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Fra 20 anni l’usanza di baciarsi a Natale sotto il vischio (Viscum album) potrebbe diventare solo un ricordo, almeno in Inghilterra. Secondo alcuni esperti questa pianta semi-parassita, che cresce di preferenza sui meli, potrebbe rischiare l’estinzione a causa del cambiamento nelle tecniche di coltivazione degli alberi di melo.

Una ricerca dell’associazione inglese National Trust dimostra che in tutta la Gran Bretagna i meleti tradizionali sono calati del 60%, e in alcune zone sono il 10% di quelli originali: “Per il momento la produzione è ancora buona – conferma al Guardian Jonathan Briggs, uno dei maggiori esperti di vischio – ma entro 10 o 20 anni il vischio potrebbe sparire dalla circolazione”. Gli esperti dicono, infatti, che le coltivazioni intensive di alberi di melo non sono adatte a sopportare la presenza del vischio, che dalla linfa degli alberi trae l’acqua, non possedendo proprie radici. I meli infatti sarebbero di dimensioni troppo esili per potersi permettere “l’ospite” tra i loro rami. Fortunatamente il vischio si adatta alla simbiosi anche con molte altre specie d’albero, oltre il melo.

La tradizione del vischio viene proprio da oltre Manica. Secondo la leggenda se due innamorati si baciano sotto il vischio a Natale si sposeranno entro l’anno seguente. E’ inoltre considerato, insieme all’agrifoglio, un simbolo di buon auspicio da esporre in casa legato con un fiocco.

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Daniela Di Matteo – Visita il blog

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Ultima modifica domenica, 19 dicembre 2010 02:03

Ormai si vedono spuntare dappertutto, nei garden come anche nei vivai. Sono piante grasse dai colori molto accesi: la più diffusa è rosso fuoco ma ce ne sono in moltissime varianti, dall’argento al nero, al blu elettrico, al viola. Molti le comprano, affascinati proprio dal loro impatto estetico, decisamente diverso da quello delle comuni piante grasse, generalmente molto meno appariscenti per gran parte dell’anno. Ma è bene sapere che si tratta di piante pitturate con vernici. Abbiamo chiesto ad un esperto, Stefano Colombo dei Vivai Colombo, che coltiva piante grasse e cactus da vent’anni, un’opinione su questo fenomeno e se ci sono speranze di far sopravvivere queste piante: ecco cosa ci ha detto.

Allora Stefano, spiegaci: sono dunque piante grasse pitturate quelle che si vedono in giro con quei colori così vividi?
Sì Daniela, purtroppo sono piante grasse della specie Echeveria agavoides dipinte con la vernice. Normalmente la pianta ha le foglie verdi. Con la vernice diventa rossa, viola, blu: nel periodo natalizio poi si scatena l’inventiva… Di solito provengono dall’Olanda, dove vengono prodotte in grandi quantità: questo tipo di Echeveria, originaria del Messico, è stata scelta perché particolarmente robusta, facile da coltivare e resistente alle malattie. Anche gli italiani hanno provato a dipingere le echeverie, ma non sono venute altrettanto bene, quindi hanno cercato la vernice rossa, scoprendo però che era tardi: gli olandesi l’avevano brevettata e sono dunque i soli fornitori…

Non c’è nulla nel mondo delle echeverie naturali che abbia dei colori intensi?
In realtà ibridi di echeverie dai bei colori ce ne sono tantissimi. Gli olandesi sono tra l’altro riusciti, dopo 15 anni di lavoro, a selezionare due cultivar con bellissimi colori: l’Echeveria agavoides ‘Taurus’ e l’Echeveria agavoides ‘Sirius’. La prima ha una decisa sfumatura rosso-vino, mentre la seconda è argentea. La selezione è un lavoro troppo lungo per il mercato e sono venute pure fuori per caso… A pitturare si fa prima :-(

Ma se si acquista un’echeveria pitturata, la pianta come si comporta?
Le echeverie sono piante robuste, ma la vernice le mette a dura prova. Per venderle inoltre si parte da una base già spesso compromessa: la vernice nasconde malattie, macchie sulle foglie, errori di coltivazione. La pianta dunque può non essere in forma già al momento dell’acquisto. Inoltre per poter tenere bassi i prezzi, le piante passano, per così dire, dalla “sala-pompaggio”. Ovvero vengono iper-nutrite con concimi a base di azoto in modo che diventino grosse in poco tempo: il problema è che questo trattamento le indebolisce moltissimo. In genere durano massimo 6 mesi. Diventano come culturisti che fanno uso di anabolizzanti: appena la sostanza viene a mancare, hanno un calo fisico spaventoso e diventano fragili, soggetti a tutti i tipi di malattie.

Quindi non si tratta di un buon acquisto…
Beh, io personalmente consiglio di non comprarle: più grande è la richiesta infatti, più se ne producono. E le piante non sono giocattoli, sono esseri viventi. Bisogna poi tener conto del fatto che il bel rosso che le ricopre interamente  durerà solo fino alla seconda bagnatura: quando infatti la pianta crescerà, comincerà subito a mostrare il verde naturale sottostante.

C’è un modo per riuscire a salvare queste piante?
Hai più possibilità di successo se la compri in primavera. In inverno la pianta entra nel suo periodo critico; l’ideale sarebbe lasciarla andare a riposo, in modo che smetta di svilupparsi: la crescita invernale è stentata in genere. Invece quelle comprate nei garden arrivano da un ambiente caldo, quindi sono in piena crescita. Portate a casa, dovranno fare in conti con poca luce e poco ricircolo d’aria: aggiungi la vernice… Solo il 60% di quelle verniciate (in genere di rosso, altre vernici spesso bruciano le foglie) sopravvive.

Se comunque vogliamo fare un tentativo, prima di tutto la pianta va tenuta in casa con più luce possibile. La regola da tener presente è: più luce=più acqua, meno luce=meno acqua. Dobbiamo aver chiaro in mente che la pianta, per sopravvivere, dovrà far morire le foglie coperte dalle vernice, che non possono effettuare la fotosintesi. Quindi in quei momenti non sarà molto decorativa. Ma se la pianta è sana e la si cura bene, in casa, ben esposta alla luce e al riparo dal freddo, allora emetterà nuove foglie e seccherà le vecchie. Ci vorrà però un po’ di tempo. In casa diamole un goccio d’acqua una volta al mese per sostenerla fino alla bella stagione e poi, durante la primavera e l’estate, concimiamola un paio di volte l’anno con un concime bilanciato (NPK 5-10-15 o 10-20-30).

Quindi le piante grasse non sono poi così parche: anche loro hanno bisogno di nutrimento!
Infatti. Contrariamente a quanto si crede, le grasse sono ghiotte di concime: in natura le rocce che le circondano si ossidano e rilasciano microelementi e sali minerali. Con le piogge, ricevono dunque un nutrimento extra. E nei vasetti in cui le teniamo, così piccoli, c’è poco da mangiare…

E’ possibile coltivare queste echeverie lasciandole fuori casa in inverno?
Le echeverie non pitturate sono piante estremamente robuste: l’80% delle varietà resiste anche ad un inverno come quello del Nord Italia, ben al di sotto dello zero.  Ad alcune condizioni però: che la si posizioni in un balcone esposto a sud,  riparato dal vento, con un tetto a coprirla dalla pioggia, bagnando l’ultima volta ad ottobre e lasciandola totalmente a secco fino a marzo. Arriverà un po’ disidratata alla primavera ma si rifarà del tutto con i mesi caldi. Sono in realtà piante forti e stupende: ci sono varietà dai colori notevoli, soprattutto se esposte al sole. Oltre le già citate ‘Taurus’ e ‘Sirius’, c’è Echeveria ‘Pearl of Nuremberg’, praticamente viola o ‘Black Prince’, quasi nera. Tra i cactus, ci sono Echinocactus grusoni gialli, Ferocactus rossi, Echinocereus rosati. Insomma, di grasse e cactus ce ne sono di bellissimi: possiamo tranquillamente fare a meno di piante pitturate!

PICCOLA GALLERIA DEGLI “ORRORI”…
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Ultima modifica domenica, 19 dicembre 2010 02:03

Mirtilli, more, ribes e prugne, secondo uno studio dell’Università di Manchester pubblicato su Archives of Toxicology, non dovrebbero mai mancare nella dieta quotidiana. Due delle cinque porzioni “vegetali” consigliate dovrebbero essere riservate alle nuance violacee del sottobosco. La ricchezza di antiossidanti è infatti un argine naturale contro gli effetti nocivi che il ferro può avere sulle cellule. “Normalmente pensiamo al ferro come qualcosa di buono per noi e nella giusta quantità lo é – afferma Douglas Kell, l’autore della ricerca – ma in concentrazioni elevate può andare in giro nell’organismo facendo molti danni”.

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Ultima modifica domenica, 19 dicembre 2010 02:03

Nel web si trovano parecchi alberi di Natale stravaganti e fuori dal comune ma tra questi ce n’è uno davvero spettacolare. Ma per farlo non è stato sacrificato nessun abete… Si trova in California, a Santa Monica, ed è formato da… carrelli della spesa! Per i frequentatori dell’Edgemar Mall, dove questo “albero” è stato eretto, non si tratta però di una novità ma di una tradizione che si ripete ormai da ben 14 anni.

L’albero del 2010 è formato da carrelli di metallo di dimensioni normali e, solo per la cima, da alcuni carrelli di dimensioni ridotte che creano un effetto di prospettiva per un’altezza di 10 metri. In totale sono stati utilizzati 86 shopping carts supportati da una apposita struttura interna che rimane pressochè invisibile, dando proprio l’impressione che i carrelli siano impilati uno sopra l’altro in un accostamento quantomeno instabile se non pericoloso.

L’ideatore e autore di questa opera natalizia è l’artista e designer Anthony Schmitt che spiega: “Il carrello della spesa è il simbolo dell’abbondanza ma, per i meno fortunati, è il contenitore di tutto ciò che possiedono. Noi vediamo i carrelli della spesa ogni giorno e li diamo per scontati. La bellezza di un singolo oggetto di uso quotidiano può essere invisibile ma se lo stesso oggetto viene proposto in grandi quantità, allora diventa evidente”

Lo Shopping Cart Tree ha un proprio sito: http://shoppingcarttree.com

Luisella Rosa

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Ultima modifica domenica, 19 dicembre 2010 02:03

Ebbene sì, gli allarmi sulla salute spuntano nuovi ogni giorno. Persino la bicicletta, ecologica e pulita, è entrata nel mirino dei ricercatori, che hanno stabilito che non fa bene agli aspiranti papà perché… LEGGI L’ARTICOLO SU VIVA LA MAMMA

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Ultima modifica domenica, 19 dicembre 2010 02:04

Le femminucce da sempre attirano più attenzione dei maschietti. Sapete, certe rotondità le rendono parecchio decorative… Ehmm no, non ci siamo trasferiti di peso ad un concorso di bellezza :D Stiamo parlando di piante sì, in particolare proprio dell’Agrifoglio (o Ilex). L’arbusto che fa tanto Natale che conosciamo tutti nasconde un’incognita: ha bisogno dell’anima gemella per dare il meglio di sè, ovvero le sue bellissime bacche rosse

Esistono agrifogli femmine e agrifogli maschi. E se non avete entrambe le piante, non vedrete bacche (ne esistono anche a bacca gialla, Ilex aquifolium ‘Bacciflava’ ). E comunque per vederle, dovrete possedere l’agrifoglio femmina. Chi acquista un agrifoglio dunque, rischia una delusione se non si informa prima. A meno che non abitiate in una zona dove sono molto diffusi, così che le api riescano a trovare i fiori di entrambi i sessi impollinando le piante a dovere. Tenete conto che gli agrifogli sono piante protette: non è dunque possibile prelevarli in natura.

Purtroppo lo stesso problema si verifica anche per un’altra specie di agrifoglio molto speciale, Ilex verticillata detto “agrifoglio canadese” o “Winterberry”. Pur perdendo le foglie, conserva tutte le sue rossissime bacche (giallo-arancio sulla varietà ‘Winter Gold’), che trionfano alla vista ricoprendo interamente i rami nudi. Il loro fascino lo conoscono bene i fiorai che mettono in bella mostra i lunghi rami sfavillanti di bacche natalizie nelle vetrine delle feste. Peccato che in questo caso sia ben più arduo trovare le piante di entrambi i sessi in vendita.

Voci di corridoio dicono che gli olandesi, che sono i principali fornitori per chi vende questi arbusti, non mettono sul mercato europeo Ilex verticillata maschi ma solo femmine, con un buon occhio al profitto… In America invece esistono persino selezioni di questa pianta: c’è solo l’imbarazzo della scelta!

Lo stesso problema si verifica, qui da noi, per molte piante tipicamente in vendita in autunno/inverno, come la Pernezia (Pernettya mucronata) per esempio: facile farsi intrigare da quei cespuglietti stracarichi di bacche rosa-viola o bianche. Ma occhio se pensate di coltivarli: senza maschietto, il futuro è senza frutti…

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Ultima modifica domenica, 19 dicembre 2010 02:04

Milano si veste di led in grande stile. E con le sue luminarie a basso consumo non rinuncia allo splendore e al fasto della feste più luminose dell’anno: Natale e Capodanno. Su iniziativa dell’Assessorato dell’Ambiente milanese nasce il Festival Led, un trionfo di scintillanti luci sulle opere e sui più bei palazzi della città per tutto il periodo festivo. E in una delle vie più grandi e trafficate, ecco un omaggio tutto floreale: per oltre 5 chilometri le luminarie prendono la forma di una rosa fascinosa. Festeggiano e annunciano la rosa dedicata a Milano, la ‘Gran Milano’, che verrà piantata a primavera nelle principali aiuole della città.

Nel futuro ci saranno solo i led. Questo è quanto è stato deciso per rendere il nostro stile di vita più eco-sostenibile. I led consumano poco ma questo non vuol dire che non siano all’altezza delle luci tradizionali: lo dimostra il Festival Led. L’iniziativa ha creato un concorso di artisti che hanno gareggiato con i loro progetti per decorare a led la città di Milano. E i risultati sono a dir poco “illuminanti” :D

Dai tram sfolgoranti alle facciate, alle fontane ai castelli, la città risplende nella notte, dando finalmente luce alle sue parti più belle (anche se come al solito la polemica non è mancata, per esempio nel caso di Ago, Filo e Nodo, la scultura di Piazza Cadorna, dove le luci sono state rimosse). Ogni opera ha il suo sponsor, così che siano contenti tutti: il Comune, per il prestigio dell’iniziativa e la cassa salva, gli artisti per l’onore e le spese pagate, l’azienda per la visibilità e l’immagine e i cittadini per il ritornato splendore della loro città. Dopotutto, la sostenibilità è anche questo.

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Ultima modifica domenica, 19 dicembre 2010 02:04

E’ la pianta con le foglie tra le più belle che esistano: sono di colore verde oliva scuro, con una lucentezza metallica, da nervature e bordi argentei. Hanno una forma a cuore alla base e sono sostenute da grandi piccioli. Sono piante per…

Leggi tutto l’articolo, le risposte e i commenti sul sito :-)


Consigli tratti da VerdeBlog – Visita il sito dell’Autore

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Ultima modifica domenica, 19 dicembre 2010 02:04

L’ormai famoso orto che Michelle Obama ha introdotto nei giardini della Casa Bianca si sta preparando ad affrontare il suo secondo inverno. Le protezioni, che sono state montate proprio in questi giorni, sono dei semplici tunnel, comunemente usati anche negli orti casalinghi, con archetti di metallo a sostenere teli di plastica ancorati al suolo da sacchi di sabbia. In questo modo la famiglia Obama si garantisce verdure fresche anche durante i freddi mesi invernali. Ma questo succede fuori dalle stanze della Casa Bianca. Dentro invece l’orto si trasforma in un capolavoro di… pasticceria!

L’orto di Michelle è diventato il simbolo delle sue campagne a favore di una sana alimentazione, basata sul consumo di frutta e verdure fresche, provenienti da coltivazioni locali o meglio ancora dagli orti casalinghi.

Durante il 2010 l’orto presidenziale è stato incrementato di altri 120 mq. per un totale di oltre 450 mq. Da quando è stato iniziato nella primavera del 2009, il Kitchen Garden ha prodotto più di 900 kg. di frutta e verdura e il solo raccolto dell’autunno 2010 ha fornito ben 180 kg. di patate dolci. Nell’orto della Casa Bianca c’è pure un alveare che quest’anno ha prodotto circa 72 kg. di miele.

L’orto presidenziale si è garantito per il secondo anno una citazione nel famoso White House Gingerbread House, ovvero il dolce natalizio preparato dagli chef della Casa Bianca. E’ infatti tradizione in Inghilterra creare piccole case costruite con pan di zenzero e glassa per le festività. Ecco la “casetta di pan di zenzero” della Casa Bianca…


Il dolce nella sua versione 2010 mostra l’orto (sulla sinistra) ricoperto dai tunnel di protezione oltre ad un alveare in miniatura.

L’anno scorso invece l’orto era ritratto nel pieno rigoglio di frutta e verdura.

Luisella Rosa

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Ultima modifica domenica, 19 dicembre 2010 02:04

Questo insolito Albero di Natale arriva da Sydney in Australia ed è formato da 100 vecchie biciclette destinate alla discarica, donate da una ditta locale che si occupa di riciclaggio. I telai delle biciclette che compongono questo “Tree-cycle” sono stati verniciati di verde, mentre le ruote sono dipinte in vari colori. Perfino la stella in cima a questo originale albero è formata da parti di biciclette, per la precisione da forcelle e ruote, rivolte in varie direzioni.

Ci sono volute 8 settimane per dare vita a questa insolita composizione natalizia alta 7 metri, che si trova a The Rocks, una delle principali zone commerciali di Sydney. E’ il terzo anno che The Rocks crea un albero di Natale con materiale di recupero destinato al riciclo: lo scorso anno era composto da bottiglie, mentre nel 2008 erano state utilizzate delle vecchie sedie.

Come ogni progetto eco-friendly, anche questo Tree-cycle terminerà la sua carriera natalizia tornando al centro di riciclaggio da dove proveniva, per continuare la sua trasformazione.

Luisella Rosa

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Ultima modifica domenica, 19 dicembre 2010 02:04