato la soddisfazione di sedere una volta davvero sul suo seggio, dal momento che il Consiglio è chiuso. Eppure Piero Ambrosi, classe 1957, di Tivoli, per questi 47 giorni da eletto avrà diritto al vitalizio. Gli basterà pagare un po’ di contributi per colmare la differenza e voilà, il gioco è fatto, 3.800 euro al mese gli correranno in tasca per il resto della sua (gli auguriamo lunga) vita. 3.800 euro al mese come ricompensa per aver fatto finta di fare il consigliere regionale 47 giorni, non male no? E l’abolizione del vitalizio? E le promesse del “mai più”? E le assicurazioni “ora tutto è cambiato”? Per ora non è cambiato nulla. La legge sul vitalizio dovrebbe cambiare dalla prossima legislatura. Ma chi ci assicura che i neo-eletti non decidano di cambiare ancora? E di mantenersi il privilegio? Chi glielo potrebbe impedire?

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Ultima modifica mercoledì, 9 gennaio 2013 04:56

Ultime dal fronte Sprecopoli: il 24 dicembre (vigilia di Natale) nel silenzio generale la Regione Lazio in via di dissolvimento ha approvato una spesa per l’acquisto di 70 macchine speciali per la distruzione di documenti. Costo: 14.144 euro. Proprio così: prima fanno i documenti di cui si vergognano, poi fanno pagare a noi il conto per distruggerli. L’autorizzazione alla spesa arriva dalla Direzione generale Attività della presidenza che dipende direttamente dalla Polverini. Ed è facile immaginare i giorni di Natale passati dai solerti funzionari a mettere in modo le macchine per trasformare l’archivio di una raccolta di coriandoli. Una bella notizia arriva anche dal Comune di Milano che mentre aumenta le tasse per i cittadini decide di continuare a spendere soldi per improbabili attività sparse nel mondo, dal Burkina Faso alla Cisgiordania, come se il compito di un sindaco fosse quello della cooperazione internazionale e non dell’amministrazione della città. Spicca, in questa lista, il finanziamento del progetto per la mobilità della comunità beduina di Abu Hindi. Perfetto, no? L’importante è che si muovano bene i beduini di Abu Hindi. Se poi il traffico in centro è paralizzato, chi se ne importa?

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Ultima modifica sabato, 5 gennaio 2013 04:52

Ma secondo voi i senatori hanno bisogno di una sveglia o dell’anestesia? Se sottoponessimo il quesito agli italiani, non è difficile immaginare la risposta. La pensa diversamente l’ufficio di presidenza del Senato che con apposita delibera natalizia ha deciso di rafforzare il presidio di cardiologi e infermieri presso l’Ambulatorio di Palazzo Madama e perciò, come ha rivelato “Il Fatto”, ha aperto le selezioni per 5 specialisti in cardiologia e 5 specialisti in rianimazione. Passi per la cardiologia, si sa che mangiare molto aumenta il rischio d’infarto, ma come si spiegano gli anestesisti? Chi bisogna addormentare? E perché? Ma soprattutto: ha ancora sens un ambulatorio speciale per i senatori, aperto 24 ore su 24, completamente gratuito e a uso esclusivo degli inquilini del Palazzo?

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Ultima modifica mercoledì, 2 gennaio 2013 04:51

 

di Mario Giordano

Monti ha avuto un’idea: dice che bisogna ridurre le tasse. Non stiamo scherzando, l’ha detto davvero. Anzi l’ha scritto. E per scriverlo ha usato il sito ufficiale della Presidenza del Consiglio dei ministri, pubblicando un documento ufficiale e confondendo così ancora una volta il suo ruolo istituzionale con quello di capo corrente. È  giusto usare le strutture del governo per farsi propaganda di partito? È giusto far pubblicare un’«Analisi di un anno» che in realtà è un programma (pardon: agenda) pronto per le urne? Ed è giusto, soprattutto, riempirlo di balle così palesi che al confronto il Votantonio di Totò era un esempio di affidabilità? Eccolo là, il Professore: anni di retorica bocconiana, di  Cernobbio e rigore,  Bruxelles e workshop, buttati all’aria alla prima curva  della campagna elettorale. «Siate misurati», aveva chiesto Napolitano nella notte di San Silvestro. Ma poche ore prima Monti, dimenticato il loden, gli aveva già fatto una pernacchia.

Del resto: chi si loden s’imbroden, come dicevano i nonni, e Monti s’è imbrodato davvero tanto. Questa storia della campagna elettorale lo ha rovinato, probabilmente la trattativa con Cesa e Buttiglione gli toglie il sonno, i ragionamenti di alta politica con Stracquadanio gli fan perdere lucidità. Ormai non pensa ad altro che al 25 febbraio, pare che anche di notte sogni il seggio elettorale che porta il ciuffo come Montezemolo. 

Così le prova tutte: mette di mezzo il nipotino trasformandolo in un esperto di spread, si gioca il quadretto famigliare costringendo moglie e figli a prolungate passeggiate ora per Milano ora per Venezia, e soprattutto piega tutti i mezzi a sua disposizione per cercare di rosicchiare percentuali di consensi. Enrico Bondi era stato chiamato a Palazzo Chigi per la spending review? Chi se ne importa: selezioni le liste di Monti. La tradizionale conferenza stampa di fine anno è sempre stata territorio neutrale? Chi se ne importa: diventi un predellino per attaccare Berlusconi. E il sito della Presidenza del Consiglio è luogo istituzionale? Chi se ne importa: diventi l’organo ufficiale di Forza Monti.

Travolto dall’ebbrezza elettorale,  il Professore fa pubblicare così sul web istituzionale di Palazzo Chigi  un documento di otto punti che è falso fin dal titolo: «Analisi di un anno di governo». In effetti è falso perché è chiaro che non di analisi si tratta, ma di pura promessa: dall’Europa allo spread, passando per servizi pubblici e liberalizzazioni, Monti più che rendere conto di quel che (non) è stato fatto, promette che potrà fare. E il punto sublime lo si raggiunge proprio nel capitoletto dedicato alle tasse dove l’ormai spudorato premier uscente scrive (lo riporto testualmente perché se no non ci credete): «L’obiettivo è di ridurre di un punto e progressivamente la pressione fiscale». Se siete ancora vivi, riprendetevi: un momento di umorismo così alto non lo si raggiungeva dai tempi eroici di Oggi le Comiche.

Ridurre la pressione fiscale? Di un punto? Davvero? Ne sei convinto, Professore? Bravo, siamo felici. Ma allora dicci un po’: perché non l’hai fatto finora? Anzi di più: perché finora hai detto che era impossibile farlo? Perché fino all’altro giorno irridevi chi diceva che si può togliere l’Imu? Togliere l’Imu sulla prima casa (se non andiamo errati) costa meno di 4 miliardi. Ridurre di un punto la pressione fiscale (sempre salvo errori) dovrebbe valerne almeno 7. E allora perché non si può togliere l’Imu sulla prima casa ma si può ridurre la pressione fiscale? Chi stai pigliando in giro, Professore? E se davvero pensi che sia giusto ridurre le tasse, perché nei documenti ufficiali del governo scritti solo qualche settimana fa, prima della tua discesa in campo, era previsto un aumento della pressione fiscale nel 2013 dal 44,7 al 45,3%? Dicci un po’, Giano Bi-Monti, quale delle due facce è vera? Quella del premier severo che prevede lacrime e sangue o quella del politico da comizio che fa promesse senza spiegare come riuscirà a mantenerle? E soprattutto:  questa schizofrenia politico-istituzionale dovrà durare a lungo? Fino a quando dovremo sopportare le spericolate acrobazie di  Dottor Imu-Jekyll e  Mister Candid-Hyde? 

Purtroppo in questi anni alle promesse vane dei politici ci siamo abituati. Figuriamoci se ci impressiona l’ultimo arrivato, via Bocconi-Merkel,  nella carovana dei comizianti. Però, va detto che di svergognati come il Professore se n’erano visti pochi finora. Prima di tutto, come si è detto, per l’uso smodato dei mezzi istituzionali,  senza timore di far diventare la Presidenza del Consiglio un palco per la propria propaganda, infischiandosene fra l’altro degli alti richiami capodannizi del Colle. E poi per il contenuto di questo messaggio che sembra una vera e propria presa per i fondelli (se i fondelli non si offendono per l’accostamento). Infatti ieri, 1 gennaio 2013, mentre Monti diceva che bisogna ridurre le tasse, gli italiani apprendevano che grazie a Monti nel 2013 avrebbero pagato: a) tre nuove tasse (Ivie, Tares e Tobin Tax); b) almeno quattro tasse più care (l’Iva che passerà dal 21 al 22 per cento, il canone Rai che passerà da 112 a 113,5 euro, l’imposta sui conti depositi che passerà da 16 a 25 euro e la tassa aeroporti da 16 a 25 euro); e infine c) una raffica di aumenti dal gas (+1,7%) alle autostrade (+2,9%), dall’acqua (26 euro in più a famiglia) ai francobolli, dalle multe (+5,9%) all’Rc Auto (+5%). Capito? A conti fatti è  un po’ come se Attila, mentre devastava l’Impero Romano, avesse avuto l’impudenza di dire: oh, ragazzi, qui bisogna far crescere un po’ d’erba. Razza d’un barbaro,  gli avrebbero risposto, guarda che se non cresce l’erba è colpa tua che sei un flagello di Dio (con il consenso di Bagnasco). Ma, flagello per flagello,  almeno Attila aveva il buon gusto di non nascondersi dietro i velluti di Palazzo Chigi: preferiva gli scudi dei guerrieri agli scudi crociati. E faceva campagne militari, mica campagne elettorali alle vongole insieme a Montezemolo e al Fli. 

 



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Ultima modifica mercoledì, 2 gennaio 2013 09:16

Siamo solo all’aperitivo, ma c’è già di che divertirsi. Renzo Bossi detto il trova è accusato dai pm di aver acquistato con denaro pubblico mojito, daiquiri e negroni in abbondanza (poi dicono che in politica ci vuole la sobrietà…). Fra gli altri acquisti contestati anche un frigorifero, un Ipad, una Tv 32 pollici, red bull e una macchinetta che serve per identificare gli autovelox. Così il Trota è riuscito a evitare la multa, complimenti. Ma esisterà una macchinetta per evitare l’autovelox del ridicolo?

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Ultima modifica sabato, 22 dicembre 2012 04:47

E come mai si faceva rimborsare dalla Regione le spese per trenini e videogiochi? “Eh ma quelli servivano per le riunioni del gruppo”. Alla riunioni del gruppo consigliare facevate gare di videogiochi? “No, era per i nostri figli e i nostri nipoti.Così stavano buoni durante le riunioni”. E perché venivano alle riunioni? “Perché vede non sapevamo a chi lasciarli”. E come mai non sapevate a chi lasciarli? “Perché tutti i parenti lavorano al gruppo, quello è il nostro punto di forza, visto che siamo più uniti di altri”. Le dichiarazioni di Maurizio Lupi davanti al magistrato sono la summa di questa stagione folle di perversione istituzionale. Il  consigliere dei Verdi Verdi ha assunto in Regione parenti e cognati costruendo più che un gruppo una famiglia allargata, ma anziché vergognarsi del nepotismo diffuso lo rivendica come punto di forza. E lo usa come giustificazione per spiegare l’acquisto di videogiochi per tenere buoni i bambini. Avendo trasformato le istituzioni in un parco giochi della famiglia possono mancare i divertimenti? Ovvio che no. E dunque avanti con i rimborsi di trenini, videogiochi e magari tramezzini e pasticcini. Tutto in famiglia, s’intende. Non manca nulla. A parte un po’ di vergogna.

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Ultima modifica mercoledì, 19 dicembre 2012 04:42

Che male c’è? Già: che male c’è a farsi rimborsare dalla Regione il disco di Bon Jovi o le cartucce per il fucile? Che male c’è a far gravare sulle tasche già martoriate dei contribuenti il lecca-lecca o le spese per il matrimonio della figlia? Che male c’è far figurare come spese istituzionali l’acquisto dei Mon Cheri, l’I-Pad privato o la cena elegante al ristorante giapponese? La lunga lista di rimborsi illegali della Lombardia colpisce non tanto per la varietà delle spese (la fantasia dei consiglieri regionali è illimitata, lo avevamo già visto nel caso Fiorito). Colpisce soprattutto per come rispondono i consiglieri regionali beccati con le mani nel lecca-lecca e nel Mon Cheri: sembra che caschino dal pero, si stupiscono persino dell’altrui indignazione e continuano a ripetere ossessivamente “che male c’è”. Come se il Mon Cheri e Bon Jovi fossero davvero utili all’attività istituzionale, come se le cartucce per il fucile fossero indispensabili per svolgere il proprio mandato elettorale. In quelle risposte c’è tutta la distanza che divide la classe politica più disonorata della nostra storia dagli italiani comuni. Che hanno tanti difetti e tanti vizi. Ma il lecca lecca e il matrimonio della figlia se li pagano sempre di tasca loro, fino all’ultimo centesimo.

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Ultima modifica domenica, 16 dicembre 2012 04:40

Davvero interessante l’elenco delle spese che si facevano rimborsare a spese dei contribuenti quattro  consiglieri regionali del Piemonte (Michele Giovine dei Pensionati per Cota, Maurizio Lupi Verdi per Cota, Andrea Stara, Insieme per Bresso e Eleonora Artesio Rifondazione comunista). Fra questi night club, centri estetici, un soggiorno a Malta, due biglietti per assistere alla Juventus, giocattoli, videogame, bagno turco e una motosega circolare. Non so a che cosa servisse la motosega circolare ai consiglieri regionali. Ma so come vorrebbero utilizzarla in questo momento i contribuenti che l’hanno pagata.

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Ultima modifica mercoledì, 12 dicembre 2012 04:38

Come volevasi dimostrare: le Province sono salve. Non sarà convertito in legge il decreto che ne prevede la riduzione. Effetto collaterale della caduta del governo Monti. Ma la domanda è: perché non è stato fatto prima? Perché la riforma delle pensioni è entrata in vigore subito e invece la riduzione delle province no? E perché anche gli altri tagli ai costi della politica sono rimasti al palo? Insomma, Monti si è dimesso e io sto ancora aspettando il piano Amato per la riduzione dei costi della politica…

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Ultima modifica lunedì, 10 dicembre 2012 04:36