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Gianfranco Fini non sa più che fare. E’ disperato. E le prova tutte. Ora, subito dopo lo scontro del segretario con il Cavaliere, prova a tendere la mano ad Angelino Alfano. “Il vero banco di prova per Alfano non è nella definizione delle regole per le primarie, ma nel far chiarezza sul rapporto col governo Monti e soprattutto sulla necessità per l’Italia di continuarne l’azione riformatrice anche dopo le elezioni. Solo se ciò accadrà si potrà davvero aprire una pagina nuova per tutti i moderati italiani. E personalmente ne sarò lieto”, dichiara il presidente della Camera. Ne sarà lieto, e prevede una nuova pagina. Magari in ticket con il Pdl senza Berlusconi (che, si dice, pensa allo strappo e alla sua lista civica).

Le giravolte di Gianfranco – Gianfranco ha il terrore di restare fuori dal Parlamento (le percentuali del suo Fli e la “morte” del Terzo Polo non gli lasciano scampo) e cerca il colpo di teatro, un improbabile ricongiungimento col Pdl. Fini, al solito, cambia idea molto rapidamente. Solo ieri, giovedì 8 novembre, gongolava sulla confusione del Pdl accusando Silvio Berlusconi di essere “un padre-padrone del partito”. Solo poche ore fa ricordava con fierezza la sua fuoriuscita dal Pdl. Ma una notte insonne in compagnia del suo 2 per cento (forse) deve avergli fatto cambiare opinione. Tanto che già comincia a mandare segnali d’intesa ad Alfano. Insomma senza il Cav, Fini vuole rientrare dalla porta di servizio nella grande casa dei moderati, nella quale – lo ha lasciato intendere anche Pier Ferdinando Casini – è inutile. 

Senza il Cav… – “L’aspro confronto in corso nel Pdl – sottolinea Fini in una  nota – va seguito con interesse per capire se emergerà una identità politica veramente in sintonia con il Ppe e quindi, in quanto tale, alternativa in termini programmatici alle Sinistre e mille miglia lontana dalla demagogia estremista, populista e antieuropea di tanti esponenti del Pdl e della totalità della Lega”. Nell’alternativa alle sinistre lui ci vuole stare (e, ricordiamolo, nei mesi scorsi ci furono approcci e corteggiamenti con la stessa sinistra). Fini, senza vergogna, non vuole restare a piedi: sarebbe anche disposto a tornare sui suoi passi. La scusa, ovviamente, è l’arcinemico: Silvio Berlusconi. Se non ci fosse più lui, tutto sarebbe possibile.

Un calcio di rigore – Fini, a breve – al termine della legislatura – perderà lo scranno più alto a Montecitorio. Rischia di finire su una sedia di legno: per non lasciare il Transatlantico arriva a tendere la mano al “nuovo” Pdl, lo stesso Pdl con cui strappò e con il quale, da anni, è impegnato in un’altra battaglia. Fallita la “salvezza” nella casa di Casini, oltre a Montecarlo, Fini cerca una nuova dimora: ancora il Pdl. Alfano, ora, è alla prova del nove. L’occasione, per il segretario “accusato di carenza di quid”, non può essere sprecata. E’ un calcio di rigore: sbatta la porta in faccia a Fini. Gianfranco vada per la sua strada. Alfano, con una semplice mossa, conquisterebbe mezzo Pdl. E dopo aver dimostrato nella discussione col Cav di averlo, raddoppierebbe il tanto chiacchierato “quid”.

 



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Ultima modifica venerdì, 9 novembre 2012 02:11