Posts Taggato ‘negli stati uniti’


Roma, 22 gen. – (Adnkronos) – “L’ipocrisia dei governi nazionali sui più grandi progetti energetici del pianeta alimenta il cambiamento climatico e i suoi effetti distruttivi”. Questa la denuncia di Greenpeace con la pubblicazione del rapporto ‘Point of no return’, con il quale l’associazione ambientalista illustra i pericoli causati dai maggiori progetti di sfruttamento delle fonti fossili a livello globale. Dall’enorme espansione delle estrazioni di carbone in Australia, Cina, Stati Uniti e Indonesia alle nuove frontiere dell’estrazione petrolifera nell’Artico e in Brasile, allo sfruttamento delle tar sands in Canada, fino ai nuovi progetti di sfruttamento del gas nel Mar Caspio e negli Stati Uniti: 14 progetti che, se realizzati, equivarrebbero quasi certamente alla sconfitta nella lotta ai cambiamenti climatici.

“Questi ‘mega progetti di cambiamento climatico’ sono il risultato diretto dell’ipocrisia di alcuni governi. Sostengono di voler prevenire il cambiamento climatico ma continuano vergognosamente a promuovere progetti che porteranno inesorabilmente al caos climatico e a devastazioni su larga scala” afferma Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International. Le analisi dell’istituto Ecofys condotte per Greenpeace mostrano come la realizzazione di questi 14 progetti porterebbe, nel 2020, a un aumento annuale di emissioni di Co2 di 6.34 miliardi di tonnellate.

Una quantità di gas serra superiore a quella emessa annualmente dagli Stati Uniti. Intanto la Iea (International energy agency) ricorda come il livello di emissioni di Co2 abbia già raggiunto il livello record di 31,6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica emesse annualmente. Anche il Wef (World economic forum), nel suo rapporto ‘Global Risks 2013′ preparato per il meeting di Davos, avverte che si sta procedendo verso un aumento delle temperature medie del pianeta compreso tra i 3,6 e i 4 gradi centigradi, fino ad arrivare nella peggiore delle ipotesi a un incremento di 6 gradi.

Ben oltre i limiti (2 gradi) definiti dalla comunità scientifica come soglia da non oltrepassare per scongiurare il caos climatico. Il rapporto dell’Ecofys mostra come si potrebbero evitare gli impatti più severi del cambiamento climatico se i 14 progetti analizzati fossero cancellati e se le attuali emissioni di Co2 divenissero un picco, oltre il quale abbattere del 5 per cento annualmente le emissioni.

I grandi progetti energetici che minacciano il clima riguardano direttamente l’Italia. Il nostro è il secondo Paese al mondo per importazioni energetiche: importiamo più di 1 milione di barili di petrolio al giorno, per una spesa annua di oltre 41 miliardi di euro; 70 miliardi di metri cubi l’anno di gas e 19 milioni di tonnellate di carbone.

“Contribuiamo più che attivamente al cambiamento climatico e a risentirne sono anche le nostre finanze – ha dichiarato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace. – Potremmo cambiare rotta, andando verso l’indipendenza energetica con le fonti rinnovabili e l’efficienza. Ma chi si candida oggi a governare il Paese ci ha già fatto capire che continueremo sulla strada della distruzione del clima e del deficit commerciale. 45 mila cittadini insieme a Greenpeace, attraverso la campagna iononvivoto.org, stanno dicendo ‘no’ a questa prospettiva”.


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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 05:56

Fin lì c’era solo il “tennis”: in bianco e nero, con due stanghette bianche ai lati dello schermo e una “pallina” puntiforme. Poi, alla fine degli anni ‘70, è arrivato l’Atari. Per milioni di bambini appassionati di Pacman e Supermario è stato il primo videogame da casa: bastava inserire una cassettina nella consolle per divertirsi con decine e decine di giochi. Atari è stato, in questo senso, il bisnonno delle varie Plystation, X-box e Wii.

Fondata negli Stati Uniti nel 1972 da Nolan Bushnell e Ted Dabney, all’Atari si puo’ attribuire l’inizio dell’industria videoludica con Pong la cui versione domestica si connetteva ad un televisore. Bushnell vendette Atari alla Warner Communications nel 1976 per circa 28-32 milioni di dollari, usando parte del denaro per comprare la Folgers Mansion. Ha lasciato la divisione nel 1979. Durante il periodo della Warner, Atari raggiunse il suo piu’ grande successo, vendendo milioni di console Atari 2600. Al suo apice, Atari contribuiva per un terzo alle entrate annuali della Warner e divenne la compagnia con lo sviluppo piu’ veloce nella storia degli Stati Uniti (all’epoca).

Dopo il boom degli anni ‘80, però, i tempi sono cambiati: i personal computer hanno iniziato a diffondersi in tutte le case con la loro capacità di supportare giochi al confronto dei quali gli Atari erano da età della pietra. E così, il colosso americano ha iniziato a specializzarsi, producendo giochi per conto altrui, ma perdendo via via quote di mercato di fronte all’emergere di colossi come la Sony e la Nintendo. Finchè, ieri, è stata dichiarata fallita, avanzando richiesta di protezione dai creditori – cui deve 21 milioni di euro – in base all’articolo 11 della legge fallimentare Usa.



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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 11:53

Lady Gaga “esce” da una mega vagina di carta durante il suo ultimo concerto allo Staples Center a Los Angeles. La postar non finisce mai di provocare durante le sue performance. L’ultima volta aveva indossato un paio di pantaloni in lattice che poi si erano tatticamente aperti sul sedere lasciando vedere tutto, e sempre poco tempo fa aveva indossato delle pistole sui capezzoli suscitando negli Stati Uniti un mare di polemiche. Ora questa scenografia con una mega vagina da cui sbuca fuori lei, guardate le immagini. (foto Splash)



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Ultima modifica lunedì, 21 gennaio 2013 02:45

A un mese dall’eccidio di Newtown, altro sangue negli Stati Uniti. Un quindicenne è stato arrestato dopo una sparatoria in cui sono morte cinque persone: un uomo, una donna e due bambine e un bambino, ad Albuquerque, capitale dello stato del New Mexico. Secondo quanto dichiarato dal portavoce dello sceriffo della Contea di Bernalillo, Aaron Williamson, il ragazzo avrebbe aperto il fuoco in una casa a South Valley, un sobborgo nella zona sud della città nella notte tra sabato e domenica. Sulla scena del delitto sono state rinvenute diverse armi da fuoco, tra le quali un fucile d’assalto. Gli investigatori stanno cercando di determinare a chi appartenessero. Williamson ha poi commentato: “Le vittime avevano tutte ferite multiple da arma da fuoco”. Il portavoce ha infine anche aggiunto che i bambini sembravano tutti in età “da scuola elementare o media”.



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Ultima modifica domenica, 20 gennaio 2013 11:42

Spettacolare salvataggio a Portland, negli Stati Uniti, dove una donna è rimasta incastrata per 4 ore in una intercapedine di 20 centimetri fra due muri. I vigili del fuoco hanno dovuto ricorrere a sapone, lubrificante e un air bag. 



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Ultima modifica giovedì, 17 gennaio 2013 05:23

Follia a Minneapolis, negli Stati Uniti, dove Demetrius Patterson è stato arrestato per aver sparato ad un fattorino che gli aveva portato una pizza… troppo piccola. Le dimensioni ridotte della pizza avrebbero mandato su tutte le furie il 26enne che si è scagliato sull’uomo. Quando dagli insulti si è passato alla violenza fisica, il fattorino, stufo della discussione, si è diretto verso la macchina per andare via ma proprio a quel punto Patterson apre il fuoco e spara 6 colpi di pistola verso il fattorino. Fortunatamente, la vicenda si è conclusa nel migliore dei modi e nessuno si è ferito; intanto, gli agenti sono riusciti ad arrestare il folle. 



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Ultima modifica venerdì, 28 dicembre 2012 02:33

Hadera, 27 dic. – (Adnkronos/dpa) – Una bicicletta ispirata all’arte giapponese dell’origami, realizzata completamente in cartone, a prova di acqua e fuoco, resistente ed economica. L’idea arriva da Israele, dove Ishar Gafni, designer cinquantenne appassionato di ciclismo, dopo anni di ricerca annuncia che la sua bicicletta è ora pronta per la produzione. Affascinato dall’origami, che utilizza pezzi quadrati di carta per formare oggetti tridimensionali senza l’ausilio di colla o forbici, Gafni si è armato di seghe, presse e stampi per dare al cartone la forma giusta e dopo molti tentativi ha dato forma al modello attuale che, assicura, “è forte, ha una lunga durata di vita ed è a buon mercato”.

I costi di produzione sono di soli 9 dollari e permettono di vendere la bicicletta a 19 dollari (appena 14 euro). Così, la due ruote di cartone (che pesa solo 9 kg), una volta entrata in produzione, potrà fornire la soluzione alla mobilità soprattutto tra le fasce di popolazione più povere. “Per esempio in Africa,” dice Gafni che con il suo partner, Nimrod Elmisch, arricchisce così il progetto di una forte valenza di responsabilità sociale. Al momento, i due sono alla ricerca di partner in Europa, negli Stati Uniti e in Sud America che contribuiscano a realizzare questo obiettivo. “Stimiamo che la bicicletta sarà prodotta entro il prossimo anno”, dice Elmisch.

Intanto, la bicicletta di cartone ha già attirato l’attenzione globale attraverso Internet, destando l’entusiasmo soprattutto dei siti web dedicati ai temi ambientali. E a chi si chiede come potrà reagire la bici-origami in caso di pioggia o alle prese con il fuoco, la risposta è nella miscela bio organica top-secret della sua vernice che la rende resistente all’acqua e a prova di incendio.


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Ultima modifica giovedì, 27 dicembre 2012 05:29

Queste immagini pazzesche arrivano da Milwakee, negli Stati Uniti. Dopo un diverbio, una donna sale sulla sua macchina. La accende e cerca in tutti i modi di travolgere l’altra donna con cui aveva litigato. La colpisce, ma mai in pieno. L’ultimo, folle, tentativo avviene su un marciapiede. Dopo l’ennesimo “fallimento”, la donna si allontana con la sua auto, rigorosamente a bordo del marciapiede.



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Ultima modifica mercoledì, 26 dicembre 2012 11:20

 

Non c’è un perchè. Di solito in ogni notizia bisogna darlo. In questa no. E’ la follia, la malattia mentale che ha agito. Una strage orrenda, terribile, generata forse da una tragedia familiare. Adam Lanza, 20 anni, era un ragazzo con gravi disturbi mentali senza precedenti penali. Ieri è entrato armato di due pistole alla Sandy Hook, una scuola materna ed elementare di Newtown nel Connecticut, a poco più di 100 chilometri da New York e ha dato vita ad una delle stregi più feroci che gli Sati Uniti abbiano mai conosciuto. Ha sparato su tutto ciò che ha incontrato, docenti, psicologi e soprattutto, purtroppo bambini. Il bilancio è di 28 vittime, tra cui 20 sono bambini tra i 5 e i 10 anni. Lanza, si è suicidato.La prima vittima della sua follia l’ha uccisa prima di uscire da casa: sua madre. Le ha sparato al volto mentre si prepararva per il suo piano di morte. Le prime notizie avevano riferito di uno-due morti, ma nel giro di mezzora i contorni dell’ennesima sparatoria in una scuola americana sono diventati via via più tremendi e orribili.

Il piano di morte - Il corpo del killer è stato trovato dentro la scuola con addosso il documento di suo fratello Ryan. Secondo il New York Times, soffriva della sindrome di Asperger. Viveva a Newtown con la madre Nancy, che insegnava nella scuola della strage come supplente. La donna amava le armi e la caccia. Suo figlio non ha avuto problemi a trovare pistole e fucili per uccidere.  Lanza, che indossava un giubbotto antiproiettile, ha fatto fuoco con due pistole che si sarebbe portato da casa, una Glock – un modello tristemente noto per essere stato usato anche in altre stragi commesse negli Stati Uniti – e una Sig Sauer. Un fucile calibro 223 era nel baule dell’auto usata dal killer per raggiungere l’istituto. La preside della scuola gli ha aperto il portone riconoscendolo dal videocitofono. Pochi minuti dopo anche lei è stata uccisa senza pietà in un corridoio. Nella strage è morta anche la psicologa della scuola, Mary Sherlach. Fatte fuori le due donne, Lanza è passato alla vera e propria carneficina. Ha cancellato un’intera classe di bambini. Sei bimbi, in preda al terrore, si sono salvati per miracolo nascondendosi in un armadio. Quando ha finito il suo giro di morte, Lanza si è sparato, ponendo fine all’orrore.

Obama sconvolto - L’America sconvolta ha affidato tutta la sua compassione alle parole del presidente Barack Obama. Parlando alla nazione il presidente è apaprso molto commosso. “Quei piccoli bei bambini avevano davanti la loro vita, matrimoni, compleanni lauree, cose che non potranno più fare. I nostri cuori sono infranti. Questa sera – ha proseguito quasi piangendo – Michelle e io faremo quello che tutti i genitori in America faranno, abbracciare i nostri figli un po’ più strettamente e dire loro che gli vogliamo bene. Ma ci sono famiglie in Connecticut – ha concluso con un groppo in gola – che non potranno più farlo”.

 

 

 

 



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Ultima modifica sabato, 15 dicembre 2012 09:53

Roma, 3 dic. – (Adnkronos) – In Italia il 3% del consumo di energia è imputabile agli sprechi alimentari: percentuale che equivale ai consumi energetici annuali di 1.650.000 italiani o all’85% dei consumi finali del comparto industriale di una regione come l’Emilia Romagna, secondo le stime di UniBo su dati Lmm ed Enea. Negli Stati Uniti il 2,5% dello spreco energetico è determinato dagli sprechi alimentari. Un doppio spreco, dunque: da un lato, grandi quantità di energia utilizzate per produrre, distribuire e consumare cibo; dall’altro, ulteriore energia impiegata nella gestione e nello smaltimento degli sprechi di alimenti ancora commestibili.

Tutto questo mentre 150 milioni di cittadini europei non sono in grado di pagare i costi relativi al riscaldamento, al funzionamento degli elettrodomestici e al gas per cucinare. E a livello italiano la povertà energetica riguarda circa il 10% delle famiglie. Nel 2012, che le Nazioni Unite hanno dichiarato anno Internazionale dell’Energia Sostenibile, la campagna europea “Un anno contro lo spreco” di Last Minute Market è dedicata ai costi energetici dello spreco alimentare.

Domani, martedì 4 dicembre, alla sede Fao di Roma è in programma “Reducing and transforming food waste into a resource” (”Ridurre e trasformare in risorsa lo spreco alimentare”), nell’ambito della 145esima sessione plenaria della Fao a cura di Last Minute Market. L’appuntamento sarà dedicato alle buone pratiche per imparare a ridurre lo spreco del cibo, dalla questione etichette e della data di scadenza ai progetti in atto di recupero delle eccedenze.

“Un anno contro lo spreco” è la campagna europea di sensibilizzazione sui temi dello spreco, lanciata nel 2010 da Last Minute Market, spin off dell’Università di Bologna – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari. Promosso partnership con il Parlamento europeo – Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale, dedicato nel 2010 agli sprechi alimentari, nel 2011 agli sprechi idrici e nel 2012 agli sprechi energetici, il progetto, a cura dell’agro-economista Andrea Segrè, ha già ottenuto un importantissimo traguardo: quello di aver portato il Parlamento Europeo riunito in seduta plenaria a richiedere, lo scorso 19 gennaio a Strasburgo, l’istituzione del 2014 Anno europeo contro gli sprechi alimentari, quale strumento di informazione e promozione per sensibilizzare i cittadini europei.

La risoluzione approvata impegna la Commissione Europea a definire per gli Stati membri strumenti specifici di prevenzione degli sprechi di alimenti: un obiettivo che, sin dal 2010, era stato indicato dalla campagna di Last Minute Market attraverso la Dichiarazione congiunta che persegue il dimezzamento degli sprechi alimentari entro il 2025, e che hanno sottoscritto migliaia di cittadini, pubblici amministratori, europarlamentari, personalità eminenti del pensiero scientifico e culturale italiano, così come del mondo dell’informazione. Da Piero Angela a Margherita Hack, Dario Fo, Piergiorgio Odifreddi, Milena Gabanelli e don Luigi Ciotti.


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Ultima modifica lunedì, 3 dicembre 2012 02:09