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Ci ha provato, Mario Monti, a tenere distinti i ruoli: quello di premier tecnico e di candidato premier eminentemente politico. Lo ha promesso dal primo giorno in cui ha annunciato la sua “salita” in campo, ma i buoni propositi sono morti con l’inizio della campagna elettorale. Basta fare un salto sul sito del governo italiano e cliccare su “Un anno di governo”. Un sito istituzionale, diremmo super partes anche perché quel governo lo ha sostenuto una maggioranza trasversale, dal Pd al Pdl. Eppure a leggere e rileggere il bilancio degli ultimi 12 mesi di Palazzo Chigi e gli obiettivi da raggiungere nel 2013 pare di avere di fronte un dispaccio della futura “Lista Monti”, con tanti punti in comune con l’ormai celebre “Agenda Monti”. Di fatto, uno spottone elettorale del professore travestito da messaggio istituzionale.

Vanti europei – Si parte con lo spread e il rischio corso nel 2011 di non avere i soldi per pagare gli stipendi pubblici. “Oggi la situazione è diversa, il clima che si respira intorno all’Italia è diverso”, scrive Palazzo Chigi vantando la “mediazione vincente” in Europa sull’intervento della Bce in estate. D’altronde, parola del professore, il governo è stato un “protagonista autorevole, responsabile e attivo nel disegnare e orientare il percorso dell’integrazione europea”. Alla faccia della modestia.

L’Italia del Bengodi – Il meglio però il comunicato lo dà quando si parla di economia, di Fisco, di cose da fare (sottintenso: “Fatecele fare, cari italiani, e toccherete il cielo con un dito”). Non una parola sull’aumento progressivo del debito pubblico, perché lo staff del professore preferisce decantare i successi della spending review (”una parola che oramai è entrata di diritto nel vocabolario comune”, gongolano a Palazzo Chigi) e sulla riduzione degli enti pubblici e il taglio dei costi della politica non manca un accenno velenoso ai partiti: “Il decreto di ottobre sulla finanza e funzionamento degli enti territoriali – si legge – è stato alleggerito nella parte in cui era stato previsto un sistema di controlli preventivi di legittimità della Corte dei conti. Si è preferito invece un ritorno al controllo successivo della gestione, che insiste sulla logica del recinto chiuso dopo che i buoi sono scappati”. Seguono capitoli su liberalizzazioni, riforma del lavoro, giovani, scuola e università. Successi, trionfi: a leggere il testo pare si parli della Germania di Angela Merkel e non dell’Italia in cui la pressione fiscale reale è al 50%, il Pil è in calo costante, l’Iva è aumentata e aumenterà, così come la disoccupazione giovanile e non. Tutti dati negativi, misteriosamente spariti dal bilancio di un anno di Monti. D’altronde, in campagna elettorale meglio nascondere i problemi.



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Ultima modifica martedì, 1 gennaio 2013 06:08

Scende in campo, Oscar Giannino, e si toglie qualche sassolino.”Il 2 gennaio a Roma ufficializziamo tutto, simbolo e liste. Il movimento Fermare il declino, fondato lo scorso agosto, diventa un partito, Fare“, è l’annuncio in una intervista al Corriere della Sera, dalle cui colonne parte l’attacco diretto a qualche centrista poco convinto: ”Montezemolo mi snobba – dice Giannino -, ‘una ventina di giorni fa spedimmo una lettera aperta a Monti” che non ha ricevuto risposta. ”Silenzio assoluto. Così il giorno dopo il suo discorso di Natale, capito che faceva sul serio, decidemmo di muoverci ufficialmente telefonando a Palazzo Chigi chiedendo ufficialmente di essere ricevuti” ma ”zero, come se non esistessimo”. Forse, aggiunge ”a Monti secca che nel nostro programma ci sia qualche cifra, qualche numeretto”, mentre leggendo l’Agenda Monti ”trovi solo tante belle chiacchiere”. Al momento ‘’stiamo al 2,5%. andiamo forte al Nord” ma ”con questo schifo di legge elettorale o riusciamo a fare un 4% alla Camera o in tre regioni dovremmo essere bravissimi a superare l’8%. In caso contrario la nostra sarà stata un’operazione di pura testimonianza”.



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Ultima modifica lunedì, 31 dicembre 2013 06:01

 

Il Vaticano grida “forza Monti”. La Chiesa è scesa in campo. Prima l’editoriale della vigilia dell’Osservatore Romano. Poi, oggi venerdì 28 dicembre, le parole del presidente della Cei, Angelo Bagnasco, che ha ribadito il suo appoggio alla candidatura del Professore. Tra soldi, Imu e affari, la Chiesa ha bisogno di Monti; in Finanziaria, oltretutto, i tecnici hanno favorito a livello economico proprio ambienti vicini allo stesso Bagnasco. E così – semplice chiudere il cerchio – la Santa Sede ha deciso di appoggiare Monti nella corsa a Palazzo Chigi.

Bagnasco ha colto l’occasione per interferire con la competizione elettorale nel corso di un incontro in Comune a Genova con il sindaco del capoluogo ligure, il rosso Marco Doria: “Sulla necessità di una politica nobile – ha spiegato il presidente della Cei -, penso che tutti siamo più che d’accordo”. Quindi Bagnasco ha espresso l’auspicio che “chiunque è nella politica, soprattutto nelle prossime elezioni, faccia una politica alta per il bene del Paese”. Parole che ricalcano quelle del commento dell’Osservatore Romano, che parlava proprio di “politica alta” riferendosi a Monti. Commentando l’editoriale, però, Bagnasco non ha voluto entrare nel merito, e ha sottolineato che ciascun elettore è chiamato a fare le proprie considerazioni e valutazioni. 

 



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Ultima modifica venerdì, 28 dicembre 2012 05:35

 

La maschera è stata definitivamente gettata con l’ormai celeberrimo cinguettio su Twitter, con la sua “salita” in politica. E Monti “sale in politica” con i centristi. Terzietà, addio. Il Professore si è collocato: con Pier Ferdinando Casini, Luca Cordero di Montezemolo e Gianfranco Fini. Giubilo anche a Palazzo Chigi, dove diversi componenti del governo tecnico cercheranno di riciclarsi (politicamente) nella nuova avventura del bocconiano.

Il listone unico – La partita, però, non è semplice. La vittoria pare un miraggio. Paradossalmente, sembra che il massimo obiettivo di Monti & co sia la rimonta del Pdl di Silvio Berlusconi, che renderebbere, in caso di vittoria di misura della sinistra, il Paese ingovernabile. Così, se Bersani volesse far parte della maggioranza, dovrebbe imbarcare (e probabilmente incoronare) proprio Monti. I centristi si organizzano, birgano, discutono. La novità più importante di queste prime ore post-natalizie sembra essere quella relativa alla composizione del gruppo centrista a Palazzo Madama: listone unico al senato.

Il controllo del Prof – Monti, infatti, offrirà il suo nome allo schieramento che sosterrà la sua agenda (ossia, per ora, a Udc, Fli e Montezemolo). Il dubbio è come si possano conciliare le diverse anime del partito (democristiani, ex missini, società civile). L’escamotage, almeno al Senato dove lo sbarramento per singola lista all’8% lascia pochi margini di manovra (lo sbarramento per la coalizione è al 20%), pare essere proprio quello della lista unica. All’interno di questo listone, secondo i rumors, verranno presentati alcuni big di partito, a partire proprio da Pier Ferdinando Casini. Di pari passo, però, si scatena il panico tra le “vecchie volpi” della politica, che con il listone unico su cui ci sarà il controllo del “Monti talent-scout”, rischiano di essere silurati, trombati, eliminati.

Qui Montecitorio – Anche per quel che riguarda la Camera ci sarebbero pulsioni molto forti per presentarsi con una lista unica: servirebbe anche a ricollocare personalità di governo che non appartengono né a partiti né a movimenti ma che vorrebbero proseguire nell’impegno politico (leggasi: Corrado Passera). Inutile sottolineare come la scelta ultima toccherà a Mario Monti, che secondo le indiscrezioni, però, vuole temporeggiare, prendersi ancora qualche giorno per pesare i sondaggi e vedere le reazioni degli italiani all’ipotesi di una lista unica oppure a quella di liste separate.

 



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Ultima modifica giovedì, 27 dicembre 2012 11:25

Il “candidato” Monti ci ha preso gusto. Il discorso di fine anno è stato un comizio politico anti-Cav. Poi la persentazione dell’agenda, quindi la dichiarazione elettorale su Twitter. La Casta, insomma, gli piace. E il pensiero di doverla abbandonare – nonché la probabile ipotesi di non trovarsi più a Palazzo Chigi – lo preoccupa. E il Professore, forse, non riesce più nemmeno a dormire. Se tre inidizi fanno una prova, ad oggi, ne manca soltanto uno. Quali gli altri due? Eccoli, in rigoroso ordine cronologico. Il primo: la sua fantomatica “agenda” è stata pubblicata online dopo le 23 dell’antivigilia di Natale. Il secondo: il cinguettio con cui ha confermato la sua discesa in campo (”Ho salvato l’Italia. Ora tocca alla politica”) è arrivato intorno alle 24 della sera di Natale. Due orari improbabili, per il sobrio Professore che dice di aver salvato l’Italia. Un appello, dunque, per Monti: fatelo dormire. Capiamo che sia agitato, ma forse farebbe meglio se prendesse un calmante e poi andasse a coricarsi.



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Ultima modifica mercoledì, 26 dicembre 2012 02:21

 

Un tour de force per Silvio Berlusconi all’antivigilia di Natale. La campagna elettorale è già rovente. Gli impegni si inseguono. Dopo la conferenza stampa di Mario Monti e i duri attacchi del Prof, il Cavaliere risponde a L’Arena di Massimo Giletti, dove attacca anche Fini e la sinistra dopo un diverbio con il conduttore. Quindi la conferenza stampa a Palazzo Chigi. E dopo le parole di Angelino Alfano, che di fatto “straccia” l’agenda Monti, la nuova, netta chiusura del Cavaliere: “Se Monti scendesse in campo sarebbe immorale”. Meglio diffidere del Professore.

“Stop al vulnus democratico” – Berlusconi ha spiegato che “per chi è stato onorato di ricevere l’onorificenza di senatore a vita, dopo il tempo del governo dei tecnici che gli è servito anche da palcoscenico, usare questa carica sopra le parti per essere invece protagonista del contrasto elettorale credo che sarebbe immorale“. Poi il punto sulla parentesi di governo tecnico appena conclusa: “Già la democrazia ha subito vulunus, non credo proprio che ancora possa aversi una sospensione della democrazia con intervento di forze non scelte dai cittadini”. Un commento netto, quello del Cav sull’ipotesi di una discesa in politica di Monti. Il Professore ha detto di essere disposto a una premiership, ma solo dopo il voto e senza candiarsi al Parlamento: vuole governare, ma senza avere i numeri né essere eletto.

“Così aboliremo l’Imu” – Il primo punto del programma del Pdl, ha insistito Berlusconi nella conferenza stampa a Palazzo Chigi, è l’abolizione del balzello “principe” introdotto da Monti: l’Imu, la stngata sulla prima casa. “Non era possibile neppure abolire l’Ici – ha risposto a chi lo incalzava il Cavaliere – ma noi lo abbiamo fatto. E la stessa cosa faremo con l’Imu, perché la prima casa è sacra“. Monti, da par suo, in precedenza aveva bollato come irrealistica l’ipotesi di abolire la tassa. Quindi la ricetta: “L’Imu – ha ricordato Berlusconi – comporta tre miliardi di euro di introiti per le amministrazioni locali. Abbiamo pronto un disegno di legge, che sarà il primo varato in Consiglio dei Ministri, che trova questi soldi in cinque direzioni: giochi, lotterie, tabacchi, alcolici e la birra. Quindi – ha sottolineato – con altre tassazioni molto meno incidenti sulla vita delle famiglie riusciremo ad abrogare l’Imu. La dichiarazione di Monti – ha concluso – è facilmente smentibile”. 

 



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Ultima modifica domenica, 23 dicembre 2012 08:10

Mario Monti lascia Palazzo Chigi (per ora) e sbarca su Twitter e sul web. Chi volesse seguire i cinguettii del professore deve diventare follower di @SenatoreMonti, profilo ufficiale senza foto e, soprattutto senza tweet. Alle 17.30 di domenica 23 dicembre i follower erano a quota 1.301, mentre lo staff del presidente del Consiglio dimissionario ancora non “segue” nessuno. Presunzione, distrazione oppure classico errore di chi debutta sul social network più influente che c’è? D’altronde, l’esempio di Papa Ratzinger (pure lui seguitissimo ma “isolato”) è fresco fresco. In compenso, Monti ha già pronto il sito su cui pubblicherà la sua ormai celebre Agenda: si chiama, naturalmente, agenda-monti.it e qui la foto non manca. Un Monti in grigio vestito, sobrio, con alle spalle le bandiere di Italia ed Unione europea e nell’atto di spiegare qualcosa a qualcuno. Da perfetto professorino.



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Ultima modifica domenica, 23 dicembre 2012 08:10


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Ultima modifica domenica, 23 dicembre 2012 05:09

Meglio Palazzo Chigi del Quirinale. Mario Monti ha scelto, ora toccherà agli elettori italiani accontentarlo o meno. Il premier dimissionario ha rivelato di essere disposto a diventare dopo il voto guida in Parlamento di una maggioranza di moderati. Tradotto: non si candiderà in prima persona, ma qualche partito potrebbe intestarsi il suo nome a mo’ di slogan e proporlo come presidente del consiglio dopo il 24 e 25 febbraio. Ma il nome di Giorgio Napolitano aleggia spesso nell’attesissimo discorso a Palazzo Chigi.  ”Annetto grande importanza all’opinione del Capo dello Stato”, spiega ai giornalisti che gli ricordano le presunte pressioni del Quirinale per non farlo scendere in campo, pungendo poi proprio i cronisti: “Ho accesso diretto al dialogo con lui, in modo molto più diretto di quanto i lodevoli sforzi della stampa possano rappresentare”. Certo, un premier (ancora in carica) schierato per uno o per l’altro partito non è proprio il massimo della trasparenza: “Non mi sento minimamente non terzo e, ovviamente, le elezioni saranno gestite con assoluta imparzialità”, ha però assicurato ricordando che “non mi sono mai ritenuto super partes ma extra partes“. Un giochino di parole, un latinismo che evita invece quando gli chiedono delle sue aspirazioni a diventare presidente della Repubblica: ”Mi fa una domanda che precorre tempi e eventi che probabilmente non si verificheranno mai”. Più chiaro di così, questa volta, Monti non poteva esserlo. 



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Ultima modifica domenica, 23 dicembre 2012 02:08

Mario Monti pronto a governare ma senza rischiare di non prendere voti. Il botto lo ha riservato nel finale della sua conferenza stampa a Palazzo Chigi, con i giornalisti parlamentari italiani. La domanda scontata era: “Si candida o no?”. E il prof è stato sibillino: “Non mi schiero con nessuno, ma sono pronto a essere punto di riferimento e guida in Parlamento se i partiti decidessero di affidarmi l’incarico”. Come dire: partiti ci mettano la faccia, magari con il mio nome (un “Per Monti premier” già ragione sociale di Udc e montezemoliani), raccolgano loro i voti necessari e poi io ci metterò la firma. E la poltrona. L’obiettivo è chiaro, anticipato nell’intervista a Repubblica e intuibile in vari passaggi del suo discorso natalizio, decisamente anti-Berlusconi: raccogliere Pd e Casini, Bersani e “Centrino” ed escludere il Pdl e soprattutto il Cavaliere, magari facendogli terreno bruciato intorno e attirando qualche deluso del Pdl.

Alleanza aperta – Non a caso, Monti parla “cambiamento ed Europa” come parole-guida del documento programmatico evocato dal premier, che chiarisce: “La nostra agenda non è indirizzata al centro, alla destra o alla sinistra ma modestamente erga omnes verso chiunque vi trova interesse e la considera”. “Ci sarà una modalità interattiva” per arricchire quello che presenta come “contributo a una riflessione” sottolineando che “ci vogliono coalizioni ampie, almeno su alcune materie”. Ma le mani sono libere: “Non sarò candidato in un particolare collegio, anche se dovessi essere legato a un particolare partito politico. Sono senatore a vita, quindi non posso. Se una o più forze politiche, che anch’io trovi convincente, manifestassero il proposito di candidarmi presidente del consiglio valuterei la cosa”.

I confini della maggioranza – Maggioranza aperta, sì, ma con confini ben precisi soprattutto a sinistra. “Il presidente Nichi Vendola ha detto di me recentemente che sono un liberale-conservatore. Liberale sì, ma conservatore io penso che sotto molti punti di vista lo sia lui. Nella mia agenda c’è molto pink e molto green ma sul tema del lavoro i conservatori non siamo noi. Comunque ieri Vendola ha chiesto a Bersani di prendere le distanze dall’agenda Monti. Penso che Bersani rifletterà sull’aderire o meno…”. E chiude con una carezza al segretario Pd: “Bersani è un più che credibile candidato premier di una coalizione, io non sono a questo stadio candidato di nessuna coalizione”. Gli basterà aspettare l’esito del voto.



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Ultima modifica domenica, 23 dicembre 2012 02:08