Posts Taggato ‘posti di lavoro’


Redazione Qualenergia.it

In Italia, crisi e quinto conto energia hanno fatto perdere circa 6mila posti di lavoro. Ma la sovrapproduzione e il crollo dei prezzi hanno avuto un impatto pesantissimo anche tra le competitive aziende cinesi: delle 901 attive a fine 2011 solo 524 stanno ancora lavorando. La situazione dovrebbe migliorare nel 2013.

Prezzi in picchiata e magazzini pieni: come sappiamo il 2012 è stato un brutto anno per il fotovoltaico, a causa della crisi da sovrapproduzione, esacerbata dal rallentamento della domanda dovuto a tagli degli incentivi in mercati importanti come il nostro.

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Ultima modifica mercoledì, 9 gennaio 2013 05:57
Redazione Qualenergia.it

La Francia di Hollande crede nel fotovoltaico e raddoppia l'obiettivo sulle installazioni. Nuove misure di emergenza di sostegno al settore creeranno 10mila posti di lavoro e muoveranno investimenti per oltre 2 miliardi, ha annunciato il ministro dell'Energia Delphine Batho.

La Francia di Hollande crede nel fotovoltaico e va in soccorso al settore. Ieri il ministro dell’Energia, Delphine Batho (nella foto), durtante una vistita ad un azienda del settore ha presentato un piano per il rilancio del fotovoltaico, che attraverso una serie di misure si propone lo sviluppo di almeno 1.000 MW l’anno, appunto il doppio rispetto a quanto previsto dal precedente esecutivo di Nicolas Sarkozy.

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Ultima modifica martedì, 8 gennaio 2013 05:47

Roma, 28 dic. – (Adnkronos) – Il 2012 è stato un anno difficile per il settore del fotovoltaico. Complice la crisi ma soprattutto la riduzione degli incentivi l’energia del sole ha avuto una brusca battuta d’arresto. Tanto che è di 6mila posti di lavoro in meno la perdita dell’industria fotovoltaica italiana nel 2012. A tracciare il quadro è Anie/Gifi, la voce fotovoltaica di Confindustria. Secondo il presidente di Anie/Gifi, Valerio Natalizia il settore sta vivendo “il periodo peggiore della storia del fotovoltaico italiano”.

Tale situazione, secondo gli investitori, sarebbe “la conseguenza delle misure legislative e normative 5° conto energia e Cei 0-21, che hanno affossato un settore che aveva generato benefici enormi per il Sistema Paese”. Tali norme vengono definite “prive di lungimiranza” da Natalizia, che insiste sul problema rappresentato dalla “burocrazia e disinibito quei processi virtuosi che permettevano alle aziende di pianificare investimenti sul territorio”.

Natalizia riassume poi le proposte degli investitori in “riduzione della burocrazia e degli oneri per l’accesso al sistema elettrico e di esercizio degli impianti fotovoltaici ed estensione dell’attuale meccanismo di scambio sul posto”. Questi interventi sarebbero “a costo zero sia per le casse dello Stato sia per i cittadini e contribuirebbero ad abbassare i costi degli impianti per accompagnare la tecnologia alla piena competitività”. E’ importante, conclude il presidente, “ascoltare le istanze di un settore che fino al 2011 ha dato lavoro e prosperità ad oltre 100mila persone”.


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Ultima modifica venerdì, 28 dicembre 2012 05:35

Roma, 28 dic. – (Adnkronos) – Il 2012 è stato caratterizzato da un anno di governo tecnico “deludente” dal punto di vista delle decisioni che riguardano l’ambiente. Lo dichiara all’Adnkronos Ermete Realacci, responsabile green economy del Partito Democratico ammettendo che se “da un lato il governo Monti ha contribuito a bloccare i tentativi di sanatoria che sono stati avanzati in sede parlamentare, dall’altro su questo terreno l’elettroencefalogramma è assolutamente piatto”.

Per quanto riguarda le opere pubbliche “le dichiarazioni dei ministri che si sono succeduti in questo decennio sono state identiche: grandi annunci, delibere del Cipe che si inseguono, ma nessuna politica seria per spostare risorse dalle grandi opere alla manutenzione, o per permettere ai comuni di liberarsi dal Patto di stabilità per gli investimenti che servono a mettere in sicurezza il territorio e gli edifici pubblici. Nulla su questo è stato fatto, non solo – aggiunge Realacci – ma anche una misura come quella per stabilizzare il 55% di credito d’imposta per il recupero energetico degli edifici, estendendolo alla messa in sicurezza antisismica degli edifici privati, anche questa misura non è mai passata”.

Eppure, sottolinea Realacci, si tratta di “misure importanti che favoriscono un’edilizia di qualità e che producono posti di lavoro”. Per il prossimo anno, e per la prossima legislatura, Realacci si augura “che si stabilisca finalmente quale può essere il futuro del Paese: l’Italia è forte se scommette su qualità, innovazione e sicurezza” senza fare sempre e “solo i conti con problemi urgenti – sottolinea – costruire edifici più sicuri e che consumano meno energia significa aziende che investono in nuove tecnologie, significa materiali differenti, significa edilizia legale. Una scommessa per uscire dalla crisi puntando in avanti”.



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Ultima modifica venerdì, 28 dicembre 2012 02:33

Caro Presidente Monti, la grave crisi economico-finanziaria internazionale che sta minando le fondamenta dell’Euro-Zona ed il nostro Paese colpisce soprattutto i giovani. Questo quadro, sviluppatosi anche a seguito di discutibili decisioni assunte dai nostri padri e nonni, pesa fortemente sulla nostra generazione, che sta pagando il prezzo più alto della crisi in termini di carenza di posti di lavoro, di difficoltà estreme nel costruire una famiglia ed il proprio futuro, di incertezze sulla tenuta del sistema sociale e pensionistico di un’Italia anagraficamente “assai adulta”. La stragrande maggioranza dei giovani non è composta di fannulloni o di bamboccioni, né di persone violente, eppure la politica dell’ultimo ventennio ha smesso di investire sui figli di questo Paese. Poco più di un anno fa, proprio mentre l’Italia era sull’orlo del baratro, a Lei e ad un gruppo di tecnici è toccato risollevare le sorti di questo Paese, facendogli riacquisire credibilità e prestigio internazionale, mettendo in sicurezza i conti dello Stato e cercando di rilanciarlo nonostante alcune scelte dolorose ma necessarie. Con la “strana maggioranza” che ha sostenuto il Suo Esecutivo, non si poteva certo ottenere di più, anche perché le forze parlamentari pre-esistenti non si sono sempre dimostrate ben disposte ad approvare quelle necessarie riforme strutturali che avete proposto. Seppur non tutti i provvedimenti adottati dal Suo Governo sono stati accolti con favore, per gli importanti sacrifici che sono stati richiesti agli italiani, siamo coscienti del coraggio che avete dimostrato nell’assumere la responsabilità di salvare e di risanare uno Stato sull’orlo del precipizio in un periodo di crisi così profonda.   Per queste ragioni Le chiediamo di andare avanti e di non vanificare il buon lavoro sinora svolto ed i sacrifici a cui si sono sottoposti i nostri concittadini, anche per ultimare le importanti e determinanti riforme avviate.   Siamo convinti che non sia necessario procedere ad una “fusione fredda” per costituire un nuovo partito, ma che sia più opportuno mettere assieme, in una grande lista civica per l’Italia, le migliori esperienze della società, del sistema imprenditoriale e produttivo, delle professioni, dell’associazionismo, del mondo giovanile. Questo nuovo movimento dovrebbe avere un’unica ambizione: lavorare quotidianamente per cambiare l’Italia! La conseguenza di una sana politica sarà quello di rilanciare modelli di selezione basati su logiche meritocratiche, di dare nuove prospettive al Paese ed un nuovo impulso alla nostra generazione per mettere in campo tutte quelle capacità individuali e la carica innovativa che consentiranno di costruire un futuro migliore, superando quel preoccupante stato di immobilismo che caratterizza la società italiana, quelle diffuse forme di rassegnazione di tutti coloro che sentono il “freno tirato” da una “gerontocrazia” inamovibile e dalle caste che dominano interi settori del sistema Paese e che ci stanno lasciando ai margini della vita pubblica. Il problema di un’assenza di ricambio generazionale investe tutti i settori della vita sociale del Paese, compreso quello della politica. Ed anche se in molti sostengono che questo ambito, più di altri, avrebbe bisogno di innovazione, si può facilmente affermare che continua ad essere poco permeabile ai giovani e che il ringiovanimento, auspicato da più parti, difficilmente viene praticato. Per evitare rigidità sociali e il rischio concreto del declino della produttività individuale, l’unica strada percorribile è quella della meritocrazia e della libertà di competere. Una strada che necessita prioritariamente di un’accurata riflessione sulla situazione in atto, sullo status quo, e quindi sui rimedi praticabili e possibili. Se non ci fosse lungimiranza in questa direzione, a causa della crisi economica e di quella politica, si rischierebbe di far prevalere il “populismo” della cosiddetta “anti-politica” e di fermare un processo a cui l’Europa stessa ci chiama e che necessita di importanti azioni di coordinamento, anche dell’intero territorio nazionale. E’ giunto il momento di riprendere pieno possesso della nostra libertà di scegliere e diventare protagonisti del cambiamento. Vogliamo che l’Italia diventi un Paese giovane, moderno, dinamico.Un luogo in cui il costo del lavoro sia commisurato alla produttività in modo da permettere all’impresa di essere  competitiva e al lavoratore di percepire una remunerazione adeguata che tenga conto del costo della vita.   Dove tutti i cittadini che vi nascono, vivono, lavorano e rispettano le leggi, abbiano gli stessi diritti e gli stessi doveri. Dove si pagano tasse adeguate per la qualità dei servizi pubblici ricevuti e per la propria capacità contributiva, e non siano fra le più alte del mondo. Dove dopo tanti anni di serio lavoro, si possa godere di una pensione adeguata. Dove l’innovazione, l’istruzione e la ricerca, siano le chiavi su cui investire per crescere. Dove l’ambiente venga considerato una fondamentale risorsa da tutelare, ma anche una fonte di lavoro e di reddito. Dove i nostri meravigliosi beni storici, culturali, architettonici e paesaggistici vengano protetti e valorizzati, anche per incrementare l’offerta turistica di quello che è considerato il più bel Paese del mondo. Un Paese che sappia promuovere la produzione locale di qualità, l’economia sociale e superare così gli squilibri economici, sociali, territoriali e culturali, sostenendo con forza il “diritto al futuro”. Un Paese dove a diciotto anni ogni cittadino possa candidarsi e votare per ogni carica pubblica, ma in cui nessuno possa ricoprire per più di due volte lo stesso incarico elettivo o amministrativo. Un Paese dove non siano tollerati sperperi di denaro pubblico e proliferazione di Enti inutili. Un Paese in cui gli onesti prosperino, ed i furbetti siano perseguiti e prontamente ricondotti al rispetto delle norme di civile convivenza. Un Paese in cui il merito e le capacità, siano l’unico metro di reale valutazione. Dove ci sia la certezza del futuro. Un Paese dove rigore, trasparenza e sostenibilità dei conti pubblici, siano le basi per la corretta gestione dello Stato ed i capisaldi su cui costruire sviluppo, crescita e benessere. Noi pensiamo che questa Italia possiamo costruirla con Lei, ed è per questo che Le chiediamo di accettare la sfida e di candidarsi alla guida del Paese.   Presidente, i giovani le rivolgono un appello accorato: scenda in campo per loro e insieme ad essi apra il percorso che conduce alla strada della speranza e del futuro per le nuove generazioni, per gli italiani di oggi e per quelli di domani.
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Ultima modifica giovedì, 20 dicembre 2012 11:59

Bruxelles, 19 dic. – (Adnkronos) – Una dotazione di 40 milioni di euro per attività di ricerca sarà destinata nel 2013 al sostegno di progetti che contribuiscono agli obiettivi del Pei (il Piano strategico di attuazione adottato dal Partenariato europeo per l’innovazione) relativo all’acqua. Le proposte dovranno essere presentate entro il 4 aprile 2013 e sarà organizzata una giornata di informazione per i potenziali candidati, a Bruxelles il 15 gennaio 2013 dalla direzione generale Ricerca e innovazione.

“La messa in opera del Piano strategico di attuazione non si limiterà a garantire una quantità sufficiente di acqua di buona qualità per soddisfare le esigenze della popolazione, dell’economia e dell’ambiente, ma servirà a rafforzare il settore idrico europeo sui mercati globali, le cui dimensioni sono destinate a raddoppiare entro il 2030″, dichiara Janez Potočnik, commissario europeo per l’ambiente. Il mercato mondiale dell’acqua è in rapida crescita e si prevede che raggiunga 1000 miliardi di dollari entro il 2020. In questo contesto, il settore dell’acqua europeo spesso non riesce a realizzare pienamente il proprio potenziale economico.

Eliminando gli ostacoli che impediscono al mercato di progredire e liberando il potenziale di innovazione nel settore della gestione dell’acqua si potrebbe contribuire in modo significativo all’occupazione e alla competitività: si calcola che un incremento dell’1% del tasso di crescita dell’industria idrica in Europa potrebbe creare fino a 20 mila nuovi posti di lavoro.

Il Pei relativo all’acqua è destinato ad eliminare gli ostacoli all’innovazione, a collegare l’offerta e la domanda di innovazione, creare strategie di diffusione per le soluzioni e sostenere una più rapida diffusione sul mercato delle innovazioni. E’ collegato all’iniziativa “Un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse” della strategia Europa 2020, che sottolinea l’importanza di una gestione sostenibile delle risorse idriche.

Il Partenariato europeo per l’innovazione relativo all’acqua è stato istituito per “identificare, testare, realizzare su scala più ampia, diffondere e applicare soluzioni innovative per le dieci sfide principali connesse alla gestione dell’acqua” entro il 2020. Sono stati selezionati cinque ambiti d’intervento prioritari: riutilizzo e riciclaggio dell’acqua; trattamento dell’acqua e delle acque reflue; acqua e energia; gestione dei rischi connessi ad eventi eccezionali legati all’acqua; servizi ecosistemici.

La governance dell’acqua, i modelli di gestione e monitoraggio nonché il finanziamento a favore dell’innovazione sono stati individuati come priorità trasversali che incidono sulle condizioni generali, promuovono i collegamenti tra i diversi ambiti d’intervento prioritari e fungono da catalizzatori per tutte le altre azioni. Le tecnologie intelligenti costituiscono un altro fattore di sviluppo fra tutte le priorità.


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Ultima modifica mercoledì, 19 dicembre 2012 04:29

Bruxelles, 11 dic. (Adnkronos)- E’ Copernicus il nuovo nome del programma di osservazione della terra della Commissione europea, precedentemente noto come Gmes, monitoraggio globale per l’ambiente e la sicurezza. L’annuncio arriva oggi dal Vicepresidente della Commissione Antonio Tajani durante il Consiglio “Competitività”. “In un mondo in cui il rischio di catastrofi naturali e di altro genere è in aumento, Copernicus, -sottolinea la Commissione Europa- mira a monitorare le condizioni dell’ambiente terrestre, marino e atmosferico e a migliorare la sicurezza dei cittadini”.

“Allo stesso tempo, secondo un recente studio, Copernicus favorisce la crescita economica e l’occupazione in quanto -spiega la Commissione- ha il potenziale per creare fino a 85.000 nuovi posti di lavoro tra il 2015 e il 2030″. “Cambiando il nome da Gmes in Copernicus, rendiamo omaggio ad un grande scienziato e osservatore europeo, Nicolaus Copernicus (Niccolò Copernico)” spiega Antonio Tajani, Vicepresidente della Commissione europea e Commissario per le Imprese e l’industria.

“Così come nel XVI secolo egli è stato il catalizzatore di una migliore comprensione del mondo, il programma europeo di osservazione della terra -sottolinea Tajani- ci consente di comprendere appieno il nostro pianeta in evoluzione e di realizzare azioni concrete per migliorare la qualità della vita dei cittadini”. “Il programma Copernicus è ormai giunto a maturità e tutti i suoi servizi entreranno presto nella fase operativa. Grazie ad una maggiore disponibilità di dati, il ricorso a tali servizi aumenterà, contribuendo a quella crescita di cui abbiamo tanto bisogno” conclude Tajani.

Tutti i servizi di Copernicus entreranno presto nella fase operativa. Grazie alla maggiore disponibilità di dati, il ricorso a tali servizi, sottolinea la Commissione Europea, aumenterà in breve tempo. Il nuovo nome contribuirà a sensibilizzare tutti i livelli socio-economici in tutta Europa in merito a Copernicus, creando opportunità di crescita e di occupazione. Si presterà un’attenzione particolare agli attori regionali e locali, siano essi autorità pubbliche, imprese private o cittadini.

Con la scelta del nome Copernicus, aggiunge la Commissione, rendiamo omaggio ad un grande scienziato e osservatore europeo: Nicolaus Copernicus (Niccolò Copernico). La sua teoria dell’universo eliocentrico è considerata da molti il principale precursore della scienza moderna. Copernico ha aperto all’uomo un universo infinito, fino ad allora limitato dalla rotazione dei pianeti e del sole attorno alla Terra, e ha creato un mondo senza confini. L’umanità ha potuto beneficiare del suo acume, che ha messo in moto lo spirito di ricerca scientifica che ci ha permesso di comprendere meglio il mondo in cui viviamo.

Copernicus è un insieme di servizi che raccolgono dati e forniscono informazioni utilizzando i satelliti e i sensori terrestri per osservare l’ambiente e i fenomeni naturali che avvengono sul nostro pianeta. Il programma Copernicus non è solo uno strumento per migliorare la qualità della vita dei cittadini europei, ma ha anche, sottolinea la Commissione Europea, il potenziale per diventare uno dei componenti principali della strategia europea per la crescita e l’occupazione. Copernicus non sostituisce le capacità europee esistenti, piuttosto le integra al fine di soddisfare le esigenze degli utilizzatori e di garantire la sostenibilità e l’autonomia dell’Europa nel lungo periodo, conclude la Commissione.



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Ultima modifica martedì, 11 dicembre 2012 06:14
Oltre 6.000 i posti di lavoro persi nell'ultimo anno e numerose aziende costrette a chiudere: con il V conto energia il fotovoltaico italiano sta vivendo il suo peggior periodo di sempre. Dall'Assemblea annuale di Anie/Gifi preoccupazione per la situazione attuale, ma anche voglia di guardare al futuro con positività.

“Oltre 6.000 i posti di lavoro persi nell’ultimo anno e numerose le aziende costrette a chiudere o trasferire all’estero le proprie attività. È la conseguenza di una serie di misure legislative e normative - V Conto Energia e CEI 0-21 – approvate nel giro di poche settimane che non hanno recepito le istanze dell’industria e che hanno affossato in maniera consistente un settore che ha dimostrato, in un periodo di crisi finanziaria, una dinamicità unica generando benefici enormi per il Sistema Paese.”

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Ultima modifica lunedì, 10 dicembre 2012 07:06

Milano, 10 dic. (Adnkronos) – E’ di 6mila posti di lavoro in meno la perdita dell’industria fotovoltaica italiana nel 2012. A dirlo è l’assemblea annuale di Anie/Gifi, tenuta nei giorni scorsi a Milano. “Stiamo vivendo – commenta Valerio Natalizia, presidente di Anie/Gifi – il periodo peggiore della storia del fotovoltaico italiano”. Tale situazione, secondo gli investitori, sarebbe “la conseguenza delle misure legislative e normative 5° conto energia e Cei 0-21, che hanno affossato un settore che aveva generato benefici enormi per il Sistema Paese”.

Tali norme vengono definite “prive di lungimiranza” da Natalizia, che insiste sul problema rappresentato dalla “burocrazia e disinibito quei processi virtuosi che permettevano alle aziende di pianificare investimenti sul territorio”.

Natalizia riassume poi le proposte degli investitori in “riduzione della burocrazia e degli oneri per l’accesso al sistema elettrico e di esercizio degli impianti fotovoltaici ed estensione dell’attuale meccanismo di scambio sul posto”. Questi interventi sarebbero “a costo zero sia per le casse dello Stato sia per i cittadini e contribuirebbero ad abbassare i costi degli impianti per accompagnare la tecnologia alla piena competitività”. E’ importante, conclude il presidente, “ascoltare le istanze di un settore che fino al 2011 ha dato lavoro e prosperità ad oltre 100mila persone”.



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Ultima modifica lunedì, 10 dicembre 2012 03:06

Un debito da 19 miliardi di euro: è la somma astronomica, e costantemente in crescita, che la Pubblica amministrazione deve ancora pagare alle imprese di costruzione. Si tratta di una delle tante pieghe del debito, più generale, che lo Stato ha con le aziende, un debito che tocca quota 90 miliardi. A denunciare il dramma dei ritardati   pagamentiè l’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni presentato oggi dall’Ance, l’associazione nazionale costruttori edili.

La carica dei disoccupati – In media le imprese che realizzano lavori pubblici sono pagate dopo 8 mesi e le punte di ritardo superano ampiamente i 2 anni. Tra le primcipali cause di ritardo c’è l’ormai famigerato patto di stabilità, che limita fortemente la capacità di investimento degli enti locali. Ma come sottolinea il presidente dell’Ance Paolo Buzzetti, per questa   situazione in Italia “non ci sono sanzioni, mentre negli altri paesi sì”. Ai pagamenti in ritardo si aggiungono gli effetti di una crisi pesantissima: secondo le ultime stime a fine 2012 si perderanno ben 360 mila posti di lavoro, in aumento del 17,8% rispetto all’anno scorso. “E non dimentichiamo – aggiunge Buzzetti – che tra quei mancati posti di lavoro, ce ne sono 72 dell’Ilva, 450 dell’Alcoa e 277 di Termini Imerese”. Forte è stata l’accelerazione del ricorso alla cassa integrazione da parte delle imprese di costruzioni. Tra il 2008 e il 2011, il numero di ore autorizzate aumenta del 93% nel 2009, del 33% nel 2010 e del 4,7% nel 2011. E nei primi dieci mesi del 2012 si registra un’ulteriore e significativa crescita del 28,3% sui livelli già elevati dello stesso periodo dell’anno precedente. Se questa tendenza venisse confermata per l’intero anno corrente, il numero di ore autorizzate risulterebbe pari a 140 milioni, ossia 3,5 volte il risultato del 2008, pari a 40 milioni. 

Investimenti in picchiata – Di fronte a questi numeri, impossibile non registrare un calo degli investimenti, che tra il 2008 e il 2013 sono scesi del 29,9%, pari a 53 miliardi in meno. Nel 2012, gli investimenti sono stati di 130,6 milioni di euro e sono calati del 7,6% su base annua, considerando che già il 2011 registrava un -5,3 per cento. E le proiezioni dell’Ance per il 2013 non sono rosee: gli investimenti si abbasseranno ulteriormente del 3,8% rispetto all’anno corrente. Settore particolarmente colpito è quello dell’edilizia pubblica, per il quale sono stati investiti appena più di 24,8 milioni di euro nel 2012.

Stretta dalle banche – La contrazione del mercato, è inasprita dalla stratta sul credito. I mutui per l’acquisto delle case è in caduta libera per la difficoltà delle famiglie di accedere alle banche e nel primio semestre 2012 è stato registrato un calo del  47,9 per cento. E considerando tra il 2007 e il 2011, i flussi di nuovi mutui sono dimiuiti del 21,5 per cento. Tuttavia, le famiglie italiane sono le meno indebitate d’Europa. Stando ai dati 2010, il trend dell’indebitamento delle famiglie italiane per i mutui residenziali   relativo al Pil è del 22,7% contro il 107,1% dell’Olanda, prima, e il 101,4% della Danimarca seconda. L’Italia si trova nel gruppo delle più grandi economie europee con   famiglie meno indebitate, dalla Germania (46,5%) alla Francia (41,2%), mentre è del 64% il tasso di indebitamento delle famiglie in Spagna.

 

 

 

 

 

 



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Ultima modifica martedì, 4 dicembre 2012 05:19