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Sandro Ruotolo, fedele giornalista del “teletribuno” Michele Santoro e da qualche giorno candidato per “Rivoluzione Civile” di Antonio Ingroia, fa il salto di qualità. Da zero a cento in due settimanae. Sarà candidato alla presidenza della regione Lazio per la lista dell’ex pm. Ora il giornalista ha proprio posato la penna per fare il politico a tempo pieno. A quanto pare si è detto disponibile ad accettare la candidatura. E qualcuno già fa da sponsor al cronista: “Sandro Ruotolo rappresenta un punto di sintesi qualificante, un valore aggiunto, ed è una candidatura di spessore rispetto all’impegno civile, a partire dall’attività professionale che svolge”, ha affermato Nando Bonessio, presidente del Verdi del Lazio. “Il giornalista – aggiunge Bonessio – è da sempre in prima linea con le sue inchieste sempre tese a far emergere la verità e le contraddizioni peggiori della politica. La proposta programmatica non potrà non contenere politiche nuove per l’urbanistica, con lo stop a ogni consumo del territorio, per la sanità e la gestione dei rifiuti”.



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Ultima modifica venerdì, 18 gennaio 2013 08:36

 

Lance Armstrong ha ammesso di essersi dopato per vincere i sui sette Tour de France, di aver mentito per anni, ma allo stesso tempo ha anche assicurato che i dirigenti dell’Uci conoscevano tutta la verità. In una “emozionante” intervista con Oprah Winfrey che sarà trasmessa giovedì sul canale via cavo della Winfrey, OWN, Armstrong ha chiuso con anni di bugie ed ha confessato quello che aveva sempre negato: che si è dopato durante la sua carriera ciclistica. Ed inoltre ha sottolineato che vuole tirare in ballo l’Uci, che accusa di essere coinvolta nelle trame del doping, come ha scritto oggi ‘The New York Times‘.

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La lobby del ciclismo – “Sta pensando di testimoniare contro gente potente del ciclismo che conosceva il suo doping e che probabilmente lo ha facilitato”, dice al “NYT” una fonte anonima. L’Usada, l’Agenzia Antidoping degli  Stati Uniti, lo ha squalificato a vita ad ottobre basandosi su testimonianze e dichiarazioni di ex compagni di Armstrong, che però  durante la sua carriera non è mai stato trovato positivo ad un test antidoping. L’Uci gli ha tolto per questo i sette titoli del Tour de France ed ha affermato che merita di essere “dimenticato”. Armstrong ha deciso di fare un passo indietro perchè “desidera gareggiare di nuovo nelle prove di triathlon e non solo”, assicura il “NYT”.

Pena ridotta se fa i nomi – Le organizzazioni che adottano il codice mondiale antidoping non possono ammettere un atleta che sia stato squalificato.  L’ex ciclista considera la squalifica a vita “ingiusta”, per questo si  è incontrato con i dirigenti dell’Usada per sapere che cosa doveva fare per mitigare la punizione. Potrebbe così evitare anche una possibile condanna per falsa testimonianza, poichè ha giurato davanti  alle autorità federali di non essersi mai dopato. Travis Tygart, capo  esecutivo dell’Usada, sarebbe disposto a ridurre la pena se Armstrong rivelasse chi lo ha aiutato a doparsi. “Questo implicherebbe Pat McQuaid, presidente dell’Uci, e Hein Verbruggen, presidente dal 1991 al 2005, un’epoca nella quale il doping nello sport non era così controllato”, aggiunge il “NYT”, secondo il giornale, Armstrong ha negato davanti alla Winfrey di essere stato il leader della trama di doping, posizione che gli attribuisce l’Usada, ed ha assicurato che semplicemente faceva le stesse cose che facevano i suoi compagni di squadra.

Lange ha chiesto scusa ai dipendenti della Livestrong – Armstrong ha registrato ad Austin, la sua città natale,  l’intervista “senza barriere” che sarà trasmessa giovedì sul canale via cavo della Winfrey, OWN, in orario di massima audience. Secondo una delle persone presenti all’intervista, citata dai media statunitensi, la conversazione è stata progressivamente   “emozionante”. La presentatrice sarà presente nel programma della CBS “This Morning” per dare ulteriori dettagli dell’incontro con Armstrong  che durerà 90 minuti. Il ciclista di Austin si è anche scusato con coloro che lavorano alla fondazione Livestrong. Secondo la CNN  Armstrong ha pianto durante il suo discorso di 15 minuti davanti al   personale della fondazione che lui ha fondato nel 1997 dopo aver   superato un cancro ai testicoli. Armstrong ha offerto davanti allo staff di Livestrong delle “scuse sincere e di cuore per lo stress che   hanno dovuto subire a causa sua”, ha detto alla CNN Rae Bazzarre,   direttrice della comunicazione di Livestrong.

Addio sponsor – Armstrong in questi mesi ha perso l’appoggio di sponsor importanti, e dopo la sua squalifica è stato obbligato a lasciare la direzione di Livestrong, che ha aiutato a raccogliere milioni di dollari di fondi grazie ad alcuni dei suoi successi sportivi che ora sono stati cancellati. Oltre agli accordi ai quali potrebbbe arrivare con l’Usada e la Wada, l’Agenzia Mondiale Antidoping, una confessione potrebbe implicare anche seri problemi legali. Il Dipartimento di Giustizia sta analizzando la denuncia presentata dal suo ex compagno di squadra Floyd Landis, che accusa   Armstrong ed altri dirigenti della squadra di avere truffato il governo federale per decine di milioni di dollari violando il contratto che lo obbligava a gareggiare in modo “pulito” con la squadra U.S. Postal.

Lo Stato gli fa causa –  Secondo NYT e CNN, Armstrong è disposto a restituire parte dei 30 milioni di dollari che il servizio postale del paese ha speso nello  sponsorizzare la squadra. Inoltre, un’agenzia di promozione degli Stati Uniti gli ha chiesto di restituire il denaro che gli ha pagato   come bonus per aver vinto i suoi Tour de France, ed anche il quotidiano britannico “The Times” gli ha chiesto di restituire il mezzo milione di dollari che gli ha dovuto pagare per ingiurie. La portata esatta della confessione di Armstrong, che ha analizzato nel dettaglio tutti gli scenari possibili con la sua squadra legale, si conoscerà giovedì in tv nel faccia a faccia con Oprah Winfrey.

 



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Ultima modifica martedì, 15 gennaio 2013 02:00

“Pronti a fare le barricate contro i rifiuti di Roma. Chiediamo inoltre che si scriva la parola fine sull’avvelenamento da arsenico di un’intera popolazione”, così Movimento Federalista. “Occorre avere punti di partenza da cui disegnare il futuro di questo territorio – precisa Umberto Fusco -. Occorre rompere un atteggiamento di silenzio e rassegnazione che ha subordinato da sempre il Viterbese a Roma. Questa Tuscia non ha mai avuto una classe politica di spessore. In genere i pochi volti che si sono succeduti hanno brillato per scarso attaccamento al territorio e grande attenzione ai giochi di Palazzo. Non c’è da meravigliarsi dunque se oggi ci bussa alla porta il ministro all’Ambiente Clini, intenzionato a farci smaltire anche una parte dei rifiuti della capitale. Non c’è da meravigliarsi se dopo dieci anni di deroga l’acqua che esce dai nostri rubinetti continua a essere carica di arsenico. E non possiamo credere alla barzelletta poco elegante del “è la stessa acqua che beviamo da sempre”. Non possiamo fare gli stupidi ancora. La faccenda è seria perché l’arsenico è un elemento cancerogeno di prima classe e gli effetti sulla salute umana non sono un gioco. Perché parlare di rifiuti e acqua all’arsenico? Perché sono fattori che ci danno la misura di ciò che siamo. Degli sciocchi cittadini di serie C. Gente di periferia buona solo per pagare le tasse, per essere presa in giro con le promesse tirate alle calende greche. In questi anni ne abbiamo avute tante: aeroporto, collegamenti veloci per Roma, sviluppo termale, interporto. Siamo stati dei campioni nel farci prendere in giro e nel prenderci in giro da soli. Dobbiamo prendere atto di questa verità e costruire da questa consapevolezza un momento nuovo, di riscatto. Serve, più che mai, una politica fatta di gente tignosa. Gente che non si arrende e che vuole combattere. Movimento Federalista vuole dare sostanza a questo spirito, a questo atteggiamento verso il futuro. E’ il nostro sogno, confidiamo possa essere condiviso da tanti viterbesi”.
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Ultima modifica lunedì, 7 gennaio 2013 04:57

Cinquanta aeroporti da chiudere in Italia e due nuovi da bloccare: Viterbo e Grazzanise. Queste le intenzioni annunciate dal ministro Passera su Panorama del 19 dicembre scorso. Un Governo non eletto dal popolo che fino all’ultimo ha inveito sugli italiani ed in particolare sullo sviluppo del territorio viterbese. Il consigliere del Movimento Federalista Maurizio Pinna, che all’aeroporto ha dato l’anima per tre impegnativi anni, fino a che il ministro Bianchi non ha sancito Viterbo come terzo scalo laziale, desidera far notare come sul futuro di questa città si siano giocate le carte della controinformazione politica, ma anche della gelosia paesana, pur di non contribuire alla realizzazione di un’opera che avrebbe cambiato le sorti economiche di una Viterbo che sta morendo. E l’edilizia non può assolutamente continuare a rappresentare l’unica risorsa economica, anche se tutti gli addetti al settore se lo augurano pur di costruire. I cittadini devono ricordarsi di tutte le persone che hanno remato contro l’aeroporto, specialmente di quei politici che hanno deriso tutto il grande lavoro che tre semplici cittadini (tra cui lo stesso Pinna) hanno prodotto a favore del territorio. Da dove si può comprendere l’attività prodotta a danno dello scalo viterbese? Dal fatto che alcuni soggetti interessati ad apparire facevano credere che l’aeroporto non si sarebbe mai realizzato ritenendo una bufala politica tutta la campagna mediatica che intorno all’aeroporto si era creata. Parallelamente, però, altri soggetti si sono mobilitati per impedire la realizzazione dell’aeroporto a Viterbo sostenendo le loro tesi. Ma allora il “rischio”, per alcuni, di costruire un aeroporto c’era! Certo che c’era e lo spieghiamo. La verità, finalmente, è sotto gli occhi di tutti: il ministro Corrado Passera e il viceministro con delega per Infrastrutture e trasporti Mario Ciaccia, riferiva giorni fa il settimanale Panorama, sono pronti a portare in Consiglio dei ministri entro la fine dell’anno i lavori previsti per l’aeroporto di Viterbo e di Grazzanise per cancellarli dall’agenda delle cose fattibili. Quindi, l’aeroporto di Viterbo sulla carta esisteva e la sua definitiva scomparsa la si deve soltanto a questo Governo – non eletto dal popolo – che tutti ci dobbiamo ricordare, specie se alcuni loro elementi si dovessero ricandidare per continuare la loro distruttiva politica. Ora il sindaco Giulio Marini minaccia che aderirà a tutte le vie legali possibili al fine di chiedere i danni che deriveranno da tale atto. Magra consolazione dai prevedibili risultati, ma di certo se con l’aeroporto potevamo sperare nelle infrastrutture stradali e ferroviarie di cui Viterbo è carente, ora ci possiamo scordare anche queste. Un piccolo esempio di quanto l’aeroporto poteva influire su certi lavori prima d’ora mai concepiti, è il cavalcavia che dal Poggino collega la S.P. Teverina. I viterbesi devono sapere che a Roma della mobilità dei nostri cittadini e dei nostri pendolari non interessa assolutamente nulla perché tutto si misura in termini elettorali, e i maggiori investimenti la politica li fa dove ha un tornaconto, non dove è necessario. L’aeroporto, invece, poteva essere il movente per realizzare nuove infrastrutture che sarebbero state utilizzate anche dai nostri cittadini e pendolari, e non solo dai ben sperati turisti e viaggiatori. Infrastrutture che ora ci possiamo dimenticare. E’ ora che la gente si interessi maggiormente di come va la politica e delle problematiche della città. Solo così si può evitare il ripetersi di tutte le azioni che mirano, come in passato, ad isolare e far invecchiare la Città dei papi. E così, dopo la Cassia mai raddoppiata, dopo il nodo ferroviario fatto passare da Orte e non da Viterbo, il territorio ha perso anche l’opportunità dell’aeroporto, con immensa gioia di coloro che si sentono realizzati nel poter esclamare: “Lo avevo detto che non si sarebbe mai fatto!”     Movimento Federalista
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Ultima modifica lunedì, 31 dicembre 2013 12:36

Il Prof ormai deve decidere. Mancano poche ore alla verità. Già in settimana Pierferdinando Casini aveva detto dopo un incontro con il premier a Palazzo Chigi: “Monti ha già preso una decisione”. Probabilmente è quella di fare un passo indietro. I motivi sono tanti. La telenovela del Prof deve comunque avere una fine perchè ormai alle urne manca poco e francamente non sempre la suspance è portatrice sana di trionfi. Così l’indecisione cronica delle ultime settimane è il segnale di una scelta fatta dopo attentissime valutazioni. Il Professore per tanto tempo è stato sulla via del Quirinale per il dopo Napolitano. Sembrava essere l’erede naturale. Dopo che il Pdl ha staccato la spina al governo seppur evitando di sfiduciarlo, attorno a Monti è stata ressa. Una folla per avere il marchio “Monti” sulla campagna elettorale.

La chiamata di Silvio e il rifiuto -  L’unica proposta seria è stata quella di Berlusconi che voleva connsegnare al Prof le chiavi del centrodestra e dei moderati per battere Bersani e Vendola. Monti ha detto “no grazie”. Anzi non ha nemmeno fatto una chiamata al Cav. Finito l’endorsemenet di Berlusconi, sulla strada per palazzo Chigi si è accampata la fiera dei questuanti. Il centro smembrato e senza un senso compiuto ha cercato di evitare il tracollo definitivo mettendo sul suo carro Monti. 

La fiera dei questuanti – La realtà è una sola. Casini, Fini e Montezemolo volevano imbarcare Monti per dare una vera identità ai loro partitini che ormai non c’è più. Il fine era solo elettorale. La furbata però non è riuscita. Il Prof è un uomo di rigore. E ai questuanti ha detto: “Le liste le faccio io“. Ed ecco che il sogno si è spezzato. Insomma Casini doveva dare a Monti le chiavi delle liste facendo fuori magari qualche suo fedelissimo. Proprio Casini qualche giorno fa ha detto: “Non sarò stato Churchill ma qualche merito bisognerà pure riconoscermelo”. Effettivamente Casini un merito ce l’ha. Ha distrutto il centrodestra, ha sostenuto un presidente della regione, Totò Cuffaro che è stato condannato a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, e infine ha avuto il merito di parlare, twittare, ogi santo girono cercando di rifarsi il look. 

Il Fini dei poveri - Dall’altro lato c’era Fini. Uno che la poltrona di presidente della Camera ce l’ha attaccata da sempre al sedere e che da quando è diventato il numero uno di Montecitorio in pratica si è preoccupato solo di se stesso, mandando in malora il suo già debolissimo Futuro e Libertà. Un partito di sergentini di An che raccoglie appena il 2 per cento. A questo punto per il Prof i conti non sono tornati più. I sondaggi parlano chiaro. 

Fallimento annunciato – Una sua lista, o un ressamblemant del centrino per Monti premier oscilla fra il 10 e il 20 per cento. Monti rischia di arrivare terzo. E uno che è sempre stato il Prof numero uno non può accettarlo. In più non può nememno contare su un riciclaggio della sua squadra di ministri. la Fornero è una dei ministri più criticati e odiati degli ultimi governi. Passera lo sviluppo in Italia lo ha portato solo sul suo biglietto da visita di ministro, e il Grilli all’economia è stato l’esecutore materiale delle sprangate fiscali. Insomma Monti aveva già perso prima di cominciare. Domani molto probabilmente consegnerà un’agenda di consigli per chi verrà dopo di lui. Ma anche solo sposarne le idee potrebbe essere fatale. Gli italiani non vogliono un Monti bis con una maschera. Preferiscono votare e scegliere dopo aver digerito la sospensione della democrazia per 13 mesi.



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Ultima modifica sabato, 22 dicembre 2012 05:04

Per conto di Solidarietà Cittadina ringrazio tutte le persone aderenti all’Associazione, la cittadinanza viterbese, compresi i negozianti, gli artigiani, gli insegnanti, i dipendenti pubblici, i giovani (vera novità!), i pensionati, ecc., i diversi operatori della ASL, infermieri, medici e dirigenti, in primis il Dott. Cimarello, il Dott. Scipioni, il Consigliere Comunale Talotta, il Prof. Benigni ed i tanti altri intervenuti che hanno trascorso insieme a noi l’intera mattinata sotto la pioggia battente per manifestare la propria indignazione in merito alla situazione di degrado della sanità viterbese e regionale a cui stiamo assistendo giorno dopo giorno. Grazie a tutti voi per aver contribuito alla riuscita di questa ennesima iniziativa organizzata da Solidarietà Cittadina, per aver trascorso tre giornate del vostro fine settimana a farvi portavoce di notizie importanti per la collettività, per aver contribuito a divulgare informazioni vere ed aver messo al corrente i cittadini della reale ed effettiva situazione di crisi che sta riguardando la situazione sanitaria locale e laziale. Ed è proprio questo lo scopo dell’iniziativa promossa da Solidarietà Cittadina, informare il più alto numero possibile di viterbesi su ciò che sta realmente accadendo, della distruzione in atto dei nostri ospedali a cui stiamo assistendo, della situazione di grave crisi che sta attraversando la sanità. E di diffidare della situazione “altalenante” dipinta e diffusa dai diversi soggetti preposti a dire la verità, a raccontarci come stanno effettivamente le cose, politici in testa. Forse la loro intenzione è nascondere la situazione drammatica ma reale per poter arrivare alle prossime elezioni, aggiudicarsi di nuovo i nostri voti e poi farci trovare come si suol dire “con il culo per terra”? Un esempio per tutti: Sabato 15 dicembre u.s. un giornale locale titolava un articolo “Precari ASL proroga di un mese al contratto”. I commenti di personaggi ben informati del settore sono stati “Non può essere, la proroga sarà di almeno 3/6 mesi. Incredibile, assurdo!”. Ancora ipocrisia. Ipocrisia e falsità soprattutto nei confronti di quei precari ai quali si deve il merito di far funzionare gli ospedali, quei precari la cui abnegazione, solerzia ed i cui salti mortali per far fronte alla situazione di emergenza hanno fatto sì che l’ospedale non fosse già chiuso. Purtroppo la vera e drammatica situazione resta quella che da mesi stiamo denunciando e che anche Sabato 15 dicembre u.s. abbiamo comunicato alla cittadinanza viterbese e cioè che a fine anno scadranno i contratti degli ultimi precari medici ed infermieri e, sulla base di quanto affermato da alcuni primari, a seguito di tale evenienza almeno 3 reparti saranno chiusi mentre altri verranno accorpati, mentre a presidio del Pronto Soccorso rimarranno soltanto 3 operatori sanitari. Ma cosa pensano questi personaggi semi nascosti? Che siamo così idioti da ritenere che se riusciremo ad ottenere la “grande” concessione di mantenere il nostro ospedale per altri 3/6 mesi, faremo salti di gioia ed aspetteremo le prossime elezioni con immenso entusiasmo pronti a votarli di nuovo? Dalle nostre parti c’è un’espressione dialettale che rende bene l’idea ed è: “Tiè gojo tiè!” La soluzione più tutelante e certamente più praticabile è quella da noi espressa nei giorni scorsi e cioè che i nostri nobili politici, che ancora stanno percependo stipendi da favola infischiandosene di chi sta facendo la fame, cerchino di ottenere una proroga di almeno due anni prima di intervenire con questi tagli indiscriminati sulla sanità locale che ci metterebbero in ginocchio. Poiché è alquanto evidente che se ci troviamo in questa tragica situazione non è per causa di noi cittadini ma esclusivamente per coloro che hanno arraffato e dilapidato i soldi pubblici, derubandoci. Comunque siate certi che Solidarietà Cittadina continuerà a battersi contro lo smantellamento sistematico in atto ai danni delle strutture sanitarie pubbliche e delle cliniche accreditate, chiedendo a gran voce la stabilizzazione del personale sanitario, perché la salute è un diritto di tutti noi cittadini e come tale va salvaguardato. Abbiamo in cantiere ulteriori iniziative il cui successo dipenderà dalla vostra adesione, aiutateci a tutelare i nostri diritti e a far togliere i numerosi ed ingiusti privilegi a chi ne gode senza vergogna. La sanità pubblica non si tocca, dobbiamo riuscire a vincere noi! Ass.Solidarietà Cittadina                                                                                          Franco Marinelli
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Ultima modifica lunedì, 17 dicembre 2012 02:53

Azouz Marzouk torna a parlare sulla starge di Erba. La sua dichiarazione lascia molte ombre su quello che è successo in quelle sera quando morirono il figlio Youssef, di 2 anni e la moglie Raffaella Castagna, e la suocera. Per l’omicidio sono stati condannati Olindo Romano e Rosa Bazzi, che per discussioni condominiali avevano deciso di fare fuori un’intera famiglia. Ora Marzouk parla e mette in dubbio la colpevolezza di Olindo e Rosa: “Loro non sono i colpevoli, sono solo dei poveretti che stanno pagando la loro ingenuità. Credo che giustizia non sia stata fatta – spiega al quotidiano Il Giorno -. Ogni volta che ci penso, mi vengono in mente particolari che mi convincono che a ucciderli non siano stati i Romano”. Azouz vorrebbe la riapertura del procedimento per dimostrare che i due vicini non hanno compiuto la strage. “Ci sono dei colpevoli in giro e degli innocenti in galera. Prima o poi farò uscire la verità”. Su Erba il sipario non cala mai.



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Ultima modifica martedì, 11 dicembre 2012 03:13

 

Elsa Fornero continua a lamentarsi. Continua a trovare giustificazioni per i suoi errori e a piagnucolare sul trattamento che le viene riservato. In una lunga intervista rilasciata da New York a Repubblica e a colloquio con la Stampa si sfoga: “Ho subito atti di barbarie”, ma “ho lavorato con onestà intellettuale e non credo di meritare questo. Magari ho sottovalutato le difficoltà personali. Ma quando arrivano a minacciarti i figli, allora siamo davvero alla barbarie”. E insiste: “Brutto sentirsi soli e criticati: magari da chi non ha mai neppure letto per intero la riforma”.

Ministro incompetente – Il ministro parla agli italiani tartassati e delusi dalle colonne di due quotidiani, ma si guarda bene dal dare risposte alle domande che Libero, da settimane, cerca di farle e alle quale si sottrae. Avremmo voluto chiederle degli esodati, ma a noi non si degna di rispondere. Su Repubblica e La Stampa invece ammette candidamente: “Ho preso per buoni i dati sugli esodati – ammette Elsa Fornero – la verità è che i numeri veri nessuno li ha. La discussione è diventata subito strumentale: nel grande frastuono, la voce pacata si perde”. Ma l’autocritica, ovviamente, non la giustifica. Come può un ministro fare una legge senza conoscere nel dettaglio la materia? Un’altra domanda destinata a cadere nel vuoto.

 



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Ultima modifica sabato, 8 dicembre 2012 11:51

“Quando Berlusconi era Presidente del Consiglio si stava sicuramente meglio”. Anche Patrizia D’Addario si unisca al coro di chi “liscia” Silvio prima del suo ritorno. La dichiarazione d’amore l’ha fatta oggi durante il programma di Radio2 Un Giorno da Pecora. Sul perchè si sta meglio con il Cavaliere la D’Addario è chiara: “Non c’era l’Imu e non c’erano altre cose che oggi stanno danneggiando i cittadini. Ci sono persone che non riescono ad andare avanti, che non riescono ad arrivare a fine mese, e per questo decidono di farla finita, tanto che in questo ultimo periodo ci sono stati anche molti suicidi”. La D’Addario sposa in pieno l’idea di Berlusconi in campo: “Si, perché non tornare a stare meglio se si può?”. E sul suo rapporto con Silvio lei è serena:”Non ho mai avuto problemi con lui, tutto quello che è successo non è certo avvenuto a causa mia, la mia storia è stata fraintesa in tutto. E se un giorno potessi parlare e dire completamente la verità, lo farei volentieri”. Infine a Berlusconi manda un messaggio che pesa:  ”Io gli ho già mandato un messaggio, e se lui è una persona di cuore come ha sempre detto, deve recepire quello che è successo ad una persona che non c’entrava nulla a cui hanno distrutto la vita”. Vuole una ricompensa dal Cav?



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Ultima modifica venerdì, 7 dicembre 2012 05:47

Esce in libreria “30 sul campo: l’altra verità su Calciopoli” (Baldini&Castoldi), volume scritto da Maurilio Prioreschi, l’avvocato di Luciano Moggi, che in quasi 400 pagine ha raccontato la vicenda processuale, arricchendola di retroscena e una ricchissima documentazione. Ne è uscito un libro fedele al suo titolo nell’esporre quello che l’inchiesta ufficiale non ha esposto: un’altra verità, scritta da chi è dichiaratamente di parte, ma forse è riuscito a dare una visione di quei fatti più completa.

Avvocato Prioreschi, quali sono state le sensazioni provate scrivendo questo libro che le ha permesso di rivivere in modo analitico tutta Calciopoli? 
Mi sono reso conto di aver talmente metabolizzato questi fatti che mi è bastato mettermi al computer e scrivere. E’ venuto tutto o quasi di getto. Ho dovuto ricontrollare carte e dati solo per i capitoli più tecnici, il resto è venuto a galla in modo naturale”. 

Lei e il pool di avvocati e consulenti che hanno lavorato al processo, avete il merito di aver scoperto l’altra verità di Calciopoli, quella “oscurata”. Riscrivendo questa storia è stata più la soddisfazione per l’indubbia importanza del vostro lavoro o ha prevalso la rabbia per il risultato finale? 
La soddisfazione per aver fatto emergere fatti che altrimenti non sarebbero mai stati scoperti è sicuramente grande. Ma lo è di più la rabbia di non aver visto questa verità trionfare in sede processuale”. 

A posteriore, rivivendo il processo nelle pagine del suo libro, ci sono errori che avrebbe voluto evitare? 
Errori magari no… Diciamo che in tanti hanno creduto nella personalità della giudice Casoria, pensando che sarebbe riuscita a imporre una decisione che forse sarebbe stata quella giusta, mentre alla fine – almeno così si intuisce fra le righe della sua sentenza – si capisce che è capitolata rispetto alle due giudici a latere”. 

Molti degli avvocati difensori hanno giudicato nel motivazioni della sentenza suicide. Concorda? 
Effettivamente sembrano motivazioni scritte per far annullare la sentenza in appello. Tuttavia bisogna essere prudenti. L’8 novembre di un anno fa, noi tutti ci aspettavamo un altro tipo di sentenza. Per primo, forse, il pubblico ministero”. 

Possiamo definire Calciopoli un caso di ingiustizia all’italiana? 
Di processi ne ha fatti tanti e di situazioni anomale ne ho viste parecchie, ma tutto quello che ho visto in questa vicenda supera di gran lunga tutta la mia passata esperienza. Per quantità e qualità potremmo definire Calciopoli un’enciclopedia di ingiustizie e anomalie”. 

Qual è il fatto più clamoroso di Calciopoli? 
Sarebbe facile rispondere l’accantonamento, giusto per usare un termine soft, delle intercettazioni. Ma invece dico il caso del video sul sorteggio che viene pubblicizzato come la prova del fatto che il sorteggio degli arbitri fosse truccato, viene prodotto come prova, poi a dibattimento in corso viene ritirato e sostituito con una sequenza fotografica, per altro taroccata. E’ la prima volta che vedo una prova entrare e uscire da un processo. Leggo che forse ricomparirà nel processo d’appello di Giraudo… vedremo”. 

Consiglierebbe questo libro a un non juventino? 
Bisognerebbe avvicinarsi a questo libro senza prevenzione né nei confronti della vicenda di Calciopoli e neppure nei miei. Sono sicuramente e dichiaratamente di parte, ma tutto quello che affermo nel libro è documentato e documentabile. Chi lo dovesse leggere con spirito oggettivo avrebbe modo di scoprire tante cose di quanto accadde nel 2006 e la più importante di tutte è che furono fatti figli e figliastri”. 

Qual è la speranza che affida a questo libro? 
Innanzitutto che fatti come quelli raccontati non si verifichino più e le modalità con cui sono state svolge quelle indagini non venga più applicata. Buona parte dell’opinione pubblica ha cambiato idea su Calciopoli, rivisitando alcune delle verità iniziali. Noi, ovviamente, speriamo di ribaltare il giudizio di primo grado in appello, ma la sentenza di archiviazione con cui il procuratore federale Stefano Palazzi ha riscritto, pur senza conseguenze, la storia sportiva di Calciopoli rappresenta già una grande rivincita”. 

Guido Vaciago 
twitter guido_vaciago



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Ultima modifica mercoledì, 28 novembre 2012 10:43