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Cosa se ne fanno dei soldi del canone in Viale Mazzini? 113,50 euro all’anno. Ogni italiano che possiede una tv ha la stangata annuale che pende sulla sua testa. Il bottino la Rai lo usa per realizzare i suoi programmi e per pagare conduttori, ospiti showman e i vari Roberto Benigni, i vari Roberto Saviano, Fabio Fazio e tanti altri. Gli unici a non essere pagati però sono coloro che fanno il lavoro “sporco”. Gli addetti alle pulizie. Il lavoratori del “Gruppo F”, azienda che si occupa delle pulizie all’interno degli insediamenti Rai di Roma, hanno manifestato davanti alla sede di Via Teulada perchè da tempo non vedono più gli stipendi. A novembre 2012 l’ultima busta paga. Sono 13 i lavoratori che protestano. Ma rappresentano 13 famiglie che meritano delle risposte dalla Rai. Non si vive di solo Festival, o di “Uno Mattina“. I soldi che gli italiani sborsano per il canone servono anche per pagare chi fa le pulizie. Quei lavoratori non hanno la visibilità mediatica di chi davanti alla camera mette il faccione, ma pensando ai cachet di alcuni vip che la Rai paga per avere in trasmissione, sembra incredibile che questi lavoratori non possano avere ciò che gli spetta. In Rai meno Fazio e più pulizie. Con i nostri soldi.



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Ultima modifica venerdì, 18 gennaio 2013 05:34

Quando è troppo è troppo. Perché se anche il “sobrio” presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai, Sergio Zavoli, arriva a parlare di «sgarro» da parte dei direttori Rai circa la debordante presenza in tv dell’ex “sobrio” premier Mario Monti – che non cita esplicitamente, ma è evidente che si riferisce a lui, essendo stato ospite ieri, per la seconda volta in tre settimane, a Uno mattina – significa che la situazione non è seria, ma grave. Talmente grave da aver indotto i vertici dell’azienda di viale Mazzini, a partire dal direttore generale Luigi Gubitosi, scattante e solerte quando si tratta del Cav, distratto se c’è di mezzo Monti, a bloccare l’apparizione del presidente del Consiglio a “Domenica In”, dopo essere stato chiamato in causa da Paolo Bonaiuti, il poportavoce di Silvio Berlusconi.

Va bene la Rai montizzata, anzi deberluconizzata come dicono a viale Mazzini, ma c’è un limite anche per l’ossequio. Soprattutto quando si viene presi con le mani nella marmellata e chiamati a chiarire, come ha chiesto Zavoli, in che modo «i direttori di reti e testate decidono come formulare gli inviti», sottolineando che «c’è un atteggiamento recidivo e inquietante» e che «lo sgarro è palese e grave». Soprattutto per un’azienda che si vanta di essere servizio pubblico, e non una tv privata.

Fatto è che il premier, folgorato sulla via dell’etere, domenica sarebbe dovuto essere l’ospite principale di Massimo Giletti, conduttore de “L’Arena” su Rai Uno, nello stesso spazio che ha visto protagonista Silvio Berlusconi due domeniche fa. Secondo la logica dell’altalena il conduttore televisivo aveva pensato bene di offrire al premier lo stesso salotto televisivo, che garantisce un ottimo share. Vista l’approvazione del regolamento sulla par condicio da parte della Vigilanza, che imbriglia anche il presidente del Consiglio, i vertici di Rai Uno hanno deciso, invece, di tirare il freno a mano. Il dispositivo varato dalla commissione bicamerale, infatti, ha introdotto una novità sostanziale. Il regolamento vale anche per il presidente del Consiglio dimissionario Monti, il quale deve sottostare alle regole della comunicazione politica come tutti gli altri. E le funzioni di presidente del Consiglio andranno dimensionate, nel periodo di par condicio, alla stretta attualità.

Peccato che Monti, nell’arco di queste settimane, non ha occupato solo il salotto televisivo della Rai, ma si è preso tutta la casa, trasformando i direttori Rai, sia di rete che di testata, in domestici. E poi criticano tanto Barbara D’Urso, la conduttrice di “Domenica Live” su Canale 5, accusata di essere stata troppo compiacente con l’ex presidente del Consiglio. Al confronto è stata una leonessa. Perché Monti, nel giro di tre settimane, è stato ospitato due volte da Uno Mattina, contro l’unica presenza di Berlusconi. Al quale è stata sbattuta la porta in faccia quando era emersa la notizia di un possibile ritorno a Porta a Porta, il programma di Rai Uno condotto da Bruno Vespa. Eppure a Monti è stato concesso tutto.

Rapido flash back. Il 23 dicembre la Rai manda in onda l’intera conferenza stampa del presidente del Consiglio. Due ore di televisione pagate dal contribuente. Non contento del megaspot, il “sobrio” professore lo stesso giorno chiede, e ottiene, ospitalità da Lucia Annunziata su Rai Tre. “In mezz’ora”, titolo e tempo del programma, Monti rispiega agli italiani ciò che ha detto al mattino. Una ripetizione necessaria, volendo coprire la partecipazione di Berlusconi a “Domenica In”. Passate le feste si ritorna in pista. Prima “Radio anch’io”, storico programma di Radio Rai e poi il bis a Uno Mattina, segno che la prima fascia della giornata è quella preferita dal professore.

Al quale non fa difetto la tattica e un uso sapiente di una Rai prona ai suoi voleri. Il caso da manuale si verifica il 28 dicembre. Il Tg1 diretto da Mario Orfeo, indicato da Casini e molto gradito al presidente del Consiglio, ha in agenda un’intervista con Berlusconi, visto che Monti ha convocato un’altra conferenza stampa di fine anno. Peccato che l’incontro con il premier finisca poco prima delle venti, giusto in tempo per far saltare l’intervista con il Cavaliere. In termini di minuti lo spazio dedicato all’inquilino di Palazzo Chigi supera abbondantemente quello concesso a Berlusconi. Al quale non reste che dedicarsi alle tv private e a Michele Santoro. Lunedì sarà ospite di Klaus Davi, conduttore sul Web di “Klauscondicio, «non volendo lasciare la Rete in mano al professore», spiega il Cav. Giovedì 10 gennaio, invece, sarà ospite di “Servizio Pubblico”, il programma de La7 condotto da Michele Santoro. Il nemico di sempre, oggi utile alleato per sbarcare in prima serata. Perché nella Rai montizzata non si può, mentre Monti può invadere anche La7. Stasera il “sobrio” professore sarà ospite di Lilly Gruber a “Otto e mezzo”.



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Ultima modifica venerdì, 4 gennaio 2013 03:38

Vietato parlarne, perché non si chiama Silvio Berlusconi. Eppure Mario Monti, del tanto famigerato conflitto d’interessi, sembra essere un piccolo campione. Da premier tecnico, insieme al fido ministro dello Sviluppo (ex Intesa Sanpaolo) Corrado Passera, ha fatto e brigato per dare qualche aiutino alle banche, il belmondo al quale appartiene il professore bocconiano e consulente del colosso finanziario Goldman Sachs. Dall’Ace all’abuso di diritto, per non parlare delle primissime misure prese nel 2011, appena insediato a Palazzo Chigi, su tracciabilità e garanzie sui bond. Ora, però, l’affare s’ingrossa. Da premier tecnico e “d’emergenza”, Monti si è auto-candidato capocordata dei centristi. Non sarà candidato fisicamente, ma ci metterà faccia, nome, voce.

I conflitti d’interesse di Monti – Da qui al 24 febbraio, data del voto, il professore non solo si occuperà dell’amministrazione corrente (da presidente del Consiglio uscente) ma viaggerà (rigorosamente a spese dei contribuenti) per fare la propria campagna elettorale. Parlerà in Rai, i cui vertici, dalla Tarantola a Gubitosi, ha nominato direttamente per risolvere un’altra emergenza, quella della “occupazione di Berlusconi a viale Mazzini”, per citare frequenti voci di sinistra. Ora l’occupazione sarà tecnica, in attesa del verdetto delle urne che potrebbe farla ridiventare politica. Il tecnico Monti ha avuto anche un occhio di riguardo per il Vaticano, con gli aiuti milionari agli ospedali Gaslini di Genova (caro a monsignor Bagnasco) e Bambin Gesù di Roma (vicino a monsignor Bertone) inseriti nel maxi-emendamento alla legge di stabilità. In extremis, giusto in tempo per attirarsi la simpatia della Cei e della Chiesa tutta, entrata pesantemente in campo a sostegno della sua candidatura. Carota alla Chiesa, e carota agli imprenditori più influenti d’Italia. Benetton, Palenzona e soci potranno ampliare sui propri terreni l’aeroporto di Fiumicino grazie al raddoppio delle tariffe aeroportuali (26,50 euro a passeggero contro le precedenti 16) deciso gentilmente dal governo: in tutto, ricorda Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano, sono 360 milioni l’anno.

I conflitti d’interesse di Passera e Montezemolo – A godere dell’operato del governo sarà anche, guarda caso, uno dei massimi alleati di Monti in campagna elettorale e nella futura avventura parlamentare, Luca Cordero di Montezemolo. Sempre il Fatto, in un articolo a firma Stefano Feltri, evidenzia come lo sgravio fiscale deciso nel decreto liberalizzazioni per le assicurazioni che imporranno agli automobilisti la dotazione a bordo di una speciale scatola nera sia in realtà un regalo del governo a mister Ferrari. Perché è presto detto: la norma, firmata dal ministro Passera, è un colossale aiutino alla società che gestisce quasi in monopolio la costruzione di detta scatola nera, l’emiliana Octo Telematics. Come scritto anche dal Sole 24 Ore, l’azienda fondata nel 2002 da Germano Fanelli è pronta per essere ceduta per un miliardo di euro. Lo scorso gennaio, stesso mese del decreto liberalizzazioni, la Octobi compra da Fanelli il 30% della società. E di chi è la Octobi? Al 60% è controllata proprio dalla Montezemolo & Partners sgr, per 18,5 milioni. Rischia ora una plusvalenza colossale da 800 milioni di euro: buoni affari in vista per Montezuma, che d’altronde se ne intende: da presidente Ferrari ha ancora ampi rapporti con Fiat ed è fresco vicepresidente di Unicredit (a proposito di banche…) nonchè lanciatissimo imprenditore nel settore ferroviario con Italo e il Nuovo Trasporto Viaggiatori (di cui ha comunque da poco lasciato la presidenza). Insomma, l’articolo 32 della legge sulle liberalizzazioni sarà pure un miglioramento per le assicurazioni (che in teoria si vedranno ridurre frodi e costi di contenzioso) ma appare soprattutto un generoso anticipo.

 

 


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Ultima modifica sabato, 29 dicembre 2012 08:44

 

Il Prof comincia a salire in Rai e punta i piedi. Prima le polemiche per la troppa presenza in tv di Silvio Berlusconi e il comunicato dell’azienda per riequilibrare la presenza in tv del Cav. Poi la lettera del dg Luigi Gubitosi al presidente della commissione di vigilanza, Sergio Zavoli per puntualizzare come il Cav abbia esagerato nelle sue apparizioni in tv. “L’onorevole Berlusconi ha approcciato direttamente reti e testate chiedendo spazi per   interviste, utilizzando, di fatto, gran parte degli spazi destinati   alla sua area politica. Stiamo già offrendo ai responsabili delle   altre aree analoghi spazi di palinsesto per assolvere all’impegno   della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo di   garantire al meglio il proprio dovere di informare in maniera   equilibrata i cittadini”, è questo in sintesi il contenuto della lettera. Ma la domanda sorge spontanea. Perchè Gubitosi ha dovuto ulteriormente precisare la posizione dell’azienda riguardo al Cavaliere nonostante fosse già stata diramata una nota di viale Mazzini che spiegava bene la questione?. Secondo il sito dagospia.com la lettera di Gubitosi è una sorta di avvertimento. L’uomo di Monti che sta facendo pian piano entrare il Prof nelle stanze del servizio pubblico. Monti in pratica è andato su tutte le furie dopo la puntata di “Uno mattina” dove ha parlato il Cavaliere. Il Prof si è offeso perchè Berlusconi lo ha invitato a “salire in politica perchè di rango inferiore”. E così chi tiene al Prof ha subito preso la spada per difendere il loden che si lamentava. Intanto il dg ha già operato e anche in maniera diretta nei corridoi del Tg1. Ha tolto Francesco Giorgino dal cuore della campagna elettorale affidando tutto a Monica Maggioni. Giornalista e inviata del Tg1 agli esteri e non proprio una del “politico” della testata. Una mossa per tranquillizzare il Prof? Alla Rai c’è aria di rivoluzione. A Natale i dipendenti ha ricevuto lo stesso dono. Un loden.

 

 

 

 

 

 

 



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Ultima modifica venerdì, 28 dicembre 2012 05:35

 

In lotta contro il tempo della par condicio che inizia a tuonare dal settimo piano di viale Mazzini con gli altolà della dirigenza Rai, Silvio Berlusconi continua ad affondare gli artigli su Mario Monti. E affila il coltello per tagliare i «rami secchi» o «giuda», come li chiama lui. Ovvero i montiani del Pdl che nemmeno due settimane fa hanno dato vita alla prima vera rivoluzione nel regno di Re Silvio e ora rischiano di subire per primi la sua ghigliottina.

Diviso tra i media e le liste elettorali, di giorno il Cavaliere porta avanti la sua campagna d’inverno in tv, di notte studia a tavolino con Denis Verdini la futura squadra da arruolare in Parlamento. Da una parte, c’è la lista d’oro: quell’80 per cento di volti nuovi con cui Berlusconi ha promesso di cambiare il partito. Dall’altra, c’è la lista nera dei parlamentari forzisti e aennini di lungo corso che vuole sfrattare dalla Camera e dal Senato. Una bozza di questo elenco era già stata tirata giù lo scorso 16 dicembre dagli osservatori del Cav spediti al teatro Olimpico a spiare le mosse dei montiani. «Qualcuno di noi era stato mandato lì a prendere nomi e cognomi», confida un berlusconiano di strettissima osservanza.

Leggi l’articolo di Barbara Romano su Libero in edicola oggi 28 maggio

 


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Ultima modifica venerdì, 28 dicembre 2012 11:32

 

Lavora sodo, Silvio Berlusconi, per recuperare il “tempo perduto” in favore della sinistra. La sua campagna mediatica è martellante: la presenza su radio e televisioni è continua, costante. Come continua e costante fu la presenza dei candidati della sinistra nei giorni caldi delle primarie dove si consumò lo scontro tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi.

Anticipare la par condicio - Entro la fine dell’anno la Rai varerà il regolamento sulla par condicio, ora invocata dalla sinistra: se c’è il Cavaliere in televisione, a loro non va bene. Ma a far discutere è una nota diffusa oggi, giovedì 28 dicembre, da Viale Mazzini, secondo la quale l’offensiva mediatica di Berlusconi deve essere anticipata a prima dell’inizio della par condicio. In sostanza, la Rai vuole anticipare la par condicio (cambiandole il nome) in chiave anti-Berlusconi.

Offerta alla sinistra – “Negli ultimi giorni – ha spiegato la televisione pubblica – l’on Silvio Berlusconi ha chiesto e ottenuto spazio ad una serie di trasmissioni televisive e radiofoniche. In una ottica di equilibrio precedente alla par condicio la Rai offrirà analoghi spazi di comunicazione ai leader di altre formazioni politiche”. E così verranno diffusi a tappeto inviti a partecipare a simili contenitori televisivi anche al premier uscente, Mario Monti, al segretario del Pd Bersani e anche al fantomatico portavoce del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Il precedente – Lo scorso 19 dicembre il Cda di Viale Mazzini aveva stabilito che nel corso dei giorni delle feste natalizie i leader politici non avrebbero dovuto essere invitati ai salotti televisivi. Inoltre, il Cda aveva rivolto al direttore generale dell’azienda un invito a “mantenere nel palinsesto un equilibrio tra le diverse forze politiche”. Ieri, mercoledì 26 dicembre, infine, un gruppo di deputati aveva presentato una mozione all’Agcom per chiedere le statistiche sulle apparizioni dei leader politici in televisione.

 



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Ultima modifica giovedì, 27 dicembre 2012 05:29

 

L’anno si è chiuso sotto i colpi delle tasse e si aprirà sotto una raffica di aumenti. Sara’ di 113,50 euro l’importo del canone Rai per il 2013, con un aumento di 1,50 euro rispetto al 2012. L’ammontare, che e’ stato stabilito con decreto del ministero dello Sviluppo Economico, come sottolineato nel sito abbonamenti della tv pubblica, va versato entro il 31 gennaio 2013. Insomma toccherà a noi contribuenti dare benzina al servizio pubblico. E toccherà a noi finanziare i programmi di Benigni, Fazio, Littizzetto ed anche Saviano. 

Prepensionamenti - L’emergenza finanziaria delle reti pubbliche continua, come continua lo stillicidio di soldi pubblici. Nel piano di Viale Mazzini, anche una causa contro Youtube per la trasmissione non autorizzata di filmati di sua proprietà (che vanno da Sanremo fino ai gol della nazionale), poi seicento prepensionamenti che riguarderebbero in particolare i massimi dirigenti aziendali. Quindi la Rai vuole assumere 300 giovani, anche attraverso concorsi.

Gli obiettivi - La televisione pubblica, per far fronte alla crisi di bilancio, ha in rampa di lancio anche tagli ai cachet delle stelle e una “spending review” per quel che concerne i diritti televisivi. Da parte della Rai è in arrivo un pacchetto di misure strutturali che si pone l’obiettivo di risanare i bilanci entro cinque anni, ma che vuole incidere sul bilancio di Viale Mazzini già a partire dal 2013.

 



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Ultima modifica mercoledì, 26 dicembre 2012 05:22

 

Il carrozzone della televisione pubblica continua a non muoversi. E allora la “benzina” ce la mettiamo noi contribuenti, che oltre a sorbirci i vari Benigni, Fazio, Littizzetto e Saviano in prima serata o, peggio, al Festival di Sanremo, dobbiamo anche finanziare questi programmi. La Rai è in crisi. E allora ci costringe a farle un regalo di Natale: il canone aumenta. Ancora. Sale di 1,5 euro e ora costerà 113,5 euro.

Prepensionamenti – L’emergenza finanziaria delle reti pubbliche continua, come continua lo stillicidio di soldi pubblici. Nel piano di Viale Mazzini, anche una causa contro Youtube per la trasmissione non autorizzata di filmati di sua proprietà (che vanno da Sanremo fino ai gol della nazionale), poi seicento prepensionamenti che riguarderebbero in particolare i massimi dirigenti aziendali. Quindi la Rai vuole assumere 300 giovani, anche attraverso concorsi.

Gli obiettivi – La televisione pubblica, per far fronte alla crisi di bilancio, ha in rampa di lancio anche tagli ai cachet delle stelle e una “spending review” per quel che concerne i diritti televisivi. Da parte della Rai è in arrivo un pacchetto di misure strutturali che si pone l’obiettivo di risanare i bilanci entro cinque anni, ma che vuole incidere sul bilancio di Viale Mazzini già a partire dal 2013.

 



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Ultima modifica lunedì, 24 dicembre 2012 02:14

Scrive Dagospia che in Rai circola una voce che dice che qualcuno vuole mandare via Gigi Marzullo, da quasi trent’anni in tv. Insomma, pare che viale Mazzini, dove stanno girando le poltrone, abbia intenzione di rottamare lo storico giornalista. 

Marzullo infatti ha lavorato per la prima volta in Rai nel 1983 quando ha esordito con il programma “Forte Fortissimo”. Ha poi condotto “Italia mia”, “Il mondo è tuo” tra l’86 e l’87. Il top della sua carriera l’ha raggiunto poi dal 1989 a ‘94, con il celebre programma “Mezzanotte e dintorni” in cui faceva domande complicatissime ai suoi ospiti e per il quale è stato poi oggetto di imitazione e satira (vedi Crozza). Dal 1994 è conduttore dei programmi “Sottovoce”, “Cinematografo” e “Applausi”, tutti in onda la sera tardi su Rai 1 e oggi è responsabile della cultura. Ora la Rai si faccia una domanda e si dia una risposta



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Ultima modifica martedì, 20 novembre 2012 09:29

La polemica – Le primarie del Pd fanno discutere. e si discute tanto in viale Mazzini. Non l’ha presa per niente bene Nichi Vendola che ieri ha protestato per la presenza in Rai, di Matteo Renzi e Pierluigi Bersani per confronto sullo sport a Domenica sprint. La polemica era già partita sabato quando il servizio pubblico ha annunciato un confronto fra il sindaco di Firenze e il segretario del Pd senza aver considerato per par condicio la presenza in studio di Vendola, Tabacci e la Puppato. “Sono convinto che domenica prossima ci sarà una grande sorpresa nelle urne, la bolla mediatica costruita con malizia per cui le primarie sarebbero tra Bersani e Renzi sarà frantumata da coloro che andranno a votare “, ha detto Nichi Vendola, intervistato da Lucia Annunziata a In mezz’ora.  ”La sorpresa sarò io. Mi do vincente, sono una polizza di assicurazione per il popolo di centrosinistra, perché dico in modo chiaro che siamo alternativi ad agenda Monti”. 

Ai ripari – Insomma Nichi è andato su tutte le furie. Mentre Renzi e Bersani durante la trasmissione sportiva hanno dato vita ad un confronto sui temi dello sport, Vendola protestatva ad alta voce fra i corridoi della Rai, tanto che in viale Mazzini hanno dovuto fare marcia indietro e prevedere uno spazio anche per gli altri candidati. Il direttore di Rai Sport, Eugenio De Paoli, incassa le polemiche getta acqua sul fuoco: “Cambio in corsa, ma la scelta è stata opportuna”. Dunque Tabacci, Puppato e Vendola avranno il loro spazio. Intanto i due big ieri hanno raccontato il loro modo di vedere lo sport. 

Frecciate sportive – “Mi piacerebbe essere Serghei Bubka. Vinceva e faceva un record dietro l’altro, provate a rottamarlo”,ha detto il segretario del Pd in tv a Stadio Sprint riferendosi al campione ucraino di salto con l’asta. Il sindaco di Firenze ha invece citato un veclocista del passato: “Vorrei essere Carl Lewis, un atleta che vinceva tutto e ovunque”. E per Renzi il suo nemico Bersani lo vedrebbe bene nelle vesti di “Dorando Pietri. Non so quanto sia sportivo Bersani – risponde a una domanda sul segretario del Pd – e mi auguro che non vinca. Spero anzi – conclude con una battuta – che faccia la fine di Dorando Pietri…”. Il maratoneta alle Olimpiadi di Londra 1908 tagliò stremato per primo il traguardo ma venne poi squalificato perché sorretto negli ultimi metri dai giudici di gara. Nervosismi, reclami, polemiche. Le primarie sono già stremate prima di arrivare al retlineo finale.



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Ultima modifica lunedì, 19 novembre 2012 12:12