Dopo un incontro durato quattro ore, in “località segreta”, e dopo l’annuncio – ovviamente – arrivato via Twitter, di una conferenza stampa, ha preso parola il “candidato” Mario Monti. Ecco il passo definitivo. Mai come questa volta, l’intervento del Professore ha assunto i connotati di una vera e propria discesa in campo: contro Silvio Berlusconi e contro Pier Luigi Bersani, anche se il Prof si affanna a ripetere che lui non gareggia “contro nessuno”. Dopo un lungo preambolo la cui sostanza è semplice – ossia “senza di me sarà il diluvio” – il Senatore a vita è passato alla “ciccia” politica. Di fatto ha confermato le indiscrezioni degli ultimi giorni (listone unico al Senato per aggirare lo sbarramento, diverse liste alla Camera) e ha lasciato intendere chi sarà la bussola politica della coalizione che si raccoglierà in devota ammirazione attorno alla cosiddetta “agenda Monti”: il pluricitato Pier Ferdinando Casini.
L’ode a Casini – “E’ stato deciso che al Senato, dove anche per ragioni tecniche questo è consigliabile, ci sarà una lista unica provvisoriamente denominata Agenda Monti per l’Italia. Anche per la Camera – ha spiegato Monti – i partecipanti alla riunione mi hanno offerto la loro disponibilità ad accettare una lista unica, ma io ho pensato che proprio rifiutando il personalismo nella politica e rispettando le diverse identità, le diverse storie, fosse più opportuno avere una lista dell’Udc, per esempio e in particolare, cioè di una forza politica che ha visto per prima i limiti del bipolarismo combattivo e che è stata ancora più delle altre un sostegno permanente all’attività del nostro governo.
“Capo coalizione” – “Così – ha proseguito Monti – ci sarà quella lista, ci sarà una lista civica e non so se ce ne saranno altre, e ci sarà una coalizione di queste liste. Io vigilerò sull’osservanza di certi criteri nella formazione delle liste. Saranno stabiliti standard e criteri esigenti e accetterò di incoraggiare questo sforzo congiunto della politica responsabile e della società civile nelle forme che saranno definite accettando immagino di essere designato come capo della coalizione, e comunque dando il mio impegno per il successo di questa operazione”. Il Professore ha poi candidato che, in quanto Senatore a vita, non sarà candidato, ma accetterà il ruolo di capo coalizione e l’eventuale investitura a premier.
Chi c’era al summit – Il Professore ha poi snocciolato i nomi dei presenti alla riunione, e anche su questo fronte poche sorprese. Si evince, anche in questo caso, il ruolo preponderante di Casini, il primo e “in particolare” ad essere citato. Poi Monti ha riferito che erano presenti Della Vedola, Lanzillotta, Nicola Rossi, ed “esponenti politici non del centro che hanno ritenuto interessante aderire a questa nuova idea e formazione, ad esempio il senatore Pietro Ichino e l’onorevole Mario Mauro, rispettivamente finora domiciliati nel Pd e nel Pdl”. Mancava però Montezemolo, “perché all’estero, ma c’erano i due principali responsabili di Italia Futura, Calenda e Romano, erano presenti altre personalità della vita civile o dell’amministrazione locale, Dellai della provincia di Trento, Andrea Olivero fino a pochi giorni fa presidente delle Acli”.
“Presto altre adesioni” – Nelle battute iniziali della conferenza stampa, Monti ha annunciato che “altre adesioni alla mia agenda stanno pervenendo in queste ore. Ho riscontrato consenso ampio e convito, credibile, che mi induce a dare il mio incoraggiamento a tali forze in vista delle elezioni”. Oggi così vicino a Casini, Monti ne assume anche – in toto – i connotati democristiani: “La mia non è un’iniziativa contro questo o contro quello, contro la sinistra o contro la destra, è un’iniziativa per prolungare nel tempo, intensificare nel passo ed estendere negli obiettivi quella modalità di governo che ha consentito nell’ultimo anno di affrontare la grave emergenza finanziaria”. Secondo Monti, che torna ad intestarsi il merito di aver salvato l’Italia dal precipizio, “resta moltissimo da fare. Riteniamo che per fare questo l’Italia debba avere un’evoluzione nella propria politica. L’asse tradizionale che consiste nella destra e nella sinistra ha un valore storico, simbolico, sostanziale per alcune questioni come la distribuzione di reddito e ricchezza, ma non mette in evidenza a nostro giudizio il vero asse che serve oggi all’Italia, quello che punta all’Europa e alle riforme”.
“Mai pensato a un partito” – Monti spiega poi di non aver mai pensato di creare un partito. “Esiste il mio desiderio di favorire il dibattito politico facendo in modo che le forze politiche si schierino sulle idee. C’è questa prima, positiva, e importante risposta di schieramento sulle idee. Il riferimento all’agenda Monti può essere mobilitante. Non ho mai pensato di creare un partito. Ci sono state troppe cose affrettate e strumentali nella vita politica italiana, incentrate su singole personalità”. E Gianfranco Fini? Sul presidente della Camera soltanto una breve battuta, innescata dalla domanda di un giornalista: ma ci sarà anche lui? Concisa la risposta: “Fli è un’altra forza che ha notevolmente sposato il lavoro fatto negli ultimi 12 mesi”.
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