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Si è commosso molto Umberto Bossi durante il funerale di sua madre Ida Valentina Mauri. Le esequie sono state celebrate a Samarate (Varese). Il Senatur è stato sempre al fianco della moglie Manuela Marrone. Ai funerali hanno partecipato anche Giulio Tremonti, Roberto Maroni e Roberto Castelli.  



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Ultima modifica lunedì, 14 gennaio 2013 07:51

Dopo il botta e risposta sul candidato premier (”Potrebbe essere Alfano” aveva detto Berlusconi, “Ma noi preferiamo Tremonti” aveva replicato Maroni), tra Pdl e Lega scoppia la “grana” Fratelli d’Italia. No, La Russa e i suoi non c’entrano: è il nome che non va. almeno, stando a sentire quanto dice il segratario federale Roberto Maroni. Che, a poche ore dall’annuncio dell’intesa col Cav si trova il problema di placare l’ira di una parte della sua base, delusa dall’accordo con un partito che ha fino a poche settimane fa sostenuto il governo Monti (”mai con Monti e mai con chi è stato con lui” aveva giurato Bobo poco tempo fa). E allora, ecco che il successore di Bossi si inalbera sul nome del partito targato La Russa-Crosetto-Meloni: “O cambiano nome o non ho intenzione di correre insieme a loro, con quel nome che ricalca il titolo dell’inno di Mameli” avrebbe detto Maroni durante il consiglio federale leghista che oggi, in via Bellerio, ha ratificato l’intesa elettorale col Pdl. “Cambino nome   per la sfida in Lombardia – avrebbe detto Bobo – ad esempio optando   per il solo ‘Centrodestra nazionale’ o mutandolo in un ‘Fratelli di Lombardià. In caso contrario, valuteremo il da farsi”.

Incredulo Ignazio La Russa: “Sarà uno scherzo, non posso credere  che chi ha sempre stretto accordi di ogni genere con un partito che si chiamava Forza Italia oggi abbia problemi con il nascente partito Fratelli d’Italia. A meno che non tema la concorrenza sui temi caldi della trasparenza, della sicurezza e dell’affidabilità nel ‘no alla sinistrà. Fratelli d’Italia peraltro – puntualizza La Russa – non ha   ancora deciso se appoggiare Maroni e non lo farà senza previo accordo  sul programma. La nostra eventuale candidata Viviana Beccalossi non ha  infatti annunciato di rinunciare alla corsa. Ma se non vogliamo   rischiare di far vincere la sinistra, confido nella intelligenza di   Maroni e Bossi”, conclude l’ex ministro.



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Ultima modifica martedì, 8 gennaio 2013 10:08

Insieme per vincere in Lombardia, ma per il candidato premier c’è tempo. E l’alternativa leghista al pidiellino Alfano è Tremonti. Il segretario della Lega Roberto Maroni, candidato al ruolo di governatore al Pirellone, commenta così da via Bellerio l’accordo raggiunto tra Carroccio e Pdl per elezioni regionali e politiche. Un accordo che, ribadisce Maroni, “serve per vincere in Lombardia e con questo accordo vincerò con buona pace dei miei avversari”. Primo fra tutti Gabriele Albertini, ora sempre più solo dopo che il Pdl si è schierato ufficialmente con i padani. Nella base leghista c’è malumore per il patto con l’ex alleato, diviso da un anno a sostegno del governo dei professori mentre la Lega è rimasta fieramente all’opposizione. Ma ora, dopo la rottura di Berlusconi con il premier, si può tornare a pensare ad un progetto comune, all’insegna del realismo politico. Perché, ricorda ancora Bobo, ”andare da soli avrebbe portato a una inevitabile sconfitta in Lombardia per la Lega”. E la Lombardia, è il mantra maroniano, “viene sempre prima di Roma”. 

“Nodo sul premier? Io dico Tremonti” - Nell’accordo annunciato lunedì mattina dallo stesso Silvio Berlusconi “non viene indicato, non si dice chi sarà il candidato premier”, ma si dice che “non sarà Silvio Berlusconi”, taglia corto Maroni che si dice “soddisfatto e riconoscente” per il passo indietro del Cavaliere. Berlusconi aveva parlato di Angelino Alfano come possibile candidato premier del centrodestra, ma Maroni fa un altro nome: “Giulio Tremonti“. Alfano è comunque “persona che stimo – ha minimizzato le distanze l’ex ministro degli Interni -, con cui ho lavorato molto bene e non mi dispiace”.



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Ultima modifica lunedì, 7 gennaio 2013 07:00

La maggior parte della base leghista, a cui sta dando voce Radio Padania questa mattina, si dice ‘felice e contentissima’ dell’accordo raggiunto nella notte ad Arcore, siglato da Roberto Maroni e Silvio Berlusconi che sancisce il sostegno del Pdl al segretario federale del Carroccio, ‘candidato comune alla Regione Lombardia’. E Berlusconi, con questa alleanza, diventa il ‘federatore della coalizionè che in caso di vittoria alle elezioni politiche farà il ministro dell’economia.Decine e decine di radio ascoltatori, da San Remo, Torino, Varese, Lecco, si dicono soddisfatti e contenti per l’accordo raggiunto. E il motivo è subito spiegato: “da soli non ce l’avremmo fatta a vincere in regione”. Il punto è questo: i militanti sono ‘contenti’ perchè “con questo patto possiamo farcela. Possiamo provare a lottare. Da soli non andavamo da nessuna parte. Non arrivavamo alla vittoria”. Certo, non mancano gli scettici: “il Pdl non è un partner affidabile. E si comporterà come ha già fatto con il federalismo”. Inoltre c’è da tenere in considerazione che in molte città c’è un forte “malcontento” come denuncia Maria Teresa da Arona. Da diversi militanti manifestazioni di stima e fiducia a Roberto Maroni, e un ‘grazie’ per l’accordo firmato”.



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Ultima modifica lunedì, 7 gennaio 2013 12:58

Non solo Mario Monti, ma anche Giorgio Napolitano finisce nel mirino di Silvio Berlusconi. In un’intervista a Radio Capital, oltre a ribadire i giudizi durissimi sul professore e i suoi alleati Pierferdinando Casini e Gianfranco Fini e a rilanciare l’abolizione dell’Imu sulla prima casa e le misure per la crescita, il Cavaliere rilancia l’idea di una commissione d’inchiesta per chiarire manovre e responsabilità di quella che Berlusconi ha più volte definito “congiura” ai suoi danni. Le settimane, cioè, dell’autunno 2011 che portarono poi alla caduta del suo governo e all’arrivo dei tecnici. “Sarà una commissione di inchiesta eventualmente a far emergere ruoli che ciascuno ha svolto in quell’occasione”, ha spiegato il Cav coinvolgendo anche il presidente della Repubblica.

Alleanza con la Lega – Già al Tg5, domenica sera, Berlusconi aveva poi spiegato la sua posizione sulla possibile alleanza tra Pdl e Lega: “Senza accordo per le elezioni politiche non ci sarà intesa in Lombardia e cadranno anche le giunte in Piemonte e Veneto”. Dimostrando però fiducia e ottimismo nel buon senso del segretario del Carroccio Roberto Maroni perché, come detto ai microfoni di Radio Capital, “se la Lega va da sola va incontro a una sconfitta sicura”. In fondo, il programma dei due partiti risponde alle stesse esigenze: meno tasse, più attenzione alle imprese, misure più rigide contro l’immigrazione. Resta la grana del candidato premier: Berlusconi da un lato, Flavio Tosi dall’altro. Con Maroni che per ora non sembra volersi piegare.

“Nuova Europa” – Su un tasto però Berlusconi vuole battere: l’Europa. Il Cav si dichiara europeista convinto ma anche desideroso di cambiare le regole dell’Unione: ”Non penso che si debba uscire dall’euro – ha sottolineato -, la direzione sarebbe di ottenere che la Bce fosse banca centrale a tutti gli effetti garantendo i debiti sovrani di tutti i Paesi che hanno euro ed essendo disposta a stampare moneta in caso di necessità”. Il rischio inflazione secondo il leader Pdl sarebbe minimo: “Se si mette moneta per l’1% o il 2% si provoca inflazione dell’1 o 2%, ma sono sicuro che non porti un danno all’economia e che anzi una leggera inflazione porti lievito all’economia”.

“Casini e Fini? Il peggio” – Parole non certo dolci, poi per Fini e Casini. Qualche giorno fa Berlusconi li aveva definiti “orrendissimi” e a Radio Capital rincara la dose: “Sono una iattura, non riesco a capire come possano attirare dei voti da parte di persone con la testa sulle spalle”. E a Monti, che sosteneva che alle riunioni del Partito Popolare Europeo per Berlusconi ci fossero solo risatine di scherno, replica: “”E’ una cosa indegna che lui dica questo. Ho nei confronti dei miei colleghi Ppe un rapporto antico e consolidato e sono considerato al tavolo del Ppe il maggiore esperto in economia, dato il mio passato di imprenditore e la mia esperienza al governo, sono lì dal 1994″.



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Ultima modifica lunedì, 31 dicembre 2013 03:01

Il candidato premier della Lega Nord? “Flavio Tosi, ovviamente”. Il segretario federale del Carroccio Roberto Maroni ha scelto Twitter per intervenire pubblicamente nella trattativa tra Pdl e Lega. Trattativa che ha avuto l’ultimo atto sabato pomeriggio in via Rovani, residenza milanese di Silvio Berlusconi, dove l’intesa tra i due vecchi alleati sia per le elezioni regionali in Lombardia sia per il voto politico del 24 e 25 febbraio prossimi sembra definitivamente saltata. Il nodo principale sarebbe proprio il nome del candidato premier che dovrebe accomunare i due partiti: il Pdl, rappresentato sabato oltre che dal Cav anche dal segretario Angelino Alfano, dal coordinatore Denis Verdini e dall’ex governatore lombardo Roberto Formigoni, propone naturamente lo stesso Berlusconi. La Lega Nord, che ha affidato al solo Roberto Calderoli la trattativa (Maroni era rimasto, simbolicamente, in via Bellerio nella sede del partito), ha invece posto il veto sull’ex premier, chiedendogli un passo indietro, lasciando spazio ad Alfano a qualche nome a metà strada (magari Giulio Tremonti). “Spero si arrivi ad un’intesa, ma non accettiamo a scatola chiusa. Possiamo correre da soli e vincere, anche se con grande sofferenza”, ha commentato sabato sera amareggiato Berlusconi.

Maroni: “Prima il Nord, Roma viene dopo” – Più duri erano stati Alfano (che via Twitter aveva anticipato: “Alcune importanti questioni non ci convincono e potrebbero indurci a separare il nostro percorso”) e Formigoni (”Albertini presidente”). In ballo, infatti, c’è anche una scelta strategia decisiva a livello locale e quindi nazionale. Berlusconi ha sempre ricordato che se ci sarà accordo in Lombardia (che come ricorda Franco Bechis su Libero di domenica 30 dicembre sarà decisiva per i numeri al Senato) lo si troverà anche a livello nazionale, altrimenti nulla di fatto. E se a livello nazionale Maroni, come detto, tira dritto e conferma il sindaco di Verona come canidato leghista, per il Pirellone ribadisce: ”Mi sono candidato a Governatore della Lombardia perché ci credo davvero, a Lombardia in testa e a Prima il nord. Roma viene dopo”. Conferma di quanto le strade di Pdl e Lega siano sempre più lontane.



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Ultima modifica domenica, 30 dicembre 2012 05:51

L’alleanza elettorale tra Pdl e Lega Nord è a rischio. La soluzione del Carroccio è semplice: Silvio Berlusconi deve fare un passo indietro e rinunciare a candidarsi premier. Posizione che il Cav ha di fatto respinto al mittente: “Possiamo vincere anche senza di loro”. Il vertice in via Rovani a Milano tra i leader dei due partiti si conclude insomma con un mezzo terremoto. Ci aveva già pensato il segretario azzurro Angelino Alfano su Twitter a far capire il clima che si respirava al tavolo tra lui, Berlusconi, il coordinatore azzurro Denis Verdini, l’ormai ex governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni e, per il Carroccio, Roberto Calderoli. “Discussione con la Lega ancora in corso. Alcune importanti questioni però non ci convincono e potrebbero indurci a separare il nostro percorso”. In via Rovani non c’era il segretario nonchè candidato in Lombardia per la Lega Roberto Maroni, intorno al cui nome si doveva raggruppare anche il Pdl in cambio di una corsa comune alle elezioni politiche del prossimo febbraio. Bobo ha preferito restare nella sede del partito di via Bellerio e continuare ad organizzare la campagna elettorale.

 



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Ultima modifica sabato, 29 dicembre 2012 08:44

“No grazie, nessuno scambio, men che meno per poltrone romane”. Così Roberto Maroni, in un’intervista al Tg1, risponde a Silvio Berlusconi che ha offerto alla Lega Nord il candidato vice premier in cambio di un’alleanza a livello nazionale. Bobo sbatte ancora una volta la porta in faccia al Cav. Sa bene che un’alleanza col Pdl potrebbe rafforzare la Lega, ma preferisce per il momento non accettare nessuna proposta. Il nodo da sciogliere è quello della Lombardia. Alle regionali si gioca una partita importante per la Lega. Maroni per il momento, candidato governatore, corre da solo e aspetta un cenno dal Pdl per avere una stampella sulle scale del Pirellone. E il segretario non teme la solitudine della sfida: “Noi abbiamo il nostro progetto, l’euro-regione del Nord”, ha aggiunto Maroni, “chi è d’accordo ci può sostenere, altrimenti amici come prima. Quando siamo andati da soli, abbiamo sempre guadagnato voti”. “Valuteremo tutte le condizioni – ha proseguito – ma siamo pronti a correre da soli, sia in Lombardia, dove possiamo vincere anche da soli, sia a livello nazionale: non c’è nessun problema”.



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Ultima modifica giovedì, 27 dicembre 2012 11:30

Silvio Berlusconi alza la posta. E a poche ore dalla discesa in campo di Monti col fronte centrista offre alla Lega, ex alleato che spera di riavvicinare in vista delle elezioni del 24 febbraio, la poltrona di vicepremier. Il Cavaliere, dopo la pausa natalizia, è tornato a parlare in tv oggi, in una intervista che andrà in onda nell’edizione serale del Tg4. “Non ho obiezioni ad un vicepresidente leghista se il Carroccio ci darà un contributo elettorale. Berlusconi torna a ribadire che “la soluzione migliore sia la maggioranza assoluta del Pdl”, ma aggiunge che “se la maggioranza si raggiungesse con un solo alleato, che è la Lega, con cui abbiamo lavorato bene, questa potrebbe essere una soluzione”. Con Roberto Maroni candidato in Lombardia, è assai probabile che se un accordo venisse raggiunto tra Pdl e Lega, quella che un tempo fu la poltrona di Gianfranco Fini sarebbe occupata nel 2013 da Flavio Tosi, attuale sindaco di Verona. ”Se non fosse possibile un’intesa –  prosegue l’ex premier – il Carroccio sarebbe isolato e non riuscirebbe a portare a Roma le istanze dei suoi elettori del Nord. Inoltre – continua – perderemmo la Lombardia e poi cadrebbero il Piemonte e il Veneto”.

Berlusconi torna a stigmatizzare i piccoli partiti: “Se si continuerà a dare il voto frazionato ai piccoli partiti, resteremo pressappoco nella situazione di adesso. Se il Pdl dovesse avere la maggioranza questa dovrà essere usata per cambiare l’architettura istituzionale dello Stato, per dare più poteri al Governo, per dimezzare il numero dei parlamentari, per cambiare la composizione della Corte Costituzionale”. Quindi una stoccata a Monti: “L’agenda Monti non è che la continuazione della politica del Governo tecnico, su ispirazione della Germania. Una cura sbagliata, che ha portato ai numeri che conosciamo, con risultati negativi”.

Nel pomeriggio Berlusconi ha poi salutato telefonicamente la comunità “L’incontro” di don Gelmini. “Un anno fa quando c’era il mio governo, l’Italia stava bene eravamo la seconda economia d’Europa, mentre con la cura del governo tecnico tutto è andato peggio” ha detto il Cavaliere. “Fummo costretti a lasciare il governo con una congiura che la storia metterà in luce, una congiura politica e mediatica che agitò il fantasma dello spread”.  Berlusconi ha ribadito che “saremo in campo con la massima determinazione”.



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Ultima modifica mercoledì, 26 dicembre 2012 08:22

Il vecchio asse pare essersi incrinato. Definitivamente. Chi ipotizzava che dopo la rottura seguita alla fine dell’ultimo governo Berlusconi, lo stesso Berlusconi e Umberto Bossi si sarebbero riavvicinati, sbaglia. E non c’entrano soltanto gli scandali che hanno travolto (e “detronizzato”) il Senatùr, portando la Lega Nord guidata da Roberto Maroni su binari (fino ad oggi) differenti da quelli del Pdl. Bossi non è più il “capo”, ma sembra pensarla come il “capo nuovo”, Bobo. “Se Berlusconi fa il candidato premier è difficile”, ha risposto il Senatùr parlando con i giornalisti a Montecitorio, che gli chiedevano sull’ipotesi di un accordo tra la Lega e il Pdl in vista delle prossime elezioni politiche.

La posizione di Maroni – Parole che, di fatto, ricalcano quelle del segretario federale Maroni, impegnato in una difficile trattativa dagli esiti imprevedibili con il Pdl. Soltanto ieri, giovedì 20 dicembre, l’ex ministro degli Interni aveva spiegato che “se gli azzurri vorranno sostenere la mia candidatura in Lombardia ben venga, ma oggi a Roma siamo su fronti opposti. Il Pdl sostiene il governo, noi no. E questo fa la differenza”. Un assetto che però gli intensi giorni che verranno di questa infuocata campagna elettorale potarnno profondamente mutare.



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Ultima modifica venerdì, 21 dicembre 2012 01:50