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Un faccia a faccia, un incontro riservato. Senza avvocati. Senza intermediari. Silvio Berlusconi e Veronica Lario trattano. I due si sono incontrati nella villa di Macherio. Obiettivo del Cav, trovare un accordo definitivo dopo la sentenza di divorzio. Tre le ipotesi in campo per una possibile intesa, c’è la destinazione proprio della villa di Macherio all’ex moglie del Cavaliere. Oltre all’immobile, Berlusconi verserebbe una cifra mensile che dovrebbe avvicinarsi al milione e cinquecentomila euro.

La trattativa – Sul tavolo, per ora, ci sarebbero diverse ipotesi. L’incontro ha assunto una particolare importanza perché è avvenuto successivamente alla sentenza della nona sezione civile del Tribunale di Milano, che ha assegnato all’ex signora Berlusconi tre milioni di euro ogni mese, che fanno circa 100mila euro al giorno (una cifra che per via di complessi meccanismi fiscali, però, di fatti viene quasi dimezzata). La villa di Macherio, un gioiello che conta circa 70 locali, ha un valore stimato di 78 milioni di euro. Berlusconi aveva puntato il dito contro le toghe che hanno deciso il risarcimento-monstre a favore della Lario, parlando di “giudichesse femministe e comuniste”. Inoltre, l’ex premier aveva dichiarato: “Spero in un accordo bonario e sensato con Veronica”. Forse questo accordo è più vicino.  



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Ultima modifica mercoledì, 23 gennaio 2013 12:01

 

Di sicuro è amareggiato. Silvio Berlusconi non lo nasconde e spiega: “La cacciata di Cosentino? Mi è stata imposta dalle toghe politicizzate“. Tutto vero. Ma il Cavaliere aveva un piano, e lo ha portato a compimento alla perfezione. Il balletto sul nome di Nick – che, ombre giudiziarie a parte, è un vero serbatoio di voti in Campania – è durato fino all’ultimo secondo. Una mossa astuta, che non ha permesso all’ex sottosegretario di non organizzarsi per tempo per potersi presentare con un’eventuale lista autonoma. Cosentino, da par suo, oggi ha giurato fedeltà al Cavaliere, ha compreso le ragioni di opportunità che ne hanno imposto l’esclusione dalle liste, ma si è tolto i suoi sassolini dalla scarpa. La bordata contro Alfano – “un perdente di successo” – ha fatto molto rumore.

I sondaggi – Ma tant’è. Anche Berlusconi, come predicava Renzi e come ha fatto Pier Luigi Bersani in Sicilia (ma solo dopo aver capito che l’Isola è persa), si è instradato sulla via del rinnovamento. L’ordine è rottamare. Il motivo? I voti. La “cacciata” di Cosentino è piaciuta molto all’elettorato del Pdl. E i sondaggi premiano l’approccio del Cavaliere. Uno, in particolare, fa sorridere gli azzurri. E’ quello della fidatissima sondaggista Alessandra Ghisleri, secondo il quale l’esclusione di Nick dalle liste del Pdl vale tra l’1% e il 2 per cento. In soldoni, la mossa avvicinerebbe ulteriormente la coalizione di centrodestra a quella di centrosinistra: il distacco fluttua tra gli 8 e i 5 punti percentuali.

 



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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 09:00

“Non mi candido più”. Vittorio Sgarbi ha annunciato così la fine della corsa: la lista che ricalcava il motto della Lega, Prima il Nord, non esiste più, “abbiamo deciso di ritirarla”. In questo modo il movimento nato per rosicchiare voti al Carroccio non spaventerà più nessuno, né i lumbard né, tantomeno, il Cavaliere. “Se non ci fosse stata l’alleanza tra il Pdl e la Lega – spiega Sgarbi – allora avrebbe avuto un senso, ma così non lo ha più. Era nata per dare una  mano a Silvio Berlusconi, non per ostacolarlo”.

La vicenda Cosentino – Quanto al proprio futuro politico, “preferisco ritirarmi a meditare in convento – ironizza il critico d’arte – perché con le liste che vedo in giro abbiamo superato l’invalicabile soglia dell’orrore. Cosentino al confronto di certi candidati sembra Winston Churchill“. Sgarbi riserva una stilettata anche al governatore campano, Stefano Caldoro, che si sarebbe speso non poco per l’esclusione di Cosentino dalle liste del Pdl. “Berlusconi – tuona – dovrebbe chiedergli di dimettersi visto che è stato eletto grazie ai voti di Cosentino. Qui ormai siamo al teatro dell’assurdo”.



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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 09:00

Il giorno dopo l’esclusione di Nicola Cosentino dalle liste del Pdl, mentre l’ex coordinatore regionale del Pdl della Campania parla Silvio Berlusconi che, ai microfoni di “Studio Aperto”, ha detto di non temere contraccolpi a livello locale. E ha spiegato così la decisione di escludere Cosentino: “Abbiamo dovuto chiedere a nostri amici, colleghi, di rinunciare ad essere presenti nelle liste perchè una magistratura politicizzati li aveva attaccati”. L’ex premier ha poi preseguito: “Senza quelle esclusioni – spiega l’ex premier – poteva diminuire il nostro consenso. Dovevamo fare queste scelte dolorose”, osserva il Cavaliere che dai microfoni di Italia uno ringrazia le persone “per avere rinunciato sponte propria” ad entrare nelle liste del partito. “Non si può andare avanti con questo sistema dell’uso ossessivo della custodia cautelare prima del processo. Le nostre carceri ospitano il 50% persone che poi vengono assolte. Con troppa facilità si toglie il bene massimo della libertà”.. L’ex premier propone “un istituto come la cauzione”: “prendo ad esempio l’America”, dice il Cavaliere, “occorre ridurre questa tentazione dei magistrati di togliere la libertà a chi viene fatto oggetto di accuse spesso infondate”

Invito al voto  ”I cittadini devono andare a votare, è un imperativo”, alle prossime elezioni è “un diritto ma anche un dovere” recarsi alle urne. E’ il rinnovato invito dell’ex premier di andare alle urne e di concentrare il proprio voto sui grandi partiti “per cambiare l’architettura istuzionale del Paese”. Berlusconi si è poi detto sicuro di poter vincere le elezioni 



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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 02:55

 

Potremmo chiamarla la “figliol prodiga”, anche se, a differenza di Giorgio Stracquadanio, Deborah Bergamini dal Pdl non se ne era mai andata. Dall’agosto 2011, però, era annoverata tra i “frondisti del Pdl” insieme allo stesso Stracquadanio, a Martino, Crosetto, Versace, Bonciani, Bertolini, Moles e Mazzucca: quel gruppo, cioè, che aveva prennunciano emendamenti al decreto che conteneva la manovra aggiuntiva mettendo in discussione la leadership indiscussa di Silvio Berlusconi.

Il Cavaliere, che conobbe nel 1999 durante una intervista per l’emittente televisiva Bloomberg a Londra, deve averla perdonata visto che la Bergamini, 36 anni, compare al quarto posto nelle liste Pdl in Emilia Romagna per le elezioni della Camera dei deputati: una posizione “sicura”, visto che stando ai sondaggi gli azzurri dovrebbero portare a Montecitorio da quella regione 6 o 7 candidati.

Deputata, la Bergamini era diventata nel 2008, dopo diversi anni trascorsi in Rai che le erano costati l’accusa di essere parte della famigerata “struttura delta”, ossia il gruppo di dirigenti Rai e Mediaset che avrebbero lavorato in maniera occulta concordando reciprocamente palinsesti, veicolando il taglio delle notizie da mandare in onda, il tutto allo scopo di favorire l’interesse della concorrente Mediaset e del governo guidato da Silvio Berlusconi. Tesi peraltro smontata nel corso degli audit della commissione d’inchiesta interna della Rai e dai successivi approfondimenti della magistratura.

 



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Ultima modifica martedì, 22 gennaio 2013 11:52

Davanti alle telecamere di Sky, nella serata di lunedì 21 gennaio, c’era Pier Luigi Bersani. Intervistato da Ilaria D’Amico, lancia la sua sfida a Silvio Berlusconi: “Entriamo in par condicio, si parte tutti alla pari al di là dei sondaggi. Quindi si faccia un confronto con tutti i candidati. Berlusconi o Alfano? Vengano tutti e due…”. Il segretario del Pd insiste sul fatto che il candidato premier non è il Cavaliere, e “convoca” i due “pezzi da 90″ del Pdl, aprendo comunque al dibattito televisivo. 

L’attacco a Silvio – Poi gli insulti a Berlusconi, definito “il capitano che ha portato la nave sugli scogli”. La D’Amico suggerisce: “Come Schettino?”. E Bersani: “Lo ha detto lei”. In precedenza, Bersani aveva definito il Cavaliere un “mago, guarda come gli scono cresciuti i capelli” e “una personalità negativa, ma una personalità in grado di riproporsi con forza e combattività”. Sempre su Berlusconi, il leader dei democrat afferma che “di suoi elettori ne conosco. Sono brava gente, poi Berlusconi ha usato certe parole d’ordine che vengono da lontano, come l’abbassamento delle regole sulle tasse, e il tema delle regole non è popolarissimo. Ecco che ha raccolto gli interessi anche di gente non a posto come quella che conosco io”.

Affondo contro Ingroia – Nell’intervista c’è poi spazio per un nuovo attacco ad Antonio Ingroia, che con la sua Rivoluzione Civile rischia di condannare alla sconfitta il Pd quantomeno al Senato. “Che sinistra è quella che rischia di far vincere la destra – chiede provocatorio Bersani -? Questo è il punto. I voti – ha aggiunto – sono tutti utili, per segnalare un’adesione, per una protesta, ma se si cerca un voto utile per battere la destra e vincere c’è soltanto il centrosinistra. E’ questione di gusti, ma per battere la destra il voto utile è per noi. Vince chi arriva primo”. Infine una battuta sui sondaggi, di cui l’uomo che viene da Bettola non vuole parlare troppo. Il motivo? Lo terrorizzano. “Il dottore consiglia di non misurare la pressione tutti i giorni – Bersani snocciola la consueta metafora -. Quello che conte è la tendenza di fondo. Il Pd è in flessione nei sondaggi rispetto a qualche settimana fa? Allora eravamo solo in campo, ora c’è un’altra offerta politica. Ma da parte nostra c’è assoluta serenità su questo confronto”.



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Ultima modifica lunedì, 21 gennaio 2013 11:50

Duro stop nella trattativa che riporterebbe Ricardo Kakà al Milan. Oggi durante un incontro tra Paolillo, agente del giocatore e i dirigenti del Milan c’era l’intesa su una riduzione dell’ingaggio dell’ex numero 22 rossonero da 10 milioni a 6. Quando tutto sembrava andare nel verso giusto si sono messi di mezzo i fiscalisti del Real Madrid. I blancos hanno forti dubbi sulla formula del prestito. La trattativa tuttavia non sembra arenata del tutto. Ma Galliani per ora conferma uno stop: “E’ salatata la trattativa, rinunciamo a causa della fiscalità”. Silvio Berlusconi comunque farà di tutto per portare Kaka ancora una volta a Milano: “Da tifoso sogno questo ritorno – ha detto ieri a Sky – perché non è solo un grande giocatore, ma anche un grande uomo ed è rimasto nel nostro cuore”. E con lui pensa alla Champions: “Puntiamo a quello e speriamo di farcela”. Kakà ancora spera e agli amici in Spagna avrebbe detto: “Aspetto notizie”. Vedremo se la fumata potrà essere bianca a partire da domani. 

 

 

 



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Ultima modifica lunedì, 21 gennaio 2013 08:49

 

La sentenza sul Processo Ruby arriverà dopo le elezioni. Lo ha stabilito il presidente del Collegio del Tribunale di Milano, Giulia Turri, che dovrà giudicare Silvio Berlusconi accusato di prostituzione. Anche oggi, lunedì 21 gennaio, è stata una mattinata incandescente con un vivace botta e risposta tra la Turri e i pm che guidano l’accusa, Ilda Boccassini e Antonio Sangermano.

Boccassini: “Niente pause” – Il Presidente del Collegio ha invitato infatti il procuratore aggiunto Boccassini e il pm Sangermano, a prendersi una “pausa di riflessione” prima di svolgere la requisitoria e posticiparla così a dopo le elezioni, e non l’11 febbraio, come previsto dal calendario ipotizzato dal Tribunale. Un invito, quello del giudice, prontamente respinto da Ilda la Rossa: “Se lei chiede ai pm se vogliono fare un momento di riflessione prima della requisitoria – ha detto la Boccassini – la risposta è no, la Procura non può essere gravata da un peso che non le compete”. La Boccassini ha spiegato che il processo Ruby è relativamente “semplice perché ha solo un imputato”, anche se “l’istruttoria è stata complicata”. Il giudice Turri ha fatto presente alle parti che il calendario è condizionato dal fatto che un membro del Collegio è stato trasferito in un altro Tribunale e lo stesso Collegio davanti al quale si celebra il processo Ruby deve dare la priorità nelle prossime settimane ad altri procedimenti con imputati detenuti. Dunque, allo stato, il calendario sarebbe questo: il 28 gennaio dovrebbe essere sentita l’unica testimone rimasta (la mamma di Ruby), l’11 dovrebbe svolgersi la requisitoria, visto il ‘no’ opposto dalla Boccassini al “momento di riflessione”, e altre udienze indicate sarebbero quelle del 4 e dell’11 marzo. In sostanza, requisitoria prima del voto e sentenza dopo. Un calendario per ora solo ipotizzato perchè il Tribunale si è riunito in Camera di Consiglio per decidere sulla nuova richiesta di sospensione presentata dai difensori di Berlusconi per motivi elettorali. 

L’ira di Ghedini: “Sono candidato” – Prima ancora era stato l’avvocato difensivo di Berlusconi Niccolò Ghedini a ventilare la possibilità di rimettere il mandato nel caso in cui il collegio giudicante del processo Ruby non fosse stato disposto a fermare il dibattimento fino alle elezioni. In Aula Ghedini, candidato in Lombardia al Senato, ha commentato polemicamente che “il ruolo di avvocato in questo processo non sembra necessario”. Il legale ha poi ricordato come nel 2001, nel 2006, nel 2008, il Tribunale di Milano abbia sempre concesso lo stop per la campagna elettorale e che non farlo significherebbe “consentire alla Procura di intervenire pesantemente”. Anche perché non è il solo Berlusconi ad essere candidato, ma pure il suo avvocato: “Può darsi – dice all’esterno dell’aula – che io debba rinunciare all’uno o all’altro: o a fare l’avvocato o a fare il candidato”.

 

 



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Ultima modifica lunedì, 21 gennaio 2013 11:44

A Bergamo, Mario Monti presenta i 400 candidati della sua lista civica e apre ufficialmente la sua campagna elettorale. Dopo l’intervento di Luca Cordero di Montezemolo, il Professore prende la parola. L’attacco contro il Pdl e Silvio Berlusconi è durissimo. Il premier insulta di nuovo, definendo la destra un ostacolo contro la corruzione. Il Professore ha parlato di ostacolo arrivati dal mondo della destra nel corso del suo anno di governo: “Conflitti di interesse, falso in bilancio e corruzione” sono i temi più ostacolati “dalla destra, anche per ragioni storiche che noi tutti conosciamo”, ha dichiarato riferendosi al Cavaliere. Poi Monti si rivolge direttamente a “Pdl e Lega” che “devono arrendersi. Questa volta gli antagonisti della sinistra, e in particolare della sinistra estrema, sono due: loro, i soliti vecchi che da vent’anni promettono e tradiscono la rivoluzione federalista, e noi che con semplicità parliamo il linguaggio della verità, delle riforme e dell’Europa. Starà agli elettori – aggiunge – stabilire chi è più credibile: chi ha fallito per vent’anni o noi”. Poi altro affondo contro il Carroccio, che secondo Monti “si vergogna dell’Italia e invidia la Germania”.

Tasse - Si parla di tasse, e Monti parla di abbassarle, ma con moderazione. “Ora – ha spiegato nel suo intervento – si può parlare di graduale riduzione delle tasse, ma con responsabilità e senza promesse che non si possono mantenere. Qualcuno è stizzito perché parlo della riduzione delle tasse – osserva ancora il premier -. Non è incoerente questo, quello che gli italiani hanno fatto nel 2012 era strettamente indispensabile ma non per sempre. Le situazioni cambiano”. 

Rigore e crescita – Il premier parla poi del suo programma, spiegando che non si schioderà, in caso di vittoria, dalla linea del rigore, a cui promette di aggiungere quella crescita che nell’ultimo anno non si è fatta vedere. “Siamo all’uscita, spero, da una crisi finanziaria grave. Ora dobbiamo associare per prossimi tempi una continuazione della disciplina di bilancio, che non è una cosa contabile, ma una serietà di rapporto con le generazioni future. Non possiamo imbrogliare i nostri figli e nipoti gravando sempre più di debito il loro percorso di vita. Dobbiamo invertire questa situazione in cui i giovani si aspettano una prospettiva di vita di benessere più negativa dei loro genitori e nonni”, ha chiarito i premier. “A questo bisogna associare un nuovo slancio per la crescita, il lavoro e il sociale”, ha chiosato il Professore.

“Moderati? No” – Monti cerca poi di “disfarsi” dell’etichetta di moderato: “L’Italia – spiega – non ha bisogno di moderazione, ma di riforme radicali. Non sempre coloro che si dicono moderati in politica sono moderati nel nostro senso” e comunque “l’Italia non ha bisogno di moderazione nel senso di mezze misure, ma di riforme radicali” ha spiegato. “Non si tratta di federare i moderati, ma di federare i riformatori”. Sulle riforme, ha aggiunto, “serve sforzo ampio e unitario. Ho sempre sostenuto, quando guardavo la politica da fuori o dall’Europa, che le riforme incontrassero difficoltà e fosse necessario uno sforzo largo e unitario per superare certe emergenze. I nostri segnali della voglia di fare riforme sono stati accolti e seguiti con scelte politiche costose da soggetti che prima militavamo nel polo di sinistra e di destra e non erano a loro agio nella loro casa di appartenenza sulle riforme. Noi li abbiamo voluti, loro sono venuti”.

Monti, infine, risponde a Nichi Vendola, che si è detto pronto ad aprire la porta al montismo a patto che il Professore faccia autocritica. Sprezzante la risposta del Professore: “Autocritica. Ma scherziamo?”. E ancora, un appello “al voto utile per l’Italia. Quello per la lista Monti – ha concluso – non è un voto contro qualcuno, ma fermissimamente per l’Italia. Ed è un voto utile. Tra un po’ – ha chiosato – diremo che il voto è utile”.



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Ultima modifica domenica, 20 gennaio 2013 08:42

Si lavora senza sosta per completare le liste del Pdl. Silvio Berlusconi con Dennis Verdini sono seduti ad un tavolo per prendere decisioni. Importanti. Il nodo degli “impresentabili” tormenta il Cav. In queste ore i nomi di tanti continuano ad entrare e ad uscire dalle liste. Silvio vorrebbe inseguire il Pd. Dopo che Bersani ha tagliato fuori Crisafulli, Papania e Caputo, Berlusconi ha paura dell’effetto mediatico. Un rapporto arrivato sulla scrivania dell’ex premier parla di un clima che è cambiato, e che le liste pulite sono molto gradite agli elettori del Pdl. Il nome che sta per saltare è quello di Nicola Cosentino. Per il nome dell’ex sottosegretario c’è una guerra interna. Angelino Alfano lo vuole fuori ma Verdini lo vuole dentro: “Nicola non si tocca”. Togliere Cosentino significa quasi dire addio alla Campania. E Verdini che è uomo pratico questo lo sa. Cosentino è indagato per rapporti con ambienti della camorra. Il Cav all’inizio aveva detto sì poi i sondaggi delle ultime ore gli hanno fatto cambire opinione. Già nella sua intervista di venerdì sera a “Italia Domanda” aveva parlato dell’altro nome caldo, quello di Marcello Dell’Utri. Silvio pur definendo Dell’Utri come un “galantuomo”, ha chiarito di voler chiedergli un passo indietro. Chi conosce bene il Cav sa cosa pensa: “Se si è convinto con un sondaggio che Cosentino lo danneggia, lo fa fuori in due minuti”. La tensione è tanta. Ma Verdini continua a sottolineare i numeri della Campania e sa che portarla a casa è fondamentale. In queste ore si discute il futuro del Pdl campano. Non è un dettaglio da poco. Inseme a Cosentino rischiano Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli e Amedeo Labocetta. Mentre al momento sono più fuori che dentro Marco Milanese e Alfonso Papa.



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Ultima modifica sabato, 19 gennaio 2013 08:40