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Era piccato, ieri, il premier uscente Mario Monti dopo aver letto quell’editoriale del Financial Times che lo definiva “inadatto a guidare l’Italia”. Ma come, si deve essere chiesto il Prof: “un attacco proprio da quell’Europa dove sono una star indiscussa”. E giù a dire che non era il Times contro di lui, “ma quell’editorialista (Wolfgang Munchau, ndr) che ha problemi con la Merkel ed è un fervido antieuropeista”. Il premier aveva anche annunciato una replica che il quotidiano economico inglese avrebbe pubblicato oggi. Ma quella lettara non c’è nemmeno bisogno di leggerla, perchè proprio oggi lo stesso FT pubblica sulla sua edizione online un articolo dal contenuto esattamente opposto a quello dell’editoriale di ieri, in cui definisce lo stesso Monti e il leader del Pd Pier Luigi bersani come gli unici due in grado di guidare l’Italia. “Devono sfruttare il voto del mese prossimo per portare avanti l’idea di un nuovo inizio. Ciò permetterà agli elettori di fare scelte reali sul futuro dell’Italia”. Proprio il contrario di ciò che aveva scritto Munchau, contrario pure all’alleanza tra centrosinistra e i centristi di Monti. L’ennesima prova che Monti ha tanti santi in Europa e che i poteri forti della finanza Ue sono con lui. Quella di ieri è stata solo una svista.



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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 11:53

E chi l’ha detto che il Prof non amano le donne. Anzi a quanto pare sono loro che si sono innamorate del tecnico con gli occhiali. Un’icona della bellezza di casa nostra ha scelto di dichiarare il suo amore politico senza se e senza ma per Mario Monti. Monica Bellucci è apparsa su un manifesto di Scelta Civica per Monti ora butta giù la maschera e nel cartellone dice mostrando il suo bel viso: “Penso che Mario Monti abbia fatto un buon lavoro. Certo che voterò. Sono italiana”. Insomma il Prof si è lasciato sedurre da Malena. Si sa il feeling una volta era tra gli scolari e le professoresse. Ora è tra le attrici e il professorone. Monica Bellucci comunque di italiano ha ben poco. Da tempo vive in Francia in compagnia di Vincent Cassel. In un istintivo rigurgito patriottico ha scelto di dare il suo voto al Professore. Insomma la bellezza in politica aiuta. Avere un vip di questo calibro dalla propria parte non è poco. Forse la Bellucci non sa che nelle liste del Prof ad esempio lo spazio per le donne è davvero ridotto. Monti per la politica vuole donne. Per i manifesti invece qualche tono di rosa va bene.



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Ultima modifica lunedì, 21 gennaio 2013 08:49

 

In politica, spiega, ci è “salito” perché crede di aver fatto “una cosa giusta, non quella più utile per me”. Al Corriere della Sera, il suo vecchio giornale, in un lungo colloquio con Ferruccio De Bortoli, Mario Monti aggiunge che “avevo paura che sei mesi dopo le elezioni si dissipassero tutti i sacrifici che gli italiani avevano fatto”. L’impegno politico del Prof, insomma, serve a non mollare la presa sul rigore e a “togliere l’Italia dalle mani degli incapaci”. Un insulto bello e buono alle altre forze politiche in campo.

Gli alleati – Monti ammette che Napolitano non ha apperezzato – “ma oggi sono convinto che abbia capito le mie ragioni” – il suo ingresso in politica, annuncia “rinnovamento” e si difende quando gli viene ricordato che Fini e Casini, di nuovo, non hanno nulla. Monti si spinge ad affermare che “sarebbe stato immorale se io avessi pensato a me stesso, non trova?”, per giustificare ancora una volta la sua discesa in campo.

Il lavoro – Ma è quando si parla del programma della sua agenda, che il Professore continua nella sistematica opera di smantellamento del suo programma. Questa volta ammette che potrebbe cambiare anche la riforma del lavoro di Elsa Fornero: “Vede, persone stanno lavorando ad affinare l’Agenda”. Novità in merito le dovrebbe annunciare oggi, domenica 20 gennaio, nel suo incontro a Bergamo. Sul piatto ci sarebbe l’ipotesi di trasformare il mercato del lavoro all’insegna della flexsecuirty, flessibilità più sicurezzza. Altri cambiamenti, insomma, dopo la retromarcia su Imu, fisco, pensioni e redditometro.

Le bocciature – Anche De Bortoli si “permette” poi di ricordare al Professore le numerose bocciature ricevute dal suo governo (l’ultima, e più pesante, quella del Fondo monetario internazionale, che ha ammesso che le politiche di rigore sono state sbagliate). Il Corsera ricorda i dati negativi sul Pil diffusi da Bankitalia. E Monti finge di non vedere le condizioni disastrate dell’Italia che avrebbe portato più  lontano dalla crisi: “Noi stiamo vedendo, al contrario, qualche risultato positivo grazie al sacrificio degli italiani”. E quali sarebbero, questi risultati? I tassi di interesse dei Btp…

 



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Ultima modifica domenica, 20 gennaio 2013 02:41

di Francesco Specchia

«La morte e il tempo hanno lo stesso cognome…», sospirava lo scrittore messicano Domenico Cieri Estrada (a sua volta ingabbiato nel cognome del padre artista. Entrambi personaggi non epici…).

I compilatori delle liste elettorali, gli arconti dell’urna del Pd, probabilmente non conoscono Estrada. Eppure vi è un’eco della sua arte nella probabile scelta di Piera Levi-Montalcini come candidata nella lista Moderati per il Piemonte, d’ispirazione fassiniana, dopo il rifiuto che lo stesso ingegnere elettronico Montalcini aveva fieramente opposto all’offerta precedente di Mario Monti: «in questo momento in Italia c’è bisogno di coerenza che era un tratto distintivo di mia zia». La zia sarebbe Rita. Piera sosteneva d’esser coerente, come lo era la parente Nobel e gigante della medicina sottratta da poco all’affetto dei cari. Per una Montalcini a Torino che traccheggia sul suo futuro parlamentare, però, ecco che a Milano un Umberto Ambrosoli detto Betò, di professione figlio dell’ «eroe borghese» Giorgio e, in seconda battuta avvocato specialista in banche, si staglia alla conquista del Pirellone con il suo standing morbido, da persona perbene. Betò si candida da neofita assoluto per il Pd. Solo che, come il papà, è un tantino monarchico e, ogni tanto, nel bailamme dei comizi, può capitargli di dissociarsi da sè stesso. Ieri, per dire, Betò, all’improvviso, ha dato del «marxista leninista» a Maroni. Poi gli uomini di Bersani gli hanno sussurrato che i marxisti comunisti votano per lui; e lo sguardo di Betò è tornato del candore delle nuvole; e lui è rientrato nel ruolo del candidato ideale della cerchia salottiera dei Navigli, come direbbe il collega Senaldi. Le vicende dei due anomali democrats fotografa il ritorno d’una moda antica: la caccia al parente della vittima. 

Basta il cognome di papà, zii, nonni sacrificati alla nazione per illuminare le carriere. Sicchè il cognome, elemento che secondo gli Egizi connotava il soffio dell’anima, per i partiti oggi si muta in curriculum, in pedigree essenziale, in elemento meritocratico. Così ecco avanzare Franco La Torre, figlio di  Pio, segretario Pci ucciso dalla mafia; il quale, dopo aver stracciato il tesserino del Pd, accetta l’offerta di Rivoluzione Civile. La Torre al giornale Controlacrisi che gli chiedeva che cosa lo legasse ad Ingroia candidamente risponde: «Nulla nel dettaglio. Non sono appassionato di cronache giudiziarie nonostante mio padre sia stato ucciso dalla mafia e mi ci siano voluti anni per elaborare il lutto…». E lo scranno parlamentare è la via più breve alla catarsi.

Solo per restare in Sicilia la via del dolore portò a Palazzo Claudio Fava, figlio del giornalista Giuseppe ammazzato dalla mafia; e Rita Borsellino prima farmacista e, dopo la morte del fratello Paolo candidata alla presidenza dal Pd contro Cuffaro e alle Primarie per il Comune di Palermo contro Ferrandelli (nonostante il fratello simpatizzasse per l’MSI); e Sonia Alfano che interrompe gli studi dopo l’assassinio di papà Beppe per essere assunta in Regione e per sfarfallare di candidatura in candidatura, di manifestazione antimafia in manifestazione antimafia tra Grillo, Di Pietro, Ingroia. Mentre proprio ad Ingroia l’altro fratello, Salvatore Borsellino di professione “attivista italiano” -cita Wikipedia- oppone piccato diniego, causa la compilazione «stile vecchia politica» delle liste. Tutte brave persone, per carità. Patrioti di second’istanza di cui si sa tutto di vita privata e carriera politica, ma di cui francamente sfuggono le opere. Figuriamoci i meriti. Ognuno di essi  impernia sul cognome/simbolo antimafia corpose attività pubblicistico-cinematografiche che richiamano «i professionisti dell’antimafia» di Sciascia. Almeno l’ex impiegata Rosa vedova dell’agente Sismi Nicola Calipari, Pd, si limitava a battagliare con la Lega sul Burqua. Almeno Chiara Moroni, Pdl, oramai sciolta nel brodo di Fli, non s’erge ogni due per tre per una giustizia giusta. Almeno Sabina Rossa decide che «dieci anni, due legislature, siano il tempo giusto per fare il Parlamentare», e torna a fare l’insegnante di educazione fisica (anche se il dubbio che l’abbiano trombata un po’ rimane). Il cognome è importante, anche se sotto il cognome sbuffa il nulla…



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Ultima modifica sabato, 19 gennaio 2013 08:40

Dall’inciucio tra Mario Monti e Pier Luigi Bersani, tanto “chiacchierato” quanto smentito, dà conto in un luingo indiscreto il sito Dagospia. I due si sono incontrati all’alba, e secondo la ricostruzione avrebbe parlato soprattutto il leader del Pd, forte dei suoi voti, secondo i sondaggi molti di più di quelli appannaggio del professore. Dagospia dà conto di appunti che “noi abbiamo potuto scorrere” e “ve li riportiamo pressochè alla lettera”. Noi, invece, ve ne offriamo un’ampia sintesi.

“Io premier, tu scegli il ministro dell’Economia” – Prima di tutto, Bersani spiega che “il Pd non molla, se vinciamo io farò il premier anche se al Senato dovesse mancare qualcosa, colpa di questa assurda legge elettorale che si chiama porcellum”. Monti, invece ha “la prima scelta sul ministero dell’Economia o sul ministero degli Esteri per stare dentro la partita ai vertici dello Stato, in attesa che maturino le scadenze della presidenza della Commissione europea e di presidente del Consiglio d’Europa, presidenze che ti stanno particolarmente a cuore” (perché, al Professore, l’Europa interessa eccome ed è la sua vera ambizione; un’ambizione che con Draghi al vertice della Bce sarebbe difficile da appagare).

“Draghi al Colle” – Si parla poi del Colle, e Bersani spiega che “dobbiamo accordarci sul fatto che esprimiamo noi il presidente della Repubblica, che non potrà che essere Mario Draghi”. Il motivo? Ve lo abbiamo anticipato: se non libera il posto all’Eurotower, le porte dell’Europa non si spalancherebbero per il Professore. Il nome di Draghi, inoltre, sarebbe apprezzato dalla Merkel. 

“Casini presidente del Senato” – Il segretario democratico mette poi in guardia Monti sul suo futuro politico: “E’ molto difficile che tu possa avere la credibilità necessaria per dare una casa ai moderati”, e questo perché gli alleati – Fini, Casini, Cesa, etc – non avranno più la forza politica per attirare consenso. Secondo Bersani, Casini può “anche aspirare alla presidenza del Senato”, poiché “forte del suo rapporto personale con Massimo D’Alema”, anche se “baffino”, secondo il resoconto di Dagospia e secondo quanto avrebbe detto Bersani, “non esprime più una influenza decisiva”. Sempre sul Senato, Bersani avrebbe spiegato di contare “sul senso di responsabilità dei tuoi senatori”, quelli di Monti.

“Il nemico è Berlusconi” – Infine il leader democratico avrebbe profetizzato che Monti andrà “via rapidamente”, mentre “io rimarrò qui e mi assumerò la responsabilità pesante di una prospettiva lacrime e sangue”. Poi Bersani avrebbe ribadito che “la maggior parte dei parlamentari che sono espressione della tua lista, appena tu andrai via prenderanno strade diverse. Fini e Casini, se mai hanno avuto una forza, sono in declino”, mentre “Montezemolo ha preferito restare a occuparsi dei suoi affari”. Infine, dopo la rituale stretta di mano, Bersani si sarebbe congedato con Monti ribadendo che “mi raccomando, il nemico è Berlusconi. Questo ha sette vite. Diamogli addosso”.



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Ultima modifica venerdì, 18 gennaio 2013 08:36

Era stato uno di quelli che aveva scommesso sulla fine del Cavaliere. Tanto convinto della fine di Berlusconi e del Pdl da dire in una intervista al Corriere della Sera del 14 luglio 2012 che l’ex premier era ormai al tramonto e da definire il PdL un partito che non esiste, annunciando quindi l’abbandono del gruppo parlamentare azzurro e la sua adesione al Gruppo Misto. E pensare che Giorgio Stracquadanio, nei suoi primi sei anni di attività parlamentare, si era guadagnato il grado di “falco berlusconiano”: uno che si era detto favorevole alle cosiddette leggi ad personam, un sostenitore del no al dissenso all’interno del Pdl, uno che aveva detto che il famigerato “editto bulgaro” avrebbe dovuto contenere più nomi (oltre a quelli di Biagi e Luttazzi). Poi, il progressivo allontanamento e l’avvicinamento a “fermare il declino” di Oscar Giannino, la nascita di Italia Libera, nuovo soggetto politico vicino a Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo e Andrea Riccardi e al progetto della Lista per l’Italia di Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini (nei confronti del quale e della vicenda della casa di Montecarlo si era detto favorevole all’utilizzo di un “metodo Boffo”) per continuare l’esperienza politica del Governo Monti. Infine, nel dicembre 2012, aderisce ufficialmente all’Agenda Monti per l’Italia, il nuovo movimento politico di Mario Monti. senza cavarne un ragno dal buco, ossia un posto in lista.

Intervistato da Il Fatto quotidiano, Stracquadanio racconta i retroscena della trattativa coi montiani nella formazione delle liste, prima per la Camera, poi per il Senato (nella quale, dice, intervenne a un certo punto anche Formigoni, che voleva da Monti un posto sicuro a Palazzo Madama, che gli ha poi dato Berlusconi). Fino al momento in cui ha capito che era fuori da tutto. “Ora dara l’addio alla politica?” gli chiede il Fatto. “Per niente – risponde lui – sono già al lavoro. sono già al lavoro. Ho un ruolo di primo piano al fianco di Albertini per le regionali in Lombardia. Mi ha chiesto di candidarmi ma ho detto no, preferisco coordinare la campagna elettorale”. 


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Ultima modifica giovedì, 17 gennaio 2013 05:22

Era stato uno di quelli che aveva scommesso sulla fine del Cavaliere. Tanto convinto della fine di Berlusconi e del Pdl da dire in una intervista al Corriere della Sera del 14 luglio 2012 che l’ex premier era ormai al tramonto e da definire il PdL un partito che non esiste, annunciando quindi l’abbandono del gruppo parlamentare azzurro e la sua adesione al Gruppo Misto. E pensare che Giorgio Straquadanio, nei suoi primi sei anni di attività parlamentare, si era guadagnato il grado di “falco berlusconiano”: uno che si era detto favorevole alle cosiddette leggi ad personam, un sostenitore del no al dissenso all’interno del Pdl, uno che aveva detto che il famigerato “editto bulgaro” avrebbe dovuto contenere più nomi (oltre a quelli di Biagi e Luttazzi). Poi, il progressivo allontanamento e l’avvicinamento a “fermare il declino” di Oscar Giannino, la nascita di Italia Libera, nuovo soggetto politico vicino a Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo e Andrea Riccardi e al progetto della Lista per l’Italia di Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini (nei confronti del quale e della vicenda della casa di Montecarlo si era detto favorevole all’utilizzo di un “metodo Boffo”) per continuare l’esperienza politica del Governo Monti. Infine, nel dicembre 2012, aderisce ufficialmente all’Agenda Monti per l’Italia, il nuovo movimento politico di Mario Monti. senza cavarne un ragno dal buco, ossia un posto in lista.

Intervistato da Il Fatto quotidiano, Straquadanio racconta i retroscena della trattativa coi montiani nella formazione delle liste, prima per la Camera, poi per il Senato (nella quale, dice, intervenne a un certo punto anche Formigoni, che voleva da Monti un posto sicuro a Palazzo Madama, che gli ha poi dato Berlusconi). Fino al momento in cui ha capito che era fuori da tutto. “Ora dara l’addio alla politica?” gli chiede il Fatto. “Per niente – risponde lui – sono già al lavoro. sono già al lavoro. Ho un ruolo di primo piano al fianco di Albertini per le regionali in Lombardia. Mi ha chiesto di candidarmi ma ho detto no, preferisco coordinare la campagna elettorale”. 



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Ultima modifica giovedì, 17 gennaio 2013 05:22

Trasformerà Mario Monti in Obama. E’ Mario Sechi, capolista in Sardegna al Senato per la lista “Con Monti per l’Italia”. L’ex direttore del Tempo (prima aveva lavorato a Libero, a Panorama e al Giornale) sarà il regista della campagna elettorale di Mario Monti si occuperà della strategia comunicativa complessiva,  ma – precisa lui in un’intervista al Corriere della Sera “lavoreremo in team. Siamo una squadra non un partito one man show”.

Social network  E Sechi spiega che la campagna elettorale di Monti sfrutterà i canali istituzionali come le affissioni ma punterà molto sui social network, twitter (”è stato il primo politico italiano a usare twitter con grande intelligenza”, dice), facebbok, e YouTube. E aggiunge: “Ci sarà anche su Hangout il sistema Google+ di discussione in videoconferenze usato anche da Obama”. Per quanto riguarda l’avversario Berlusconi, Sechi gli riconosce una grandissima capacità di affabulazione: “E’ un creativo, inventa sempre qualcosa. Ma si è già sparato la pallottola d’argento intervenendo da santoro: la campagna è lunga. E poi ricordo il vecchio adagio che vale anche per la tv: piazze piane, urne vuote. Chi si diverte e ride guardandoti non è detto che poi ti voti”.  Secondo Sechi NMonti dovrebbe “rispondere sempre con serietà e con intensità da valutare a secondo degli attacchi. Noi faremo la nostra campagna dettando l’agendo,. Ma certo se sarà attaccato a testa bassa, non porgerà un mazzo di fiori, non sarà un moderato. 



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Ultima modifica giovedì, 17 gennaio 2013 02:22

Il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, uomo forte del Pd in Campania ama rilasciare interviste. Si esprime in modo colorito e dice ad alta voce tutto quello che pensa. Così in una delle sue chiaccherate sul web parla di Mario Monti e dice senza peli sulla lingua cosa ne pensa: “Ho visto Monti che presentava le liste in Lombardia, mi sembra un baccalà“. Di certo l’uscita del sindaco De Luca metterà in imbarazzo Bersani che è così impegnato ad inciuciare con il Prof. De Luca è forse l’unico a non sapere che Pier ha già l’accordo con Monti per governare insieme dopo il voto? Ma il sindaco di Salerno oltre a chiamare Monti “baccalà”, ha criticato in passato aspramente anche Marco Travaglio reo di aver scritto qualcosa su De Luca che il sindaco non ha gradito. E così parlando davanti ad una platea De Luca uomo duro avvisa Travaglio: “Vorrei incontrarlo per starda…al buio…”. Non è lecito sapere cosa De Luca farebbe a Marco Travaglio in quella strada oscura…Provate ad indovinare.

 

Guarda il video di De Luca che dà del “baccalà” a Monti

Guarda il video di De Luca che parla di Travaglio



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Ultima modifica mercoledì, 16 gennaio 2013 08:16
Niente candidatura per Alessio De Giorgi: l’attivista omosessuale scelto da Mario Monti nella sua lista per il Sento ha scelto il sito di cui è amministratore, gay.it, per fare l’annuncio: “Una decisione, questa, presa non senza molte difficoltà di coscienza – scrive -, vista la denigratoria campagna mediatica portata avanti in questi giorni ai miei danni soprattutto da Libero e da altri giornali ed emittenti”. La campagna denigratoria di cui parla De Giorgi è in realtà una serie di articoli che svelano le magagne del candidato. Da alcue foto allegre in compagnia di travestiti, che non poco hanno imbarazzato i sobri esponenti di Con Monti per l’Italia fino alla notizia che lo stesso De Giorgi, attraverso Gay.it, fosse socio di 4 siti a contenuto pornografico, gaysex.it, gaytube.it, nowescort.it e me2.it. “Attività – si difende nella sua lettera di addio alla politica – assolutamente lecite svolte dalle società di cui ero prima amministratore avendo dato le dimissioni proprio a causa del mio impegno in campagna elettorale ed adesso socio al 20,4%: attività di cui non mi vergogno minimamente, tant’è che non ho avuto problemi e/o imbarazzi a parlarne e a ‘giustificare’ quelle che per un imprenditore quale sono altro non sono che fonti di reddito per sé ed i suoi soci”. I siti martedì sera sono stati oscurati “per evitare che tali scelte potessero essere ulteriormente strumentalizzate”, aggiunge ancora De Giorgi.

“Tritacarne mediatico” – Di certo rimane il senso di inquietudine nato all’interno dei centristi (basta citare i dubbi di una cattolica tutta d’un pezzo come Paola Binetti), anche se l’ormai ex candidato contrattacca: “Credo di essere stato vittima di un tritacarne vero e proprio, che ha cercato ed è riuscito a scandagliare in profondità ogni mia attività imprenditoriale, con una intensità inaudita e non applicata a nessun altro candidato della prossima competizione elettorale. Il disegno è evidentemente stato messo in atto per mettere in difficoltà il Senatore Monti e la sua lista, tentando di mettere in evidenza presunte contraddizioni, in base ad un non meglio specificato senso comune, sia all’interno della lista Scelta Civica sia all’interno della coalizione, attuata forse per coprire mediaticamente ben altre contraddizioni in liste vicine ai giornali che hanno portato avanti questa campagna”. Resta da capire ora che dirà Mario Monti, che le scorse ore aveva ricordato come fosse stata l’Europa a premere per avere una quota di candidati gay nelle liste. Che diranno ora a Bruxelles e Strasburgo?  



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Ultima modifica mercoledì, 16 gennaio 2013 08:16